giuliano amato sergio mattarella marta cartabia

DAGOREPORT - PREPARATE I POP CORN, STA PER INIZIARE LA LUNGA TRATTATIVA PER IL QUIRINALE! - DRAGHI NON SI MUOVE: L'EUROPA LO VUOLE A PALAZZO CHIGI COME GARANTE DEL PNRR - IL RUOLO "DI DISTURBO" DI M5S, LEGA E FRATELLI D'ITALIA SUL VOTO - LA CANDIDATURA DI BANDIERA DI BERLUSCONI - L'IPOTESI MARTA CARTABIA, DALL'IPERURANIO DI NORME E CODICILLI - I SONDAGGI PER IL BIS DI MATTARELLA, CHE NON VEDE L'ORA DI SCAPPARE - L'ACCORDO TRA I DUE LETTA, GIANNI E ENRICO, SULL'ETERNO CANDIDATO GIULIANO AMATO, GARANTE DEL "SISTEMA" E NUME TUTELARE DI DRAGHI…

DAGOREPORT

Preparate i pop corn, mettetevi comodi perché sta per iniziare la più avvincente delle fiction: la trattativa tra i partiti per il prossimo primo inquilino del Quirinale. I risultati delle amministrative hanno terremotato gli equilibri politici, scuotendo in profondità il Sistema. 

 

ALFONSO BONAFEDE GIUSEPPE CONTE

I 5Stelle, che vantano ancora la delegazione parlamentare più numerosa, sono allo sbando: a Roma e Torino si sono sgonfiati come un soufflé, hanno vinto solo 5 comuni su 62 e si ritrovano con percentuali irrisorie in tutta Italia. Conte non ha impresso una linea politica chiara e non controlla i gruppi. Ha dovuto rinculare persino sulla sostituzione anticipata (poi rientrata) del capogruppo alla Camera, Davide Crippa, che Sor Pochette intendeva sostituire con il suo dante causa Fofò Bonafede, un manettaro che Grillo vede come fumo agli occhi. 

 

luca morisi e matteo salvini

Lega e Fratelli d'Italia, dopo le batoste ottenute dal "pistolero" Bernardo e dal carneade Michetti-chi?, hanno le gomme a terra. Salvini, in particolare, è sull'orlo di una crisi di nervi: ha perso il suo braccio destro, Luca Morisi, a causa della sua “fragilità” con escort romeni e droga dello stupro, quindi è incalzato dai governisti Giorgetti e Zaia-Fedriga che lo vogliono ai piedi di Draghi, infine è stato messo in minoranza nella Lega del nord per i suoi assurdi ammiccamenti no vax e no pass. Il "Capitone", sfibrato e accerchiato, è arrivato anche a minacciare le dimissioni ("Se mi chiedete di cambiare, di diventare un altro, l'unica possibilità che ho è farmi da parte"). 

giorgia meloni con enrico michetti

 

Se Salvini piange, Giorgia Meloni non ride. Ha perso al ballottaggio nella "sua" Roma, dove quel “laconico” di Enrico Michetti ha portato a casa più gaffe che voti. Rischia di essere messa all'angolo da un'eventuale legge elettorale proporzionale che la spedirebbe vita natural durante all'opposizione. Senza contare che ora, dopo i primi passi falsi, è venuta allo scoperto l'opposizione interna a Fratelli d'Italia guidata da Fabio Rampelli, che si è messo alla testa di una frondina di malpancisti. 

 

Sono proprio i tre partiti più "feriti" - M5s, Lega e Fratelli d'Italia - a rappresentare le schegge impazzite in vista della partita del Colle. Ora dovranno sparigliare le carte, per offrire ai rispettivi elettorati una "rivincita" o almeno un segnale di risveglio. 

 

mattarella draghi

La ferma volontà di eleggere Mario Draghi al Quirinale, sotto sotto, non ce l'ha nessuno. Giorgia Meloni, che non aveva un nome decente per il Campidoglio figuriamoci se ne ha uno per la presidenza della Repubblica, ha lanciato la candidatura di Mariopio più per mettere in imbarazzo il Pd che per reale convincimento, nella speranza che Draghi al Colle possa portare a elezioni anticipate con il sistema maggioritario. Un piano così perfetto da essere irrealizzabile.

 

enrico letta torna alla camera 2

Enrico Letta ha già chiarito che SuperMario deve restare a palazzo Chigi fino alla fine della legislatura: "Draghi rappresenta una garanzia per l’Italia nel mondo, tutti hanno la percezione della sua credibilità e della sua forza. Sarebbe un gravissimo errore se questa vicenda si interrompesse presto. Per essere chiari, rispetto a Salvini che lo vuole mandare al Quirinale per andare al voto, io penso che sia molto importante non prendere in giro l’opinione pubblica globale ed europea e l’Europa che ci ha dato i soldi per fare le riforme e che ha portato a questo governo straordinario e unico che non accadrà mai più”.

 

ursula von der leyen consegna a mario draghi la pagella di bruxelles al recovery plan italiano 1

Draghi resterà lì dov'è, cioè a Palazzo Chigi almeno fino al voto politico del 2023, per la ragione più vincolante di tutte: è il garante del mega prestito dell'Europa. Spetta a lui "mettere a terra" i 209 miliardi di Pnrr. Quando Mariopio ci ha messo la faccia, Bruxelles ha aperto il rubinetto. Fine del film. Anche perché la Commissione europea impiega un nanosecondo a congelare i fondi. E se non ci fosse più lui alla guida del governo, gli eurofalchi tornerebbero a mettere l'Italia nel mirino per l'eccessivo debito pubblico. Già ieri il vicepresidente della Commissione, Dombrovskis, ha spedito il suo pizzino: "I paesi con un alto debito pubblico devono avere un approccio più prudente". 

pier ferdinando casini

 

Quindi, chi andrà al Quirinale? 

Circolano i soliti nomi (Casini, Veltroni, Franceschini), le abituali autocandidature (Prodi), suggestioni irpine (Cassese), provocazioni ceppaloniche (Mastella). Ieri, sono andati in onda anche i sogni irrealizzabili di Berlusconi: ha chiesto a Meloni e Salvini, in cambio del mantenimento dell’attuale legge elettorale (con premio di maggioranza), di appoggiarlo come candidato di bandiera del centrodestra; una volta incassati 200 voti, il Banana soddisfatto di essere ancora vivo, mollerà. 

 

marta cartabia foto di bacco (2)

Per il Colle, insomma, ci sarà la consueta margheritona di ipotesi che, via via, sarà sfrondata. Quando le candidature di bandiera - e di balera - saranno accantonate, insieme ai veti incrociati, si entrerà nel giro di giostra finale.

 

La prima opzione porta a una donna, in piena adesione beota allo spirito del tempo, che tra un #metoo e una gender equality, sta imponendo "quote rosa" purchessia. La prima e unica indiziata è il ministro della Giustizia, la spiritata Marta Cartabia, finora teleguidata da Sabino Cassese e Giuliano Amato. Una figura istituzionale, certo, pasciuta nell'Iperuranio di norme e codicilli ma priva di quella "sapienza" politica e diplomatica indispensabile per guidare il Sistema dal colle più alto, in periodo storico pieno di insidie. 

david ermini sergio mattarella al csm

 

Se il suo nome, come è probabilissimo, non dovesse agglutinare il necessario consenso, allora toccherebbe a un uomo. Passaggio obbligato, la verifica della disponibilità di Mattarella a un bis. Anche se l'opzione appare remotissima, viste le note e ripetute resistenze del Sergione-nazionale che, tirato pure in ballo da Ermini nel calderone del caso Csm-Storari-Davigo-Amara, non vede l'ora di mandare tutti a quel paese e godersi un po' di riposo. 

 

mario draghi giuliano amato

Quando le cartucce inizieranno a scarseggiare, i partiti si attorciglieranno nell'impasse, quando prenderà forma lo spettro di un inghippo del Sistema, potrebbe arrivare finalmente il turno dell'eterno candidato: Giuliano Amato. Era il cavallo vincente di Berlusconi già sette anni fa ma poi l’allora segretario del Pd Renzi si impuntò e gli preferì, perché temeva di essere schiacciato dal carisma di Amato, uno che pensava di poter facilmente “controllare”, un innocuo vecchietto della sinistra democristiana, Sergio Mattarella, che, invece, si è poi rilevato un abile capo dello Stato. 

giuliano amato ult

 

Amato ha 83 anni, forse troppi per un settennato. Ma chi gli sta intorno lo descrive come "lucidissimo". Il "Dottor Sottile" è sempre stato uomo di Sistema e non di popolo. Proprio per questo il suo nome riciccia costantemente: rappresenta la stabilità. Garantisce equilibrio alla "macchina" dello Stato. 

 

Anche se gli italiani lo ricordano di più per la patrimoniale del 6 per mille sui conti correnti decisa dal suo primo governo l'11 luglio del 1992. Sul suo nome, come rivelato da "Libero", ci sarebbe già un'intesa di massima tra Enrico Letta e Gianni Letta, per conto del Cav. Sul suo nome potrebbero convergere anche i renziani e una parte della Lega.

 

maddalena e gianni letta foto di bacco

Non solo. Il "Dottor Sottile" è uno dei principali referenti di Draghi, uno dei suoi numi tutelari: è stato lui a "benedire" la nomina di Roberto Garofoli a sottosegretario a palazzo Chigi (anche se poi l'egolatria di Garofoli ha scassato l'idillio). Sempre Amato ha dato l'imprimatur al giurista Marco D’Alberti, divenuto il consigliere più ascoltato da Draghi, insieme a Gabrielli, e candidato a prendere il posto di Garofoli. Che sia la volta buona per il sempreverde Amato di conquistare il Colle così tante volte solo sfiorato?  

marco d'alberti draghi mattarella renzi partita di pokerSABINO CASSESE romano prodi foto di bacco (5)renzi mattarellaroberto garofoli foto di bacco (1)

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