stupro alla cecchignola - la vittima

LA VIOLENZA BRUTA DELLA NAJA - LA STORIA DELL'EX MILITARE CHE, 35 ANNI DOPO IL SERVIZIO DI LEVA, TROVA LA FORZA DI RACCONTARE LO STUPRO SUBITO ALLA CECCHIGNOLA A ROMA DAI SUOI COMMILITONI - AL TEMPO FU OBBLIGATO A MENTIRE PER SALVARE IL BUON NOME DELLA CASERMA - "ERA IL 1982, ERO LA 'SPINA' E TIMIDO. PRIMA DI ADDORMENTARMI, SENTII I MIEI COMPAGNI CHE RIDACCHIAVANO E..."

Fabrizio Peronaci per Corriere.it

 

la vittima l.d. la vittima l.d.

La camerata di un grande edificio dell’Esercito alla Cecchignola. Lui nudo, sanguinante. Il maresciallo P. che lo copriva con la giacca. I compagni che lo strappavano dalla branda sghignazzando. Il locale lavanderia immerso nel buio. Il terrore negli occhi. Lo spasso dei depravati. Il dolore da svenire, al risveglio. Il capitano A. che gli gridava in faccia di mentire. Il ricovero in infermeria e poi all’ospedale del Celio. La rabbia impotente, la vergogna...

 

Affiorano come flash disordinati, frenetici, nella sua memoria di cinquantenne ormai uscito da oltre trent’anni di elaborazione del trauma, le immagini che gli hanno segnato la vita. L.D., classe 1964, assessore di un Comune in provincia di Torino, ha deciso di uscire allo scoperto e raccontare la sua personale tragedia. Una storia che getta una luce sinistra su un posto mitico (e talvolta feroce) per tanti romani che vi sono passati: la Città militare della Cecchignola. Non ancora maggiorenne, in un tempo ormai sgranato, L.D. subì la violenza indicibile di uno stupro di gruppo.

la vittima l.d. 5la vittima l.d. 5

 

Correva l’anno 1982, quello della vittoria dell’Italia ai Mondiali e del ritrovamento del cadavere del banchiere Calvi sotto il ponte dei Frati Neri. Lui, invece, era una “spina”, l’ultimo arrivato. Dal suo paese natio in Piemonte era partito per la naja con in testa le raccomandazioni della mamma, alla stazione di Porta Nuova. Dopo un viaggio lunghissimo, aveva raggiunto la capitale: dieci ore di treno, poi il metrò direzione Laurentina e infine l’autobus verso la caserma dove era stato assegnato, il Reggimento Genio Trasmissioni. L’anticamera del suo inferno.

 

«Ero ingenuo, sognatore. Volevo diventare ufficiale e mi ero iscritto al corso volontari Vto, i tecnici operatori, quelli con le mostrine blu. A Roma non conoscevo nessuno, ero timido...». La violenza si consumò a fine maggio. «Quella sera ero appena rientrato dal primo congedo. Prima di addormentarmi nella camerata da sei, sentii che i miei compagni bisbigliavano e ridacchiavano... Non ci badai, non potevo immaginare».

la vittima l.d. 4la vittima l.d. 4

 

L’allora diciassettenne, oggi consigliere delegato alle politiche sociali del suo paese, ricorda bene il terzetto. «Uno si chiamava Giovanni ed era di Foggia, gli altri due di Bitonto. Miei coetanei, o poco più. Ma insieme si sentivano invincibili». Tutto accadde in piena notte. «Dovevano essere le due quando mi presero dal letto, mani e piedi... Io cercai di dimenarmi, di scappare in corridoio. Ma loro mi sbatterono la testa sul pavimento e persi una prima volta i sensi. Mi portarono nella lavanderia, sullo stesso piano, e abusarono di me. Poi scapparono, lasciandomi svenuto. Mi svegliai forse due ore dopo, completamente nudo. Il sangue usciva dappertutto. Dal naso, dalla bocca, da dietro. Un maresciallo mi coprì con la sua giacca, credevo di morire...»

 

Prima le sevizie, poi l’omertà. L.D. racconta di essere stato indotto a mentire, per coprire le responsabilità e salvare il buon nome della caserma, quando era ancora imbottito di psicofarmaci. «Il capitano A. mi venne a trovare in infermeria e mi disse che, se avessi riferito l’accaduto, sarei stato congedato con demerito e non avrei avuto accesso ai concorsi. Io, ragazzino, terrorizzato, non ebbi scelta: accettai di mettere a verbale che al mio arrivo alla stazione Termini tre balordi mi avevano trascinato in un giardinetto e violentato. Ai miei genitori raccontai di essere caduto.

la vittima l.d. 3la vittima l.d. 3

 

Provavo una vergogna che non mi ha mai abbandonato e mi ha rovinato la vita. Solo in tempi recenti sono riuscito a liberarmi dei miei fantasmi». A farlo rinascere è stata «una lunga e provvidenziale psicoterapia». E così il coraggio della denuncia ha preso il sopravvento. «Nelle caserme italiane, anche se meno che in passato - conclude l’assessore piemontese - fatti del genere possono ancora succedere. Voglio esortare le vittime, i ragazzi che oggi hanno l’età che avevo io, a non farsi schiacciare dal silenzio». Il tenente T., a fine corso, lo prese da parte e gli disse: «Scusami, con te siamo stati dei codardi».

 

la vittima l.d. 2la vittima l.d. 2

 E c’è anche un altro ricordo che custodisce con affetto: «Un commilitone, al momento di congedarsi, mi lasciò un biglietto sotto il cuscino. Si chiamava Giorgio: ‘Sii forte. Ciao’, mi scrisse. Per anni l’ho tenuto nel portafoglio, l’ho buttato solo di recente». Il maresciallo P, il tenente T, il capitano A... Ordini militareschi urlati nei corridoi. Angoscia. Solitudine. Non senso. E guizzi di umanità. Sembra un romanzo di Dino Buzzati ma quella notte, alla Cecchignola, tutto fu terribilmente reale.      

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni carlo nordio fabio pinelli sergio mattarella ugo zampetti

DAGOREPORT – COSA, E CHI, HA CONVINTO SERGIO MATTARELLA A PRESIEDERE, PER LA PRIMA VOLTA IN 11 ANNI AL QUIRINALE, IL PLENUM DEL CSM? - LA MISURA ERA COLMA: NON SOLO PER IL DELIRIO DI CARLO NORDIO SUL SISTEMA “PARA-MAFIOSO” DEL CSM, LIQUIDATO AL PARI DI UN'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, MA ANCHE PER IL VIDEO RINGHIANTE DI GIORGIA MELONI CHE, DOPO AVER CHIESTO DI ABBASSARE I TONI AL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA, IERI SERA E' TORNATA ALLA CARICA CON UN VIDEO CONTRO I MAGISTRATI - BENCHE' NOMINATO VICEPRESIDENTE DEL CSM DALLA DESTRA, IL LEGHISTA FABIO PINELLI NON POTEVA NON REAGIRE: SI È “COORDINATO” CON UGO ZAMPETTI, SEGRETARIO GENERALE DEL COLLE, E I DUE HANNO PREGATO MATTARELLA DI METTERE FINE ALL’ESCALATION DI TENSIONE – E NORDIO ABBASSO' LA CRESTA: “MI ADEGUERÒ” - VIDEO

antonio tajani friedrich merz ursula von der leyen manfred weber

DAGOREPORT – A FORZA DI FARE IL "MAGGIORDOMO" DI CASA MELONI, ANTONIO TAJANI È FINITO IN CUL DE SAC (E NON C’ENTRA SOLO L'ANTI-TRUMPISMO DI MARINA BERLUSCONI): TRATTATO DALLA DUCETTA COME UN VOYEUR E SPEDITO A WASHINGTON ALLA RIUNIONE DEL ''BOARD OF PEACE'' A FARE L'"OSSERVATORE", IL MINISTRO DEGLI ESTERI FA INCAZZARE IL PARTITO POPOLARE EUROPEO, DI CUI È VICEPRESIDENTE – DA WEBER A MERZ, IL ''BOARD OF PEACE'' È L'ENNESIMO SCHIAFFO DI TRUMP AI VALORI DELLA DEMOCRAZIA – IL TENTATIVO DISPERATO E FALLITO DELLA MELONA DI COINVOLGERE MERZ PER NON LASCIARE TAJANI AD ESSERE L'UNICO MINISTRO PRESENTE DEI GRANDI PAESI DELL'UNIONE EUROPEA - IL CONTATTO TRA CONSIGLIERI DIPLOMATICI SULL’ASSE ROMA-BERLINO: I TEDESCHI HANNO RICORDATO A PALAZZO CHIGI LE "PERPLESSITA'" SULL'''OPERAZIONE COLONIALISTA'' DI TRUMP ESPRESSE DALLA SANTA SEDE DI PAPA LEONE...

giorgia meloni matteo salvini gian marco chiocci roberto sergio bruno vespa giampaolo rossi

FLASH! – IERI È STATO SVENTATO IL PROPOSITO DI GIAMPAOLO ROSSI DI DIMETTERSI DAL VERTICE DEL BORDELLONE RAI, NON CERTO IMPIOMBATO DALL’INESISTENTE OPPOSIZIONE, BENSÌ DEVASTATO DALLE FAIDE E LOTTE TRA I TELE-MELONIANI – “IL FILOSOFO DI COLLE OPPIO” HA RICEVUTO LE RICHIESTE RASSICURAZIONI: SEI IL NUMERO UNO E TUTTI I CHIOCCI E I SERGIO SON NESSUNO. DUNQUE STRINGI I DENTI E RESISTI FINO A MAGGIO QUANDO CON IL VARO DEL DECRETO DI RIFORMA RAI CADRÀ IL CDA E TUTTE LE DIREZIONI…

john elkann repubblica

ALTISSIMA TENSIONE SULLA ‘’TRATTATIVA ESCLUSIVA” TRA JOHN ELKANN E THEO KYRIAKOU PER LA VENDITA DEL GRUPPO GEDI – LE PROBABILITÀ CHE L’OPERAZIONE VADA A PUTTANE AUMENTANO AL PARI DELLE PERDITE DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ - SE SALTA, PRENDE IL FARDELLO GEDI E LO METTE ALL’ASTA? RICICCIA LEONARDINO DEL VECCHIO? – FINORA, TUTTO ERA ANDATO IN DISCESA PER ELKANN: L’ACQUISIZIONE NEL 2020 DE “LA REPUBBLICA” E “LA STAMPA”, DA SEMPRE QUOTIDIANI DI RIFERIMENTO DEL PARTITO DEMOCRATICO, È STATA UN’ABILE MOSSA NON SOLO PER SQUAGLIARE LA FIAT IN STELLANTIS SENZA ROTTURE DI COJONI MEDIATICHE E SINDACALI, MA ANCHE PER PORTARE A TERMINE TRANQUILLAMENTE LA CESSIONE DELLE GRANDI AZIENDE ITALIANE DELLA HOLDING EXOR: DA MAGNETI MARELLI A IVECO – RESTAVA GEDI PRIMA DI VOLARE SOTTO IL CIUFFO DEL PREDILETTO TRUMPONE. MA, A VOLTE, NON TUTTE LE CIAMBELLE RIESCONO COL BUCO…

giuseppe conte stefano patuanelli

DAGOREPORT – ANCHE NEL MOVIMENTO 5 STELLE TIRA UNA BRUTTA CORRENTE: L’EX MINISTRO DELLO SVILUPPO ECONOMICO, STEFANO PATUANELLI, È IN DISACCORDO CON GIUSEPPE CONTE SULLE “TEMPISTICHE” DEL CAMPO LARGO. L’INGEGNERE TRIESTINO (E ANCHE UN PO’ TRISTINO) VUOLE ACCELERARE E SANCIRE IL PRIMA POSSIBILE L’ALLEANZA CON PD E ALTRI “PROGRESSISTI”, PER ORGANIZZARE LA CAMPAGNA ANTI-MELONI – PEPPINIELLO APPULO, INVECE, TEMPOREGGIA. IL MOTIVO? NON HA MAI ABBANDONATO IL SOGNO DI TORNARE A PALAZZO CHIGI…