angelo burzi

LA GIUSTIZIA "POLITICA" FA UN’ALTRA VITTIMA – ANGELO BURZI, EX ASSESSORE DELLA REGIONE PIEMONTE, SI È TOLTO LA VITA DOPO LA CONDANNA IN APPELLO A TRE ANNI PER PECULATO NEL PROCESSO "RIMBORSOPOLI BIS" - LA RABBIA DI GUIDO CROSETTO: “UN UOMO PERBENE. CONTRO DI LUI (E MOLTI ALTRI) HANNO USATO LA GIUSTIZIA. PERCHÉ C'È GENTE CHE L'AMMINISTRA SOLO PER COMBATTERE NEMICI” – IL RICORDO DI COTA – LUCA BEATRICE: “POI DIRANNO CHE SI ERANO SBAGLIATI MA ANCHE STAVOLTA È TROPPO TARDI”

Luca Beatrice per Libero Quotidiano

 

 

angelo burzi

«Una di queste sere vengo a bere un gin tonic date, al ritorno dal mare», gli ho scritto la sera della vigilia di Natale. «Buona salsedine», mi risponde con la solita simpatia. Prima di mezzanotte Angelo Burzi decide di mettere fine alla propria vita. Il tempo di chiudere le lettere alla moglie Giovanna, alle figlie, ai più cari amici. Un colpo di pistola, poi il buio. Libero. Angelo era un uomo libero.

 

Democratico, laico, di amplissime vedute, ironico, caustico, sarcastico e molto colto. Difficile e complesso, come ricorda Enzo Ghigo, «rapportarsi con lui, come con tutte le persone di viva intelligenza è stato, a volte, sì impegnativo, ma sempre costruttivo e stimolante». Parole che non sanno di prammatica: con Ghigo governatore del Piemonte, Burzi fu assessore al Bilancio e alle Finanze.

 

CENTRODESTRA MODERATO Nel 1993 era stato tra i fondatori di Forza Italia in regione, quindi coordinatore e capogruppo del partito a Torino, nella migliore stagione del centrodestra che coincise con la rinascita della città della Mole dopo le crisi delle giunte rosse e la fine del pentapartito. Un centrodestra di estrazione moderata e antiestremista, aperto al nuovo, cap-ce non solo di amministrare ma anche sviluppare pensiero, e quando c'era da pensare Burzi faceva da riferimento.

guido crosetto

 

Dovere di cronaca impone di provare a capire le ragioni per un gesto così drammatico. Poche settimane fa era stato condannato in appello a tre anni di reclusione nel cosiddetto processo "Rimborsopoli bis" con l'accusa di peculato, coinvolto anche Roberto Cota. Proprio l'ex presidente regionale leghista, tra coloro che gli sono rimasti accanto, ha puntato il dito contro certi procedimenti: processi interminabili, interrogatori, perquisizioni, reati dai quali altri sono stati assolti.

 

Difficile non pensare al consueto uso politico della giustizia, ritornando al tempo in cui un'intera classe dirigente fu azzerata nell'aule giudiziarie; è ciò che trapela dalle dure parole di Guido Crosetto su Twitter: «Non riesco a trattenere la rabbia, mi scuso. Da questa mattina non riesco a pensare che al suicidio di un uomo perbene e di ciò che lo ha spinto a quel gesto. Contro di lui (e molti altri) hanno usato la giustizia. Perché c'è gente che l'amministra solo per combattere nemici».

angelo burzi

 

Se questo è davvero il motivo scatenante per l'uscita di scena, abbandonando il campo in modo definitivo per interrompere un gioco durato fin troppo, chi conosceva e apprezzava Angelo Burzi oggi confonde il dolore con la rabbia. Tra i messaggi degli amici, chi lo ricorda come un uomo buono ucciso da gente spietata, chi avverte un vuoto enorme, chi ne rimpiange l'intelligenza da liberale, liberista, libertario, un combattente vero finché ha retto. Angelo aveva 73 anni. Una lunga esperienza ma un'età in cui si può dire e dare ancora molto.

 

Ci rimase male a non essere considerato nell'ultima campagna elettorale torinese, avrebbe voluto offrire consigli utili e preziosi. Non per questo aveva smesso di pensare e progettare. Cinque anni fa creò la Fondazione Magellano, pensatoio per la Torino del futuro, e più di recente lanciato la startup RedAbissi, incuriosito dal mondo della comunicazione social. Di profonde letture, sosteneva di non capire troppo l'arte contemporanea, gli promisi una lezione sui Concetti spaziali di Fontana, purtroppo abbiamo rimandato e ora non potrà più ascoltarla.

LUCA BEATRICE

 

GIUBBOTTO E CAPPELLO Tanti interessi ma una sola passione vera, se non una ragione di vita: la politica. Ne era deluso eppure a tratti ancora ci credeva. Smesse giacca e cravatta dell'ufficialità, si presentava all'appuntamento in un caffè con lo Schott marrone uguale a quello di Tom Cruise in "Top Gun" e un bel cappello a falda larga. Un gigante, un personaggio da film western o di guerra, generi che non sfornano più capolavori ma ancora resistono per chi ama il cinema vero. Sconvolgente la fine ma in qualche modo eroica, perché la dignità dell'uomo avverte per tempo quando sta giungendo il punto di non ritorno. Poi diranno che si erano sbagliati ma anche stavolta era troppo tardi.

 

 

 

RIMBORSOPOLI TRAGICA: SUICIDA DOPO LA CONDANNA

Paolo Bracalini per “il Giornale”

 

angelo burzi

Due settimane fa la condanna a tre anni (dopo una assoluzione per gli stessi fatti, un processo infinito e tre gradi di giudizio), due giorni fa, nella notte di Natale, il suicidio, con un colpo di pistola alla tempia in casa sua a Torino. Il legame trai due fatti, per chi conosceva Angelo Burzi, 73 anni, ex assessore regionale al Bilancio, ex consigliere regionale in più legislature, tra i fondatori di Forza Italia in Piemonte, è inevitabile.

 

ROBERTO COTA

«Angelo non si dava pace della ingiustizia con cui è stata gestita la vicenda Rimborsopoli, una delle pagine più incredibili della recente storia giudiziaria - commenta Roberto Cota, ex governatore, anche lui travolto dall'inchiesta sulle spese in Regione Piemonte - In questi anni ho cercato di stargli accanto, ma ognuno reagisce a modo proprio. Purtroppo Angelo non riusciva a farsi una ragione della ingiustizia subita che, tra l'altro, ha portato a un inspiegabile differenza di risultati rispetto a spese assolutamente uguali e anche a sentenze diverse su fatti analoghi. C'è stato un accanimento giudiziario che dura ormai da quasi dieci anni».

 

Anche Guido Crosetto non riesce a non immaginare un nesso di causa effetto tra il calvario giudiziario di Burzi e il suicidio: «Non riesco a trattenere la rabbia, mi scuso. Da questa mattina non riesco a pensare che al suicidio di un uomo perbene e di ciò che lo ha spinto a quel gesto. Piegato da anni di assurde ingiustizie e violenze giudiziarie, ha detto basta! Contro di lui (e molti altri) hanno usato la giustizia. Perché c'è gente che l'amministra solo per combattere nemici». Il riferimento è a una inchiesta che ha portato ad assoluzioni e archiviazioni da un lato, e condanne dall'altro, per comportamenti e vicende molto simili ad eccezione dell'appartenenza politica degli imputati.

 

UMBERTO BOSSI E ROBERTO COTA

Le ragioni del gesto si potranno forse capire meglio dalla lettera che Burzi ha lasciato alle figlie. La vigilia di Natale, con una scusa ha allontanato la moglie da casa, per restare solo e compiere il gesto con l'arma, avvisando i carabinieri con una telefonata poco prima. Molte le voci politiche, da sinistra a destra, che ricordano Burzi, figura di spicco della politica piemontese, punto di riferimento dell'area liberale. Una tragedia che riporta in primo piano il tema della giustizia in Italia.

 

«Probabilmente ha subito delle picconate così pesanti che anche una persona forte come lui non ha retto dice a Lo Spiffero Enrico Costa, deputato di Azione, già viceministro alla Giustizia - Si è arrivati a discutere in appello fatti di più di dieci anni fa. Pensiamo alle persone che sono sotto processo per tutto questo tempo, talvolta per periodi ancora più lunghi. È accettabile? No. La sentenza definitiva deve giungere in un termine ragionevole rispetto ai fatti. Io sono per la non appellabilità delle sentenze di assoluzione» spiega Costa, ricordando l'assoluzione in primo grado di Burzi, come degli altri ex consiglieri poi condannati nell'appello bis dopo quasi dieci anni. «Qualcuno ha cercato di appannare la sua immagine - scrive in una nota Forza Italia Piemonte ma chi ha conosciuto Burzi sa quanto fosse uomo di alti principi e rispettoso dei valori della galanteria d'altri tempi. La sua tragedia ci deve far interrogare e deve far interrogare il mondo politico se non vi sia qualche cosa da riformare nel sistema italiano».

ENRICO COSTA E CARLO CALENDAenrico costa

 

Ultimi Dagoreport

giuseppe conte vladimir putin marco travaglio elly schlein beppe grillo

DAGOREPORT – CARO CONTE... MA PERCHÉ NON TE NE VAI A FARE IN CULO?! - NEL PARTITO DEMOCRATICO CRESCE UNA FRONDA SOTTERRANEA DI CHI VUOLE MOLLARE PEPPINIELLO AL SUO DESTINO DI “RAS-PUTIN” – AL NAZARENO, NONOSTANTE LA LINEA “TESTARDAMENTE UNITARIA” (SENZA M5S NON SI VINCE) DI ELLY SCHLEIN, MOLTI VORREBBERO ANDARE A VEDERE IL BLUFF DELL’EX PREMIER: SE VUOLE INTESTARDIRSI SU POSIZIONI FILO-RUSSE E ANTI-EUROPEE (NO AL FONDO SAFE PER LA DIFESA), FACCIA PURE, MA SAPPIA CHE ANDARE DA SOLO AL VOTO NON CONVIENE AL M5S NE' ALLA SUA OSSESSIONE DI TORNARE A PALAZZO CHIGI (CONTE METTERÀ SEMPRE IL VETO A CHIUNQUE NON SI CHIAMI CONTE) - A CONDIZIONARE IL LEADER M5S NON È DI DI BATTISTA, MA LA LINEA INTRANSIGENTE DI TRAVAGLIO, VERO IDEOLOGO DELLA GALASSIA PENTASTELLATA - LE CHIAMATE DI BEPPE GRILLO AI PIDDINI PER SABOTARE IL "CAMALEONTE CON LA POCHETTE'' - AMORALE DELLA FAVA: ORA CHE L'ARMATA BRANCA-MELONI È PRONTA A PERDERE, IL CENTROSINISTRA NON È PRONTO A VINCERE. 'STO "CAMPO LARGO" A PALAZZO CHIGI DIVENTA CAMPO SANTO IN SEI MESI... - VIDEO

generali philippe donnet luigi lovaglio carlo messina

DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

giuseppe conte donald trump mario draghi joe biden sergio mattarella matteo renzi gennaro vecchione william barr

DAGOREPORT – LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'''ASTIO SPUMANTE'' DI GIUSEPPE CONTE VERSO MARIO DRAGHI - IL "TRASFORMISMO DAL VOLTO UMANO" NON HA MAI METABOLIZZATO LA CACCIATA DA PALAZZO CHIGI DEL 2021, DETRONIZZATO DA "SUPERMARIO" PER LA GIOIA DI ANGELA MERKEL, CONTRARIA A FAR GESTIRE I 200 MILIARDI DEL PNRR AL POPULISMO 5STELLE - I TWEET D'AMORE DI TRUMP A "GIUSEPPI" CHE PORTO' IL PREMIER CONTE AD AUTORIZZARE L'INSOSTENIBILE INCONTRO A ROMA DEI VERTICI DEI SERVIZI SEGRETI CON IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA DEGLI STATI UNITI, A CACCIA DI "MAIL IMBARAZZANTI SU HILLARY CLINTON IN POSSESSO DEI RUSSI" - DESTINO VOLLE CHE DOPO SEI GIORNI DAL GIURAMENTO DI BIDEN, LA FAVOLA DI "GIUSEPPI" FINI' ED INIZIO' LA VENDETTA CONTRO "DRAGHI, L'USURPATORE" (OGGI, A PAGARNE LE CONSEGUENZE, E' L'EX SOTTOSEGRETARIO DEL GOVERNO DI "MARIOPIO", FRANCO GABRIELLI) - VIDEO

la repubblica urbano cairo enrico mentana stefano cappellini theodore kyriakou

DAGOREPORT - SI ACCAVALLANO LE VOCI SUL CORTEGGIAMENTO A ENRICO MENTANA DELL’EDITORE DI ‘’REPUBBLICA’’, THEO KYRIAKOU, CHE INTENDE LANCIARE UNA RETE ALL NEWS-CNN, DIRETTA DAL CONDUTTORE DEL TG LA7 - S’AVANZA ANCHE L’IPOTESI DI UN ''DOPPIO MENTANA'': TV E DIRETTORE EDITORIALE DI “REPUBBLICA” - COSÌ IL MAGNATE GRECO SALVEREBBE CAPRA E CAPPELLINI (ALL’80% CONFERMATO ALLA DIREZIONE) - TRA MENTANA E IL PROPRIETARIO DI "ANTENNA GROUP", CI SAREBBE IL MACIGNO DELLA CLAUSOLA DI NON CONCORRENZA CHE RISCHIA DI TENERLO LONTANO DA UN ALTRO INCARICO PER UN ANNO E MEZZO - CHICCO DICE CHE QUESTA CLAUSOLA “NON C’È” - BENE, SE ‘’NON C’È’’, ALLORA NON SI COMPRENDE LA STIZZA RABBIOSA DELLA SUA LETTERA INVIATA AL “FOGLIO”, CONTRO L’EDITORE DE LA7, URBANETTO CAIRO… - VIDEO