giovanni valentini tommaso cerno

CERNO-BYL! - LA SVELENATA DI GIOVANNI VALENTINI SUL CONDIRETTORE DI “REPUBBLICA”: “LA VERITÀ È CHE CON LA CANDIDATURA-CIVETTA DI CERNO IL PARTITO DI RENZI FA UNA "CAMPAGNA ACQUISTI" DA CALCIOMERCATO, NEL DISPERATO TENTATIVO DI NON ESSERE ROTTAMATO A SUA VOLTA. ALTRO CHE COMPETENZA ED ESPERIENZA. DAL "PARTITO LIQUIDO" SI RISCHIA DI PASSARE ORA AL PARTITO LIQUEFATTO…”

GIOVANNI VALENTINI

1 - A "STAMPUBBLICA" SUONA L' ORA DELLA LIBERA USCITA

Estratto dell’articolo di Giovanni Valentini per il “Fatto quotidiano”

 

[…] La verità è che con la candidatura-civetta di Cerno il partito dell' ex rottamatore fa una "campagna acquisti" da calciomercato, nel disperato tentativo di non essere rottamato a sua volta. Altro che competenza ed esperienza. Dal "partito liquido" si rischia di passare ora al partito liquefatto.

 

2 - È LA “REPUBBLICA” DEL PD. IL SUO CONDIRETTORE SI È ARRUOLATO CON RENZI

Giorgio Gandola per “la Verità”

 

TOMMASO CERNO

«Ci ha usati come un taxi, buon viaggio». Quello di Tommaso Cerno dentro La Repubblica è durato tre mesi. Sufficienti al condirettore di Mario Calabresi per comprendere il manifestarsi della vocazione politica e accettare con entusiasmo la candidatura propostagli da Matteo Renzi; sufficienti alla redazione per elaborare un saluto tendente al gelido con la metafora della vettura pubblica.

 

L' enfant prodige del giornalismo progressista, imbarcato solo 90 giorni fa sulla corazzata di carta (ormai con le copie da rimorchiatore) per riequilibrare un ufficio di direzione definito «troppo renziano», è rimasto folgorato dal Pd di Renzi e correrà per il Senato, capolista nel listino blindato del Friuli, sua terra natale.

 

«Mi chiedono, ma ti candidi? Come fossi il primo italiano che sceglie di portare le sue battaglie culturali, dai diritti civili alla libertà di pensiero, dove possono diventare realtà.

È una scelta di vita, personale, combattuta».

 

Nel tweet di conferma sembra tutto scontato. Ma non è così scontato che un giornalista di Repubblica - quindi con l' innata certezza di purezza professionale così come gli altri hanno il peccato originale - faccia una scelta di vita candidandosi con il Pd. E non è così scontato che le scelte di vita cambino ogni tre mesi, visto che il 25 ottobre scorso Cerno aveva pronunciato la stessa frase entrando al giornale.

TOMMASO CERNO MARIO CALABRESI

 

Per Renzi arruolare il giovane condirettore (42 anni) affezionato ai talk show è un bel colpo perché il candidato riassume in sé alcune caratteristiche decisive per il marketing intellettuale del nostro tempo: è un fine parlatore, sa usare i social network ed è gay dichiarato. Inoltre può vantare un solido curriculum dentro il gruppo, che nonostante gli ultimi squassanti outing di De Benedetti senior resta la culla del centrosinistra.

 

Poiché Repubblica è un giornale-partito più potente di ogni schieramento politico, il passaggio da una poltrona all' altra suscita un dubbio: o non lo è più, oppure chi se ne va ha perso una battaglia. Propendiamo per la seconda ipotesi. Scelto dall' editore per restituire al quotidiano quello spirito barricadero che non sembra far parte del carattere gentile di Calabresi (definito un don Abbondio dall' Ingegnere), l' ex direttore dell' Espresso ha impiegato poco a capire che in redazione le barricate erano state innalzate contro di lui.

cerno renzi

 

Circondato, anestetizzato. Un prigioniero che è andato in tv nell' ora d' aria a divagare sul berlusconismo anni Novanta e sulle storture del renzismo. E qui sta la conversione di Cerno davanti al seggio sicuro. Qualcosa che attiene alla religione più che alla cronaca, perché lui all' Espresso era stato fortemente antirenziano.

 

Presentando in un video l' inchiesta dal titolo Il Giglio Nero sulla vicenda Consip, Cerno incollava le foto di Tiziano Renzi, Luca Lotti e Denis Verdini sulla copertina del settimanale con una cura da Art Attack. E commentava: «Il groviglio toscano sembra volersi fare sistema. E pone delle domande a Renzi. Domanda di rispondere, prima dell' inchiesta giudiziaria e prima delle primarie del Pd, cosa lui sapesse su ciò che sta emergendo in questa indagine e cosa ha fatto per prendere le distanze. Vedremo se l' ex premier ci risponderà». Non erano i dieci quesiti di Giuseppe D' Avanzo al Cavaliere, ma l' inchiesta bastò per mostrare discrepanze mediatiche a sinistra.

TOMMASO CERNO

 

Un altro tema sul quale il neocandidato del Pd ha sostenuto tesi opposte a quelle del Pd è relativo alle fake news. Mentre il governo Gentiloni edificava una Maginot attorno all' unica verità accettabile, la sua, Tommaso Cerno firmava un editoriale dal titolo: «Se il Paese delle balle di Stato ha paura della post verità». E lo svolgimento era tutt' altro che allineato alle tesi del premier e di Laura Boldrini. Anzi sembrava abbracciare argomentazioni grilline, movimento per il quale Cerno ha sempre provato simpatia.

 

«C' è un dibattito in corso nel Paese delle balle di Stato, quello di Ustica e del caso Moro per capirci. Fior di intellettuali, giornalisti, politici, magistrati e salumieri, con l' aiuto della suocera, discutono sul fatto che l' Italia sarebbe entrata nell' era della post-verità. E che serve un intervento in grande stile. Filosofeggiano, e più filosofeggiano più è chiaro che anche stavolta sotto sotto si cela una battaglia politica. Contro Beppe Grillo che a modo suo attacca. Perché il problema sotteso alle bufale sul web, nello stomaco dei politologi, è semplice: cui prodest? Se giova a Grillo va fermato.

 

Perché poi Renzi (o chi per lui) perde le elezioni». Così nove mesi fa, poi il passaggio a Repubblica deve avergli creato un benefico shock intellettuale in chiave Pd. Poco prima di Natale ha dedicato a Matteo Renzi due pagine di intervista che neanche certe suocere, come uno che ha visto la luce. Era il segnale, non l' abbiamo colto.

Ultimi Dagoreport

attentato sigfrido ranucci bomba valter lavitola clesio gomes tavares pellegrino d’avino davino antonio passariello saverio mutone

DAGOREPORT- PECCATO CHE SIANO SCOMPARSI I POLIZIOTTESCHI DEGLI ANNI ’70, TIPO: “LA CAMORRA SFIDA, NAPOLI RISPONDE’’. DAVANTI AI COLPI DI SCENA DEL GASTRO-CRIMINAL-SHOW, STARRING LAVITOLA E RANUCCI, AVREBBERO SCODELLATO UN BEL FILMONE, INTITOLATO: “LA CAMORRA INDAGA, LA LEGGE RINGRAZIA” – QUANDO RANUCCI INDIRIZZA LE INDAGINI SULLA PISTA DELLA CAMORRA, IL CLAN CAVA, STORICA ORGANIZZAZIONE IRPINA DI QUINDICI, NON HA PRESO PER NIENTE BENE DI FINIRE SOTTO PRESSIONE PER IL LAVORO INVESTIGATIVO DEI CARABINIERI – INDAGANO E SCOPRONO CHE ANTONIO PASSARIELLO, L’UNICO LORO AFFILIATO DEL QUARTETTO BOMBAROLO (GLI ALTRI TRE NON ERANO ORGANICI AL CLAN), NON SI ERA PREOCCUPATO DI INFORMARE IL VERTICE DEL CLAN, NÉ DI RICEVERE IL VIA LIBERA PER COMPIERE L’ATTENTATO - I CAMORRISTI DECIDONO ALLORA DI INDIRIZZARE GLI INQUIRENTI SULLA PISTA GIUSTA, INVIANDO UNA MAIL AL PM: “SE CE LO AVREBBE DETTO NON GLIELO AVREMMO MAI PERMESSO PERCHÉ RANUCCI A NOI NON CI HA FATTO NIENTE E QUESTO SONO GUAI CHE NON VOGLIAMO, ALLORA PRIMA CHE SI MISCHIANO LE CARTE, LE COSE STANNO COSI…”. E GIÙ UN NUMERO DI TELEFONO INTESTATO A UN’ALTRA PERSONA MA UTILIZZATO DA PASSARIELLO, CHE GLI INVESTIGATORI NON AVEVANO ANCORA SCOPERTO. DA LÌ, INTERCETTANDO INTERCETTANDO, SI È FINITI A TAVARES E LAVITOLA… - VIDEO

giorgia meloni sigfrido ranucci giampaolo rossi giovambattista fazzolari patrizia scurti antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI È IN MODALITÀ “CATTIVISSIMA ME”: DOPO QUATTRO ANNI DI LUNA DI MIELE, PER LA DUCETTA È ARRIVATA LA TEMPESTA PERFETTA: LO STOP AL PREMIERATO, LA BATOSTA AL REFERENDUM, LE RAFFICHE DI “VAFFA” DI TRUMP, L'ESPLOSIONE DEL FENOMENO VANNACCI, IL CROLLO DELLA LEGA, FORZA ITALIA ALLA BERLUSCONINA, IL CAOS INTORNO ALLA NUOVA LEGGE ELETTORALE, L'AUTOGOL SULLA SOSTITUZIONE DI RANUCCI - PIU' IRRIDUCIBILE DELLA MALASORTE, ANZICHE' ASCOLTARE I CO-FONDATORI DI FDI, LA RUSSA E CROSETTO, L'UNDERDOG PREFERISCE CIRCONDARSI DALL'AFFETTO DEL SUO CIRCOLETTO DELLA GARBATELLA - DOMANI DA BARI, DOVE FESTEGGIA IL RECORD DI DURATA DEL SUO GOVERNO, L'UNDERDOG LANCERÀ IL SUO GRIDO DI RISCOSSA ELETTORALE - SA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI NON PUO' REGGERE FINO A OTTOBRE 2027, OCCORRE ANTICIPARE IL VOTO AD APRILE, LASCIANDO LE COMUNALI A GIUGNO - MA MATTARELLA VUOLE L’ELECTION-DAY A CUI SI OPPONE LA MELONI, TERRORIZZATA DALL’EFFETTO TRAINO DI UN FILOTTO DEL CENTROSINISTRA: CHE DECIDERA' IL COLLE? AH, SAPERLO...

crosetto calenda vannacci monti de bortoli forum ambrosetti cernobbio

DAGOREPORT - MENTRE LA PROCURA MILITARE DI ROMA AVVIA UN’INDAGINE SUGLI UFFICIALI CHE HANNO ADERITO ALLA "SPORCA DOZZINA" DI ROBERTO VANNACCI, IL RE-DUX DI FUTURO NAZIONALE MARCIA SU CERNOBBIO: SABATO È ATTESO IN POMPA MAGNA AL FORUM AMBROSETTI PER DIBATTERE CON L’EX PREMIER MARIO MONTI - DALL'IDEOLOGO DEL POPULISMO GRILLINO, GIAN ROBERTO CASALEGGIO AL LEADER SOVRANISTA OLANDESE, IL RAZZISTA GEERT WILDERS, LE PRESENZE PROVOCATORIE E ACCHIAPPA-TITOLI NON SONO UNA NOVITA' A VILLA D'ESTE - SDEGNATI PER LA PRESENZA E "TRATTAMENTO PREFERENZIALE" DEDICATO ALL’EX PARÀ(CULO) DELLA FOLGORE, CARLO CALENDA E GUIDO CROSETTO NON METTERANNO PIEDE A CERNOBBIO – ANCHE FERRUCCIO DE BORTOLI RIFIUTA DI DUETTARE CON L’EX GENERALE NOSTALGICO DEL MANGANELLO E DELL’OLIO DI RICINO - NON SOLO: E' L’EX DIRETTORE DEL “CORRIERE” IL PRIMO CHE SPARA LA NOTIZIA: “PURTROPPO A CERNOBBIO CI SARÀ VANNACCI'' (IL CAUTO DIRETTORE FONTANA È STATO BEN ATTENTO A NON PUBBLICARLA SUBITO SUL CARTACEO)...

rai via teulada paolo corsini giulia innocenzi presutti daniele piervincenzi danilo procaccianti report sigfrido ranucci

DAGOREPORT – RIUNIONE INTERLOCUTORIA MA CON QUALCHE PICCOLA APERTURA TRA IL DIRETTORE DELL'APPROFONDIMENTO RAI, PAOLO CORSINI, E I MEMBRI DELLA SQUADRA DI “REPORT”: I GIORNALISTI HANNO RIBADITO IL “NO” ALLA CONDUZIONE DI GIULIA PRESUTTI E DANIELE PIERVINCENZI, MA SU QUEST’ULTIMO LA POSIZIONE SAREBBE PIÙ MORBIDA: POTREBBE AVERE UN VIA LIBERA MAGARI COME CONDUTTORE DEL “REPORT LAB”, CON LA CONDUZIONE VERA E PROPRIA DA AFFIDARE A DUE “STORICI” (CHE DIVENTEREBBERO TRE NEL CASO DI UN REINTEGRO DI RANUCCI DA PARTE DEL TRIBUNALE).  SULLA PRESUTTI IL MURO RESTA GRANITICO – PALAZZO CHIGI, INVECE, SAREBBE IRREMOVIBILE SUI DUE NOMI – EPISODIO PITTORESCO NEL MEZZO DELLA RIUNIONE: UN GIORNALISTA DI UNA PRESTIGIOSA TESTATA DELLA RAI SAREBBE STATO BECCATO A ORIGLIARE DA UN BAGNO VICINO ALLA SALA…

trump modi xi jinping putin

DAGOREPORT – GRAZIE A TRUMP, IL DOLLARO RISCHIA DI DIVENTARE CARTA STRACCIA – IL PIATTO FORTE AL SUMMIT IN KIRGHIZISTAN DI XI JINPING, VLADIMIR PUTIN E NARENDRA MODI, HA FATTO STRA-INCAZZARE IL CALIGOLA DELLA CASA BIANCA: SUL TAVOLO, IL PROGETTO DEI ''BRICS'' (BRASILE, RUSSIA, INDIA, CINA, SUDAFRICA) DI DAR VITA A UNA “MONETA UNICA'', PER FAR FUORI IL DOLLARO NEGLI SCAMBI INTERNAZIONALI - CON UN DEBITO PUBBLICO MONSTRE DI 40MILA MILIARDI, LA DE-DOLLARIZZAZIONE SAREBBE LA FINE DELL'IMPERO AMERICANO: IL VERDONE" VIENE UTILIZZATO IN OLTRE L'80% DELLE TRANSAZIONI COMMERCIALI E IN PIÙ DELLA METÀ DEI PAGAMENTI INTERNAZIONALI DELLE MATERIE PRIME, COME IL PETROLIO - LA DECISIONE E' NELLE MANI DELLA CINA: RINUNCERA' ALLO MONETA NAZIONALE, LO YUAN, PER DIVENTARE LA LOCOMOTIVA DEI ''BRICS''? - SUL MAGGIORE IMPEGNO A FAVORE DELL’IRAN, PESANO I DUBBI DI MODI (GLI USA SONO IL PRIMO PARTNER COMMERCIALE DELL’INDIA) - PROSSIMO ROUND: IL VERTICE DI XI JIN PING DEL 24 SETTEMBRE CON IL "DERAGLIATO MENTALE" DELLA CASA BIANCA...