ITALIA SVENDESI - IL GOVERNO PENSA DI VENDERE IL PATRIMONIO IMMOBILIARE DELLO STATO (CIOÈ DI TUTTI) PUR DI NON INTACCARE LA RICCHEZZA PRIVATA

Tomaso Montanari per il "Fatto quotidiano"

Non potrebbe esserci situazione più simbolica: per non intaccare la ricchezza privata si aggredisce la ricchezza pubblica, per non far pagare l'Imu nemmeno ai milionari si svendono gli immobili che appartengono a tutti, e dunque anche a chi non ha nemmeno una casa propria.

Come sempre quando si tratta di raschiare il fondo del barile, anche il governo Letta lancia la vendita del patrimonio immobiliare pubblico:case, palazzi, castelli e caserme del popolo italiano saranno offerti in vendita a privati e a imprese, italiani o stranieri poco importa. Ci si aspetta di tirar su 2 miliardi di euro da un lotto che comprende un'isola della Laguna di Venezia, un castello medioevale nel Viterbese, ville storiche a Monza come a Ercolano e molto altro.

Ci sono molte ragioni per cui questa scelta appare profondamente sbagliata: alcune sono pratiche, altre di principio. LE PRIME riguardano la congiuntura economica. Perché lo Stato dovrebbe fare ciò che nessuno di noi farebbe volentieri: e cioè vendere in un momento in cui il mercato immobiliare è in ribasso? Non si rischia così di svendere i beni di tutti, magari avvantaggiando la speculazione dei soliti noti? E non sarebbe meglio - parlo degli immobili non storici e non di pregio - affittarli?

Magari non a enti pubblici, secondo il percorso perverso per cui non di rado lo Stato vende i beni che ospitano alcune sue istituzioni (per esempio le università), le quali sono poi costrette a pagare l'affitto ai nuovi padroni privati. Ma, ammesso e non concesso che si riesca a vendere questo patrimonio a prezzi non iugulatori, siamo proprio sicuri che sia meglio monetizzarlo, e cioè esporne i proventi alle altalene di un mercato finanziario che potrebbe farli evaporare in un batter d'occhio, vanificando così il sacrificio di tutti noi?

Già,perché l'endemica assenza di consapevolezza circa il fatto che "lo Stato siamo noi" rischia di farci dimenticare che vendendo questa riserva pubblica impoveriamo non solo noi stessi, ma le generazioni future, che ovviamente non hanno alcuna voce in capitolo nelle nostre scelte.

Come ha efficacemente scritto Ugo Mattei (in Contro riforme): "In Italia il maggiordomo assunto a termine (la maggioranza del momento) ha il potere di vendere il patrimonio di famiglia (appartenente alla collettività dei cittadini) trasferendolo sottocosto ad attori privati amici e compensando profumatamente le banche d'affari che gestiscono tali ‘cartolarizzazioni'.

Questo vero e proprio saccheggio è stato esercitato in modo rigorosamente bipartisan da governi tecnici e riformisti, tutti preda senza alcuna distinzione degli stessi poteri forti di cui gran parte dei ministri è consulente, o comunque a libro paga". E il fatto che questa operazione di ulteriore smantellamento della ricchezza pubblica venga affidata alla Cassa Depositi e Prestiti diretta da Franco Bassanini, tra i principali artefici del massacro della Pubblica amministrazione, non fa che confermare l'analisi di Mattei.

Oltre al danno patrimoniale, le svendite decise dal governo Letta rischiano di provocarne altri sul piano culturale e sociale. Nelle ultime settimane il comitato di redazione del Corriere della Sera ha pubblicato una serie di comunicati sindacali dedicati alla possibile vendita della storica sede di via Solferino.

In uno di essi (25 settembre) si legge che la Rizzoli non è nelle condizioni di Antonio, il Mercante di Venezia di Shakespeare che è costretto a dare impegno all'usuraio Shylock una libbra della propria carne. Ed è per questo che i giornalisti del Corriere credono che non sia giusto "fare cassa svendendo il patrimonio storico e un pezzo dell'identità del gruppo (libbra di carne)". Se questa sacrosanta considerazione vale per il Corriere , essa deve valere a maggior ragione per la Repubblica italiana, che ha messo il patrimonio storico e artistico tra i propri principi fondamentali.

GLI IMMOBILI pubblici, infine, sono una straordinaria riserva di democrazia, partecipazione e coesione sociali. Nelle nostre città c'è un enorme bisogno di restituire alla gestione diretta dei cittadini gli spazi improduttivi, e dunque sottratti a ogni forma di utilità sociale. Se questo vale, a rigor di Costituzione, addirittura per gli spazi privati, cosa dovremmo dire di quelli che appartengono a tutti noi?

L'occupazione del Teatro Valle a Roma, del Teatro Rossi e del Colorificio a Pisa, dell'Asilo Filangieri a Napoli e moltissime altre sono lì a testimoniare la fame di spazi pubblici da rimettere al servizio della comunità. Moltissimi dei nostri archivi e delle nostre biblioteche non hanno spazio, e molti dei nostri musei dovrebbero potersi espandere. E molti degli immobili pubblici comunque a ciò non adatti potrebbero essere piuttosto affittati, a prezzi sociali,a cooperative di giovani pronti a impiantarvi delle attività imprenditoriali. Insomma, solo un cieco o un affarista non vede il potenziale democratico e sociale di un patrimonio che a tutto dovrebbe servire tranne che ad arricchire la speculazione.

 

ITALIA CRAC BUCO Italia CracLETTA, ALFANO, SACCOMANNIFranco Bassanini Massimo Mucchetti Il teatro valle

Ultimi Dagoreport

fabio rampelli giorgia arianna meloni

DAGOREPORT: FRATELLI DEL KAOS - IL DISGREGAMENTO DI FRATELLI D’ITALIA, DOPO TRE ANNI DI MELONISMO SENZA LIMITISMO, SI AVVICINA SEMPRE PIÙ ALLA SOGLIA DELL’IMPLOSIONE - AL ROSARIO DI FAIDE ALLA FIAMMA, ORA SI AGGIUNGE UN’ALTRA ROGNA DI NOME FABIO RAMPELLI, FONDATORE NELLE GROTTE DI COLLE OPPIO DELLA SEZIONE “I GABBIANI”, CHE AGLI INIZI DEGLI ANNI ‘90 HA SVEZZATO, TRA CANTI DEL CORNO E ANELLI MAGICI, L’ALLORA QUINDICENNE GIORGIA CON LA SORELLINA ARIANNA, FAZZOLARI, MOLLICONE, GIULI, LOLLOBRIGIDA, ROSSI, SCALFAROTTO E MOLTI ALTRI CAPOCCIONI OGGI AL POTERE – MITO RINNEGATO DI MELONI, CHE HA PREFERITO CIRCONDARSI DI YES-MEN, RAMPELLI OGGI SI AUTOCANDIDA A SCENDERE IN CAMPO NELLA PRIMAVERA DEL ’27 CONTRO IL BIS CAPITOLINO DI ROBERTINO GUALTIERI - E ORA CHE FARANNO ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI E VIA DELLA SCROFA CHE LO VEDONO COME IL FUMO NEGLI OCCHI? CONTINUERANNO A SBATTERE LA PORTA IN FACCIA AL LORO EX IDEOLOGO DI COLLE OPPIO? 

vladimir putin colpo di stato soldati militari.

DAGOREPORT – ORA PUTIN È DAVVERO TERRORIZZATO: PIÙ CHE I DRONI UCRAINI CHE BUCANO LE DIFESE AEREE OGNI GIORNO, A TORMENTARE IL CAPOCCIONE DEL “MACELLAIO RUSSO” (COPYRIGHT BIDEN) È UN POSSIBILE COLPO DI STATO – QUESTA VOLTA A INSORGERE NON SAREBBE UN GRUPPO DI SCALMANATI MERCENARI COME LA WAGNER GUIDATA DA PRIGOZHIN, MA L’ESERCITO. I COLONNELLI GLI RINFACCIANO L’UMILIAZIONE SUBITA IN UCRAINA (AVEVA PROMESSO DI CONQUISTARE KIEV IN TRE SETTIMANE, È IMPANTANATO DA 4 ANNI), E LUI REPLICA DANDO LA COLPA AI SOLDATI – L’OCCASIONE PERFETTA PER UN GOLPETTO? POTREBBE ESSERE DIETRO L’ANGOLO. DOMANI “MAD VLAD” PARTE PER LA CINA. E AL SUO RITORNO…

maurizio martina francesco lollobrigida elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT – LA STORIA DELLA CANDIDATURA DI MAURIZIO MARTINA ALLA FAO È STATO UNO “SCHERZETTO” BEN CONGEGNATO DALL'AZZOPPATA MELONI CON L'EX COGNATO LOLLOBRIGIDA, PER METTERE IN DIFFICOLTÀ ELLY SCHLEIN: LA SPAGNA HA PUNTATO DA TEMPO LA POLTRONA, TANTO CHE SANCHEZ HA PROPOSTO UN SUO MINISTRO, FEDELISSIMO, LUIS PLANAS. È QUI CHE I FRATELLI D’ITALIA HANNO INTRAVISTO L’OPPORTUNITÀ: SAPENDO CHE L’ITALIA HA POCHE CHANCE, HANNO MESSO SUL PIATTO IL NOME DI MARTINA, PER SPACCARE IL PD E ACCUSARE SCHLEIN DI “SUBALTERNITÀ” RISPETTO AL BEL PEDRO – VORACI COME SONO DI CARICHE E INCARICHI, TI PARE CHE RINUNCIANO A UNA POLTRONA PER DARLA A UN EX SEGRETARIO DEL PD? ERA TUTTO “SPIN”, E I RIFORMISTI DEM HANNO ABBOCCATO…

elkann lapo ginevra john gianni agnelli margherita agnelli poteri

DAGOREPORT - MENTRE LAPO SI RIAVVICINA ALLA MADRE MARGHERITA AGNELLI (“VOGLIO RICOMPORRE UN RAPPORTO DI AFFETTO E DI SERENITÀ”), SI AVVICINA L’UDIENZA DEL 22 GIUGNO A TORINO CHE POTREBBE PORTARE A UN RINVIO A GIUDIZIO PER JOHN ELKANN PER TRUFFA AI DANNI DELLO STATO - NELLO STESSO TEMPO COMINCIA A DIPANARSI L’INTRECCIO DELLE VARIE CAUSE CIVILI INCASTRATE L’UNA CON L’ALTRA TRA ITALIA E SVIZZERA CHE VEDE CONTRAPPORSI MARGHERITA AI SUOI TRE PRIMI FIGLI, AL FINE DI TOGLIERE AL PRIMOGENITO JOHN LA GUIDA DELL’IMPERO EXOR - MA DAGOSPIA PUBBLICA UN ATTO UFFICIALE RELATIVO AI POTERI DELLA "DICEMBRE", LA SOCIETA' CHE HA LA QUOTA PRINCIPALE DEL GRUPPO CHE CONTROLLA EXOR, SOTTOSCRITTO NEL 1999 DALLA STESSA MARGHERITA, IN CUI SI LEGGE: "QUALORA GIOVANNI AGNELLI MANCASSE O PER QUALSIASI RAGIONE FOSSE IMPEDITO, L'AMMINISTRAZIONE NELLA SUA IDENTICA POSIZIONE CON GLI STESSI POTERI E PREROGATIVE SARA' ASSUNTA DA JOHN PHILIP ELKANN..."

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni

FLASH – COM’È FRICCICARELLO ANTONIO TAJANI IN QUESTI GIORNI: PRIMA HA FATTO USCIRE SUI GIORNALI L'IPOTESI DI UNA POSSIBILE “MANOVRA CORRETTIVA”. POI HA RINFACCIATO ALL’OPPOSIZIONE LO STALLO IN COMMISSIONE VIGILANZA RAI, CHE BLOCCA LA NOMINA DI SIMONA AGNES A PRESIDENTE DELLA TV PUBBLICA (CANDIDATURA A CUI ORMAI NON CREDE NEMMENO LEI). IL MOTIVO DI TANTO PENARE? MARINA BERLUSCONI: TAJANI DEVE DIMOSTRARE ALLA “PADRONA” DI FORZA ITALIA DI NON ESSERE IL MAGGIORDOMO DI GIORGIA MELONI…

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...