oliviero diliberto

IL COMUNISTA DILIBERTO INSEGNA LA PROPRIETÀ PRIVATA AI CINESI - ''LA MIA GENERAZIONE HA FALLITO, IL SUO UNICO DOVERE MORALE È SCOMPARIRE''. IN SILENZIO DALLA SCONFITTA DEL 2013, INSEGNA DIRITTO ROMANO ALLA SAPIENZA E IN UN'UNIVERSITÀ CINESE. ''LA SINISTRA? HA PERSO ANCHE LE REGIONI ROSSE. NON C'È PIÙ NIENTE. MI CHIEDE QUALE GOVERNO CI SARÀ? COME CHIEDERE A ROMOLO AUGUSTOLO CHE FARANNO I BARBARI'' - XI JINPING, RENZI, DELL'UTRI, LA VERITÀ SU OCALAN, LE SEYCHELLES

Stefano Lorenzetto per il ''Corriere della Sera''

 

Oliviero Diliberto non dà interviste dal 2013, «da quando la mia parte politica fu sconfitta disastrosamente», specifica. A maggior ragione non vorrebbe darne oggi, «visto che alle elezioni del 4 marzo è stata annientata». L’ex guardasigilli comunista è impietoso con sé stesso: «La mia generazione ha fallito. Il suo unico dovere morale è scomparire». 

Giusto 20 anni orsono, fu ministro della Giustizia per 18 mesi nei due governi D’Alema.

 

oliviero diliberto

«L’avvocato Niccolò Ghedini, non certo un bolscevico, riconobbe che ero stato il migliore». Dicono che Diliberto sia presuntuoso. «È possibile», ammette. Ma qualche motivo di legittimo orgoglio ce l’ha. Sta insegnando il diritto romano alla Cina. Di più: sta aiutando il governo di Xi Jinping ad adottarlo nel proprio codice civile. Mi mostra un libro con testo in cinese e traduzione a fronte in latino.

 

In copertina c’è l’immagine dell’imperatore bizantino Giustiniano nel mosaico della basilica di San Vitale a Ravenna. Decritta ad alta voce gli ideogrammi: «Corpus iuris civilis di Giustiniano. Digesto. LibroDelle cose nuziali. Traduzione in cinese di Huang Meiling». È stata sua allieva a Roma, oggi è docente associata alla Zuel. L’acronimo significa Zhongnan university of economics and law. L’ateneo ha sede a Wuhan, 1.200 chilometri a sud di Pechino, 10 milioni di abitanti. È la città delle università: ne conta ben 200. Diliberto, ordinario di diritto romano alla Sapienza, ci va due volte l’anno. Insegna in italiano e in latino. «Tutti gli studenti mi capiscono», e un altro guizzo di fierezza gli illumina lo sguardo.

 

oliviero diliberto con la moglie gabriella

Bernardo Bertolucci dovrà aggiornare il suo film: l’Assemblea del Popolo ha incoronato Xi Jinping ultimo imperatore con due soli voti contrari.

«Il leader cinese ha avviato una campagna di riforme mai vista prima. Le ricordo che Franklin Delano Roosevelt fu presidente degli Stati Uniti per quattro mandati e ne avrebbe fatto un quinto se non fosse morto».

 

Che genere di riforme?

«Lotta alla povertà, Stato fondato sul diritto, contrasto alla corruzione. Che significa anche morigeratezza: il rettore e il preside della Zuel sono obbligati a viaggiare in seconda classe nonostante paghino il biglietto aereo di tasca loro».

 

La Cina usa come schiavi i reclusi dei laogai e detiene il record mondiale di esecuzioni capitali. E lei mi parla di riforme?

«La pena di morte c’è anche negli Stati Uniti e nessuno s’indigna. Con la differenza che gli americani avrebbero dovuto abolirla, perché in fatto di diritti umani hanno una tradizione che in Asia non esiste. Invece non riconoscono neppure la Corte penale internazionale dell’Aia».

 

L’Italia è il Paese europeo in cui vivono più poveri: sono 10,5 milioni. Non dovrebbero essere tutti comunisti?

oliviero diliberto

(Ride). «Bella domanda. Il proletariato è più numeroso dei ceti abbienti, ma nelle elezioni, ahimè, entrano in gioco fattori ideologici, propagandistici, religiosi, antropologici. Pensi ai consensi raccolti dalla Dc. Un partito interclassista che, a questo punto, tutti rimpiangiamo».

 

Com’è che i poveri non votano per il Pd?

«Mi avvalgo della facoltà di non rispondere».

La incrimino per reticenza.

«Non si possono tenere insieme Gramsci, Kennedy, Luther King e don Milani».

Che fine farà il Partito democratico?

«Sono riusciti a perdere anche le regioni rosse. Non c’è più niente».

E Matteo Renzi?

«Dovrebbe scomparire. Non lo farà».

 

La disgusta che Movimento 5 Stelle e Lega arrivino al governo?

«Il peggio che ci possa capitare. Ma gli elettori hanno deciso così».

oliviero diliberto

Perché il peggio?

«Perché nel 2007 assistetti per caso dalla finestra di un hotel di Bologna al primo V-Day con Beppe Grillo. Un fanatismo e uno schiumare di rabbia terribili. L’idea che chiunque ha fatto politica sia un delinquente, a prescindere, contraddice tutti i valori della democrazia rappresentativa dai tempi di Pericle a oggi».

Quale esecutivo pronostica?

«Le mie categorie della politica non esistono più. Sarebbe come chiedere a Romolo Augustolo che tipo di governo formeranno i barbari».

 

Fu scritto: «Diliberto si fida solo di Massimo D’Alema». Sua obiezione: «Non mi fido di nessuno». Dev’essere un brutto vivere.

«Basta sapere che la parola data viene a volte tolta. Da segretario del Partito dei comunisti italiani nel 2013 strinsi un accordo con Pier Luigi Bersani, che in extremis si dileguò. Feci male a fidarmi».

Odia ancora Silvio Berlusconi?

«No. Ho recuperato la giusta distanza. Però mi fa sempre incazzare. In campagna elettorale s’è vantato d’essere stato assistente universitario di diritto romano. Una balla. E per fortuna, dato che ha attribuito il Digesto a Ulpiano».

Vittorio Feltri sostiene che Berlusconi è sincero solo quando mente.

oliviero diliberto marco rizzo

«Fantastica definizione».

 

Come divenne comunista?

«Era il 1969. Entravo in quarta ginnasio a Cagliari. C’era l’autunno caldo. Alcuni militanti distribuivano volantini per strada. Non li avevo mai visti. I volantini, dico. Rimasi folgorato dall’idea che si potesse cambiare il mondo».

È ancora della stessa idea?

«Come spiegò Enrico Berlinguer a Enrico Mentana, sono felice d’essere rimasto fedele agli ideali della mia gioventù. Non so quanti possano dire lo stesso».

Che cosa c’è di giusto nel comunismo?

«In astratto, l’uguaglianza. Che figura anche nell’articolo 3 della Costituzione».

E di sbagliato?

«Tante cose. In primis il presupposto che tutto debba essere di proprietà dello Stato».

 

Perché lasciò Rifondazione comunista?

«Perché togliere la fiducia al governo Prodi, come fece Bertinotti, a me pareva, e pare tuttora, un tragico errore».

gabriella e oliviero diliberto

Ha più visto il subcomandante Fausto?

«Ci siamo riabbracciati sei mesi fa, ospiti per cena a casa di Maretta Scoca, la cui morte, avvenuta nei giorni scorsi, mi ha immensamente rattristato».

Non capisco come una ex sottosegretaria alla Giustizia fosse finita in tv a emettere sentenze a «Forum».

«Io non ci sarei andato, però a Maretta perdono tutto».

 

Da guardasigilli lei liberò il guerrigliero curdo Abdullah Öcalan. Lo rifarebbe?

«È tempo di raccontare la verità. L’avevamo arrestato per omicidio su mandato di cattura emesso dai tedeschi. Poi mi telefonò il vicecancelliere Joschka Fischer dicendo che l’ordine era stato revocato in quanto non volevano che l’Italia lo estradasse in Germania. E sa perché? Per non avere rogne con la Turchia».

È vero che al momento di lasciare il dicastero della Giustizia fece sparire la scrivania che fu di Palmiro Togliatti, affinché non la ereditasse il leghista Roberto Castelli?

«In parte. L’avevo tirata fuori dagli scantinati. Marcello Pera, ministro in pectore, dichiarò che al suo arrivo l’avrebbe fatta bruciare. Allora chiesi a un funzionario di assegnarla a un ignaro magistrato britannico di collegamento che lavorava in via Arenula. Quando fu nominata ministro, Paola Severino mi telefonò per sapere dove fosse finita e io fui ben lieto di fargliela ritrovare».

Oliviero DiLiberto e Manuela Palermi

 

Come vive un comunista?

«Con sobrietà. Da non confondere con il pauperismo: per anni ho avuto un pusher che mi forniva il pregiato caffè di Sant’Elena, l’isola dove morì Napoleone. Sul Frecciarossa viaggio in seconda classe. Ho insegnato gratis all’università anche mentre ero in aspettativa parlamentare. Ci sono andato con le stampelle, dopo che mi era scoppiata la rotula in un brutto incidente domestico. Ho fatto persino gli esami in carcere a Totò Cuffaro».

Giampaolo Pansa la accusò di essersi recato in vacanza alle Seychelles con la scorta pagata dallo Stato. 

«Le nuove Br avevano appena ucciso Massimo D’Antona. Con me c’erano due agenti assegnati d’ufficio dal Viminale, non potevo rifiutarli. Comunque volai laggiù con i punti Mille miglia dell’Alitalia. Fossi stato in ferie a Sabaudia, lo Stato avrebbe speso di più: di uomini della scorta in hotel me ne toccavano sei».

Isabella Rauti e Marcello Pera

 

Però mangia spesso al Ragno d’oro, nel quartiere Prati di Roma, ristorante famoso per il pesce fresco.

«Cattiverie giornalistiche. È una trattoria per famiglie, sotto casa mia. Spendo 25 euro. Piaceva al regista Carlo Lizzani».

Lei è un bibliofilo, come Marcello Dell’Utri. Fosse ancora ministro, lo farebbe scarcerare?

«La dignità non dipende dal nome del detenuto. Se è vecchio e malato, ha il diritto di curarsi fuori dal carcere».

 

Vedendo la biblioteca di Dell’Utri, confessò d’aver provato «odio sociale».

«No, invidia di classe. Possedeva volumi antichi che io mai mi sarei potuto permettere. Però sono felice di aver aperto due locali a pianterreno in via degli Scipioni per ospitarvi chiunque voglia consultare i miei 25 mila libri. Un’idea vagamente comunista».

Lei è ateo?

«Sì».

E si trova bene?

marcello dell utri libri antichi

(Esita). «Diciamo che sono in pace con la mia coscienza. Credo di attenermi ai valori morali più di tanti credenti».

Ma papa Francesco sarà comunista?

«È cristiano».

 

 

maretta scoca

 

Ultimi Dagoreport

maria rosaria boccia sigfrido ranucci

IL LIBRO DI MARIA ROSARIA BOCCIA SU RANUCCI E’ UN LIBRO…SULLA BOCCIA – L’EX AMANTE DI SANGIULIANO ESCLUDE OGNI FORMA DI RELAZIONE SENTIMENTALE CON L’EX CONDUTTORE DI “REPORT” MA SCRIVE: “NON SO SE, IN QUALCHE MOMENTO, SIGFRIDO MI ABBIA CORTEGGIATA” - E LO SFOTTE PURE: “E’ UN SUPERMAN CHE AVREBBE AVUTO BISOGNO DI MANUTENZIONE”. LA DESCRIZIONE DELLA POLEMICA SULLA LOBBY GAY CON CERNO E GILETTI. LEI GLI CHIEDE: “VADO DA FORMIGLI IL GIOVEDÌ OPPURE DA GILETTI IL LUNEDÌ?” E LUI SUGGERISCE IL CIMITERO, “INDICANDOMI COME POSSIBILI ALTERNATIVE IL VERANO OPPURE PRIMA PORTA” - RANUCCI E SALLUSTI A PIEDI NUDI - LA GELOSIA DI LAURA CIANFONI…

bollo auto roberto vannacci giorgia meloni giancarlo giorgetti ursula von der leyen

DAGOREPORT - BOLLO CHE NON BALLA! LA TROVATA ELETTORALE DI SOSPENDERE PER UN ANNO IL BOLLO AUTO, PRESA IN AUTONOMIA DALLA MELONI, SI È RIVELATA UN PASTICCIO (ALTRO CHE "MISURA STRUTTURALE", DURA UN SOLO ANNO!) – DOVE SI PRENDONO I 2,3 MILIARDI DI EURO DI COPERTURE PER COMPENSARE I MANCATI INCASSI DELLE REGIONI? IL TESORO VUOLE USARE I "RISPARMI" DEI FONDI PNRR, BRUXELLES E' SCETTICA E GIORGETTI HA REAGITO IN MODO SCOMPOSTO: “QUELLI ORMAI SONO SOLDI NOSTRI” – LA MOSSA SPERICOLATA CONFERMA COME LA DUCETTA STIA ORMAI RINCORRENDO VANNACCI, CHE NEL PROGRAMMA DI "FUTURO NAZIONALE" AVEVA PREVISTO PROPRIO IL TAGLIO DEL BOLLO. IL GENERALE HA GIOCO FACILE A RINFACCIARE ALLA DUCETTA CHE LA MISURA È TUTT’ALTRO CHE “STRUTTURALE”, DAL MOMENTO CHE È VALIDA SOLO PER IL 2027, CIOE' L’ANNO ELETTORALE. UNA SORTA DI “BOLLO DI SCAMBIO”…

anna wintour e beppe sala - vogue world milano john galliano

DAGOREPORT – IL 22 SETTEMBRE SBARCA IN GALLERIA A MILANO VOGUE WORLD, QUEL BARACCONE A SCOPI SEMI-BENEFICI CHE ANNA WINTOUR ORGANIZZA UN ANNO QUI E UN ANNO LÀ, MA CHE IN REALTÀ MIRA A RIMPINGUARE LE CASSE DI CONDÉ NAST – LA WINTOUR SI PRESENTA MEZZA AZZOPPATA PER L’INCIDENTE DEL MET GALA, CON LA MOSTRA DEDICATA AL SUO AMICO JOHN GALLIANO, POI CANCELLATA PER LE POLEMICHE SULLE USCITE ANTISEMITE DELLO STILISTA – “LADY VOGUE” HA INGOLOSITO BEPPE SALA GARANTENDOGLI DUE MILIONI DI EURO PER RECUPERARE UNA BIBLIOTECA A QUARTO OGGIARO – POI GLI ORGANIZZATORI HANNO MESSO “SOTTO TORCHIO” CHIUNQUE FACCIA MODA PER FARSI DARE VESTITI E ACCESSORI PER LA SFILATA E HANNO FATTO SAPERE CHE L’EVENTO ERA SÌ GRATIS, MA LA PRESENZA ERA GARANTITA CON 25 MILA EURO PER LA PRIMA FILA E 15 MILA PER LA SECONDA. ALLA FINE SI È ARRIVATI ALL'OFFERTA LIBERA…

fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT – FERMI TUTTI! DOMANI FABIO RAMPELLI, IL FONDATORE DELLA COMUNITÀ DEI GABBIANI DI COLLE OPPIO, LA BETLEMME DI FRATELLI D'ITALIA, PARLERÀ A FENIX AL LAGHETTO DELL'EUR DAVANTI AI GIOVANI FRATELLINI – IL TITOLO DEL DIBATTITO SARÀ “È RABBIA È AMORE”, CHE FU IL PRIMO MANIFESTO CON CUI SI PRESENTÒ ALLE COMUNALI DEL 1993 – FIBRILLAZIONE GENERALE: UNA PAROLA D'ORDINE QUASI, ANZI UN RICHIAMO ANCENSTRALE ALLA BATTAGLIA. SI CANDIDERÀ COME SINDACO DI ROMA? O MEGLIO, LO CANDIDERANNO LE SORELLE MELONI CHE CON LUI SONO CRESCIUTE?

trump netanyahu bin salman

DAGOREPORT – TRUMP IN CUL DE SAC: A UN MESE E MEZZO DALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IN CUI RISCHIA DI PERDERE OLTRE ALLA CAMERA ANCHE IL SENATO, IL DISTURBATO DELLA CASA BIANCA E' POSSEDUTO DALL'URGENTE BISOGNO DI USCIRE DAL PANTANO IN CUI SI È INFILATO NEL GOLFO - PER RISOLLEVARE I SUOI CONSENSI AGONIZZANTI, HA DAVANTI TRE GLI SCENARI POSSIBILI: PER DIMOSTRARE CHE IL CIUFFO CE L'HA ANCORA DURO, CONTRO IL PARERE DEI SUOI GENERALI, TRUMP ORDINA UN NUOVO MASSICCIO BOMBARDAMENTO DELL’IRAN – SECONDO IPOTESI: IL TYCOON ABBASSA LA CRESTA E RAGGIUNGE UN COMPROMESSO CON IL REGIME DI TEHERAN (PASDARAN E CIA TRATTANO DA TEMPO SOTTOTRACCIA), USCENDONE DI FATTO CON L'IMMAGINE DELLO SCONFITTO – LA TERZA STRADA VEDE I PAESI DEL GOLFO, LE CUI ECONOMIE STANNO PAGANDO UN PREZZO ALTISSIMO PER LA SCELLERATA GUERRA TRUMPIANA, TENTARE UN ACCORDO DIRETTO CON IRAN E HOUTHI PER RIPRENDERE A MACINARE PETRODOLLARI – TRA LO STALLO IRANIANO, IL CONFLITTO CHE CONTINUA IN UCRAINA, NETANYAHU SCARICATO E MELANIA INVEPERITA DI PORTARE LE CORNA, “THE DONALD” E' UN ANIMALE FERITO, QUINDI PERICOLOSO...

urbano cairo enrico mentana

DAGOREPORT - VUOI VEDERE CHE ALLA FINE TRA URBANO CAIRO ED ENRICO MENTANA FINIRÀ A TARALLUCCI E VINO, INTONANDO: CHI HA AVUTO, HA AVUTO, CHI HA DATO, HA DATO, SCURDAMMOCE 'O PASSATO? - SE CHICCO NON HA ANCORA TROVATO UNA ALTERNATIVA AL SINISTRISMO DE LA7 (CHE FINE HANNO FATTO LA ''CNN ITALIANA'' DI KYRIAKOU, IL RITORNO A MEDIASET O LE VOCI SU SKY?), DA PARTE SUA URBANETTO NON HA ANCORA SCOVATO CON CHI SOSTITUIRLO AL TG E LASCIA LA PORTA APERTA AL RINNOVO DEL CONTRATTO IN SCADENZA IL 31 DICEMBRE PROSSIMO: "LA MIA STIMA PER MENTANA E' INTATTA..."