samaras tsipras

GRECIA, ABBIAMO SCHERZATO - VINCE LA DESTRA, E ORA ATENE CHIEDERÀ UNA RINEGOZIAZIONE O RISTRUTTURAZIONE DEL DEBITO. E PROBABILMENTE SCEGLIERÀ COME COMMISSARIO SAMARAS, EX PREMIER OBLITERATO DA TSIPRAS NEL 2015 - IL TRAMONTO DI ALEXIS NON È DEFINITIVO: HA PERSO MOLTI VOTI PER LA QUESTIONE MACEDONE, MA RISPETTO ALLE EUROPEE È ANDATO MEGLIO. E ORA SARÀ CAPO DI UN'OPPOSIZIONE NON PIÙ BARRICADERA

 

1. ORA ATENE VUOLE OTTENERE UNO SCONTO

Marco Ventura per “il Messaggero

 

kyriakos mitsotakis

Una vittoria schiacciante, la maggioranza assoluta, insomma una piena investitura democratica su un programma economico neo-liberale. È questo il viatico col quale il vincitore delle elezioni greche, Kyriakos Mitsotakis, confida di presentarsi a Bruxelles e alla Troika (Commissione Ue, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale) non con la richiesta di cancellare il debito greco, ma con la ragionevole proposta di rinegoziarlo o ristrutturarlo.

 

Opzione ostica ai tecnocrati puri, ma che non lo sarà alla nuova Commissione. L'elemento della novità gioca a favore di Mitsotakis. I commissari coi quali dovrà confrontarsi non sono gli stessi del Programma, dal quale Atene è uscita lo scorso agosto pur mantenendo ancora la Commissione due uffici permanenti e il Fmi uno, per monitorare i conti e gli impegni assunti dal governo.

 

Sulla carta, il neo-eletto avrà due alleati importanti. Il successore di Mario Draghi alla Bce, Cristine Lagarde, alla testa del Fmi aveva già mostrato più tolleranza di Bruxelles verso la Grecia e potrebbe, secondo alcuni osservatori, rimuovere l'attuale vincolo che impedisce a Francoforte di includere titoli greci negli acquisti del Quantitative Easing.

 

antonis samaras 2507bf0000000578 2925262 image m 6 1422180255848

Il secondo alleato sarà il probabile commissario greco, una figura autorevole come Antonis Samaras, ex premier sconfitto nel 2015 da Tsipras. Mitsotakis potrà far valere la propria formazione da economista nelle grandi Università americane, da Harvard a Stanford, il passaggio a Londra alla Chase Manhattan Bank e McKinsey & Company, il rientro ad Atene nel settore finanziario e bancario, e il ministero delle Riforme amministrative nel governo conservatore di Samaras. Insomma, Mitsotakis parla la lingua dei tecnocrati. E la sua rete internazionale gli conferisce credibilità nelle sedi finanziarie.

 

«Dateci 12 mesi di tempo ha detto e convinceremo i nostri creditori, i mercati internazionali, che la Grecia può davvero cambiare». Come? Applicando il suo modello neo-liberale che prevede l'abbassamento immediato delle tasse insieme a tagli alla spesa pubblica grazie a una più efficace e sistematica cooperazione tra settore privato e Stato, poi la diminuzione del numero di funzionari, la creazione di incentivi per attrarre gli investitori (soprattutto stranieri) e per incoraggiare l'imprenditorialità. La fascia alla quale si rivolgono le cure del leader di Nuova Democrazia comprende ceto medio e imprese.

SAMARAS E LETTA index

 

Uno degli scogli contro i quali si dovrà scontrare la buona volontà del neo-premier sarà l'impegno imposto dalla Troika a un avanzo primario (tolto il pagamento di debiti e interessi) del 3,5 per cento del Prodotto interno lordo fino al 2022, e del 2,2 in media fino al 2060. Già quest'anno però la cifra potrebbe attestarsi sul 2,9. Nel 2018 il Pil ha avuto un incremento dell'1,9 per cento (con una previsione di +2,2 nei prossimi due anni). Problematica invece la mole di debito pubblico, pari a oltre il 180 per cento del Pil.

 

LA RISPOSTA ALLA TROJKA

TSIPRAS E SAMARAS

Gli elettori greci hanno avuto fiducia nel 51enne rampollo di una vecchia dinastia politica, e nel giovane formatosi nell'accademia americana e nella City. Un politico grecissimo ma competente. Che faccia dimenticare le mancate promesse di Tsipras, promotore e primo traditore del referendum sul No all'Europa. Singolare che abbia prevalso, in Grecia come negli altri Paesi baciati dalla Troika, il fronte europeista e non populista.

 

I greci hanno dato prova di sacrificio, avendo subìto misure di austerità per 65 miliardi di euro a fronte di prestiti della Ue, della Bce e del Fmi per un totale di 289 miliardi di euro in tre programmi successivi nel 2010, 2012 e 2015. L'economia greca è ripartita, ma Tsipras ha dovuto varare ulteriori tagli alle pensioni e alle agevolazioni fiscali per il 2019-2020. E adesso, tocca a Mitsotakis.

 

 

2. IL TRAMONTO DI TSIPRAS, PROFETA ANTI-AUSTERITY CHE SI ARENÒ SULL' EUROPA

elezioni in grecia alexis tsipras

Andrea Nicastro per il “Corriere della sera

 

 Alexis Tsipras ha perso la maggioranza, ma non è un politico sconfitto. Rispetto al 23% delle Europee di maggio il rimbalzo è importante. La distanza dal primo partito c' è, ma non enorme. Il Tsipras che da ieri ricomincia la carriera come capo dell' opposizione è però un leader radicalmente diverso da quello che aveva trionfato nel 2015. Non più barricadero, per nulla rivoluzionario, ma pragmatico, flessibile e quasi tecnocratico.

 

Gran parte dell' elettorato moderato del vecchio Pasok social-democratico è con la sua virata al centro. Quattro anni fa, Tsipras era soprattutto l' astro più luminoso della sinistra-sinistra europea. Al suo carisma si abbeveravano l' anti-sistema spagnolo Pablo Iglesias e poi tedeschi, francesi, italiani più o meno «estremisti». La sua Atene si era convertita nella trincea contro il «pensiero unico pro austerity». Gli altoparlanti di piazza Omonia vibravano con il «Bella Ciao» dei Modena City Ramblers e la folla cantava in estasi.

 

SAMARAS E PANOS KAMMENOS

Quell' entusiasmo, quella voglia di cambiare le regole, si raffreddò prima con la cacciata del ministro delle Finanze Yannis Varoufakis, poi quando Tsipras ignorò il referendum che chiedeva di continuare la sfida. Il ritorno della Dracma fu scongiurato, ma il prezzo imposto dai creditori per mantenere l' Euro è stato altissimo. La sinistra-sinistra era piegata.

 

La durezza di Bruxelles rappresentò per molti la perdita dell' innocenza: l' Ue apparve come un club di burocrati al servizio della finanza e non del popolo. E chi si era identificato in Tsipras fu costretto ad ammettere di non avere ricette alternative al rigore di bilancio.

 

Kyriakos Mitsotakis

«La conduzione delle trattative con l' Ue fu un disastro» sostiene il professor Emilios Avguleas, cattedra di Economia a Edimburgo e alla Luiss di Roma. «Il governo seguì la linea Varoufakis andando a scontrarsi con Bruxelles». Dato che il ministro si diceva esperto della teoria dei giochi, divenne popolare persino la «strategia del coniglio»: «Se due auto sono in rotta di collisione, basta non cambiare direzione e lo farà l' altro». Il problema era che da una parte correva il monopattino greco e dall' altra la corrazzata europea. Così quando Atene cambiò idea, era tardi.

 

«Le condizioni imposte per evitare la bancarotta furono più dure del necessario - afferma da Edimburgo il professore greco -. Molti asset statali sono stati dati in garanzia per 100 anni e il surplus di bilancio richiesto impedisce qualsiasi investimento pubblico che invece sarebbe utilissimo per rimettere in moto il Paese».

 

Secondo Dimitris Karagiannis, psichiatra ad Atene ed elettore pentito di Syriza, la perdita del governo è naturale alternanza democratica. «Tsipras ha avuto quattro anni per rimettere in ordine le cose e non c' è riuscito. Che provi qualcun altro. Fra quattro anni magari toccherà di nuovo a lui».

 

«Tsipras - dice ancora il professor Avguleas - non ha neppure tentato riforme strutturali e quelle a cui è stato costretto le ha poi sistematicamente boicottate. Le privatizzazioni, ad esempio. È vero che ha venduto l' aeroporto, ma ogni progetto di ampliamento è ostacolato. Vuol dire meno investimenti, meno efficienza, meno lavoro, meno crescita. E quando ha potuto fare assunzioni a termine o dare consulenze ha seguito la vecchia via greca e i 25mila beneficiati erano parenti e amici dei parlamentari di Syriza».

i premier cinese e greco li keqiang e antonis samaras

 

Secondo altri analisti l' emorragia di voti nasce dalla gestione del caso Macedonia.

Tsipras ha ascoltato le richieste europee e ha chiuso la disputa sul nome dell' ex repubblica jugoslava, ma quando si è trovato cortei di protesta in tutte le piazze greche li ha etichettati come fascisti. Si sbagliava perché molti erano invece suoi elettori con un' idea diversa di patriottismo.

L' età delle rivolte è finita, ma la corsa dell' ancora giovane Alexis Tsipras continua.

 

 

Ultimi Dagoreport

vannacci meloni la russa crosetto alleanza nazionale movimento sociale fratelli d italia

DAGOREPORT - PER NON DIMENTICARE LA…MEMORIA - VANNACCI FA MALE A SALVINI MA ANCHE A GIORGIA MELONI. E NON SOLO PER RAGIONI ELETTORALI, CIOE’ PER I VOTI CHE PUO’ PORTARLE VIA, MA SOPRATTUTTO PER QUESTIONI IDEOLOGICHE - IL GENERALE, CHE RIVENDICA DI RAPPRESENTARE “LA VERA DESTRA”, HA BUON GIOCO A SPUTTANARE I CAMALEONTISMI E I PARACULISMI DELLA DUCETTA (BASTA ASCOLTARE GLI INTERVENTI DI QUANDO FDI ERA ALL'OPPOSIZIONE) - DAL COLLE OPPIO A PALAZZO CHIGI, LA DESTRA MELONIANA HA INIZIATO UN SUBDOLO SPOSTAMENTO VERSO IL CENTRO. E COSI' IL GIUSTIZIALISMO PRO-MAGISTRATI E' FINITO IN SOFFITTA; DA FILO-PALESTINESE E ANTI-SIONISTA E' DIVENTATA FILO-ISRAELIANA; DA ANTI-AMERICANA E ANTI-NATO, SI E' RITROVATA A FARE DA SCENDILETTO PRIMA A BIDEN ED OGGI A TRUMP - CERTO, LA VERA MISURA DELL’INTELLIGENZA POLITICA È LA CAPACITÀ DI ADATTARSI AL CAMBIAMENTO, QUANDO E' NECESSARIO. E LA “SALAMANDRA DELLA GARBATELLA” LO SA BENISSIMO. MA DEVE ANCHE TENER PRESENTE CHE CI SONO PRINCIPI E VALORI CHE NON VANNO TRADITI PERCHE' RAPPRESENTANO L'IDENTITA' DI UN PARTITO...

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

giancarlo giorgetti - foto lapresse

FLASH! – UN “TESORO” DI RUMORS: I RAPPORTI TRA IL MINISTRO DELL’ECONOMIA, GIANCARLO GIORGETTI, E IL SUO PARTITO, LA LEGA, SEMBRANO GIUNTI AL CAPOLINEA – IL “DON ABBONDIO DEL CARROCCIO”, QUALCHE GIORNO FA, PARLANDO DEL CASO VANNACCI, SI SAREBBE SFOGATO IN PARLAMENTO CON UN CAPANNELLO DI COLLEGHI LEGHISTI (TRA CUI ANCHE QUALCHE FRATELLINO D’ITALIA), MOSTRANDO TUTTA LA SUA DISILLUSIONE - LA SINTESI DEL SUO RAGIONAMENTO? “NON MI SENTO PIÙ DELLA LEGA, CONSIDERATEMI UN MINISTRO TECNICO…”

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO - SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'''AMMONIMENTO'' DATO DAL DETESTATISSIMO MACRON ALL’AMBASCIATORE USA, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), CHE SE NE FREGA DI FORNIRE SPIEGAZIONI AL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, SUI COMMENTI FATTI DA WASHINGTON SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - PER LO STESSO MOTIVO ANCHE GIORGIA MELONI, DIMENTICANDO CHE L'ITALIA E' NELL'UE E HA MOLTO DA PERDERE, HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON - È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?