william burns abdul ghani baradar joe biden afghanistan talebani

IL VERO REGALO DI BIDEN AI TALEBANI È LA CREDIBILITÀ INTERNAZIONALE - INVIANDO IL DIRETTORE DELLA CIA A KABUL PER IMPLORARE IL MULLAH BARADAR DI PERMETTERE AGLI OCCIDENTALI DI RIMANERE OLTRE IL 31 AGOSTO (MISSIONE MISERAMENTE FALLITA), GLI STATI UNITI HANNO LEGITTIMATO DEFINITIVAMENTE I BARBUTI FONDAMENTALISTI - LAPIDERANNO LE DONNE? FARANNO TORNARE AL QAEDA? CHI SE NE FREGA: LA PRIORITÀ È FARE I PROPRI INTERESSI E NON AVERE GRANE. E MENO MALE CHE “SLEEPY JOE” PROMETTEVA “AMERICA IS BACK”

 

william burns

Gian Micalessin per “il Giornale”

 

Altro che Kabul e l'Afghanistan, il dono più prezioso regalato ai talebani da Joe Biden è la credibilità internazionale. Un dono recapitato direttamente dal Direttore della Cia William Burns che precipitandosi a Kabul dal Mullah Abdul Ghani Baradar, probabile futuro presidente dell'Emirato, ha sciolto anche le ultime incertezze.

 

D'ora in poi nessuno osi sostenere l'impossibilità di dialogare con chi ospitava Bin Laden. E soprattutto, visto che il primo a parlarci è il Direttore della Cia, nessuno osi più chiamar terroristi i talebani o, peggio, dubitare delle loro parole. E gli ultimi a doversi stupire per l'inatteso rivolgimento sono gli amici dell'America convocati martedì in un'inutile G7.

 

abdul ghani baradar 2

Riuniti in conferenza virtuale per decidere la fine dell'evacuazione hanno scoperto le nuove regole del gioco quando Biden ha spiegato loro, in meno di sette minuti, che l'America aveva già deciso di voler rispettare la data del 31 agosto concordata con l'ex-nemico talebano. Ma se così vanno le cose c'è da chiedersi perché mai criticare Russia e Cina che da anni la prima, da settimane la seconda, dialogano con i nipotini del Mullah Omar trattandoli come legittimi interlocutori internazionale.

 

Se arriva a farlo, in prossimità del ventesimo anniversario dell'11 settembre, l'Amministrazione Biden perché non dovrebbero farlo loro. E soprattutto, perché non dovremmo farlo noi europei. Se quello è l'esempio messo sul tavolo, nel nome del consueto pragmatismo, da chi prometteva che l'«America is Back» allora anche l'Europa farà bene ad archiviare diffidenze e cautele.

 

joe biden

Poco importa se i talebani fustigheranno le donne, le cacceranno da scuole e posti di lavoro o, peggio ancora, se torneranno a lapidarle. Perché in fondo chi se ne frega se l'Afghanistan tornerà ad essere il rifugio di Al Qaida o se i talebani torneranno a trasformare gli stadi in comodi patiboli per esecuzioni di gruppo e mutilazioni pubbliche.

 

afghani in fuga all aeroporto di kabul 2

Se la priorità è solo risolvere i problemi e fare i propri interessi allora l'Europa non deve far altro che seguire l'esempio americano. Già da domani Bruxelles scelga i «Burns» nostrani da inviare a Kabul per prevenire il rischio di una nuova invasione di rifugiati. Se la priorità è farsi gli affari propri basterà replicare con lo sdoganato e legittimato Mullah Baradar gli accordi stretti a suo tempo con il presidente Recep Tayyp Erdogan.

mullah omar 1

 

Perché se l'obbiettivo ultimo è fermare i tanto temuti rifugiati allora meglio riempire di miliardi chi controlla i blocchi di partenza anziché chi promette di fermarli solo a metà strada. Dunque molto meglio girare all'ormai «amico» Baradar i soldi promessi al Sultano proponendogli di sigillare le frontiere e impedire a chiunque di lasciare paese.

 

un soldato amerciano da il cinque a un ragazzino afgano

Di una cosa siamo certi, la commessa, oltre a venirgli assolutamente naturale, ci risparmierà anche il fastidioso imbarazzo di accogliere qualche disgraziato deciso a raccontarci che la tanto auspicata conversione dei talebani in «tale-buoni» era solo una favola. E già che ci siamo meglio chiedere all'ormai rispettabile Mullah Baradar anche quanti miliardi servono per convincere Al Qaida a non colpirci. Che tanto la guerra al terrorismo l'abbiamo già buttata alle ortiche.

una soldatessa con una bambina afganamike pompeo abdul ghani baradar william burns abdul ghani baradar 1william burns 1afghani provano a fuggire all aeroporto di kabul 5afghani provano a fuggire all aeroporto di kabul 6WILLIAM BURNS AL TAVOLO CON VLADIMIR PUTIN E LAVROV

Ultimi Dagoreport

carlo freccero silvio berlusconi anni ottanta 80 tv mediaset

DAGOREPORT - SARÀ STATO UN BIGNÉ IN DOPPIOPETTO, UN FABBRICANTE DI MILIARDI INDAGATO-CONDANNATO-PRESCRITTO, UNO SCIUPAFEMMINE PIÙ VIBRANTE DI UN VIBRATORE, UN POLITICO CHE ALL’ETICA HA SEMPRE PREFERITO LA COTICA. SARÀ STATO QUELLO CHE È STATO RACCONTATO IN MIGLIAIA DI ARTICOLI, LIBRI, INCHIESTE, MA UNA COSA È CERTA: SILVIO BERLUSCONI HA INTUITO, CALCOLATRICE IN MANO, CHE LA VERA EGEMONIA NON ERA PIU' CULTURALE BENSÌ TELEVISIVA – LA GRANDE INTUIZIONE, MATRICE DEL BERLUSCONISMO ANCORA OGGI VIVO E VEGETO, È STATA LA SUA CAPACITÀ DI COMPRENDERE LO SPIRITO DEL TEMPO: DAL SINISTRISMO SI PASSA AL NARCISISMO, DAL NOI ALL'IO, DALLA SOMMOSSA DELLE BIERRE ALLA MOSSA DELLE PIERRE, DA LOTTA CONTINUA AL SUCCESSO DI BREVE DURATA, DAI CELLULARI AL CELLULARE, DALLA RIVOLTA A TRAVOLTA – UN BREVE E ILLUMINANTE SAGGIO DI CARLO FRECCERO: ''LA SINISTRA STENTA A CAPIRE QUESTA FONDAMENTALE MUTAZIONE DALLA CLASSE ALLA MAGGIORANZA, DAL POLITICO AL PRIVATO. IN QUESTO VUOTO IDEOLOGICO SI INSERISCE BERLUSCONI E IL BERLUSCONISMO - NON È PIÙ LA RAI A IMPORRE AL PUBBLICO LE SUE SCELTE PEDAGOGICHE, MA IL PUBBLICO STESSO A DETTARE LE SUE LEGGI ALLA PROGRAMMAZIONE. LA GENTE, DIVENTA PER LA PRIMA VOLTA CONSAPEVOLE DEL SUO VALORE, NON IN SENSO MORALE, MA ECONOMICO…” - VIDEO

messina milleri del vecchio lovaglio

DAGOREPORT - I GIOCHI SON (QUASI) FATTI. LA MAGGIORANZA DEGLI OTTO EREDI/AZIONISTI DI DELFIN, IN PRIMA FILA LEONARDO MARIA DEL VECCHIO, AVREBBERO DECISO DI ADERIRE ALL'OPAS LANCIATA DA INTESA SU MONTE DEI PASCHI DI SIENA – PUR ESSENDO LA CASSAFORTE DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO, CON IL SUO 17,5% DI MPS, L’AGO DELLA BILANCIA DELLA SFIDA TRA INTESA E SIENA, NON È ANCORA DETTO. SOLO VIVENDO SAPREMO SE IL PRESIDENTE DI DELFIN, FRANCESCO MILLERI, FAVOREVOLE AL CEO DI MPS, LUIGI LOVAGLIO, SI ALLINEERÀ ALLA VOLONTÀ DEGLI OTTO EREDI? - CHE DECISIONI PRENDERÀ L’ANTITRUST? INTESA È AL VERTICE DEL RICCO MERCATO DELLE POLIZZE VITA E GENERALI SI RITROVEREBBE COME PRIMO AZIONISTA UN COMPETITOR - LA RIVINCITA DI CALTAGIRONE: E' “AL FIANCO DI INTESA PERCHÉ SPERA DI INCASSARE UN DIVIDENDO IN TERMINI DI POTERE NELLE GENERALI” – E CHISSA' COME LA PRENDERÀ LA VITTORIA DI INTESA GIORGIA MELONI CONTRARIA, PER TIMORI ELETTORALI, ALLO ‘’SPEZZATINO SENESE”?

giorgia meloni sergio mattarella elezioni legge elettorale melonellum

DAGOREPORT – A CHE GIOCO STA GIOCANDO GIORGIA MELONI? NELL’ULTIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI HA TUONATO: “SE SALTA LA LEGGE ELETTORALE, CI SARANNO CONSEGUENZE INEVITABILI”. TRADOTTO: SALIRÒ AL COLLE PER PRESENTARE LE DIMISSIONI – EPPURE L’“INCIDENTE” PARLAMENTARE SUL MELONELLUM A QUESTO PUNTO SAREBBE LA SCUSA PERFETTA PER LA DUCETTA PER PROVARE AD ANDARE AL VOTO A INIZIO 2027 (MATTARELLA PERMETTENDO): PRENDEREBBE IN CONTROPIEDE IL CAMPO LARGO, CHE AL MOMENTO È SENZA LEADER E SENZA UNO STRACCIO DI PROGRAMMA, EVITEREBBE D DOVER AFFRONTARE MESI ECONOMICAMENTE DA INCUBO PER NOI POVERI CITTADINI, TRA INFLAZIONE E CRISI ENERGETICA, E BLOCCHEREBBE L’ASCESA DI ROBERTO VANNACCI – SENZA DIMENTICARE LA COMMISSIONE UE NON PIÙ DISPOSTA A TENDERE UNA MANO AI PATRIOTI TRICOLORE, MENTRE L’ONDA NERA TRAVOLGE L’EUROPA…

onorato renzi de luca manfredi

DAGOREPORT! FERMI TUTTI! VINCENZO DE LUCA SCENDE IN CAMPO: VENERDI’ PROSSIMO APRE LA LEOPOLDA INSIEME A RENZI. MATTEO LO VUOLE FRONTMAN DEL SUO PARTITO: “SOLO DI VOTO DI OPINIONE, CI PORTA IN DOPPIA CIFRA”. LO "SCERIFFO" E’ TENTATO, ANCHE PER SBARRARE ALL’ODIATO MANFREDI LA STRADA VERSO LA RIBALTA NAZIONALE. NON SOLO: IL SINDACO DI NAPOLI E’ LA PUNTA DI DIAMANTE DEL PARTITO DI ONORATO, NEMICO GIURATO DI RENZI. SAREBBE UNA BREZZA FRIZZANTINA PER L’ATTUALE CAMPO LARGO E LA SUA ATMOSFERA DA CAMPOSANTO… 

donald trump cina usa xi jinping

CERA UNA VOLTA IL BULLO DELLA CASA BIANCA! DAVANTI A XI JINPING, DONALD TRUMP SI È PRESENTATO COME UN QUESTUANTE, CON IL CAPPELLO IN MANO. IL TYCOON, IMPANTANATO NELLA GUERRA DEL GOLFO IN CUI SI È INFILATO, CON IL PREZZO DEL PETROLIO CHE PESA SUI PORTAFOGLI DEGLI AMERICANI E I CONSENSI IN PICCHIATA, AVEVA UN DISPERATO BISOGNO DI OTTENERE DAL PRESIDENTE CINESE ANCHE UNA MINIMA CONCESSIONE. HA CHIESTO AL DRAGONE LO STOP AL SOSTEGNO ALL’IRAN E HA MESSO SUL TAVOLO I TEMI DELLE TERRE RARE, DEL COMMERCIO DEI CHIP E DEI DAZI – MA XI, CHE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, HA NICCHIATO SU TUTTE LE RICHIESTA DI “THE DONALD” E HA POSTO COME CONDIZIONE PER QUASIASI TRATTATIVA LA FINE DEGLI AIUTI AMERICANI A TAIWAN – ALLA FINE DELLA FIERA, TRUMP APPARE ANCORA PIU’ AZZOPPATO DI PRIMA E  XI JINPING NE ESCE COME IL GRANDE VINCITORE…