1. MA È UNA BANCA O UNA SEZIONE DI PARTITO? COSÌ GLI EX-DS DEL PD DECIDEVANO LE NOMINE E LA STRATEGIA (SUICIDA) DEL MONTEPASCHI. E A RACCONTARE TUTTO SONO GLI EX SINDACI 2. CENNI (SINDACO 2001-2011): “ I DS ERANO FORTEMENTE INTERESSATI ALLA GESTIONE DI MPS. VISCO E D’ALEMA VOLEVANO CHE DIVENTASSE PIÙ GRANDE, FACESSE ACQUISIZIONI COME QUELLA DI ANTONVENETA, AVVENUTA SULLA BASE DI QUESTE PRESSIONI” 3. UNA CLASSE POLITICA CHE PASSERÀ ALLA STORIA PER IL PIÙ GRANDE BIDONE BANCARIO, CHE HA PORTATO AL SALVATAGGIO COI SOLDI PUBBLICI DI MPS E MIGLIAIA DI LICENZIAMENTI 4. MANCINI (FONDAZIONE): “MUSSARI DECIDEVA LE NOMINE E MI INFORMAVA, MA IL SUO RIFERIMENTO ERA IL SINDACO DALEMIANO CECCUZZI”. CECCHERINI (PROVINCIA) TIRA IN BALLO AMATO E BASSANINI, ENTRAMBI INVIATI A SIENA PER OCCUPARSI DEGLI AFFARI BANCARI 5. ANCHE IL PDL VOLEVA LA SUA (PICCOLA) FETTA: C’È UN PATTO SIGLATO TRA CECCUZZI E VERDINI NEL 2008 PER LA SPARTIZIONE DELLE NOMINE CON LA BENEDIZIONE DI GIANNI LETTA

Fiorenza Sarzanini per il Corriere della Sera"

Una spartizione tra Pd e Pdl dove la sinistra ha sempre prevalso e poi è scesa a patti. Accordi su nomine e affari che venivano discussi a livello locale e avallati dai vertici nazionali del partiti, passando per la presidenza del Consiglio. Nell'inchiesta sulla gestione del Monte dei Paschi di Siena, si apre il capitolo di indagine più delicato. È quello che porta direttamente nelle stanze della politica romana. Sono le deposizioni degli amministratori locali, di coloro che per statuto devono indicare i nomi da sottoporre alla scelta per la composizione dei consigli di amministrazione, a delineare quanto è accaduto negli ultimi anni.

Svelando come alla fine ci fosse sempre la necessità di trovare un'intesa che potesse garantire le varie parti. Spesso ignorando quali fossero le reali esigenze finanziarie e soprattutto le garanzie per gli azionisti. La maggior parte dei verbali sono stati depositati all'inizio di agosto scorso, quando i pubblici ministeri Antonio Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso hanno chiuso la prima istruttoria sull'acquisizione della banca Antonveneta avvenuta alla fine del 2007 per 9,3 miliardi di euro, con una plusvalenza calcolata in almeno tre miliardi di euro rispetto a quanto era stata pagata tre mesi prima dalla banca Santander.

«LE ANIME DEI DS»
Era stato il presidente della Fondazione Gabriello Mancini il più incisivo nel delineare i meccanismi di designazione in un interrogatorio del 31 gennaio 2013: «Era il presidente Giuseppe Mussari che decideva le nomine e mi informava. Il suo riferimento era Franco Ceccuzzi, di area dalemiana. Posso dire che aveva un cordiale rapporto anche con Walter Veltroni quando divenne segretario del Pd. Il punto di riferimento nel Pdl era l'onorevole Denis Verdini. Altra persona con cui aveva rapporti era Gianni Letta. Ricordo che Letta affermava che Mussari era il suo riferimento in banca, mentre io ero il suo riferimento in Fondazione».
Altri importanti dettagli li ha forniti ai magistrati Maurizio Cenni, sindaco di Siena dal 2001 al 2011.

Viene ascoltato come testimone il 4 ottobre 2012 e dichiara: «Devo dire che le diverse anime dei Ds erano fortemente interessate alla gestione di Banca Mps. È sufficiente leggere i giornali dell'epoca per ricordare ciò che l'onorevole Vincenzo Visco o l'onorevole Massimo D'Alema, ad esempio, pensavano della banca. Affermavano che era antistorico che una realtà di soli 60 mila abitanti potesse gestire, attraverso gli enti locali, un gruppo bancario importante comne Mps. Affermavano che la banca doveva crescere, doveva acquisire altri gruppi bancari, essere più presente sul mercato italiano e internazionale. L'acquisizione di Antonveneta avviene anche in ragione della pressione psicologica che vi era sulla banca».

I CINQUE COMPONENTI
In uno stralcio di verbale reso noto qualche settimana fa, Fabio Ceccherini il presidente della Provincia di Siena dal 1999 al 2009, chiarisce che nel 2006, per le nomine di Mancini a presidente della Fondazione e Mussari a presidente della banca, di averne parlato «con Cenni, Ceccuzzi e con Franco Bassanini che era stato eletto nella circoscrizione di Siena e assieme all'onorevole Giuliano Amato erano quelli maggiormente attenti al territorio e alla banca. Ebbi colloqui anche con D'Alema che esprimeva perplessità sulla governance».

Altri dettagli sono stati aggiunti dal politico nel corso di quell'interrogatorio del 4 ottobre 2012. In particolare Ceccherini specifica che «il presidente nomina cinque componenti della deputazione» e sostiene di aver cercato sempre «di privilegiare il territorio per la nomina degli stessi». Secondo lui «c'era interesse, ma non ingerenza da parte dei responsabili nazionali dei Ds in ordine alle scelte riguardanti la banca». Ma specifica come proprio D'Alema «riteneva il sistema di nomine medievale perché troppo legato agli enti locali e auspicava un'apertura, un suo maggior radicamento sul territorio nazionale e una politica industriale che fosse più attenta alle esigenze del mercato».

L'ACCORDO CON IL PDL
Agli atti dell'inchiesta c'è la bozza di un patto siglato tra Ceccuzzi e Verdini predisposto il 12 novembre 2008 per la spartizione delle nomine. In calce ci sono i nomi, ma non le firme ed entrambi hanno dichiarato che «si tratta di una bufala». In realtà le «regole» fissate in quel documento sono le stesse poi ripetute a verbale da numerosi protagonisti come il senatore del centrodestra Paolo Amato che ai magistrati, parlando della nomina di Alberto Pisaneschi nel Cda di Mps in quota Pdl, aveva dichiarato: «Pisaneschi non è stato nominato da Verdini, ma è stato il frutto del "groviglio armonioso" senese. Poi Verdini lo ha gestito».

Una linea confermata da Mancini secondo il quale «per questa scelta è stato necessario l'avallo di Gianni Letta e il via libera finale di Silvio Berlusconi».

Non solo. Chiarisce Mancini: «Dopo l'acquisizione, la presidenza di Antonveneta venne affidata a Pisaneschi su indicazione di Mussari. Egli motivava questa sua indicazione con opportunità politica poiché Antonveneta aveva i suoi maggiori interessi in Veneto, regione a forte connotazione politica di centrodestra e dunque era opportuno che il presidente fosse della medesima area politica. Mussari mi disse di aver informato il presidente della Regione Giancarlo Galan dell'acquisizione di Antonveneta».

 

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