sergio mattarella mario draghi giuseppe conte silvio berlusconi enrico letta matteo salvini giorgia meloni

26 SETTEMBRE, L’ITALIA CHE VERRÀ - DEFLAGRAZIONE A DESTRA, DOVE GIORGIA MELONI DARÀ L’ESTREMA UNZIONE A SALVINI E BERLUSCONI - FRAMMENTAZIONE A SINISTRA, DOVE LETTA SI TROVA RISUCCHIATO DAL CENTRO DI CALENDA E VIENE TRAVOLTO DALL’ONDA ANOMALA DEL CONTE CASALINO CHE HA RIBALTATO IL M5S IN PARTITO DEL SUD - SU QUESTO SFONDO È DIFFICILE PREVEDERE SE LA DUCETTA SARÀ IN GRADO DI OFFRIRE UNA COALIZIONE COESA NON SOLO SUL PIANO INTERNAZIONALE MA ANCHE NAZIONALE: SE IL CENTRODESTRA, IN BASE AL RISULTATO DEI COLLEGI UNINOMINALI, AVRÀ UN MARGINE RISICATO AL SENATO, A QUEL PUNTO, UNA VOLTA ACCOMPAGNATI AI GIARDINETTI I GRANDI SCONFITTI LETTA, SALVINI E BERLUSCONI, SCENDE IN CAMPO SERGIONE MATTARELLA E DRAGHI RESTA A PALAZZO CHIGI…

Massimo Franco per il “Corriere della Sera”

 

salvini meloni berlusconi piazza del popolo 2

C'è da chiedersi come si ridurrà la frammentazione palese e strisciante che emerge da questa confusa campagna elettorale. Frammentazione a sinistra, dove il Pd si trova ad affrontare l'offensiva «centrista» di Carlo Calenda, quella «progressista» del grillino Giuseppe Conte e le manovre interne di chi già scommette sulla sconfitta. 

 

Ma anche nello schieramento opposto, dato in netto vantaggio, si avverte qualche scricchiolio che una vittoria il 25 settembre potrebbe eliminare oppure accentuare. I segnali ostili a Giorgia Meloni che arrivano da Matteo Salvini aumentano. Primo: alla leader di Fratelli d'Italia candidata a Palazzo Chigi il capo della Lega fa sapere che i ministri dovranno essere concordati tra alleati. Precisazione in teoria superflua, che però è la spia di un malumore crescente. 

 

MURALE SALVINI MELONI BERLUSCONI CENTRO DI ROMA

Non a caso, quando in tv gli chiedono del governo Meloni, la risposta è: «Io penso al governo Salvini». Secondo: Meloni è contraria in modo netto al reddito di cittadinanza del M5S. Salvini invece dice che va «modificato» non abolito. Si potrebbe continuare con la divaricazione sullo scostamento di bilancio intimato a Draghi dalla Lega, e bocciato dalla leader di FdI; o sui rapporti con la Russia. 

 

La considerazione che si sta facendo, però, è sul dopo voto. E cioè su che cosa potrà accadere se, come si ipotizza, Meloni calamiterà una buona porzione dei voti berlusconiani e salviniani. Un distacco netto, secondo un'ipotesi, servirà a mettere a tacere FI e Lega, obbligandoli ad assecondare le scelte della candidata premier. 

CONTE LETTA

 

Ma non si esclude che il centrodestra sconfitto nelle urne voglia rivalersi sul centrodestra vincitore alzando il prezzo sui ministeri. Su questo sfondo è difficile prevedere se chi prevarrà sarà in grado di offrire una coalizione coesa anche sul piano internazionale. Il grande vantaggio del centrodestra è di avere di fronte forze incattivite, e divise fino a destabilizzarsi a vicenda. 

calenda letta

 

In apparenza, la vittima designata è il Pd di Enrico Letta, con Calenda e il suo sodale Matteo Renzi che già «vedono» il segretario in uscita. Giocano di sponda con il M5S, che incoraggiato dalle previsioni favorevoli a Sud bersaglia Letta. Ma nel farlo, Conte tradisce una grande nostalgia per Palazzo Chigi. Esaltando la propria parentesi da premier populista, il capo grillino cerca di sminuire la figura e il prestigio di Draghi. 

 

sergio mattarella mario draghi

Con un'ultima giravolta, dice no alle armi all'Ucraina. E arriva a definirsi l'unico argine al centrodestra. Eppure, è stata l'irresponsabilità del grillismo, usata da Lega e FI, a far cadere l'esecutivo di unità nazionale; e a favorire l'ascesa di Giorgia Meloni che ha avuto il merito o la furbizia di stare lontana dal M5S: al punto da non entrare nella maggioranza di Draghi. Un segno di coerenza, e insieme un'incognita per il futuro dell'Italia.

Ultimi Dagoreport

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)

francesco de tommasi marcello viola daniela santanche ignazio leonardo apache la russa davide lacerenza pazzali

DAGOREPORT - CHE FINE HANNO FATTO LE INCHIESTE MILANESI SULLA SANTANCHE', SUL VISPO FIGLIO DI LA RUSSA, SUL BORDELLO DELLA "GINTONERIA" AFFOLLATA DI POLITICI, IMPRENDITORI E MAGISTRATI, OPPURE SULL'OSCURA VENDITA DELLA QUOTA DI MPS DA PARTE DEL GOVERNO A CALTAGIRONE E COMPAGNI? - A TALI ESPLOSIVE INDAGINI, LE CUI SENTENZE DI CONDANNA AVREBBERO AVUTO UN IMMEDIATO E DEVASTANTE RIMBALZO NEI PALAZZI DEL POTERE ROMANO, ORA SI AGGIUNGE IL CASO DEL PM FRANCESCO DE TOMMASI, BOCCIATO DAL CONSIGLIO GIUDIZIARIO MILANESE PER “DIFETTO DEL PREREQUISITO DELL’EQUILIBRIO” NELL’INDAGINE SUL CASO DI ALESSIA PIFFERI – MA GUARDA IL CASO! DE TOMMASI È IL PM DELL’INCHIESTA SUI DOSSIERAGGI DELL’AGENZIA EQUALIZE DI ENRICO PAZZALI, DELICATISSIMA ANCHE PER I RAPPORTI DI PAZZALI CON VERTICI GDF, DIRIGENTI DEL PALAZZO DI GIUSTIZIA MILANESE E 007 DI ROMA - SE IL CSM SPOSASSE IL PARERE NEGATIVO DEL CONSIGLIO GIUDIZIARIO, LA CARRIERA DEL PM SAREBBE FINITA E LE SUE INDAGINI SUGLI SPIONI FINIREBBERO NEL CESTINO - LA PROCURA DI MILANO RETTA DA MARCELLO VIOLA, CON L'ARRIVO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI, E' DIVENTATA IL NUOVO ''PORTO DELLE NEBBIE''?