iva corte dei conti renzi

LA GENEROSITA' DI MATTEUCCIO – LA CORTE DEI CONTI DIVENTA UN DOPOLAVORO PER ALTI PAPAVERI TROMBATI – STIPENDIO GARANTITO FINO A 75 ANNI. COME AL CONSIGLIO DI STATO...

Stefano Sansonetti per “La Notizia

 

Corte dei Conti RomaCorte dei Conti Roma

Che la Corte dei conti abbia un ruolo fondamentale è pacifico, soprattutto in un Paese “problematico” come l’Italia. Ciò che spesso non viene messo a fuoco è quella sorta di poltronificio di fine carriera che ormai la Corte rischia di diventare a seguito di alcune nomine governative. Si prenda quello che sottotraccia è avvenuto nel Consiglio dei ministri dello scorso 14 luglio.

 

Ebbene, in quella sede su proposta del premier, Matteo Renzi, sono stati nominati 8 nuovi consiglieri della Corte dei conti. Tra questi ci sono nomi di alti papaveri della Pubblica amministrazione. Per esempio spunta Mauro Nori, per anni direttore generale dell’Inps all’epoca di Antonio Mastrapasqua presidente (tra i due i rapporti non sono mai stati troppo distesi). Oppure c’è il nome di Vincenzo Busa, presidente di Equitalia e per tanti anni direttore Normativa e poi Affari legali dell’Agenzia delle entrate.

 

VINCENZO BUSAVINCENZO BUSA

GLI ALTRI – Ancora, tra i nominati da Renzi nella magistratura contabile figura Mario Alì, capo della direzione generale per l’internazionalizzazione della ricerca del ministero dell’istruzione e dell’università. Ma compare anche Mario Guarany, capo della direzione archivi del ministro dei Beni culturali. Che poi, come si vede, la provenienza pubblico-ministeriale è la più varia. Nella lista dei nuovi consiglieri della Corte, per dire, c’è Francesco Antonio Musolino, che è stato prefetto nelle città di mezza Italia fino a diventare capo del Dipartimento di Vigili del Fuoco.

corte conticorte conti

 

Dall’enorme perimetro del ministro dell’economia, infine, viene Giuseppe Imparato, capo della direzione razionalizzazione degli immobili incardinata nel Dag, il dipartimento dell’amministrazione generale che fa direttamente capo al superdicastero di via XX Settembre. Una considerazione è di rigore: non è certo la prima volta che si verifica una “transumanza” di alti mandarini di Stato, più o meno a fine carriera, nei ranghi della magistratura contabile.

 

Destino che, tra l’altro, molto spesso contraddistingue i nominati al Consiglio di Stato. Gli esempi si sprecano e sarebbe impossibili farne in poche righe una mappatura esaustiva.

 

CORTE DEI CONTICORTE DEI CONTI

IL NODO – Ma proprio per questo, e a maggior ragione in virtù dell’ultima infornata di nomine dello scorso 14 luglio, si impone una semplice domanda: è possibile che la Corte dei conti, su input governativo, debba aprire le porte a boiardi di Stato che non sempre sembrano avere un curriculum contabile a prova di bomba?

 

luciana savagnone corte dei contiluciana savagnone corte dei conti

Anche perché la stessa Corte dei conti è chiamata a fare le pulci alla Pubblica amministrazione. Così alla fine l’impressione è che a questi alti papaveri sia stata apparecchiata una bella e remunerativa poltrona di fine carriera, quando magari il ministro di turno o il nuovo mandarino ministeriale hanno deciso di metterli alla porta. Magari è solo un’impressione. Ma è certo che a volte la Corte dei conti imbarca di tutto.

Tw: @SSansonetti

 

 

Ultimi Dagoreport

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”

nando pagnoncelli elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - SE GIORGIA MELONI  HA UN GRADIMENTO COSÌ STABILE, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, NONOSTANTE L'INFLAZIONE E LE MOLTE PROMESSE NON MANTENUTE, È TUTTO MERITO DELLO SCARSISSIMO APPEAL DI ELLY SCHLEIN - IL SONDAGGIONE DI PAGNONCELLI CERTIFICA: MENTRE FRATELLI D'ITALIA TIENE, IL PD, PRINCIPALE PARTITO DI OPPOSIZIONE, CALA AL 21,3% - CON I SUOI BALLI SUL CARRO DEL GAYPRIDE E GLI SCIOPERI A TRAINO DELLA CGIL PER LA PALESTINA, LA MIRACOLATA CON TRE PASSAPORTI E UNA FIDANZATA FA SCAPPARE L'ELETTORATO MODERATO (IL 28,4% DI ITALIANI CHE VOTA FRATELLI D'ITALIA NON È FATTO SOLO DI NOSTALGICI DELLA FIAMMA COME LA RUSSA) - IN UN MONDO DOMINATO DALLA COMUNICAZIONE, "IO SO' GIORGIA", CHE CITA IL MERCANTE IN FIERA E INDOSSA MAGLIONI SIMPATICI PER NATALE, SEMBRA UNA "DER POPOLO", MENTRE ELLY RISULTA INDIGESTA COME UNA PEPERONATA - A PROPOSITO DI POPOLO: IL 41,8% DI CITTADINI CHE NON VA A VOTARE, COME SI COMPORTEREBBE CON UN LEADER DIVERSO ALL'OPPOSIZIONE?