COME VIVERE SENZA GAZPROM - COSA SUCCEDE SE CON LA SCUSA DELLA CRIMEA, GLI AMICI AMERICANI CI IMPONGONO DI RINUNCIARE AL GAS RUSSO? METANO DA NORVEGIA E ALGERIA. E SPORCO CARBONE

1 - PUTIN, GUERRA DEL GAS CONTRO L'UCRAINA
P.d.R. per "la Repubblica"

La Nato sospende «ogni cooperazione pratica, civile e militare, con la Russia». E dà mandato al comando militare di fare piani per rinforzare la "difesa" nei paesi baltici ed est-europei. In pratica, verranno dispiegati mezzi aerei, navali e di terra, per aumentare il livello di prontezza della risposta contro un eventuale attacco.

È questa l'ultima tappa della guerra diplomatica innescata dall'annessione della Crimea da parte di Mosca. Una decisione che va al di là del precedente annullamento della preparazione del prossimo Consiglio Nato-Russia. Così come l'annuncio dei ministri degli Esteri dell'Alleanza di «intensificare la cooperazione e promuovere le riforme in materia di difesa in Ucraina, attraverso la creazione di capacità militari e programmi di sviluppo di Kiev».

Poco prima, la Rada, infatti, il parlamento ucraino, aveva approvato una legge per lo svolgimento di esercitazioni militari con i Paesi Nato. Il Parlamento ucraino ha anche votato il disarmo di tutti i gruppi di autodifesa che hanno partecipato agli scontri.

Sempre ieri, il colosso russo dell'energia Gazprom ha rialzato di oltre un terzo il prezzo del gas fornito all'Ucraina. Kiev, come rivela l'amministratore di Gazprom, Alexei Miller, dovrà pagare 385,5 dollari per ogni mille metri cubi di gas, contro 285,5 dollari pagati finora. È l'arma di Putin per mettere sotto pressione gli ucraini, che si vedranno aumentare la bolletta. Anche se Miller ha giustificato la fine degli sconti con il mancato pagamento da parte di Kiev del gas fornito, sottolineando che l'Ucraina ha un debito di 1,7 miliardi di dollari. In risposta, gli ucraini hanno rivisto al rialzo del 10% le tariffe per il transito del gas sul proprio territorio.


2 - AUSTERITÀ, CARBONE E METANO NORVEGESE ECCO COME VIVREMO SENZA GAZPROM
Maurizio Ricci per "la Repubblica"

Non è gratis e può anche voler dire stare in casa con il maglione il prossimo inverno. Ma, se l'Europa vuole, può fare una pernacchia a Putin e ai suoi gasdotti, ucraini e no, cavandosela senza catastrofi. L'impatto economico di una rinuncia della Ue al metano di Gazprom, secondo gli esperti, «sarebbe significativamente inferiore a quello dell'austerità degli anni ‘70 - sono le parole di Georg Zachmann per il think tank Bruegel - e il colpo per la Russia sarebbe invece assai più severo».

Non tutti sono d'accordo: l'Oxford Institute for Energy Studies, ad esempio, ritiene un divorzio dal gas di Putin più problematico. I conti sembrano, tuttavia, indicare che il gas alternativo in larga misura c'è e i problemi sono, soprattutto, politici. Ci sono due impegni cruciali, già presi, con tanto di data: realizzare il mercato unico dell'energia (2014) e sviluppare le interconnessioni che consentano di rifornire l'Europa centrale ed orientale, al posto di Gazprom (2015). Più convincere l'opinione pubblica ad assorbire disagi
imprevisti.

Non per quest'anno, comunque. Le riserve di gas disponibili in Europa (40 miliardi di metri cubi) sono sufficienti ad arrivare al prossimo inverno. E, quasi certamente, neanche per il 2016 e oltre, quando altre risorse (dalle rinnovabili al gas liquefatto) potranno diventare operative. Il problema - e il buco - è il 2015.

Come sostituire i 130 miliardi di metri cubi di gas che, quest'anno, abbiamo importato dalla Russia? Inutile guardare agli americani. Prima di fine 2015 e, probabilmente, anche più avanti, anche volendo, non avranno le strutture per esportare metano. Ma ci si può rivolgere agli altri tradizionali fornitori che, in questi anni, gli europei hanno trascurato per favorire i russi.

Norvegia e Nord Africa sono già importanti fonti di approvvigionamento. Aprire di più i rubinetti dei gasdotti da Nord e da Sud non presenta problemi tecnici: la Norvegia potrebbe fornire 20 miliardi di metri cubi in più, il Nord Africa altri 15. Aggiungiamoci il giacimento olandese di Groningen, dove la produzione, quest'anno, è stata fermata a 43 miliardi di metri cubi, ma può arrivare a 60. Dei 130 che mancano, insomma, oltre 50 sono già pronti.

Poi, c'è il gas che arriva con le metaniere. L'Europa ha le strutture per importarne 180-200 miliardi di metri cubi l'anno, ma, nel 2013, si è fermata (la domanda era bassa) a 46, 20 in meno che nel 2012. Importarne 60 miliardi in più, quest'anno, dal Medio Oriente o dal Sud America, è possibile. Il problema è il prezzo.

Il gas russo costa 350 dollari per mille metri cubi, mentre il Gnl si vende in Asia per oltre 700. L'Europa è più vicina a quei giacimenti, dunque potrebbe essere possibile spuntare un prezzo intorno a 500 dollari, più caro di Gazprom, ma per una quota assai ridotta del gas complessivo.

Dove trovare gli ultimi 15 miliardi di metri cubi che mancano per colmare il buco dei 130 miliardi di Putin? Nell'industria, a costo di far arrabbiare gli ambientalisti. L'industria europea consuma 150 miliardi di metri cubi di gas l'anno. Spingerla, temporaneamente, a utilizzare petrolio, carbone o, direttamente, elettricità potrebbe ridurre del 10 per cento quei 150 miliardi e colmare il buco.

Ma ci sono altri modi per arrivare al numero magico dei 130 miliardi di metri cubi di Gazprom. Magari accettando di stringere un po' la cinghia. Limitando, ad esempio, i consumi di industrie energivore come acciaio e alluminio. O quelli dei riscaldamenti delle case. Imporre un tetto di 18 gradi e mezzo ai termosifoni, ad esempio, permetterebbe di risparmiare, in Europa, quasi 20 miliardi di metri cubi di gas.

E Putin? Negli ultimi dieci anni, l'Europa ha già ridotto dal 45 al 30 per cento la sua dipendenza dal gas russo. Il boss del Cremlino può permettersi di perdere quelli che, ad oggi, sono gli unici clienti del suo metano? Mosca sta già vedendo svanire il progetto del South Stream, il gasdotto che dovrebbe portare il metano di Gazprom direttamente dalla Russia in Europa.

Ma, soprattutto, Putin sa che una riconversione europea, oggi, dal gas russo ad altre fonti (come il metano americano) avrebbe effetti permanenti. Rientrare sul mercato potrebbe diventare assai difficile. Può sostituire l'Europa con la Cina? Prima, il gas ce lo deve portare.

A maggio il presidente russo sarà a Pechino a firmare per firmare accordi su gasdotti. Ma i tubi, per ora, sono solo sui tavoli degli ingegneri. E i giacimenti che dovrebbero servire la Cina non saranno operativi prima del 2019-2021. Anche l'inquilino del Cremlino ha un problema di buco, il prossimo inverno. Per un paese che incassa metà dei suoi soldi dalla vendita di petrolio e gas è un buco anche più preoccupante.

 

OBAMA PUTIN putin obama GAZPROM Aleksej Miller di gazprom IN CRIMEA PER PUTIN MILITARI UCRAINI LASCIANO LE BASI IN CRIMEA CON GLI SCATOLONI jpeggasdottoWikileaks Italia e Southstream

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte giorgia meloni rocco casalino

DAGOREPORT - QUESTA VOLTA, ROCCO CASALINO HA RAGIONE: ELLY SCHLEIN SULLA QUESTIONE ATREJU “HA SBAGLIATO TUTTO” - LA GRUPPETTARA DEL NAZARENO, CHIEDENDO UN FACCIA A FACCIA CON GIORGIA MELONI, HA DIMOSTRATO DI ESSERE ANCORA UNA VOLTA UN’ABUSIVA DELLA POLITICA. HA SERVITO SUL PIATTO D’ARGENTO ALLA DUCETTA L’OCCASIONE DI FREGARLA, INVITANDO ANCHE GIUSEPPE CONTE PER UN “THREESOME” IN CUI LA PREMIER AVREBBE SPADRONEGGIATO – IN UN CONFRONTO A TRE, CON ELLY E PEPPINIELLO CHE SI SFANCULANO SULLA POLITICA INTERNAZIONALE, DAL RIARMO ALL’UCRAINA, E FANNO A GARA A CHI SPARA LA “PUTINATA” O LA “GAZATA” PIÙ GROSSA, LA DUCETTA AVREBBE VINTO A MANI BASSE – QUEL FURBACCHIONE DI CONTE NON SI TIRA INDIETRO: NONOSTANTE LA DEM SI SIA SFILATA, LUI CONFERMA LA SUA PRESENZA AL DIBATTITO: "MI DISPIACE DEL FORFAIT DI ELLY, PER ME È IMPORTANTE CHE CI SIA UN CONFRONTO E POTEVAMO FARLO ANCHE INSIEME. POTEVAMO INCALZARE LA PREMIER..."

alessandro giuli beatrice venezi gianmarco mazzi

DAGOREPORT - A CHE PUNTO SIAMO CON IL CASO VENEZI? IL GOVERNO, CIOÈ IL SOTTOSEGRETARIO ALLA CULTURA GIANMARCO MAZZI, HA SCELTO LA STRATEGIA DEL LOGORAMENTO: NESSUN PASSO INDIETRO, “BEATROCE” IN ARRIVO ALLA FENICE DI VENEZIA NEI TEMPI PREVISTI, MENTRE I LAVORATORI VENGONO MASSACRATI CON DISPETTI E TAGLI ALLO STIPENDIO. MA IL FRONTE DEI RESISTENTI DISPONE DI UN’ARMA MOLTO FORTE: IL CONCERTO DI CAPODANNO, CHE SENZA L’ORCHESTRA DELLA FENICE NON SI PUÒ FARE. E QUI STA IL PUNTO. PERCHÉ IL PROBLEMA NON È SOLO CHE VENEZI ARRIVI SUL PODIO DELLA FENICE SENZA AVERE UN CURRICULUM ADEGUATO, MA COSA SUCCEDERÀ SE E QUANDO CI SALIRÀ, NELL’OTTOBRE 2026 - CI SONO DUE VARIABILI: UNA È ALESSANDRO GIULI, CHE POTREBBE RICORDARSI DI ESSERE IL MINISTRO DELLA CULTURA. L’ALTRA È LA LEGA. ZAIA SI È SEMPRE DISINTERESSATO DELLA FENICE, MA ADESSO TUTTO È CAMBIATO E IL NUOVO GOVERNATORE, ALBERTO STEFANI, SEMBRA PIÙ ATTENTO ALLA CULTURA. IL PROSSIMO ANNO, INOLTRE, SI VOTA IN LAGUNA E IL COMUNE È CONTENDIBILISSIMO (LÌ LO SFIDANTE DI SINISTRA GIOVANNI MANILDO HA PRESO UNO 0,46% PIÙ DI STEFANI)

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…