disoccupazione disoccupati lavoro

FACEVANO PRIMA A DIRE: CARI ITALIANI, SERVE MANODOPERA A BASSO COSTO - NEI NUOVI PALETTI AL REDDITO DI CITTADINANZA, SPARISCE L'AGGETTIVO "CONGRUA" DALL'OFFERTA CHE IL LAVORATORE È OBBLIGATO AD ACCETTARE, PER NON PERDERE IL BENEFICIO - SIGNIFICA CHE UN DISGRAZIATO DEVE ACCETTARE QUALSIASI PROPOSTA DI LAVORO, IN QUALUNQUE POSTO D’ITALIA - PROPRIO MENTRE L'ISTAT HA SOTTOLINEATO COME SIA DIFFICILE REIMPIEGARE I COSIDDETTI "OCCUPABILI", PER LA MAGGIOR PARTE PERSONE PRIVE DI COMPETENZE PROFESSIONALI E TITOLI DI STUDIO ADEGUATI.

R.Am. per “la Repubblica”

 

GIORGIA MELONI REDDITO CITTADINANZA

Cadono anche gli ultimi punti fermi del reddito di cittadinanza. Quegli 8 mesi di assegno garantiti ai circa 660 mila "occupabili", poi diventati 7, con gli ultimi emendamenti alla manovra approvati vengono sottoposti ad altri obblighi ancora. Cade l'aggettivo "congrua" dall'offerta che il lavoratore è obbligato ad accettare, per non perdere il beneficio. Significa, denuncia il leader del M5S Giuseppe Conte, «che le persone più indigenti devono accettare qualsiasi proposta di lavoro in qualunque luogo d'Italia: significa distruggere l'ascensore sociale. Siamo alla follia pura».

 

giuseppe valditara

E i giovani tra i 18 e i 29 anni che non hanno completato il ciclo scolastico sono tenuti a iscriversi a percorsi formativi. «Prima di ricorrere a una misura meramente assistenziale è necessario restituire a questi ragazzi il diritto allo studio che per i motivi più diversi è stato loro negato», sostiene il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara.

 

«Privano di sostegno i giovani che non hanno completato il percorso scolastico, non curandosi del fatto che magari vivono in una famiglia che non li ha mandati a scuola o hanno dovuto abbandonare il percorso di studi per aiutare i genitori», obietta Alessandra Todde, deputata M5S ed ex vicemistro allo Sviluppo. Ma non è solo il M5S a scagliarsi contro la demolizione del reddito di cittadinanza. Protesta tutto il centro- sinistra, e anche i sindacati accusano il governo di «fare la guerra ai poveri».

reddito di cittadinanza

 

Mentre vari istituti di ricerca, tra cui l'Istat nell'ultima audizione parlamentare sulla manovra, hanno sottolineato come sia difficile reimpiegare i cosiddetti "occupabili", per la maggior parte persone prive di competenze professionali e titoli di studio adeguati. Senza un robusto programma di formazione persino gli incentivi all'assunzione (8 mila euro) servono a poco. Il governo in queste ore si è impegnato in questa direzione: fonti del ministero del Lavoro assicurano che da gennaio partirà un progetto, coordinato con il programma Gol per la formazione, per rendere veramente occupabili i percettori e per evitare che, dopo sette mesi, perdano qualunque forma di sostegno.

 

reddito di cittadinanza

Già in questi mesi si è lavorato in questa direzione: grazie ai fondi del Pnrr sono stati appena rafforzati 297 centri per l'impiego e si è arrivati a una "presa in carico" di oltre 600 mila disoccupati. A margine dell'Assemblea di Coldiretti, il ministro per il lavoro Marina Elvira Calderone ha assicurato che un decreto subito dopo la pausa festiva ridefinirà l'offerta congrua: «Messa in sicurezza la manovra, ora dovremo lavorare per rendere ancora più efficace la nostra azione sulle politiche attive e sulle attività per accompagnare le persone al lavoro».

 

marina elvira calderone ministro del lavoro foto di bacco (1)

Il piano verrà messo a punto con il contributo delle parti sociali, delle organizzazioni imprenditoriali e delle Regioni. La questione però non è tanto quella dell'offerta "congrua", riflette Maurizio Del Conte, professore di diritto del Lavoro alla Sda Bocconi: «Finora di offerte ai percettori di reddito non ne sono arrivate, di nessun tipo.

 

Quello che è mancato è un vero percorso di rafforzamento dell'occupabilità. E se il governo vuole intraprenderlo seriamente, non può pensare di concluderlo in sette mesi. Alla formazione va dedicato tutto il tempo necessario, anche due o tre anni se serve, come avviene in Francia o Germania. Serve un esercizio di realtà, altrimenti non si sta parlando di una riforma: è solo un esercizio contabile».

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