IL DRAMMA DEL GIORNALISTA PINO BUONGIORNO, A CUI È STATO AMPUTATO UN PIEDE PER LA NEGLIGENZA DEL MEDICO - MALATO DI DIABETE, GLI SI APRÌ UNA FERITA CHE NON SI RIMARGINAVA: IL MEDICO LO FECE CURARE PRIVATAMENTE, SCONSIGLIANDOGLI DI RIVOLGERSI A QUALCUN ALTRO - HA RISCHIATO DI MORIRE DI SETTICEMIA - “IN ITALIA, TRA IL 2003 E IL 2010, CI SONO STATE 55.872 AMPUTAZIONI. E ALLO STATO COSTA PIÙ UN PIEDE TAGLIATO CHE UNO CURATO”…

Alessandro Ferrucci per il "Fatto quotidiano"

Il giorno di Ferragosto Pino Buongiorno ha compiuto sessant'anni. A fine maggio, in un ospedale di Ravenna, un ortopedico gli ha amputato il piede, "più esattamente dal polpaccio in giù". Diagnosi: diabete. Aggravante: "Il medico precedente aveva sbagliato le cure".

Ex vicedirettore di Panorama, scrittore, corrispondente dagli Stati Uniti, più volte inviato tra bombe e Kalashnikov, "ho seguito la guerra dell'Afghanistan, sono stato in Iraq. Ho intervistato Arafat in una situazione di pericolo. E pensa: ho sempre avuto paura di perdere una gamba a causa di una mina". Profezia, a metà. "Però, vedi, sono cresciuto al fianco di Enzo Biagi, e lui mi sempre detto: ‘Noi non dobbiamo essere protagonisti delle storie, ma testimoni'. Così eccomi qua, pronto a raccontare...".

E allora partiamo dall'inizio: quando hai scoperto il diabete?
A 40 anni, ereditato da mia madre.

La diagnosi non ti ha impedito di proseguire con il lavoro, fino a quando...
Un anno fa compare una piccola ferita su un piede. Passa del tempo ma non si rimargina. Dopo alcuni consulti mi spediscono a Roma dal luminare del "piede diabetico".

Che ti consiglia...
Delle medicazioni, tutte private.

Al costo?
Dipende: o 150 o 200 euro e per una o due volte la settimana.

La situazione migliora?
Macché. Per questo mi sottopone a un intervento di angioplastica per far affluire maggior sangue. Dice.

Risultato?
Nessuno. Così mi amputa le dita del piede.

A questo punto non hai pensato di cambiare medico?
In casi di emergenza si stabilisce un rapporto strettissimo con chi ti cura. Una sorta di Sindrome Svedese, dove sei imprigionato. Lui mi diceva: "Non andare da nessun altro, altrimenti te lo tagliano tutto. Io te lo salvo".

In famiglia cosa dicevano?
Volevano un altro consulto. Per questo ci sono state delle forti tensioni.

Riprendiamo. Poi cosa è accaduto?
Sul piede esce una protuberanza. Gli assistenti diagnosticano la patologia di Charcot, sempre legata al diabete. Il luminare non ci crede. Rimanda. Nel frattempo inizio a trovarlo di meno, era sempre in giro per convegni pagati da case farmaceutiche. Ma quanti ne organizzano?

Sei tu l'esperto...
Tanti, te lo dico io.

Quindi?
Mi sottopongo a una lastra. Il radiologo sbianca. Te la faccio breve: mi consigliano un centro di eccellenza a Cotignola, vicino Ravenna.

E lì?
Ho scoperto che riescono a salvare il 97 per cento dei piedi affetti dalla mia patologia. Per me era troppo tardi. Quindi le parole dell'equipe: "Le restano 48 ore prima di morire di setticemia".

Hai denunciato il medico precedente ?
Ci sto pensando. Ho una forte spinta a farlo, anche da parte dei miei cari. Ma adesso l'obiettivo è guarire.

Con un articolo pubblicata da "Oggi" hai raccontato la tua seconda vita.
Sono felice di averlo fatto. Da quando è uscito sono stato sommerso da e-mail, telefonate di solidarietà, di incoraggiamento, ma anche da lettere di persone che mi hanno raccontato le loro sventure con la Sanità. Ma sai quante amputazioni ci sono state tra il 2003 e il 2010? 55.872.

Un numero impressionante.
Sì, il problema è che manca la prevenzione e la formazione di base: come Paese siamo arretrati. In ospedale a Ravenna ho visto delle scene terribili, di persone in fila e ancora in fila per una visita. Purtroppo nello Stivale esistono solo tre centri specializzati, nessuno al sud.

Con la Asl non è andata meglio.
Lasciamo perdere. Sono stato convocato per la visita di invalidità. Mi dicono: "È al secondo piano". Peccato che l'ascensore era rotto da mesi, così ho aspettato in pieno agosto, e con la ferita aperta, due ore a piano terra. Poi arrivano tre dottoresse e mi fanno: "Dimostri che le hanno amputato il piede".

C'era della macabra ironia?
No, purtroppo. Insistono e mi domandano qual è il mio lavoro. Giornalista, rispondo. E loro: "Può sempre continuare a scrivere al computer". Peccato che per raccontare certe storie è fondamentale stare sul posto.

Metterai la protesi?
Sì, ma ci vuole un anno per abituare la parte operata. E pensa: allo Stato costa più un piede amputato che uno curato. Pensa la miopia italiana.

 

PINO BUONGIORNOPINO BUONGIORNOPINO BONGIORNO- MOCCIA A CAPALBIOMIMMA GOLINO - CAPALBIObiagi enzo

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