ignazio visco matteo salvini raffaele fitto giorgia meloni pnrr

DAGOREPORT - MANOVRA DELLE MIE BRAME: CHI HA SBAGLIATO DI PIU’ NEL REAME? MELONI E SALVINI - LE BOCCIATURE DI BANKITALIA, CNEL E CORTE DEI CONTI ALLA FINANZIARIA DEL CENTRODESTRA VERTONO SU QUATTRO PUNTI (POS E CONTANTE, FISCO, REDDITO DI CITTADINANZA E RIDUZIONE DEL DEBITO), TRE DEI QUALI HANNO LE IMPRONTE DIGITALI DI SALVINI (E GIORGIA NON SI SMARCA) - FITTO, IN ROTTA CON SALVINI, NON SA COME SPIEGARE A BRUXELLES CHE IL PNRR E’ IN ALTO MARE - BISOGNA SEMPLIFICARE IL CODICE DEGLI APPALTI: DRAGHI AVEVA MOBILITATO IL CONSIGLIO DI STATO, IL CAPITONE VUOLE RISOLVERE “CON L’ACCETTA” (ED E' FINITA A SCHIFIO)

giancarlo giorgetti giorgia meloni matteo salvini

Dagoreport

 

La finanziaria messa in campo dal governo Meloni ha preso schiaffi da tutti: Bankitalia, Cnel, Corte dei Conti. Un rilievo dopo l’altro per dire a brutto muso al centrodestra: Ci dispiace, così non va.

 

Ma cosa non è andato giù ai tanti critici della manovra? I punti controversi sono quattro: i pagamenti con il pos e il tetto al contante, le modifiche alla flat tax e le criticità sul fisco, il taglio al reddito di cittadinanza e la riduzione del rapporto debito-Pil (obiettivo che va centrato nel triennio). 

ignazio visco foto di bacco (5)

 

Tre delle quattro “criticità” sono state partorite dalla testolina creativa di Matteo Salvini. Se questa è l’accoglienza delle istituzioni italiane (con cui Giorgia Meloni dimostra di non avere alcuna “consuetudine”, a differenza di Draghi) figuriamoci cosa puo’ accadere quando la manovra arriverà a Bruxelles. Al tiro di fionda visto in patria seguiranno colpi di cannone.

 

matteo salvini giorgia meloni conferenza stampa sulla manovra

Il nervosismo a palazzo Chigi, non a caso, sta lievitando come l’impasto per la pizza. Persino il fido Fazzolari, considerato tra i più lucidi consiglieri di “Io sono Giorgia”, ha fatto una figura da cioccolataio portando un attacco scomposto a Bankitalia (“Le critiche? Non mi sorprendono, Bankitalia è partecipata da banche private”) per poi essere redarguito da una nota di palazzo Chigi, che ha corretto il pensiero audace del sottosegretario: "Fazzolari non ha mai messo in discussione l'autonomia di Bankitalia. Anzi, ribadisce il pieno apprezzamento per l'operato di via Nazionale". Frittata fatta.

RAFFAELE FITTO GIORGIA MELONI

 

Lo scontro frontale con palazzo Koch che, secondo “Repubblica”, la Meloni avrebbe autorizzato sguinzagliando Fazzolari, in realtà è solo l’ennesimo intralcio che rende ancora più difficoltosa la trattativa che il governo sta conducendo con Bruxelles per non vedersi bocciare la manovra. La Ducetta sarebbe disposta ad abbassare da 60 a 30 il limite per pagare con il pos. Ma visto che in ballo ci sono i soldi del Pnrr sarebbe anche disposta a far saltare tutto e amen.

 

Come nota “Repubblica”: “Meloni non puo’ bruciare miliardi solo per difendere una misura bandiera”. Sembra essere tornati alla confusione pasticciona dei primi mesi da segretario del Pd di Enrico Letta. Sbarcato al Nazareno, coto-Letta pensò bene di fissare le priorità nazionali nel voto ai 16enni, nel ddl Zan, nella patrimoniale per dare la dote ai 18enni. Si è visto che fine ha fatto. Nello stesso furore identitario è cascata la Meloni.

 

ENRICO LETTA

Tetto al contante, pagamento con il pos, flat tax: sono queste le necessità di un paese alle prese con una crisi energetica e inflazionistica senza precedenti, con bollette alle stelle e supermercati costosi come una boutique di lusso? Ovviamente no. E’ piccolo cabotaggio politico, irrilevante rispetto ai nodi, enormi, che dovrebbe affrontare il governo. La guerra in Ucraina mette a repentaglio l’economia mondiale e gli approvvigionamenti e in Italia riusciamo a impantanarci su un tetto al contante da 5 mila euro. Che poi: chi ce l’ha ‘sti pacchi di soldi da portare a spasso? Follie.

 

RAFFAELE FITTO GIORGIA MELONI

Una necessità politica è la revisione del codice degli appalti, in chiave Pnrr. Draghi aveva chiesto al Consiglio di Stato, cioè a Franco Frattini, di immaginare una semplificazione dei testi di legge per agevolare la messa a terra delle opere previste dal Piano concordato con l’Europa. Al lavoro certosino dei giuristi di palazzo Spada quel buontempone di Salvini ha opposto il suo “metodo”: “Sto presidiando il terreno sia della manovra di Bilancio, perché ci sono parecchi quattrini alla voce infrastrutture, sia sul tema codice degli appalti. Entro dieci giorni dobbiamo arrivare in Consiglio dei ministri, e questi 230 articoli li voglio assolutamente tagliare con l'accetta affinché diventi un codice a favore delle imprese, non contro le imprese". Come hanno reagito al Consiglio di Stato? Bene, fatevelo da soli.

alfredo mantovano giorgia meloni

 

A palazzo Chigi il sottosegretario Mantovano e il segretario generale Deodato sono i vasi di coccio in mezzo a tanti vasi di ferro: devono barcamenarsi, come equilibristi, per far dialogare poteri e istituzioni evitando rotture clamorose e strappi dolorosi.

 

Il ministro per gli Affari europei, Raffaele Fitto, ha l’ingrato compito di comunicare a Bruxelles che i 55 punti previsti dal Pnrr non saranno portati a conclusione nei termini previsti, cioè entro il 31 dicembre 2022 data di scadenza imposta dall'Unione. A rischio c'è la seconda rata del Piano, con conseguente perdita di liquidità e di credibilità con l'Europa.

CARLO DEODATO

 

I dolori del giovane Fitto, preoccupato per la messa a terra del Pnrr, tradiscono un'incontenibile irritazione nei confronti del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. L'ultimo incontro tra i due risale al 24 novembre 2022, un'era geologica nella clessidra europea delle scadenze.

 

La Commissione nominata da Salvini per tagliare del 50% il testo degli appalti (grimaldello fondamentale per agevolare la realizzazione dei progetti) avrebbe dovuto concludere il lavoro entro fine novembre per poi condividere il testo con gli alleati prima di presentarlo a Palazzo Chigi. Nessuno ha dato credito alla sparata del "Salvini falegname" quando, alla fine del mese scorso, dichiarava di voler “tagliare con l’accetta” i 230 articoli del Codice degli appalti. Nessuno poteva credere che una Commissione di "tecnici" potesse essere così dipendente dalle ubbie di Salvini da assecondarne le sparate pur non condividendole.

I RILIEVI DI BANKITALIA ALLA MANOVRA DEL GOVERNO MELONI

 

Risultato finale: il plico con le modifiche è stato rimesso da Fitto e Meloni nelle mani esperte del sottosegretario Alfredo Mantovano costretto, con la destra, a difendere la Manovra di Bilancio e con la sinistra ad intervenire contemporaneamente sulla versione originale del Codice degli appalti.

 

DRAGHI MELONI

"L'encomiabile" lavoro svolto dalla "Commissione Salvini" non sarebbe riuscito a superare le verifiche supplementari dei giudici amministrativi mettendo a rischio il raggiungimento dell'intero obiettivo. Se Draghi aveva messo nelle mani del Ministero dell’Economia e della Ragioneria generale dello Stato le chiavi del Pnrr, il governo di centrodestra ha solo il povero Fitto a fare da punching ball di tutte le rogne e i problemi.

 

Giorgia Meloni, dal canto suo, vede e subisce le difficoltà dell’esecutivo ma, nella sua ossessione di dare l’immagine di un governo coeso, preferisce tenere i conflitti (l’ultimo è Fitto vs Salvini) sotto il livello di guardia. Anche perché la Regina della Garbatella si sta rendendo conto che vincere le elezioni e andare a palazzo Chigi non equivale alla presa della Bastiglia. Non c’è una stanza dei bottoni dietro la sua scrivania. Il vero potere è altrove, disseminato nei ministeri e nelle istituzioni, in Bankitalia e al Consiglio di Stato, ben incarnato da quel “deep state” che puo’ mettere i bastoni tra le ruote come e quando vuole.

 

fedriga e salvini 2

Un approccio più diplomatico avrebbe aiutato “Io sono Giorgia” a trovare le chiavi per arrivare a quei super boiardi che possono fare e disfare l’azione dell’esecutivo. Ma la leader di Fratelli d’Italia sembra voler seguire, se non addirittura intestarsi, le sparate di Salvini. Il Capitone smania, freme, è impaziente: la sconfitta del suo candidato al congresso della Lega a Brescia, dopo la batosta alle elezioni, lo ha reso furioso.

 

mario draghi giorgia meloni alfredo mantovano

Sta perdendo la presa sul partito (ormai anche il governatore del Friuli, Fedriga, non nega più le crepe interne), i “nordisti” di Umberto Bossi gli fanno aperta opposizione e i consensi languono. Di qui la decisione di spostare il suo baricentro d’azione al Sud, con il tormentone del ponte sullo Stretto di Messina, magari per riacchiappare quei voti meridionali che avevano ingrassato il suo consenso alle politiche del 2018 e alle europee del 2019.

 

L’INSOLITO ATTACCO DI FAZZOLARI A BANKITALIA ERA CONCORDATO CON GIORGIA MELONI. LA STRATEGIA DELLA DUCETTA È RIVENDICARE CON I PROPRI ELETTORI LE MISURE PROMESSE, ANCHE ATTACCANDO LE ISTITUZIONI, SALVO POI TROVARE UN COMPROMESSO. LA PREMIER SA BENISSIMO CHE LA COMMISSIONE EUROPEA BOCCERÀ LA NORMA SUL POS, ED È DISPOSTA ANCHE A CANCELLARLA PUR DI NON METTERE A RISCHIO I MILIARDI DEL PNRR – LE PAROLE SCOMPOSTE DEL SOTTOSEGRETARIO IRRITANO ANCHE IL QUIRINALE: MATTARELLA HA FIRMATO LA MANOVRA CONSCIO DEL FUTURO NIET DI BRUXELLES SU CONTANTE E BANCOMAT

fedriga e salvini 3

https://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/rsquo-insolito-attacco-fazzolari-bankitalia-era-concordato-334712.htm

 

Ultimi Dagoreport

francesco gaetano caltagirone giorgia meloni fabrizio palermo elly schlein roma roberto gualtieri

DAGOREPORT – CALTA QUI, CALTA LÀ! -  DALLE PARTI DI VIA DELLA SCROFA E DI PALAZZO CHIGI CAPITA DI CHIEDERSI: “AHÒ, MA CON 'STO CALTAGIRONE CHE CI ABBIAMO GUADAGNATO? BANCHE? ZERO! ASSICURAZIONI GENERALI? ZERO! CONSENSI? LASCIAMO PERDERE: A PARTE LE PRIME TRE PAGINE DE “IL MESSAGGERO”, TUTTO IL RESTO DEL GIORNALE SUONA LA GRANCASSA PER IL SINDACO DI ROMA, IL PIDDINO ROBERTO GUALTIERI, CHE LASCIA CHE SIA CALTARICCONE, CON IL 5,45% DELLE AZIONI, AD ESPRIMERE LA GUIDA DELLA MUNICIPALIZZATA ACEA (L'AD FABRIZIO PALERMO) - UN FATTO CHE FA ARRICCIARE ANCHE IL NASO AD APRISCATOLE ANCHE DI ELLY SCHLEIN, CUI FA SEGUITO LO SCAZZO ALL'INTERNO DEL PD SULLA REALIZZAZIONE DELL'INCENERITORE ANTI-MONNEZZA DELL'ACEA - I “CONSIGLI” DI GUALTIERI A PALERMO DI USCIRE DAL CDA DI MPS (FATTO) E DA QUELLO DI ASSICURAZIONI GENERALI (LETTERA MORTA) - APPUNTAMENTO ALL'ASSEMBLEA DI ACEA DEL 3 GIUGNO...

andrea martella simone venturini venezia sondaggi

DAGOREPORT - LE PREVISIONI FLOP SU VENEZIA SCOPERCHIANO, PER L'ENNESIMA VOLTA, LA FALLA DEL SISTEMA SONDAGGI – I PICCOLI ISTITUTI CHE HANNO EFFETTUATO RILEVAZIONI LOCALI (I GRANDI COSTANO TROPPO PER ELEZIONI COMUNALI), DAVANO PER VITTORIOSO IL DEMOCRATICO ANDREA MARTELLA, CHE INVECE È STATO SCONFITTO AL PRIMO TURNO DAL DESTRORSO SIMONE VENTURINI – COLPA DEL CAMPIONE TROPPO PICCOLO DI INTERVISTATI, UNITO ALL’ALTA VOLATILITÀ DEL VOTO D'OPINIONE E ALLA GRANDE PERCENTUALE DI INDECISI - PESA MOLTO LA DISTANZA ORMAI SIDERALE TRA POLITICA E TERRITORIO (PRIMA I PARTITI AVEVANO IL “POLSO” DELLA COMUNITÀ GRAZIE ALLE SEZIONI LOCALI E ALLE FESTE A SUON DI SBRACIATE, ORA AL MASSIMO SI ACCONTENTANO DEI LIKE E DI QUALCHE COMMENTO SU INSTAGRAM)

venezia elezioni sindaco simone venturini andrea martella elly schlein

DAGOREPORT - LA TRAGEDIA VENEZIANA È L’ENNESIMA CONFERMA DELL'INADEGUATEZZA (PIETOSO EUFEMISMO) DI ELLY SCHLEIN A GOVERNARE LA POLITICA – LA MINCHIATA, LA PIU' MADORNALE, E' STATA LA SCELTA DEL CANDIDATO ANDREA MARTELLA: A VENEZIA SI DIVIDONO TRA CHI NON LO CONOSCE E CHI NON L’HA MAI VISTO; IN QUANTO SENATORE, STA INFATTI PIÙ A ROMA CHE A MESTRE E DINTORNI – AL RESIDUATO BELLICO DEGLI APPARATI DEL NAZARENO, IL CENTRODESTRA HA OPPOSTO SIMONE VENTURINI: UN ASSESSORE, BRACCIO DESTRO DI BRUGNARO, CHE I VENEZIANI DEI CETI MEDI E BASSI, COSÌ COME LA PARTE PRODUTTIVA, CONOSCONO, E BENE - I CASI VENEZI E BIENNALE NON HANNO SPOSTATO VOTI: SE LA “BACCHETTA NERA” FA GIRARE LE GONDOLE AI 50MILA ABITANTI DI VENEZIA, I RESTANTI 150MILA ELETTORI SONO TRA MARGHERA, MESTRE E FAVERO, NON PROPRIO GENTE CHE VA ALLA FENICE - MENTRE DELLA RUSSIFICAZIONE DEL PADIGLIONE DELLA BIENNALE DA PARTE DI BUTTAFUOCO, AL DI LÀ DELLE ÈLITES, GLI ELETTORI SE NE FOTTONO, AVENDO PROBABILMENTE ALTRI PROBLEMI DA FAR QUADRARE NELLA LORO VITA QUOTIDIANA...

giorgia meloni sergio mattarella

FLASH - GIORGIA MELONI VORREBBE ANTICIPARE AD APRILE IL VOTO PER LE POLITICHE 2027 SGANCIANDOLO DALLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE (SI VOTERA' ANCHE PER I SINDACI DI ROMA, MILANO, TORINO, NAPOLI E BOLOGNA): NON VUOLE CHE UN'EVENTUALE ONDA DI CONSENSO PER IL CENTROSINISTRA ALLE COMUNALI NON RICADA ANCHE SULLE POLITICHE - IL QUIRINALE PERO' NON LA PENSA ALLO STESSO MODO: ELEZIONI POLITICHE ANTICIPATE AD APRILE 2027 SOLO SE IN "ELECTION DAY" CON LE AMMINISTRATIVE ALTRIMENTI SI VOTA A OTTOBRE, DOPO LA NATURALE CONCLUSIONE DELLA LEGISLATURA...

silvio berlusconi marina berlusconi letizia moratti

DAGOREPORT - AIUTO! ARIECCO "MESTIZIA" MORATTI, LA LADY MACBETH A MISURA DUOMO, SEMPRE TALMENTE PIENA DI SÉ CHE POTREBBE DIGIUNARE PER TRE MESI - DALL’ALTO DI UNA FORZA PATRIMONIALE BILLIONAIRE, LA 77ENNE VEDOVA DEL PETROLIERE MORATTI È POSSEDUTA DALL’AMBIZIONE, LA PIÙ INDICIBILE: DALLA PRESIDENZA DI FORZA ITALIA ALLA PRESIDENZA DEL QUIRINALE, NON C’È OSTACOLO ALLA SUA BRAMA DI POTERE. E VISTO CHE I DEL DEBBIO E I PORRO SE NE FOTTONO DI INVITARE LA MUMMIA SOTTO DUOMO SPINTO, CE LA RITROVIAMO OSPITE RIVERITA DI LILLI GRUBER - INCALZATA DAI PERFIDI SCANZI E FITTIPALDI, “MESTIZIA” E’ ANDATA IN BAMBOLA MOLLANDO UNA MINCHIATA SUL FASCIO VANNACCI ('SE DOVESSE SPOSARE I NOSTRI VALORI, NESSUNO VUOLE ESCLUDERLO') E COMMETTENDO UN TERRIFICANTE REATO DI LESA MAESTÀ CHE HA FATTO ROVESCIARE OCCHI-NASO-ORECCHIE (E LIFTING) ALLA PRIMOGENITA DI ARCORE: "MARINA BERLUSCONI HA SBAGLIATO! NON DOVEVA CONVOCARE TAJANI NEGLI UFFICI MEDIASET PER ALLONTANARE GASPARRI" - SAPETE COME L’HA PRESA LA SUSCETTIBILE CAVALIERA DI ARCORE? MALE, MALISSIMO! MA COME SI PERMETTE, DOPO CHE LA “FAMIGLIA” L’HA RIPRESA IN FORZA ITALIA, PIÙ ACCIACCATA DI UN PARAURTI, E L'HA RICANDIDATA ALLE EUROPEE? – SI SA, SON COSE CHE SUCCEDONO QUANDO SI HA UN’AMBIZIONE PIÙ RICCA DEL CONTO IN BANCA… - VIDEO

peter thiel donald trump dario amodei christopher olah papa leone xiv

DAGOREPORT - L'ENNESIMO ROUND TRA DONALD TRUMP E PAPA LEONE SI SVOLGERÀ IL 25 MAGGIO IN VATICANO - IL NUOVO “PAPAGNO” SARÀ LA PUBBLICAZIONE DELLA PRIMA ENCICLICA DI ROBERT PREVOST. SI INTITOLA “MAGNIFICA HUMANITAS” ED È DEDICATA INTERAMENTE ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE - NON FARÀ ASSOLUTAMENTE PIACERE A TRUMP SAPERE CHE TRA I RELATORI DEL DOCUMENTO PAPALINO, BRILLA IL NOME DI UN ALTRO ACERRIMO NEMICO DELL’AMMINISTRAZIONE USA: CHRISTOPHER OLAH, CO-FONDATORE DI ANTHROPIC, LA PRIMA AZIENDA BIG TECH CHE SI ONORA DELL’APPELLATIVO DI “ETICA” – ALTRO DISPIACERE PER TRUMP: IL 28 MAGGIO IL GENIO DI ANTHROPIC, DARIO AMODEI INCONTRERÀ A PALAZZO CHIGI L'ORMAI DETRUMPIZZATA GIORGIA MELONI E IL GIORNO DOPO, QUASI SICURAMENTE, SERGIO MATTARELLA. OGGETTO DEGLI INCONTRI: LO SVILUPPO DI UN DATA CENTER IN ITALIA E PROGETTI NELL’AMBITO DELLA DIFESA – MASSI', E’ ANDATA ALLA GRANDE AD AMODEI LA DECISIONE DEL PADRE DI EMIGRARE IN CALIFORNIA: FOSSE RIMASTO A MASSA MARITTIMA, IN TOSCANA, CHE SAREBBE STATO DI LUI? TRA “SCUOLA OBSOLETA” E “POLITICA MARCIA”, UN AMODEI DE’ NOANTRI AVREBBE APERTO AL MASSIMO UNA PIZZERIA… - VIDEO