tasse

SIAMO I PIU’ TAR-TASSATI D’EUROPA! IN ITALIA LA PRESSIONE FISCALE È AL 48,2% (È TORNATA A CRESCERE DELLO 0,7% DOPO UN PERIODO DI TREGUA CHE È DURATO CINQUE ANNI) - I COMMERCIALISTI RICALCOLANO L'INDICATORE, ESCLUDENDO L'ECONOMIA SOMMERSA. E SONO IN ARRIVO ALTRI AUMENTI...

Antonio Signorini per “il Giornale”

 

tasse

Una lista di buone ragioni per mettere mano al fisco italiano, quindi fare quella riforma che invece sembra scivolare, giorno dopo giorno, fuori dall' agenda del governo. La pressione fiscale sui contribuenti italiani è più alta di quanto dicano le statistiche ufficiali. E non è un problema di percezione.

 

Uno studio del Consiglio e della Fondazione Nazionale dei Commercialisti («Analisi della pressione fiscale in Italia, in Europa e nel mondo.

 

Struttura ed evoluzione dei principali indicatori di politica sociale») ha stimato che se si sottrae l' economia sommersa (215 miliardi all' anno pari al 12% del Pil) la pressione fiscale raggiunge il 48,2 per cento. È il 5,8% in più rispetto alla stima ufficiale, che è calcolata con un semplice rapporto tra entrate complessive e ricchezza prodotta, senza calcolare l' effetto distorsivo dell' evasione.

tasse

 

Il 48,2% è quindi quanto pesa il fisco sui contribuenti che pagano le tasse. Altro dato per nulla scontato che emerge da Fondazione e dal Consiglio dei commercialisti guidato da Massimo Miani, la pressione fiscale l' anno scorso è tornata a crescere dello 0,7% dopo un periodo di tregua che è durato cinque anni.

 

Dopo l' ultimo pesante choc del 2012-2013 (+2,1% con il governo Monti), «nel quinquennio 2014-2018 si è verificato un significativo rientro (-1,7%), che ha riguardato, però, prevalentemente le imprese, dal momento che la pressione fiscale sulle famiglie, il cui gettito totale è pari a 323 miliardi di euro su un totale di 758,6 miliardi», è aumentata.

 

 

tasse

Gli interventi sulle imprese non hanno modificato il primato negativo italiano che riguarda il cuneo fiscale, quindi la differenza tra il costo lordo del lavoro e quanto un dipendente si mette in tasca al netto di fisco e previdenza. L' indicatore Ocse che misura il cuneo pone l' Italia ai primi posti in Europa: terzo posto per dipendente single con il 48% e primo posto per dipendente sposato con due figli con il 39,2%.

 

La conferma che il fisco italiano penalizza le famiglie e il lavoro. Il confronto con le economie analoghe alla nostra, mostra una pressione fiscale «sbilanciata dal lato del lavoro rispetto al consumo. Infatti, nell' ultimo anno con dati disponibili per un confronto, il 2018, l' Italia si pone al 7° posto nel primo caso e al 21° posto nel secondo.

 

tasse

In particolare, per il gettito Iva in rapporto al Pil, l' Italia si colloca al 26° posto nella graduatoria Eu27, mentre per il gettito dell' imposta personale sul reddito, l' Italia si colloca al 5° posto». Il Totale Tax Rate, indicatore di pressione fiscale sui profitti societari calcolato dalla Banca mondiale, in Italia «sfiora il 60%, risultando tra i più elevati in Europa».

 

Male anche l' efficienza del sistema fiscale. Anche in questo caso l' indice citato dai commercialisti è della Banca mondiale e precisamente nel rapporto Paying taxes 2020, secondo il quale l' Italia è al 128° «posto gravata dai tempi lunghi stimati per gli adempimenti fiscali e per le fasi successive di gestione dei rimborsi e delle verifiche fiscali».

 

TASSE

Il futuro non riserva niente di buono per i contribuenti italiani. Nella Nadef (la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza) approvata da poco, il governo ha ammesso che la pressione fiscale aumenterà anche quest' anno dello 0,1 per cento. Poi nel 2021 ci sarà un' impennata di 0,5 punti percentuali che porterà la pressione fiscale ufficiale (sempre nella versione che non tiene conto del sommerso) al 43%. Nel 2022 e nel 2023, ci sarà una ulteriore crescita dello 0,4% complessivo.

 

Il tutto in anni che saranno cruciali per risollevare l' economia colpita dal Coronavirus.

Tempi che dovrebbero essere impiegati a rendere più competitivo il Paese. Magari abbassando le tasse.

TASSE

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…

giuseppe conte stefano patuanelli

DAGOREPORT – ANCHE NEL MOVIMENTO 5 STELLE TIRA UNA BRUTTA CORRENTE: L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO (E ANCHE UN PO’ TRISTINO) VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI – PEPPINIELLO APPULO, INVECE, TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI…