gianni enrico letta quirinale

LETTA A DUE PIAZZE (FANTASCIENZA SOTTO L'OMBRELLONE) – I SOGNI QUIRINALIZI DI ENRICO E DELLO ZIO, ENTRAMBI TORNATI AL CENTRO DELLA SCENA: “GIANNI NON LO DIRÀ MAI MA È VEROSIMILE CHE S'IMMAGINI A PROPRIO AGIO INTRONATO SUL COLLE, A CUSTODIA DI UNA NAZIONE GOVERNATA DA UN LEADER DI DESTRA TEMPERATA E CON SILVIO MONUMENTALIZZATO DALLA CARICA DI SENATORE A VITA” – “LETTA JR. È IL RITRATTO VIVENTE DI UN QUIRINALIZZABILE PREDESTINATO, UNA SORTA DI PRODI CHE CE LA PUÒ ANCORA FARE..."

1 – GIANNI LETTA: IL GRAN CONSIGLIERE CHE VUOLE SEPARARE SILVIO DAI SOVRANISTI

Alessandro Giuli per ''Libero Quotidiano''

 

gianni enrico letta

Sono tutti lì ad almanaccare sulla seconda giovinezza di Gianni Letta e non hanno capito che Letta è invecchiato soltanto per l' anagrafe: non per la biologia né tantomeno per la politica. L' unica certezza intorno ai suoi 85 anni è che l' uomo è largamente quirinalizzabile (anche se non prima del 2022).

 

Ma qui subentra un discorso nuovo e differente al tempo stesso. Letta è tornato al centro della scena, anzi dei retroscena e dei retropensieri, dopo il fugace incontro con il ministro degli Esteri ed ex capo politico dei Cinque Stelle, Luigi Di Maio.

 

Molti ne hanno tratto la convinzione che quell' appuntamento fosse soltanto il prologo di un capovolgimento parlamentare tale da modificare lo schema della maggioranza, con un sostegno più o meno tacito da parte di Forza Italia.

 

gianni letta luigi di maio

Di Maio si è affrettato a smentire. Eppure c' è dell' altro, eccome se c' è, dietro la sopraggiunta centralità di Silvio Berlusconi nel grande gioco della piccola politica nazionale.

 

Letta ha condotto trattative separate (perfino rispetto a Fi) con Giuseppe Conte sia sul dossier relativo alla legge elettorale giacente in Parlamento, sia sulle nomine pubbliche recentissime e su quelle che verranno; sia appunto sull' eventualità che i berlusconiani, pur non entrando formalmente nella maggioranza giallorossa, assicurino in Senato quella stabilità necessaria al cabotaggio del governo. Foss' anche a prezzo di una microscissione ancora solo all' inizio. Ma perché tutto questo? E sopra tutto, in cambio di cosa?

gianni letta e berlusconi

 

RAPPORTI A SINISTRA

Alcuni sostengono che Letta straveda per Conte ma è vero esattamente l' opposto: l' avvocato di Volturara Appula si considera un suo discepolo e vede in lui una figura tradizionale di garanzia e stabilizzazione. Certo non è un mistero che Gianni Letta abbia sempre considerato con diffidenza, perfino estetica, la narrazione sovranista di Salvini, mentre con Giorgia c' è una certa consuetudine rafforzata dalle trascorse, comuni esperienze di governo.

 

gianni letta in io so che tu sai che io so

Sul piano delle idee, Letta rimane un classico democristiano persuaso della necessità di un centro mediatore d' ogni istanza radicale da includere sulla base di un disegno moderato, europeista e dialogante. Nello stato d' eccezione seguìto alle elezioni del 2013, fu lui l' artefice esecutivo del vecchio patto del Nazareno con Matteo Renzi, dopo aver peraltro gestito con Giorgio Napolitano la stagione delle larghe intese intorno alla premiership del nipote Enrico Letta.

 

gianni letta sergio mattarella

Ed è sempre stato lui il capo d' ogni ambasciata diplomatica presso le sinistre, la presidenza della Repubblica, le più alte istituzioni nazionali e i potentati stranieri, a cominciare dal Vaticano. Insomma se esiste un nemico dichiarato del vecchio schema nazional-populista e un deterrente del centrodestra a trazione sovranista, questo è appunto Letta.

 

E fin qui siamo in un orizzonte ideologico perfino scontato. Quel che invece pochi notano o ricordano è che la figura in questione non è soltanto quella d' un politico coltivato al servizio del sovrano di Arcore: Letta è anzitutto un uomo di Stato, lungamente impegnato nel ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio con deleghe ai servizi segreti, capace di uscire a intermittenza dalla divisa di parte del dirigente d' azienda forzista per indossare i panni dell' impersonalità pubblica.

 

MATTEO SALVINI GIORGIA MELONI SELFIE IN PIAZZA

La sua stagione di gloria è passata, d' accordo, ma i suoi terminali di riferimento sono ancora presenti un po' dappertutto: nelle imprese pubbliche, nelle Authority, nel Deep State, nei gangli vitali dell' informazione così come nei salotti buoni del capitalismo finanziario e nelle terrazze del potere romano. Latenti o no, i giannilettiani vivono e lottano assieme a lui. Ma non necessariamente "per lui".

 

Perché il giannilettismo è meno un' idea personificata in carne e ossa che un modo di stare al mondo. Se la sua cifra individuale sta nella riservatezza e nel silenzio operoso (modello "leading from behind"), cionondimeno l' esperienza e la natura l' hanno anche dotato d' una insospettabile facondia oratoria che va ben al di là del galateo mondano cui resta devoto.

 

ORATORE D' ECCEZIONE

gianni letta con la mascherina foto di bacco

Un esempio loquente al riguardo è il sontuoso e accorato elogio funebre riservato allo 007 italiano Nicola Calipari ucciso nel 2005 mentre liberava la giornalista Giuliana Sgrena dalle grinfie dei tagliagole jihadisti. Eccone un breve saggio: «Ma tu Nicola hai fatto molto di più: non hai soltanto liberato e salvato Giuliana, non hai soltanto dato uno splendido esempio di coraggio tu hai ridato fiducia all' Italia tutta. Tu hai saputo riportare in superficie quelle virtù nascoste grazie alle quali un paese vive e va avanti».

 

È un periodare degno d' un presidente della Repubblica? Chissà. Lui non lo dirà mai ma è verosimile che s' immagini a proprio agio intronato sul Colle, a custodia di una nazione governata da un leader di destra temperata e con Silvio Berlusconi monumentalizzato dalla carica di senatore a vita. In ogni caso, ecco di chi parliamo quando parliamo di Gianni Letta.

gianni enrico letta

 

 

2 – IL NIPOTE D'ARTE CHE VUOLE SPOSARE EUROPA E GRILLISMO

Alessandro Giuli per “Libero Quotidiano”

 

E poi c' è Enrico Letta, nipote d' arte e figlio di un dio maggiore: il cattolicesimo progressista coltivato nel laboratorio della tecnocrazia italiana, scuola Beniamino Andreatta per intenderci, a sua volta risciacquato nella Senna e incastonato nel platino dell' establishment parigino all' Institut d' études politiques (appendice della prestigiosissima Grande Ecole di Science Po) di cui il nostro fa onorevolmente parte in qualità di docente.

MARIO DRAGHI ED ENRICO LETTA FOTO INFOPHOTO

 

Letta jr. è il ritratto vivente di un quirinalizzabile predestinato, una specie di Romano Prodi che ce la può ancora fare. E a questo, o almeno anche a questo, sta appunto lavorando l' ex presidente del Consiglio detronizzato da Renzi nel 2014, ma che è tornato a prendere la tessera del Pd nel 2019 con la segreteria di Nicola Zingaretti e ora si mostra attentissimo a spendere la propria (presunta) terzietà al servizio del bene comune e dell' interesse nazionale.

 

LA STRETTA DI MANO TRA ENRICO LETTA E MATTEO RENZI

A nessuno è sfuggita la recente benedizione di Enrico L. nei confronti dell' incontro semi carbonaro tra Luigi Di Maio e Mario Draghi: «Incontro davvero storico I Cinque stelle cominciano a parlare la lingua della ragionevolezza». E in questo termine, «ragionevolezza», c' è tutto il mondo e il modo felpato di una figura istituzionale alla ricerca di un dignitoso happy ending.

 

Si badi bene però: il giovane Letta non si autopercepisce come un Conte di Montecristo in attesa di vendetta sanguinaria; al contrario, ha compreso che la nuova stagione di dialogo obbligato tra i partiti di maggioranza e un pezzo consistente dell' opposizione, gravata dalla sensazione (fallace?) di una svolta nei rapporti internazionali con l' Europa, possa essere il perfetto brodo di coltura per un' ascesa al Colle nel 2022.

 

ALFANO FRANCESCHINI ENRICO LETTA

L' importante, per lui, è presidiare il crocevia giusto e disinnescare le mine lungo il percorso. Ecco perché Enrico ha bisogno di non pestare i piedi a Conte, aiutandolo semmai a prolungare le aspettative di vita del suo governo così da tenerlo relegato (si fa per dire) a Palazzo Chigi contenendone le ambizioni quirinalizie.

 

NESSUNA VENDETTA

Di qui le lodi che a cadenza ciclica ha deciso di tributargli, come questa espettorata in televisione una decina di giorni fa: «Conte è riuscito ad avere un rapporto positivo e sincero con gli italiani. Fare il lavoro che sta facendo Conte nel momento in cui l' ha fatto lui è roba da far tremare le vene dei polsi.

 

gianni letta saluta romano prodi (4)

Tutti buoni a criticare ora, anche se alcune critiche possono essere legittime. Ma Conte si è trovato in una condizione difficilissima». O meglio ancora con l' intervista sulla Stampa con la quale Letta jr. ha accolto il premier di ritorno dalla trattativa al Consiglio Europeo sul Recovery Fund: «Abbiamo vinto tutti e, forse per la prima volta, ha vinto la solidarietà nella Ue. Ma bisogna ribaltare una narrativa che si sta diffondendo a livello europeo, ovvero l' idea che ci prendiamo i soldi degli olandesi e dei Paesi del Nord».

 

Va da sé che lui, in quanto uomo di provata fede europeista (côté parigino), resta a favore del Mes così come Zingaretti e il suo Pd, ma una volta superata la barriera del maxi debito con Bruxelles persino i grillini dovranno piegarsi alla necessità.

E Letta è appunto l' uomo della necessità, il frutto sempre maturo al quale ricorse nel 2013 l' allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per mettere ordine a Palazzo Chigi con le larghe intese sul modello europeo (socialisti e popolari uniti e alleati con chiunque contro sovranisti e conservatori).

 

ENRICO LETTA E ROMANO PRODI

In uno schema simile, tra emergenze sanitarie e svolte ambientaliste finanziate in deficit, il nipote di Gianni può tornare utile su vari progetti. Fra questi, ma chiaramente è una trappola, perfino il Campidoglio: a Roma si voterà l' anno prossimo per dimenticare l' èra di Virginia Raggi, e c' è chi ha fatto il suo nome per la sindacatura capitolina. Lui ha capito l' antifona e sta già provando a disincagliarsi: «L' ho già detto e lo ripeto, io non sono romano, faccio altre cose Penso sia importante che per Roma ci sia un bravo o una brava sindaca romana. Ce ne sono tanti». Come a dire: il piano del mio ritorno in Patria da principe delle Gallie non sarà certo comprimibile nel Raccordo anulare.

 

FRANCESCHINI VELTRONI

UOMO DELLA NECESSITà

Dalla sua, il non più giovane Letta ha un pezzo ancora importante del mondo finanziario catto-nordista e soprattutto l' ossatura del potere franco-tedesco dominante in Europa.

Se Grillo si convincesse a replicare anche nel Parlamento italiano il modello Ursula, nel nostro caso una maggioranza giallorossa allargata ai popolari (post) berlusconiani rivestiti a festa nei panni dei Responsabili, per Enrico davvero si aprirebbe un corridoio interessante lungo la via per il Colle, sempre se il prezzo da pagare per l' operazione non finisca per premiare lo zio al foto finish.

 

Ma i suoi veri avversari sono altri e consanguinei: Dario Franceschini e Walter Veltroni, calibri di enorme peso negli equilibri politici nazionali e con un insediamento romano di tutto rispetto. Ma siccome entrambi lavorano al medesimo obiettivo e nello stesso spazio vitale, è possibile che Letta jr. s' infili in scia come outsider.

gianni enrico letta 2

 

Va da sé, infine, che il dossier rimane vincolato alle decisioni del solo italiano al quale nessuno, in Italia o all' estero, può dire di no: Mario Draghi.

Ultimi Dagoreport

daniela santanche giorgia meloni giorgio mottola

DAGOREPORT - COME MAI LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” HA DECISO LA “DESANTANCHEIZZAZIONE” DEL GOVERNO SOLO ADESSO, PUR AVENDO AVUTO A DISPOSIZIONE PIÙ DI TRE ANNI DI CASINI GIUDIZIARI PER METTERLA ALLA PORTA? - NON È CHE ALL’INDOMANI DELLA DISFATTA, MAGARI LEGGENDO UN POST SU FACEBOOK DI “REPORT” (‘’I SOLDI DELLA SOCIETA’ INDAGATA PER MAFIA A DANIELA SANTANCHE’ E LE OMBRE SUI “SALVATORI” DI VISIBILIA’’), LA PREMIER E IL SUO ENTOURAGE DI PALAZZO CHIGI HANNO SENTITO ODOR DI BRUCIATO E PRESO LA PALLA AL BALZO PER BUTTARE FUORI L’INSOSTENIBILE MINISTRO DEL TURISMO? GIÀ IL GIORNO DELLA SCONFITTA, IL RICHELIEU DI PALAZZO CHIGI, FAZZOLARI, AVEVA MESSO IN CONTO LA POSSIBILE REAZIONE DI UNA MAGISTRATURA RINGALLUZZITA DALLA VITTORIA, PREANNUNCIANDO CHE “L’AZIONE (DELLE TOGHE) POTREBBE DIVENTARE PIÙ INVASIVA" - E OGGI, LA PROCURA DI ROMA HA RICICCIATO IL CASO SOGEI CON PERQUISIZIONI AL MINISTERO DELLA DIFESA E IN UNA SERIE DI SOCIETÀ PUBBLICHE TRA CUI TERNA, RETE FERROVIARIA ITALIANA, POLO STRATEGICO NAZIONALE... - VIDEO DI GIORGIO MOTTOLA

radio deejay theodore kyriakou linus albertino

FLASH – THEO KYRIAKOU NON HA SCELTO A CASO DI ANDARE A MILANO PER IL DEBUTTO DA EDITORE DI “REPUBBLICA”: NEGLI STORICI STUDI DI VIA MASSENA C’È LA SEDE OPERATIVA DELLE RADIO DEL GRUPPO GEDI, CHE SONO L’UNICO ASSET CHE INTERESSA AL MAGNATE GRECO – QUEL VOLPONE DI KYRIAKOU, PIÙ FURBO DI ELKANN, HA DATO UNO ZUCCHERINO ALLA REDAZIONE DI “REP”, INCONTRANDO I GIORNALISTI E PROMETTENDO INVESTIMENTI. MA IL SUO VERO OBIETTIVO ERA IL FACCIA A FACCIA CON LINUS (DIRETTORE EDITORIALE DEL POLO RADIOFONICO): LA PRIORITÀ È METTERE A PUNTO UN PIANO PER DARE UNA RINFRESCATA A RADIO CAPITAL E RENDERE PIÙ COMMERCIALE LA DISCOTECARA “M2O”, DI CUI È DIRETTORE ARTISTICO ALBERTINO (FRATELLO DI LINUS)

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?