fulvio abbate walter veltroni

“POTRÀ MAI IL VIRUS PRESENTARSI COME FOSSE LA DIAGNOSI?” – IL MARCHESE FULVIO ABBATE RANDELLA IL RITORNO DI WALTER VELTRONI DALLE COLONNE DI “REPUBBLICA”: “LO SCAMBIO DI COMPLIMENTI TRA IL (PRESUNTO) FILOSOFO SCALFARI E IL (TRAGICO) ROMANZIERE E REGISTA WALTER È SCHIUMA DA BASSO IMPERO CLIENTELARE ROMANO. I JOVANOTTI, I BARICCO, LE FIGURINE PANINI SONO INUTILIZZABILI CONTRO L’ORDA FASCIO LEGHISTA CHE SI AFFIDA A UN FABRIZIO BRACCONERI, ALTRO CHE FRANCESCA ARCHIBUGI”

Fulvio Abbate per www.linkiesta.it

 

Walter Veltroni

È di un amico, l’epitaffio per il ritorno di Walter Veltroni: “Potrà mai il virus presentarsi come fosse la diagnosi?”. Punto. Si potrebbe molto argomentare, lo so, cominciando dal disastroso destino nel tempo dell’oggetto politico sinonimo iniziale di quest’ultimo, il Partito democratico, ma forse è proprio nell’icasticità immediata, da brutale cabaret, la forza dell’analisi-polaroid che ho appena riportata.

 

Il resto è presto detto, un improponibile politico, lo stesso che ha inanellato alcuni fallimenti conclamati, non pago di avere, anni addietro, confessato a capo chino che avrebbe raggiunto l’Africa, luogo di espiazione catartica e magari perfino di reportage letterario, si è nuovamente manifestato in forma di possibile leader-replay nei giorni scorsi dalle colonne di “Repubblica”, con un’articolo-manifesto che riassume, meglio, ripropone per intero la schiuma nel tempo da costui categorizzata sotto la voce di “vocazione maggioritaria”, l’abbandono degli ormeggi sociali storici della Sinistra per fare rotta verso l’atollo refrigerato dei ceti medio-alti riflessivi, producendo così un pensiero ancor più medio, medio davvero in tutto, un pensiero da criceti medi, appunto.

eugenio scalfari

 

Ovviamente, si fa uso dell’ironia per non cedere alla rabbia, all’invettiva, talvolta perfino all’insulto che risponde alla protervia.

 

Tra le risposte prontamente da Veltroni ricevute è il caso di annoverare quella argomentata dello scrittore romano Christian Raimo: “L'assoluta, roboante, psichiatrica mancanza di autocritica. Non fa nemmeno per un secondo cenno alle responsabilità politiche gigantesche, storiche, di aver creato un partito senza anima, succube di un'ideologia mortale come il blairismo, che ha portato come una profezia facilissima da avverarsi a questo disastro: non parla di privatizzazioni, di leggi sul lavoro, dell'assenza di democrazia interna, del maschilismo, del disastro urbanistico di Roma, del sistema di Mafia Capitale che azzerato la sua credibilità di amministratore”.

fulvio abbate

 

In compenso, posto che il nostro è sempre ben accompagnato, Eugenio Scalfari ne ha osannato in modo recidivante, se non complice, le parole, gli intenti, addirittura la generosità, così per l’ex direttore de l’Unità, ex sindaco di Roma, ex segretario del Pd, un tris di fallimenti, quasi l’articolo-manifesto di V. lo avessero, in molta misura e sostanza, concertato insieme, per il bene stesso della sinistra e magari del Paese, ma su questo sarebbe il caso di far chiarezza, accennando fin da subito che il Fondatore è tra coloro che da tempo tessono il proposito di portare proprio Veltroni al Quirinale, riconoscendo a quest’ultimo un profilo istituzionale alto, profondo, inequivocabile, salvifico, un nuovo Crispi.

 

Walter Veltroni

Insomma, un semplice scambio di complimenti tra il (presunto) filosofo Eugenio e il (tragico) romanziere e regista di documentari Walter, schiuma da basso impero clientelare romano, sia pure dal volto umano, posto che nessuno ha dimenticato la processione di veri “amici” all’Auditorium di Roma, tutti lì a elogiarne l’ultima opera, quasi avessero davanti un nuovo Rossellini.

 

Ovviamente narriamo della medesima città che, fino a qualche anno prima, spendeva quasi eguali parole di plauso per un suo collaboratore travolto infine dal caso “Mafia Capitale”. Si sa però che Roma è Roma, non conosce ritegno, e su questo al momento sorvoliamo per amore di brevità.

walter veltroni e mentana enrico

 

Tornando però ai fatti, confesso di avere temuto da subito che le parole di W. facessero breccia nel candore gregario di molti elettori progressisti, un’eventualità presto scongiurata dalla risposta ricevuta dall’antropologo Federico Bonadonna, già collaboratore della giunta Veltroni al Campidoglio: “I politici di ‘sinistra’ che per 25 anni con il partito liquido hanno distrutto l’eredità organizzativa del Pci sono oggi in prima linea per la ricostruzione di un partito di massa.

 

Quelli che hanno aperto i campi di concentramento e tortura in Libia oggi ci spiegano la necessità dell’accoglienza e dell’integrazione migranti. Quelli che ci hanno spiegato che dovevamo comprendere le ragioni dei ragazzi di Salò e abbandonare il ‘vecchio’ antifascismo oggi ci chiamano in piazza contro quello che chiamano nuovo fascismo.

 

FULVIO ABBATE

Quelli che hanno occupato il campo della sinistra realizzando politiche di destra, oggi parlano dell’importanza dello stato sociale dopo averlo sistematicamente contribuito a smantellarlo. Il loro unico obiettivo è riciclarsi perché sono uomini per tutte le stagioni interessati solo a un altro giro di giostra, a occupare posti, ad avvelenare la società”.

 

Neppure un anno fa, pensandoci bene, ero lì a riflettere sul probabile ritorno proprio di Veltroni sul mucchietto delle ceneri di Renzi e del renzismo, quasi l’uomo, sempre agli occhi degli ingenui e insieme interessati fan, e ancor di più di coloro che hanno ricevuto dallo stesso ampie rendite di posizione, fosse concepito come il salvavita di un centrosinistra che sempre si è sottratto - intendiamoci, per non dare adito a cattivi pensieri, per il bene della “ditta” - al dibattito e perfino a un congresso sulle ragioni della sconfitta, l’ennesima già preventivata, certa.

renzi veltroni 4

 

E qui c’è ancora da ricordare Veltroni, giovane esporatore Tobia di una Fgci perbenista, figli complessati sotto tutela dei grandi del partito, gli stessi che appena adulti, mettendo da parte Gramsci e perfino Togliatti, per costruire il consenso si affideranno semmai ai Jovanotti, ai Baricco, alle figurine Panini. Armi inutilizzabili con l'arrivo dell'orda fascio-leghista e grillina che si affida a un Fabrizio Bracconeri per argomentare, altro che Francesca Archibugi.

 

walter veltroni

Ora che ci penso, però, già la notte del crash renziano, davanti alla cortina fumogena destinata a garantire la fuga dei responsabili proprio del tonfo del Pd di segno veltroniano, non una parola da parte del diretto interessato giungeva, semmai un implicito muto invito a tacere per rispetto e pudore, non una riflessione sulle “ragioni della sconfitta“, e questo perché “non bisogna prestare il fianco” al pessimismo... Poi, ripeto, c’è la promessa dell’Africa, cui per pudore non ci soffermiamo.

 

Riepilogando ancora, guardando al mattino del giorno dopo il tracollo, davanti all’ammazzacaffè del renzismo ero certo che qualcuno, dimenticando i pregressi, avrebbe comunque detto: dai, torniamo a Veltroni, è lui il nostro uomo, il nostro ferro di cavallo, la nostra unica ancora di salvezza da spendere in nome di un nuovo doroteismo esteso anche a sinistra.

BARICCO RENZI

 

Ma ero altrettanto convinto che questi, davanti ai messi imploranti giunti lì per convincerlo, avrebbe fatto la parte del ritroso, di colui che si fa pregare per poi, come nella barzelletta di Hitler richiamato a gran voce dall’inferno, concedere: “Però questa volta cattivi, eh?”.

 

E un istante dopo rieccogli intorno i Paolo Virzì e le Francesca Archibugi, i cui film talvolta, come nei fumetti del Mago Wiz, sembrano assomigliare all’omino che urla sotto il castello del Re e di Sir Brandolph: “È mezzanotte e tutto va bene!” E ovviamente l’amico fidato Scalfari, sempre lì a indicarlo come l’unico possibile bostik per un possibile futuro dell'umanità stessa.

 

matteo salvini con mojito

Ah, ho immaginato anche, immancabile, il balletto delle facce di bronzo a unirsi al coro nonostante l’eco dell’immagine campale dello sfacelo lasciato a Roma, la città dove, appunto, il nome di tal Luca Odevaine, già vicecapo di gabinetto proprio di Veltroni in Campidoglio, giganteggiava accanto alla cappa di Cola di Rienzo, la Roma della schiuma del consenso spettacolare di cui adesso si contano ancora i cocci.

 

Pensavo tutte queste cose, sia pure in ordine sparso, immaginando che il diretto interessato assistesse da dietro l’angolo della spiaggia di Sabaudia, nascosto, al tentativo di riportarlo in vita politica.

 

WALTER VELTRONI

Mi sbagliavo: alla fine è stato lo stesso Veltroni a, chiudere l'ombrellone, cambiarsi di costume, e issarsi da solo, sia pure con l’ospitalità fissa della “Repubblica” di Mario Calabresi. Un piano perfetto, non una smagliatura, i boccaloni di sempre, lì a dire dai-dai-torna-Walter! Peccato che abbia trovato le parole-paracarro del mio amico: “Pensa, il virus che fa la diagnosi!”.

 

P.S.

fulvio abbate

 

Questo è il pezzo più banale che abbia mai scritto in vita mia, ragionando di Veltroni si potrà parlare perfino di contagio.

walter veltroni

Ultimi Dagoreport

andrea orcel luigi lovaglio castagna giancarlo giorgetti matteo salvini francesco gaetano caltagirone leonardo del vecchio milleri marcello sala

DAGOREPORT - CON IL RIBALTONE SENESE, CON LOVAGLIO DI NUOVO AL COMANDO DI MPS, IL FUTURO DELLA FINANZA ITALICA È TUTTO DA SCRIVERE - NATURALMENTE ALL’ITALIANA, TRA TACITI ACCORDI SOTTOBANCO E OSCURE OPERAZIONI. SE NON CI FOSSE STATO IL VOTO A FAVORE DEL BANCO BPM, GUIDATO DA CASTAGNA, NON SAREBBE RICICCIATO IL "BAFFO LUCANO" IN MPS. E SE NON CI FOSSE STATO L’APPOGGIO DEL CREDIT AGRICOLE, PRIMO AZIONISTA DI BPM, CASTAGNA NON SAREBBE STATO RICONFERMATO ALLA GUIDA DELL’EX POPOLARE DI MILANO, CARA ALLA LEGA DI SALVINI E GIORGETTI - PERCHÉ CASTAGNA  UNA MANO A LOVAGLIO E AGRICOLE DÀ DUE MANI A CASTAGNA? LA RISPOSTA FORSE SI PUÒ RINTRACCIARE SBIRCIANDO LA MESSAGGISTICA TELEFONICA DELL’EX DIRETTORE GENERALE DEL TESORO, MARCELLO SALA, CON MINISTRI E SOTTOSEGRETARI – IL SUCCESSO DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO POTREBBE ANCHE RIVELARSI UNA VITTORIA DI PIRRO: COME FARÀ A RESTITUIRE 11 MILIARDI DI EURO A UNICREDIT, BNP PARIBAS E CRÉDIT AGRICOLE PER  L’ACQUISIZIONE DELLE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA? SE POI AGLI ALTRI EREDI VIEN VOGLIA DI VENDERE IL LORO 12,5% DI DELFIN? A QUEL PUNTO, NON RESTEREBBE CHE LA CESSIONE DELLE PARTECIPAZIONI FINANZIARE NEL MONTE DEI PASCHI (17,5%), IN GENERALI (10,15%) E IN UNICREDIT (2,7%) - VROOM! IL RISIKO BANCARIO SI E' RIMESSO IN MOTO...

xi jinping donald trump iran stretto di hormuz

FLASH – DONALD TRUMP STREPITA E MINACCIA DI “RADERE AL SUOLO” L’IRAN, MA HA IL PISTOLINO SCARICO: TRA DIECI GIORNI VOLERÀ A PECHINO PER UN INCONTRO CON IL PRESIDENTE CINESE, XI JINPING. QUANDO L’AUTOCRATE COMUNISTA, GRANDE SPONSOR DEL REGIME DI TEHERAN, METTERÀ SUL PIATTO DELLA TRATTATIVA LA PACE IN IRAN, CHE FARÀ IL TYCOON? CONTINUERÀ A FARE IL MATTO O FARÀ PIPPA? IL DRAGONE HA IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO, MENTRE IL DEMENTE DELLA CASA BIANCA CONTINUA A CIURLARE: SE TORNA A CASA SENZA NIENTE IN MANO, SAREBBE UNA SCONFITTA PESANTISSIMA, SOPRATTUTTO IN VISTA DELLE ELEZIONI DI MIDTERM DI NOVEMBRE (CHE GIÀ SI PREANNUNCIANO UNA DEBACLE)

la russa majorino schlein sala calabresi milano lupi

DAGOREPORT – SDENG! È PARTITA LA CAMPAGNA ELETTORALE PER IL SINDACO DI MILANO, IN CALENDARIO NELLA PRIMAVERA DEL 2027 (INSIEME A TORINO E ROMA, DOVE LA VITTORIA DEL CENTROSINISTRA E' DATA PER CERTA) - AFFONDATO IL CANDIDATO DELLE MELONI, CARLO FIDANZA, IL DEUS DELLA LOMBARDIA, IGNAZIO LA RUSSA, HA LANCIATO IL CIELLINO MAURIZIO LUPI, CHE PERÒ NON TROVA ANCORA L’APPOGGIO DI FORZA ITALIA BY MARINA - IL CANDIDATO PIÙ INDICATO DEL CENTROSINISTRA È L’EX DIRETTORE DI “REPUBBLICA”, MARIO CALABRESI, CHE DEVE VEDERSELA CON L’IRRIDUCIBILE TAFAZZISMO DI SCHLEIN, SALA, MAJORINO, ETC. - UN SONDAGGIO RISERVATO, FATTO PRIMA DI PASQUA, DÀ IL FIGLIO DEL COMMISSARIO CALABRESI IN LEGGERISSIMO VANTAGGIO SU LUPI: 52/48…

claudia conte piantedosi pasquale striano del deo

FLASH – FATTO LO SCOOP, GABBATA LA STORIA. PROMEMORIA PER I LETTORI: CHE FINE HANNO FATTO LE VICENDE CHE SEMBRAVANO DOVER TERREMOTARE IL PAESE, DAL CASO DEI DOSSIERAGGI ILLEGALI DI EQUALIZE ALLE RIVELAZIONI SU DEL DEO E LA SQUADRA FIORE, FINO AI DOCUMENTI NEI CASSETTI DEL FINANZIERE PASQUALE STRIANO E ALLA MAI CHIARITA RELAZIONE TRA LA PREZZEMOLONA CIOCIARA CLAUDIA CONTE E IL MINISTRO DELL’INTERNO, MATTEO PIANTEDOSI? DA BOMBE PRONTE A FAR SALTARE IN ARIA MOLTE POLTRONE, SONO DIVENTATE MICCETTE BAGNATE DI CUI SI È PERSA TRACCIA SU TUTTI I GIORNALONI…

francesco de dominicis vittorio de pedys

FLASH - NULLA ACCADE A CASO: FRANCESCO DE DOMINICIS, GIA' RESPONSABILE DELLA COMUNICAZIONE DELLA FABI, VA A GUIDARE LE RELAZIONI ESTERNE DI SIMEST, CHE SOVRINTENDE ALL'INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLE IMPRESE ITALIANE - A VOLERLO E' STATO IL PRESIDENTE DI SIMEST, VITTORIO DE PEDYS, VICINO A FRATELLI D'ITALIA - DE DOMINICIS FU SOSPETTATO DI ESSERE LA "TALPA" DEL GAROFANI-GATE, CIOE' DI AVER SPIFFERATO A "LA VERITA'" DI BELPIETRO LE DICHIARAZIONI DI FRANCESCO GAROFANI, CONSIGLIERE DI MATTARELLA, CHE A UNA CENA PRIVATA PARLAVA DEL FUTURO DEL PD INVOCANDO UNO “SCOSSONE” (CHE “LA VERITÀ” TRASFORMO' IN UN FANTOMATICO PIANO DEL QUIRINALE CONTRO MELONI)

marco rubio giorgia meloni donald trump jd vance vaticano papa leone xiv pietro parolin

DAGOREPORT – MARCO RUBIO ATTERRERÀ GIOVEDÌ A ROMA NON TANTO IN QUALITÀ DI SEGRETARIO DI STATO AMERICANO, BENSÌ COME CANDIDATO AL DOPO TRUMP – RUBIO SA BENISSIMO CHE LA SUA CORSA ALLA CASA BIANCA È PERDUTA SENZA IL DECISIVO VOTO DEI CATTOLICI AMERICANI, CHE NON HANNO PRESO PER NIENTE BENE L’IGNOBILE GUERRA A COLPI DI INSULTI DELL’IDIOTA-IN-CAPO A PAPA LEONE – UNA VOLTA OTTENUTO DA TRUMP IL VIA LIBERA PER IMBARCARSI PER ROMA, RUBIO È RIUSCITO A STRAPPARE UN INCONTRO CON IL SUO OMOLOGO DELLA SANTA SEDE, IL CARDINALE PIETRO PAROLIN, MA IL DISCO VERDE PER UN’UDIENZA AL COSPETTO DEL TOSTISSIMO PAPA PREVOST NON C’È, PER ORA – PER L’ARRIVO DI RUBIO, L’AMBASCIATORE USA (IN VACANZA) IN ITALIA, TILMAN FERTITTA, STA ORGANIZZANDO UNA BELLA CENETTA CON I MINISTRI TAJANI E CROSETTO – PER RUBIO UN INCONTRO PREVISTO ANCHE CON LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” CHE, VISTI I NEGATIVISSIMI SONDAGGI ITALIANI SUL PRESIDENTE PIÙ MENTECATTO DELLA STORIA, L’HA MOLLATO AL SUO DESTINO RINCULANDO A TESTA CHINA TRA LE BRACCIA DELL’EUROPA….