IL RICORDO DI JOLE SANTELLI BY FILIPPO FACCI. “COMBATTENTE TENACE, INSTANCABILE, IMPOSSIBILE DA ABBATTERE, SUPERIORE ALL'UOMO: COME SANNO ESSERE LE DONNE INFERIORI PER NASCITA E TRADIZIONE. PARLAVA SEMPRE, NON STACCAVA MAI - MENTALMENTE - ED ERA IL SUO LIMITE E IL SUO PUNTO DI FORZA. È CHIARO CHE LA SFOTTEVAMO. SENTIVI LA SUA MENTE CHE RULLAVA. NON SI SAREBBE FERMATA MAI, LEI ‘NUBILE E SENZA FIGLI’ IN UN PAESE DOVE ‘TU NON SAI COS'È COSENZA’…”

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Filippo Facci per “Libero quotidiano”

 

filippo facci l alpinista 3 filippo facci l alpinista 3

Mille foto: ma non ce n'è una del periodo dal 1996 al 2000, quando era, prima di altro, una bellissima ragazza mediterranea. Ma quel «prima di altro» in realtà non esisteva, esisteva colei che in quegli anni ho conosciuto all'ufficio legislativo del Senato e poi della Camera, ogni tanto in qualche ristorante, ogni tanto, la sera, a casa sua. Parlava. Parlava sempre. Di Cesare Previti, di Marcello Pera, di Gaetano Pecorella, e poi cose di procedura penale, diritto, principi, lei che aveva lavorato con Tina Lagostena Bassi e Vincenzo Siniscalchi, una passione da militante radicale (in realtà socialista) sballottata ai quattro angoli della prima anarchia politica berlusconiana. E parlava.

 

jole santelli jole santelli

Parlava sempre, non staccava mai - mentalmente - ed era il suo limite e il suo punto di forza. Nel momento più improbabile e rilassato - all'apparenza - era capace di tirar fuori una cosa su Marcello Pera. È chiaro che la sfottevamo. Sentivi la sua mente che rullava. Non si sarebbe fermata mai, lei «nubile e senza figli» in un Paese dove «tu non sai cos' è Cosenza».

 

Dal 2000 non l'ho vista più, solo sentita ogni tanto al telefono, dove parlava (e parlava) di tutto ciò che era «prima di altro», e che nel tempo l'ha fatta conoscere come la combattente che era, tenace, instancabile, impossibile da abbattere, superiore all'uomo: come sanno essere le donne inferiori per nascita e tradizione.

JOLE SANTELLI CAPITANO ULTIMO JOLE SANTELLI CAPITANO ULTIMO

 

A parte la ferocia del tempo e della malattia, vista da lontano, non è mai cambiata. «Prima di altro» c'era sempre qualcos' altro da fare, e subito. E siccome il merito e la fortuna ogni tanto s' incontrano - persino in Italia - era diventata presidente della Calabria proprio per questo: perché era giusto. E così ora, prima di altro, c'era la Calabria. E solo dopo di questo, per esempio, c'era altro, tipo la banale mortalità. Adesso siamo tristi perché anzitutto, per noi, è morta. Ma lei non lo sa. È morta da viva. Ce l'ha fatta: ha vissuto dopo di altro.

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