beppe grillo goffredo bettini

ARRIVA L'INTERVISTA SETTIMANALE A BETTINI. CHE HA PARLATO PER UN'ORA CON GRILLO ALLA CORTE DI MINENNA E INSIEME HANNO BLINDATO CONTE ANCHE IN CASO DI FLOP ELETTORALE - ''SUL VOTO AL REFERENDUM PD DELEGITTIMATO E OFFESO. SONO D'ACCORDO CON FRANCESCHINI, CI VUOLE UN PATTO DELLE RIFORME COI 5 STELLE. SCONFITTA IN TOSCANA? IO SONO CONVINTO CHE…''

 

Maria Teresa Meli per il ''Corriere della Sera''

 

Goffredo Bettini, Roberto Saviano e le Sardine vi contestano.

«C'è un impressionante sovraccarico di polemica politica sul referendum. Non voglio né giudicare né inasprire il confronto. Ma osservo che il Partito democratico viene attaccato, delegittimato, offeso nel momento in cui è il solo partito di governo che combatte la destra ovunque con candidati competitivi. Noi risponderemo impegnandoci ancora di più. Sul Pd si raccoglieranno, ne sono fiducioso, tanti elettori che si sono astenuti nel passato o che intendono confluire in un voto utile».

 

Per seguire i Cinque Stelle state perdendo il vostro popolo?

goffredo bettini gianni letta. giuseppe conte

«Sarebbe stato il massimo della subalternità indicare il voto per il no solo in quanto le motivazioni sul sì dei Cinque Stelle sono lontanissime dalle nostre. Ricordo che l'obiettivo della riduzione dei parlamentari è appartenuto sempre alla sinistra. Da Nilde Iotti a Pietro Ingrao. E non certo per umiliare il Parlamento, ma per farlo funzionare meglio. Il nostro sì lo intendiamo come il primo passo di una riforma più complessiva delle istituzioni e della legge elettorale.

 

Decisivo è differenziare la funzione delle Camere, riformare i regolamenti, correggere la composizione dell'assemblea che elegge il presidente della Repubblica, concordare una legge elettorale proporzionale con sbarramento. La riduzione dei parlamentari, inoltre, è alla base del programma di questo governo. Nessuno si alzò allora per dichiarare che si colpivano i fondamenti della Repubblica. Ed è buffo che chi lo fa oggi ritenga il Pd il principale colpevole, subalterno ai Cinque Stelle con cui non si deve governare, e allo stesso tempo rassicuri che il governo non cadrà».

 

Se perderete la Toscana il segretario si dimetterà?

«Sono convinto che in Toscana vinceremo. E nutro speranze per la Puglia e le Marche. Ci sono tanti indecisi. Potrebbe scattare un sentimento di simpatia verso il Pd, proprio perché troppi tentano di azzopparlo. Per quanto riguarda Zingaretti, ha detto bene Franceschini: è l'ultimo al quale dare la responsabilità di una sconfitta, per me improbabile. Il segretario ha preso in mano un partito secondo i sondaggi al 15% e lo ha fatto crescere, riportandolo al centro della politica italiana».

 

Lei ha detto che ci sono forze che vogliono distruggere Zingaretti. Quali?

goffredo bettini beppe grillo 1

«Non ci sono complotti. Ma è del tutto evidente che il Pd è la garanzia vera della tenuta di Conte, che ha governato bene nell'emergenza sanitaria e sul rapporto con l'Europa. Incrinare la leadership del Pd serve a sbarazzarsi di questo governo. Per molti aspetti anomalo e che, fatemelo dire, è libero, indipendente, aperto al confronto con tutti ma servo di nessuno. Ci sono forze economiche, gruppi editoriali, singole personalità politiche che, con i loro disegni, preferirebbero un ritorno a un consociativismo senza spigoli né ambizioni».

 

Si riferiva anche ad avversari interni?

«Vede, internamente il gruppo dirigente del Pd non è stato mai unito come in questi mesi. In direzione c'è stato un pronunciamento amplissimo sulla relazione del segretario e sull'indicazione del sì. Il dibattito è stato civile, argomentato, prevalentemente circoscritto al tema in questione. La sola vera raccomandazione che mi sento di fare al gruppo dirigente è di impegnarsi in questi ultimi giorni sulla vera priorità che abbiamo dinnanzi: la vittoria nel voto regionale. È lì che si misurerà l'equilibrio di forza tra i democratici e la destra populista. Non è in discussione la vita del governo, ma una sconfitta renderebbe tutto molto più difficile».

 

Lei ha anche detto che dopo le elezioni al governo non basterà un tagliando. Pensa a un rimpasto?

«Dall'emergenza si deve passare alla ricostruzione. Serve un salto di qualità. Ci sono diverse vie per realizzarlo. Conte deciderà in autonomia. Il Pd non ha alcuna pretesa di posti o di maggiore visibilità. La nostra missione si identifica con la salvezza e il rinnovamento della Repubblica. La nostra identità e la nostra "vocazione maggioritaria" si esprimeranno nei processi tumultuosi e difficili che dovremo governare. Nell'ansia del fare. Finché, e sottolineo finché, riteniamo che ci siano spazi per fare del bene al nostro Paese, proveremo, e ancora proveremo, ad andare avanti. Se invece dovessimo verificare che la nostra funzione non è più utile, non ci sono altri interessi o convenienze che ci impediranno di trarne le conseguenze».

 

Pure il Pd si è accorto che c'è un problema nel governo?

goffredo bettini beppe grillo

«Lo sapevamo fin dall'inizio che l'alleanza con i Cinque Stelle, e anche con Matteo Renzi, non sarebbe stata una passeggiata. Tuttavia, l'anno che ci sta alle spalle mi conferma che in politica le cose non restano mai ferme. Oggi i Cinque Stelle hanno una posizione diversa sull'Europa, sulla scienza, sullo sviluppo economico e sociale del Paese, sulle alleanze anche con il Pd. Restano divergenze. La più dolorosa, per me, è sulla giustizia. Orlando da ministro aveva lavorato assai bene, anche sulle garanzie per gli imputati. Per me la condizione umana va rispettata in ogni contesto.

 

Troppo lunghe le indagini preliminari, in certi casi torturante la carcerazione preventiva, poco comprensibile la mancanza di un limite temporale alla prescrizione. Inoltre occorre riflettere su un riequilibrio tra difesa e accusa: occorre una terzietà del giudice rispetto al pm. Sono opinioni personali, ma è un tema da affrontare».

 

È d'accordo con Dario Franceschini per un patto con l'opposizione per le riforme?

«Assolutamente sì. Si è mosso qualcosa. Il testo base delle legge elettorale è stato approvato, così come il voto a 18 anni per il Senato. Mi piacerebbe che prima del referendum si facessero altri passi avanti insieme e si definisse un percorso lungo e condiviso di ulteriori riforme. Il nostro è un sì di battaglia e di speranza. Ho l'impressione che con il no sarebbe assai più difficile qualsiasi cambiamento».

 

Stefano Bonaccini dice basta coi niet dei Cinque Stelle sul Mes: ha ragione?

«Il Mes è sicuramente da attivare. Ma non vale un governo come dice Bonaccini. In fin dei conti, come ha spiegato Gualtieri, si tratta di un prestito a tassi più vantaggiosi, che va utilizzato per coprire le spese necessarie legate al Covid e non per creare nuovo debito».

 

Ieri al convegno dell'Agenzia delle Dogane era seduto vicino a Grillo. Che vi siete detti?

«Dopo il resoconto davvero eccellente del professor Minenna, abbiamo chiacchierato un'oretta senza toccare argomenti strettamente politici. Se non quando entrambi abbiamo ribadito la fiducia verso Conte. Per il resto è stato un interessantissimo scambio di idee sul futuro, sul digitale, sulle banche dati. Tutto qui».

 

 

Ultimi Dagoreport

donald trump va in pezzi

DAGOREPORT - COSA HA SPINTO TRUMP AD “ANNULLARE” LA PARTECIPAZIONE DEL SUO VICE PRESIDENTE JD VANCE ALLA CONFERENZA SULLA SICUREZZA, MANDANDO A MONACO IL MASSIMO AVVERSARIO DEL MOVIMENTO MAGA, IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO, “COLOMBA” DEI REPUBBLICANI? - I FATTI E I FATTACCI INANELLATI DURANTE L’ULTIMO ANNO DAL TRUMPISMO SONO ARRIVATI AL PETTINE. DAL DAZISMO GLOBALE CHE HA TRAFITTO LE TASCHE DEI CONSUMATORI AMERICANI AL PIANO DI DEPORTARE I PALESTINESI TRASFORMANDO GAZA IN UN “RESORT”, DAL DELIRIO DI COMPRARE LA GROENLANDIA AL PESTAGGIO DEL PRESIDENTE UCRAINO ZELENSKY, DALLE TRATTATIVE-FARSA CON PUTIN ALLA ROTTURA CON LA GRAN BRETAGNA, DALL'UNIONE EUROPEA "SCROCCONA" E ''PARASSITA'' ALLA SEPOLTURA DELLA NATO E DELL'ONU, GLI STATI UNITI INCOMINCIANO AD ESSERE PERCEPITI COME LA PRINCIPALE MINACCIA ALL'ORDINE GLOBALE, BEN PRIMA DELLA CINA – A NOVEMBRE LE ELEZIONI DI MIDTERM PREVEDONO TEMPI CUPI PER TRUMP…

alberto arbasino fratelli d italia moravia bassani agosti

DAGOREPORT ARBASINIANO – A PROPOSITO DELL’EGEMONIA CULTURALE DELLA SINISTRA: COME FU MASSACRATO NEL 1963 IL CAPOLAVORO DI ALBERTO ARBASINO, “FRATELLI D’ITALIA” (ORA RIPUBBLICATO CON BELLA POSTFAZIONE DI GIOVANNI AGOSTI) – PER FARLO A PEZZI BASTÒ ALLA MAFIETTA DEI MORAVIA, VITTORINI, MONTALE, LEGGERE QUESTE RIGHE: “LA PENNA SINISTRA VIENE USATA PER PROTESTARE CONTRO GLI STESSI PADRONI DEL VAPORE CHE LA PENNA DESTRA STA BENE ATTENTA A NON DISTURBARE COLLABORANDO IN TUTTA APOLITICITÀ AI LORO FOGLI BENPENSANTI” – UN SISTEMA DI POTERE CHE SOPRAVVIVE IN UNIVERSITÀ, CASE EDITRICI, GIORNALI, SI STRINGE A COORTE CON CONTROFIGURE WOKE EMULI DI MURGIA: I VERONESI, I GENOVESI, I GIORDANO, I LAGIOIA, LE CHIARA VALERIO, LE CHIARA GAMBERALE…

beatrice venezi andrea ruggieri nicola porro

DAGOREPORT – SUL CASO BEATRICE VENEZI, NESSUNO ERA ANCORA SCESO ALLE PROFONDITÀ DI BECERA VOLGARITÀ E IGNORANZA RAGGIUNTI DAL PARRUCCHINATO ANDREA RUGGIERI. IN UN VIDEO INCREDIBILE, A UNA MANIFESTAZIONE DI QUELL’ALTRO MAÎTRE-À-PENSER DI NICOLA PORRO, RUGGIERI PRESENTA UNA “LECTIO MAGISTRALIS” DI VENEZI INFORMANDO CHE È “ACCLAMATA IN TUTTO IL MONDO COME UN FENOMENO”. PER LA VERITÀ, QUALSIASI GIORNALE STRANIERO CHE SI SIA OCCUPATO DELLE SUE DISAVVENTURE VENEZIANE HA SCRITTO ESATTAMENTE L’OPPOSTO. MA, “IN QUESTA NAZIONE DI CAGACAZZI”, SECONDO IL RAFFINATISSIMO RUGGIERI, “BEATRICE VENEZI È UNA FIGA BESTIALE” - DI PIÙ INDECENTE DI QUESTO SPROLOQUIO C’È SOLTANTO CHE SUBITO DOPO, SALGA SUL PALCO AD ABBRACCIARNE L’AUTORE LA DIRETTA INTERESSATA. EVIDENTEMENTE, VENEZI È D’ACCORDO SUL FATTO CHE I PROFESSORI, CHE VORREBBE A TUTTI I COSTI DIRIGERE, SIANO “QUATTRO PIPPE”. CI SI CHIEDE ALLORA PERCHÉ ABBIA MOSSO MARI E MONTI PER OTTENERE QUEL PODIO – VIDEO

giorgia meloni giustizia referendum magistrati

DAGOREPORT -  ARIANNA MELONI E I CAPOCCIONI DI FRATELLI D’ITALIA POSSONO RIPETERE A PAPPAGALLO CHE IL REFERENDUM SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA "NON È UN VOTO SU GIORGIA", MA MENTONO SAPENDO DI MENTIRE. IL VOTO DEL 23 MARZO SARÀ INEVITABILMENTE UN PLEBISCITO POLITICO SULLA STATISTA DELLA SGARBATELLA - CON LA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", NON BASTA PIU' ATTACCARE I MAGISTRATI (DAGLI SCONTRI DI TORINO AL FATTACCIO DI ROGOREDO), ORA LA MELONI SA CHE NON POTRA' FARE A MENO DI METTERCI LA FACCIA - UNA PERSONALIZZAZIONE CHE FINO A IERI HA TENTATO IN OGNI MODO DI EVITARE RICORDANDOSI CHE FU UNA SCONFITTA REFERENDARIA A TRASCINARE IL GOVERNO DI MATTEONZO RENZI DALL’ALTARE ALLA POLVERE) - MA ORA LA RIMONTA DEL"NO" METTE PAURA E NON PUO' PIU' NASCONDERSI ALZANDO I SOLITI POLVERONI DI PROPAGANDA: SOLO LEI HA LA LEADERSHIP PER TRASCINARE LA GALASSIA DEGLI ASTENUTI A VOTARE ''SI'" (SONDAGGI RISERVATI VALUTANO IL BRAND GIORGIA MELONI 2/3 DEI CONSENSI DI FDI) - MA TUTTI PARTITI SONO APPESI ALL'ESITO DEL REFERENDUM: DALLA RESA DEI CONTI DELLA LEGA CON SALVINI ALLA SFIDA IN FORZA ITALIA TRA TAJANI E I FIGLI DI BERLUSCONI - UNA VITTORIA DEL "NO" POTREBBE INVECE RINGALLUZZIRE UN’OPPOSIZIONE DILANIATA DALL'EGOLATRIA DI ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE, UN DUELLO DI POTERE CHE HA SEMPRE IMPEDITO DI PROPORRE ALL'ELETTORATO UNA VERA ALTERNATIVA AL MELONISMO...

salvini vannacci zaia fedriga fontana

DAGOREPORT – CHE FINE FARA' MATTEO SALVINI? QUANTE CHANCE HA IL SEGRETARIO DELLA LEGA DI SOPRAVVIVERE AL TRADIMENTO DEL FASCIO-GENERALISSIMO VANNACCI? - TUTTI ASPETTANO L’OFFENSIVA DI ATTILIO FONTANA, MASSIMILIANO FEDRIGA E LUCA ZAIA (MA IL REGISTA È MASSIMILIANO ROMEO, POTENTE SEGRETARIO DELLA LEGA LOMBARDA) - LA DECISIONE SULLO SFANCULAMENTO DEL CAPITONE RUOTA, COME IN FORZA ITALIA PER IL CASO TAJANI-BARELLI-GASPARRI, SULL'ESITO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA DEL 23 MARZO, CHE SI È TRASFORMATO, COM'ERA INEVITABILE, IN UN VOTO POLITICO SULL'ARMATA BRANCA-MELONI - SE DALLE URNE USCISSE LA VITTORIA DEL "SÌ", SALVINI RESTERÀ AL SUO POSTO E AL TRIO FEDRIGA-FONTANA-ZAIA NON RESTERÀ ALTRO CHE PROVARE A FAR RINSAVIRE L’EX “TRUCE DEL PAPEETE” E RIPOSIZIONARE IL PARTITO SUI BINARI DEL PRAGMATISMO NORDISTA. BASTA CON LA LEGA NAZIONALE: CHISSENEFREGA DEL PONTE SULLO STRETTO, PIÙ FEDERALISMO E PADANIA. VICEVERSA, PER MATTEO SALVINI SCOCCHEREBBE L'ORA FATALE DEL DE PROFUNDIS...

francesco lollobrigida vino

DAGOREPORT - UNO DEI MISTERI PIÙ INDECIFRABILI DELLE CRONACHE POLITICHE DEGLI ULTIMI GIORNI HA UN NOME, UN COGNOME E UN "RAFFORZINO" IN TESTA: FRANCESCO LOLLOBRIGIDA. L’EX COGNATO D’ITALIA, È TORNATO IN PISTA AL TAVOLO DELLE NOMINE, E MOLTI OSSERVATORI POLITICI SONO RIMASTI SGOMENTI. È PROPRIO “LOLLO”, CHE ERA STATO RELEGATO A MACCHIETTA DI SE STESSO DALLE SORELLE MELONI? QUELLO DELLA “SOSTITUZIONE ETNICA”, DI “GESÙ CHE MOLTIPLICA IL VINO” E CHE FA FERMARE IL FRECCIAROSSA A CIAMPINO? GAFFE A PARTE, LO “STALLONE DI SUBIACO” HA UNA COSA CHE ARIANNA, DONZELLI E RAMPELLI SI SOGNANO: I VOTI – I RAPPORTI CON LA COLDIRETTI E GLI ANNI DI “GAVETTA” TRA VIA DELLA SCROFA E MONTECITORIO