mario draghi gas

"PREMATURO PARLARE DI RECOVERY DA GUERRA. IL DEBITO DEVE FARLO L'UNIONE EUROPEA" - DRAGHI NON VUOLE CADERE NELLA TRAPPOLA DEGLI AIUTI E, FORTE DELl'ASSE CON MACRON, INVITA L'UNIONE A TROVARE I SOLDI SENZA SCARICARE GLI ONERI SUI SINGOLI STATI - "NESSUNO HA I SOLDI PER AFFRONTARE LA CRISI"

Stefano Montefiori per il Corriere della sera

 

mario draghi a bruxelles

L'unità tra i Ventisette è preservata, a prezzo di decisioni che alcuni - primo fra tutti il presidente ucraino Zelensky - giudicano insufficienti. Ma questo era un consiglio europeo informale, altre prese di posizione verranno stabilite nei prossimi appuntamenti a Bruxelles. L'importante per l'Italia era salvaguardare la compattezza europea dimostrata nei primi giorni dopo l'invasione russa, e lavorare insieme per contenere le conseguenze della guerra sull'economia e quindi sulla vita quotidiana dei cittadini.

 

Per questo Mario Draghi è molto soddisfatto. «Questo Consiglio europeo informale è stato veramente un successo - ha esordito in conferenza stampa nella sala d'Hercule di Versailles -. Raramente ho visto l'Unione Europea così compatta. C'era uno spirito di solidarietà su tutti gli argomenti trattati che non credo di ricordare nei tanti Consigli europei a cui ho partecipato».

 

MARIO DRAGHI

Uno dei punti fondamentali era la dipendenza energetica dalla Russia, che va affrontata secondo Draghi puntando su quattro pilastri. Il primo è la diversificazione delle fonti di energia, cercando altri fornitori di gas fuori dalla Russia e, nel lungo periodo, sostituendo le fonti fossili con quelle rinnovabili.

 

Il secondo pilastro è l'introduzione di un tetto ai prezzi del gas, «da quando si è cominciato a discutere di questo il prezzo è già caduto da 200 a 116 euro oggi», sottolinea Draghi. Il terzo consiste nello staccare il mercato dell'energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili dal mercato dal gas, e il quarto è la tassazione degli extra profitti delle società elettriche, che potrebbe portare a un gettito di circa 200 miliardi a livello europeo.

 

volodymyr zelensky in video collegamento con il parlamento britannico

Sulla Difesa «la discussione è stata breve ma interessante», ha detto il premier italiano, che ha citato la cifra fornita da Josep Borrell secondo la quale l'Unione Europea spende per la Difesa tre volte quello che spende la Russia: «ora serve un coordinamento di gran lunga migliore di quello che c'è oggi».

 

Draghi ha poi insistito sul fatto che l'Europa continua a crescere, e che non si possa dire che l'economia va male, in particolare nel caso dell'Italia. «Se l'economia dovesse indebolirsi occorrerà una risposta politica di bilancio che non può essere dei bilanci nazionali ma deve essere una risposta europea», ma intanto il Pil continua a crescere. «Dobbiamo prepararci ma non è assolutamente un'economia di guerra - ha aggiunto il premier -. Ho visto allarmi esagerati. Prepararsi non vuole dire che ciò debba avvenire sennò saremmo già in una fase di razionamento».

 

le vie del gas russo

Pessimismo invece rispetto a una soluzione negoziale: «Putin oggi non vuole la pace». La soddisfazione complessiva di Draghi sul vertice però non è condivisa dal presidente ucraino Zelensky, che ha espresso tutta la sua delusione sulla timidezza europea riguardo a una adesione dell'Ucraina: «Le decisioni dei politici devono coincidere con l'umore dei loro popoli, tra i quali c'è molto sostegno. L'Ue deve fare di più per noi. Ce lo aspettiamo».

 

vladimir putin 1

Su questo, Draghi ha risposto che il «linguaggio (della dichiarazione finale, ndr) non è quello che qualcuno desiderava, ma nessuno si aspettava una immediata adesione perché non è prevista nel nostro Trattato. C'è stato però un progresso». L'Italia, fa capire Draghi, era pronta a una maggiore apertura ma altri (per esempio i Paesi Bassi) hanno frenato. «Sono il primo a pensare che un messaggio di incoraggiamento sarebbe un grande aiuto, ma bisogna rispettare le cautele degli altri Paesi. Continuiamo a lavorare, l'Italia è molto a favore ma nel rispetto dei Trattati».

 

 

DRAGHI

Sandro Iacometti per Libero QUotidiano

 

L'entusiasmo europeista è più vivo che mai. Almeno nella forma. Mario Draghi si presenta alla conferenza stampa al termine del Consiglio Ue di Versailles spiegando che «il vertice è stato un successo» e che non ha «mai visto l'Unione così compatta».

MARIO DRAGHI IN CONFERENZA STAMPA A VERSAILLES

 

Passando alla sostanza, però, il premier ha iniziato a marcare delle differenze che potrebbero diventare un vero e proprio spartiacque nei prossimi mesi tra chi vuole continuare a darsi pacche sulle spalle finché non si tratta di prendere decisioni scomode e chi invece vuole cogliere l'occasione del conflitto in Ucraina per segnare un punto di svolta nella politica della Ue, per iniziare a marciare finalmente uniti.

 

Al premier non sono sfuggiti, ovviamente, i malumori sollevati dalla proposta francese di un recovery bis per fronteggiare la crisi. Mal di pancia a cui ha dato voce il premier olandese Rutte, «spiegando che il tema degli eurobond non è sul tavolo del summit».

 

MARIO DRAGHI IN CONFERENZA STAMPA A VERSAILLES

Una posizione a cui pure Draghi, per non alimentare tensioni, si è allineato. «È prematuro parlare di un recovery di guerra», ha spiegato. Poi però il premier si è fatto due conti, basandosi sui progetti discussi e messi nero su bianco nel Consiglio Ue. Il fabbisogno finanziario dell'Unione Europea per rispettare gli obiettivi di clima, di difesa e una politica dell'energia, ha detto, «va da 1,5 a 2 e più trilioni di euro nei prossimi 5-6 anni». Si tratta di cifre ben più rilevanti del Next Generation Ue. Chi paga? Per Draghi non ci sono molte alternative. Sono somme, ha detto, «che non hanno posto nel bilancio non solo dell'Italia, ma di quasi tutti i Paesi». Quindi, «bisogna trovare un compromesso su come generare queste risorse, su dove trovare queste risorse».

 

MESSAGGIO CHIARO Il messaggio è chiaro: nella trappola degli aiuti di Stato e dell'allentamento del Patto di Stabilità l'Italia non vuole più caderci. Il giochino lo conosciamo: la Ue concede agli Stati membri più spazio sull'extradeficit in nome dell'emergenza, poi, passata la bufera, torna a chiederti il conto con gli interessi, indicandoti la via (tagli e tasse) per rientrare frettolosamente nei ranghi.

mario draghi emmanuel macron versailles

 

È quello che accadrà con i numerosi scostamenti varati durante la pandemia, di cui dovremo render conto non appena rientrerà in vigore il Patto di stabilità. Ed è quello che potrebbe accadere se Draghi cedesse alle pressioni dei partiti, che invocano a gran voce (lo ha fatto ieri anche il "draghiano" Giorgetti) la creazione di un fondo a debito per aiutare famiglie e imprese, e chiedesse alla Ue un'autorizzazione che nessuno a Bruxelles, vista la situazione, avrebbe problemi a concedere. Questa volta, però, forse a causa della sfida titanica che la Ue si trova ad affrontare o forse grazie al sostegno forte di Macron, assolutamente allineato sul punto, Draghi sembra intenzionato a cambiare strategia.

 

La Ue si pone degli obiettivi ambiziosi? E allora, è il ragionamento, deve farsi carico di trovare i soldi per realizzarli, senza scaricare l'onere sui debiti dei singoli Paesi. Difficile prevedere che esito avrà il tentativo del premier, che già nei giorni scorsi aveva manifestato parecchia insofferenza verso i mille vincoli Ue che impediscono perfino di coltivare un ettaro di grano in più. Ma i tempi sono stretti. Draghi ieri ha tentato di smorzare la tensione definendo «esagerati» gli allarmi di questi giorni sugli approvvigionamenti di cibo ed energia e negando che l'Italia sia entrata in «un'economia di guerra».

 

L ARRIVO DI MARIO DRAGHI A VERSAILLES

Allo stesso tempo, però, ha ammesso che «bisogna prepararsi», perché Putin «non vuole la pace» e il «momento di grande incertezza» che stiamo vivendo «desta preoccupazioni per il futuro». Insomma, c'è poco da stare tranquilli. E per superare la tempesta c'è bisogno di una «risposta europea». Non solo sul debito comune, ma anche su tutto il resto: «C'è la necessità di riconsiderare tutto l'apparato regolatorio, dagli aiuti di Stato al patto di stabilità fino alla possibilità di importare i prodotti agricoli». In altre parole, c'è bisogno di una rivoluzione. Operazione impossibile? Forse. Ma solo Draghi, più europeista dell'Europa, può tentare l'impresa. 

mario draghi ursula von der leyen

Ultimi Dagoreport

isola di kharg trump netanyahu hegseth rubio vance

DAGOREPORT – IL MONDO È SULL'ORLO DEL PRECIPIZIO: QUEI DUE GENI DEL MALE NETANYAHU E PETE HEGSETH VOGLIONO SPINGERE TRUMP A BOMBARDARE L'ISOLOTTO DI KHARG, NELLO STRETTO DI HORMUZ, DOVE PASSA IL 90% DEL PETROLIO IRANIANO – SAREBBE UN COLPO FATALE PER L'ECONOMIA DELLA CINA, PRINCIPALE ACQUIRENTE DEL GREGGIO DEGLI AYATOLLAH: IN CASO DI ATTACCO, PECHINO NON POTREBBE NON REAGIRE, SCHIERANDO IL SUO ENORME ARSENALE A FIANCO DI TEHERAN (FINORA XI JINPING HA FORNITO COMPONENTI PER MISSILI, SOLDI E INTELLIGENCE) – SPACCATURA TOTALE ALLA CASA BIANCA SULL'ATTACCO: TRUMP È IN STATO CONFUSIONALE SULLA POSSIBILE OFFENSIVA SULLO STRETTO DI HORMUZ, IL SEGRETARIO DI STATO, MARCO RUBIO, FA LA SOLITA COLOMBA, MENTRE JD VANCE E' AFFETTO DA MUTISMO, IN QUANTO VOLTO DELL’ISOLAZIONISMO “MAGA”, IL VICEPRESIDENTE È CONTRARIO ALLE GUERRE TRUMPIANE - NUOVO ATTACCO DEI PASDARAN IN IRAQ: COLPITA UNA BASE BRITANNICA CON UNO SCIAME DI DRONI...

leonardo maria del vecchio milleri marisa del vecchio

DAGOREPORT - MENTRE LEONARDINO VA OLTRE LUXOTTICA E LANCIA IL GIN SHIRABI (IN MEMORIA DELLA ''GINTONERIA'' DI LACERENZA?), SI ACCAVALLANO LE VOCI SU FRANCESCO MILLERI – IL SISTEMA NERVOSO DEL CEO DI DELFIN PARE CHE NON ABBIA PER NULLA GRADITO DI ESSERE ISCRITTO NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE E LOVAGLIO PER “CONCERTO OCCULTO” PER LA SCALATA DI MPS A MEDIOBANCA - E SI RACCONTA CHE CON GLI AMICI FIDATI SI SFOGHI DICENDO CHE ASPETTERÀ ANCORA UN ANNO: O LEONARDINO PORTERÀ A CASA LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA E ARRIVARE A QUEL 37,5% CHE GLI PERMETTERÀ DI GESTIRE L’HOLDING (E FINALMENTE INTASCARE LA SUA QUOTA DI TESTAMENTO), OPPURE MOLLERÀ GLI OTTO LITIGIOSI EREDI AL LORO DESTINO E IMBOCCHERÀ LA PORTA DI USCITA…

iran donald trump benjamin netanyahu petrolio

DAGOREPORT – LA NOTIZIA PIÙ IMPORTANTE DELLE ULTIME ORE È QUELLA PUBBLICATA DA “CNBC”: L’IRAN, ALLA FACCIA DI TRUMP E NETANYAHU, STA CONTINUANDO A ESPORTARE PETROLIO TRAMITE LO STRETTO DI HORMUZ, CHE HA MINATO E BLOCCATO ALLE NAVI STRANIERE. TEHERAN HA VENDUTO 11,7 MILIONI DI BARILI DI GREGGIO ALLA CINA DALL’INIZIO DEL CONFLITTO – L’EUROPA VALUTA DI ALLEGGERIRE LE REGOLE CONTRO IL GAS RUSSO: PER GARANTIRE SCORTE SUFFICIENTI E SICUREZZA ENERGETICA PER L’INVERNO, L’UNIONE EUROPEA NON VERIFICHERÀ SE IL GAS NATURALE LIQUIDO VENDUTO DA TERZI PROVENGA DA MOSCA….

matteo salvini giorgia meloni antonio tajani

DAGOREPORT – ALL'ARMI, SIAM GIUSTIZIALISTI! - OGGI ALLE 18, ANNUNCIATA DAI GORGHEGGI DI SAL DA VINCI, GIORGIA MELONI SALIRA' SUL PALCO MILANESE DEL TEATRO PARENTI PER METTERE LA FACCIA A UN REFERENDUM CHE E' SEMPRE STATO MALDIGERITO (EUFEMISMO) DA GRAN PARTE DEI FRATELLI D’ITALIA, FEDELI ALLA VECCHIA LINEA MISSINA PRO-MAGISTRATI E PRO-BORSELLINO – LO SCARSO IMPEGNO DEI MELONIANI STA FACENDO GIRARE I COJONI A FORZA ITALIA, PER CUI LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE (E DEL CSM) È LA “MADRE DI TUTTE LE RIFORME” – SALVINI FA LO STRUZZO: LA LEGA, CHE HA VISTO SFUMARE L’AUTONOMIA, HA CHIESTO UN “MAGGIOR COINVOLGIMENTO DELLA MELONI”, MA SENZA TROPPA CONVINZIONE - LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE L'IRA FUNESTA DELLA MELONA CONTRO LE TOGHE E' STATO IL FALLIMENTO DEI CENTRO MIGRANTI IN ALBANIA, BOCCIATI DAI TRIBUNALI ITALIANI ED EUROPEI - VIDEO: QUANDO AD ATREJU L'UNDERDOG SI STROZZO' URLANDO: "FUNZIONERANNO! FUNZIONERANNO! DOVESSI PASSARCI OGNI NOTTE DA QUI ALLA FINE DEL GOVERNO" (SONO ANCORA VUOTI...)

pietrangelo buttafuoco giorgia meloni alessandro giuli padiglione russia

DAGOREPORT - FINIRÀ COSÌ: IL MUSULMANO SCIITA GIAFAR AL-SIQILLI, ALIAS PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PUÒ RIVENDICARE QUANTO VUOLE L'INDIPENDENZA E L'AUTONOMIA DELLA BIENNALE CHE LASCIA "CHIUSURA E CENSURA FUORI DALL'INGRESSO", MA IL PADIGLIONE RUSSO RESTERÀ SBARRATO - PUR COSTRETTO A RINCULARE, BUTTAFUOCO NON SI DIMETTERÀ. DEL RESTO, DELLA DECISIONE DI RIAPRIRE I BATTENTI AL PADIGLIONE RUSSO, NE AVEVA INFORMATO NON SOLO AMICI E CAMERATI VICINI MA ANCHE, DICONO, GIORGIA MELONI, DA SEMPRE SUA GRANDE SUPPORTER - AMMESSO CHE SIA AVVENUTO IL COLLOQUIO E ABBIA OTTENUTO IL SEMAFORO VERDE ALLA PRESENZA DEL PADIGLIONE RUSSO, VA ANCHE IMMAGINATO LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONA PER STAR LÌ A SBROGLIARE I PERIODI E LE SUBORDINATE DELL’ELOQUIO BAROCCO-SICULO DI BUTTAFUOCO - COMUNQUE VADA, A DIECI GIORNI DAL TERRIBILE VOTO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA, CON UNA GUERRA CHE TIRA L’ALTRA E L’ECONOMIA CHE VA A PUTTANE, DI DIMISSIONI NON SE NE PARLA ASSOLUTAMENTE. BASTA UN NIENTE PER FAR CROLLARE IL CASTELLO DI CARTE…

marco bucci silvia salis il secolo xix gianluigi aponte

DAGOREPORT – LA ‘’SCOMPARSA DELLE NOTIZIE’’ NON BASTA PIÙ AL MINCULPOP DELL’ERA MELONONIANA - ECCO LE ASSURDE PRETESE E LE SFACCIATE PROPOSTE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA, MARCO BUCCI, ALL’EDITORE DEL ‘’SECOLO XIX’’, IL GRUPPO APONTE, PER OSTACOLARE LA CORSA DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA A SINDACO DI GENOVA, SILVIA SALIS, CONTRO LO SFIDANTE DEL CENTRODESTRA, PIETRO PICIOCCHI – DAGOSPIA SVELA LA “NOTA” DEL GOVERNATORE BUCCI DA SOTTOPORRE AL DIRETTORE, MICHELE BRAMBILLA: “IL CONTESTO È LA CAMPAGNA ELETTORALE ED IL BILANCINO POLITICO DEL SECOLO, COME È FACILE DA CAPIRE ANCHE PER IL LETTORE, PENDE CON STRATEGICA EVIDENZA DALLA PARTE DELLA SALIS - POCHI GIORNI PRIMA, VISITA DEL MINISTRO E VICEPREMIER SALVINI A GENOVA, MENZIONATO ALLA PARI DELLA SALIS. OPPURE NELL’INTERVISTA PERSONALE AL GOVERNATORE BUCCI, SI TROVA IL MODO DI INFILARE LA SALIS NEL TITOLO DELLA STESSA INTERVISTA…”