ponte morandi de micheli conte di maio

NEL MALE O NEL BENETTON - PRIMA DEL 30 GIUGNO, QUANDO I BENETTON CHIEDERANNO 20 MILIARDI ALLO STATO PER CHIUDERE LA PARTITA SULLE CONCESSIONI. IL PREMIER PER FAR MANDARE GIÙ IL RINNOVO AI GRILLINI PUNTA A TOGLIERE IL CONTROLLO ALLA FAMIGLIA - ZINGARETTI: ''SI DECIDA SUBITO''. MA LA LEZZI: ''NON METTA FRETTA AL GOVERNO''. FRETTA? MA È DAL 15 AGOSTO 2018 CHE CONTE PRENDE TEMPO…

1 - CONTE PUNTA ALL'ACCORDO SU AUTOSTRADE SENZA I BENETTON AZIONISTI DI CONTROLLO

Tommaso Ciriaco per “la Repubblica”

 

giuseppe conte

C' è una data cerchiata in rosso sul calendario di palazzo Chigi: 30 giugno. L' hanno segnalata sia la ministra ai Trasporti Paola De Micheli, sia il titolare dell' Economia Roberto Gualtieri. E obbliga il governo a una corsa disperata contro il tempo. Per scongiurare il rischio di dover sborsare una ventina di miliardi: la cifra che i Benetton potrebbero chiedere allo Stato per chiudere una volta per tutte la partita su Autostrade per l' Italia (Aspi).

 

(…)

 

Mediare, allora, ma come? Nel migliore dei mondi possibili, il presidente del Consiglio imporrebbe condizioni talmente dure da far digerire anche ai Cinque Stelle la permanenza della famiglia veneta al vertice di Autostrade. Ma siccome questo schema finora non ha prodotto un' intesa, e il rapporto con Atlantia - la holding che controlla Aspi - sembra logoro, in queste ore Conte si va persuadendo che l' unica via d' uscita sia ottenere uno scalpo: quello dei Benetton, appunto.

 

Ai grillini ha fatto sapere che lavora a una loro uscita di scena dalla partita autostradale. Gli basterà che non abbiano più la maggioranza in Aspi, dunque che perdano il controllo della concessionaria. O, meglio ancora, che vendano l' intero pacchetto azionario. Lo scambio sarebbe prevedere per chi subentrerà condizioni assai meno svantaggiose di quelle finora minacciate, in modo da poter comunque far vendere bene - e non svendere - ai Benetton le loro quote. Tutto, insomma, sembra ormai ruotare attorno al prezzo, più che alla possibilità che la famiglia resti a gestire Autostrade. Ma per far subentrare chi? Un privato, nella migliore delle ipotesi, a cui lavora il governo. Probabilmente affiancato dallo Stato, ad esempio attraverso Cdp.

roberto tomasi autostrade per l'italia

 

Una proposta che tuttavia Atlantia difficilmente vorrà prendere in considerazione. Cedere un pacchetto di minoranza, questo sì è possibile: i Benetton hanno già detto di essere disponibili. Ma mollare tutto, piegandosi ai diktat del governo, non appare al momento plausibile. Pronti, semmai, a impugnare la pistola del contenzioso miliardario. Che oltretutto è stato l' esecutivo a caricare. Il decreto Milleproroghe, pubblicato in Gazzetta il 2 gennaio, ha infatti cambiato in modo sostanziale il valore di indennizzo della concessione, disponendo che in caso di revoca questa possa passare ad Anas per 7 miliardi.

 

Una modifica sopraggiunta e unilaterale che, in base all' art.9 della Convenzione Unica in vigore tra Aspi e Mit, deve essere accettata formalmente dal concessionario entro 6 mesi. Spirati i quali - e si torna al 30 giugno - Autostrade avrebbe la facoltà di restituire le chiavi dell' asset autostradale, chiedendo come ristoro l' intero valore della concessione fino alla scadenza (nel 2038). Intorno ai 23 miliardi, secondo i calcoli della società. In grado di scatenare l' ennesima guerra di carte bollate, per la gioia di stuoli di avvocati.

 

PAOLA DE MICHELI GIUSEPPE CONTE

Il rischio preoccupa in particolare il ministero dell' Economia. Già da venti giorni impegnato in un ciclo di incontri tecnici con i rappresentanti di Aspi per ragionare sul taglio delle tariffe (proposto dalla stessa concessionaria) e sulla richiesta a Sace di garanzia sul prestito bancario. Un modo, anche, per abbassare la temperatura. In vista della trattativa- lampo che attende il premier.

 

Sempre che infine si riesca a raggiungere un' intesa in maggioranza.

Il che, allo stato dell' arte, appare tutt' altro che scontato.

 

 

2 - AUTOSTRADE, VERSO LA REVISIONE ZINGARETTI: «SI DECIDA SUBITO»

Alberto Gentili per “il Messaggero”

 

Giuseppe Conte, al pari di Fabio Massimo il Temporeggiatore, sta provando a sfiancare 5Stelle, Pd, Italia viva e Leu dribblando lo scontro e rinviando la decisione sul destino di Atlantia e della concessione della rete autostradale. E' così da quattro mesi e da nove lettere dalla società del gruppo Benetton che, inutilmente, chiede chiarezza sul futuro. E dunque sul piano da 14,5 miliardi di investimenti.

 

patuanelli paola de micheli

E' una strategia consolidata, quella del premier. In passato l' ha adottata sulle altre questioni identitarie dei grilli, come la Tav, l' Ilva e si muove allo stesso modo sul Mes.

In tutte le occasioni, probabilmente sarà così anche per il nodo autostrade e per il Fondo salva Stati, alla fine Conte ha fatto prevalere le logiche e le necessità economiche costringendo i 5Stelle ad ammainare le loro bandiere.

 

I PERICOLI PER IL GOVERNO

La partita su Atlantia, con il Movimento spaccato, diviso per bande e a rischio scissione, è però estremamente complicata. Con la maggioranza rosso-gialla in continua fibrillazione e il Paese in ginocchio a causa dell' epidemia, Conte vorrebbe evitare di innescare un' altra bomba. E cerca perciò di rinviare il momento della resa dei conti con i grillini. «Il presidente ha deciso di staccare, si è preso due giorni di riposo dopo tre mesi di lavoro senza pause. Si occuperà della questione in settimana, ma non è facile trovare una mediazione: tutti ci hanno messo la faccia, si sono esposti...», fanno sapere da palazzo Chigi.

 

luciano benetton

Il Pd però è stufo di attendere. Il segretario Nicola Zingaretti lo dice chiaro: «E' tempo di decidere. Dobbiamo evitare che si apra il nuovo Ponte Morandi e ancora non si è verificata la concessione. Questo non potrà proprio accadere. La concessione è una cosa seria e se la decisione deve essere autorevole non bisogna avere preconcetti. Io voglio sapere se la concessione è stata rispettata o meno». Immediata la replica della grillina Barbara Lezzi: «Zingaretti non ricatti il governo, non chieda di risolvere la questione a favore dei Benetton».

 

Ma stufi di attendere sono Italia Viva e perfino i 5Stelle che, nonostante il muro alzato, non escludono a questo punto subordinate alla revoca della concessione. La invocano, la minacciano, negano la richiesta del prestito da 1,2 miliardi avanzata da Atlantia, però il viceministro alle Infrastrutture Giancarlo Cancelleri in un colloquio con La Stampa ha messo a verbale: «Noi chiediamo la revoca, però nella trattativa con gli alleati si potrebbero aprire scenari diversi». Parole pronunciate dopo aver attaccato a testa bassa il suo ministro dem, Paola De Micheli, a dimostrazione dello stato confusionale in cui versa il Movimento.

 

La revoca, e lo sanno bene Cancelleri e Luigi Di Maio, non è infatti più sul tavolo. «Si andrebbe incontro a un contenzioso infinito e rischioso, dunque in campo c' è solo la revisione», dice il vicesegretario del Pd Andrea Orlando. In più, visto che cancellare la concessione porterebbe Atlantia a un sicuro fallimento, perderebbero il lavoro circa 13mila persone. Un epilogo che il governo, alla prese con la necessità di far ripartire l' economia e senza altri soldi da tirare fuori dopo gli 80 miliardi messi nei decreti Cura Italia e Rilancio, non può assolutamente permettersi.

nicola zingaretti

 

Così, nell' attesa che Conte esca dal lungo torpore che al momento non è scalfito dagli appelli a decidere di Pd, Italia Viva, Aiscat, imprenditori e perfino del presidente della Conferenza Stato-Regioni Stefano Bonaccini («si decida in fretta, ci sono miliardi di opere bloccate»), il ministro dell' Economia Roberto Gualtieri (Pd) ha preso in mano il dossier.

 

LA PARTITA AL MEF

La richiesta del prestito da parte di Atlantia ha infatti portato la questione sul tavolo del dicastero di via XX Settembre: in base all' articolo 1 comma 2 del decreto Liquidità è il Tesoro a stabilire le condizioni per l' erogazione del prestito. E tra queste, per poterlo concedere, Gualtieri dovrà inserire la risoluzione del contenzioso con lo Stato dopo il crollo del ponte Morandi a Genova e le sue 43 vittime.

 

Risoluzione che passerà attraverso gli indennizzi per il danno arrecato per la mancata manutenzione del ponte, la revisione delle tariffe dei pedaggi autostradali, garanzie per un importante piano di investimenti. E, dunque, porterà a una revisione complessiva della concessione. Solo a questo punto il responsabile dell' Economia, che consiglia «prudenza, fornirà le garanzie per il prestito firmando un decreto ministeriale. Sempre che Conte non decida di mettersi di traverso e non è un caso che Pd e Italia viva parlino di decisione presa «collegialmente dal Consiglio dei ministri». Come dire: non deciderà il premier da solo.

 

roberto gualtieri luigi di maio

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – DAJE E RIDAJE, CON CONTE IN MODALITÀ VENTRILOQUO DI TRAVAGLIO, CON I SONDAGGI CHE SPROFONDANO UN PD SUBALTERNO AL M5S SOTTO IL 20%, CON IL CAMPO LARGO RIDOTTO A UNO SPETTACOLO SEMPRE PIÙ UMILIANTE E GROTTESCO, ELLY AVRÀ PENSATO CHE ERA GIUNTA L'ORA DI FINIRLA: CARO GIUSEPPE, HA ROTTO IL CAZZO CON 'STE PROVOCAZIONI QUOTIDIANE SU EUROPA E UCRAINA, E SEMPRE CON QUEL TONETTO DA "PICCOLA, TORNA A PETTINARE LE BAMBOLE". ORA LA MISURA È COLMA: VEDIAMO CHI CE L'HA PIÙ LUNGO: “NEL PROGRAMMA UNO NON VALE UNO, IL PD HA IL DOPPIO DEI VOTI” - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO TRABOCCARE I NEURONI DI SCHLEIN FUORI DALLE SINAPSI È STATA LA DICHIARAZIONE DELL'AZZECCAGARBUGLI STELLATO: “ERO A FAVORE DI UN FEDERATORE NEL CENTROSINISTRA, MA MI È STATO DETTO DI NO”. UNA FRASETTA CHE HA STIZZITO OVVIAMENTE ELLY (MANCO NOMINATA), MA ANCHE GLI ESPONENTI DI SPICCO DEL VERTICE DEL M5S (IN PRIMIS, PATUANELLI), I QUALI DI UN EVENTUALE "TERZO UOMO" NON NE AVEVANO MAI SENTITO PARLARE - STASERA CONTE HA REPLICATO AL TURBO-VAFFA SPARATO DA ELLY FARFUGLIANDO LA SOLITA SUPERCAZZOLA CON SCAPPELLAMENTO NEL VUOTO DEI GAZEBO: "A QUESTO PUNTO NON CI SONO ALTERNATIVE ALLE PRIMARIE" (E LA GIOSTRA RICOMINCIA...) - VIDEO

sicilia toto cuffaro renato schifani gaetano armao geremia lombardo elvira amata gaetano galvagno

DAGOREPORT – IL TINTINNIO DI MANETTE FA TREMARE IL CENTRODESTRA SICILIANO IN VISTA DELLE ELEZIONI REGIONALI DEL 2027 – LA RICHIESTA DI ARRESTO PER L’EX VICEPRESIDENTE DELLA REGIONE, GAETANO ARMAO, MARITO DELL’EX “ZARINA” GIUSI BARTOLOZZI, ACCUSATO DI CORRUZIONE, HA FATTO SCALPORE. MA LE ANTENNE DI DAGOSPIA IN SICILIA CI SEGNALANO CHE IL NOME PIÙ “PESANTE”, IN TERMINI POLITICI, TRA I NOVE COINVOLTI NELL’INCHIESTA È QUELLO DI GEREMIA LOMBARDO, NIPOTE DELL’EX GOVERNATORE RAFFAELE - LOMBARDO È DEPUTATO DELL’MPA E PRESIDENTE DELL’UFFICIO DI QUESTURA DELL’ASSEMBLEA REGIONALE, DA DOVE PASSANO LE DECISIONI SULLE SPESE – I GUAI GIUDIZIARI DEL CENTRODESTRA NELL'ISOLA NON RISPARMIANO FDI: SONO A PROCESSO PER CORRUZIONE L’ASSESSORE AL TURISMO, ELVIRA AMATA, E IL PRESIDENTE DELL’ARS GAETANO GALVAGNO – E ORMAI È FUORI DAI GIOCHI ANCHE TOTO’ CUFFARO...

report sigfrido ranucci giorgio mottola italo bocchino valter lavitola giorgia meloni - giampaolo rossi

DAGO-“REPORT” - MA LA RAI ALLA FIAMMA VUOLE VERAMENTE LIBERARSI DEL “SINISTRO” SIGFRIDO RANUCCI? – MESSO ALLO SPIEDO DA ANNI PER LE INCHIESTE DI “REPORT”, UNIDIREZIONALI CONTRO LA DESTRA DI GOVERNO, COME MAI L’AD DI TELE-MELONI, GIAMPAOLO ROSSI, NEL 2024 HA MANTENUTO NEL RUOLO DI VICEDIRETTORE AD PERSONAM L'''AMICO FRATERNO'' DI LAVITOLA? - MAGARI ROSSI NON VUOLE ESSERE ACCUSATO DI AVER EPURATO "IL PIÙ IMPORTANTE GIORNALISTA D'INCHIESTA DELLA TV PUBBLICA", BENCHE' SIA FINITO NEL VERMINAIO DEL PESCIVENDOLO DEL “CEFALÙ BISTROT’’? – SERPEGGIANO ALTRI RUMORS: ROSSI POTREBBE AVER RICEVUTO DIKTAT DA ALTRI PALAZZI A CUI RANUCCI, AL DI LÀ DELLE POLEMICHE E DELLE QUERELE, SERVE ED APPARECCHIA? – NON SOLO LAVITOLA: IL RAPPORTO AMICALE DI RANUCCI CON L'UBIQUO ITALO BOCCHINO - SALE IL CLIMA DI TENSIONE NELLA SQUADRA DI “REPORT” DOVE SONO IN MOLTI A CREDERE AL REINTEGRO DI “SIG”: E METÀ REDAZIONE È PRONTA A GIRARE I TACCHI…

roberto vannacci giannetta reggio calabria meloni salvini tajani occhiuto roscioli cannizzaro lotito

DAGOREPORT – LA CALABRIA NON È STATA LA SASSONIA, MA VANNACCI HA LANCIATO UN SASSO PESANTE – IL CENTRODESTRA HA AVUTO L’ORDINE DI ESULTARE PER LA VITTORIA DI FABIO ROSCIOLI ALLE SUPPLETIVE DI REGGIO CALABRIA, EPPURE IL RISULTATO DI FUTURO NAZIONALE IN DOPPIA CIFRA HA SPIAZZATO LA MAGGIORANZA – L’OBIETTIVO ERA SUPERARE IL 60%, MA ROSCIOLI SI È FERMATO AL 51% IN UNA CITTÀ “BLINDATA” – L’11% DI GIANNETTA DIMOSTRA CHE L’EX GENERALE SI STA ORGANIZZANDO SUI TERRITORI, AGGIUNGENDO IL “VOTO STRUTTURATO” DEI CACICCHI LOCALI A QUELLO DI OPINIONE, CHE RIESCE A INTERCETTARE IN PRIMA PERSONA – A QUESTO PUNTO A GIORGIA INTERROMPERE L’ASCESA DI VANNACCI STA DIVENTANDO UN ROMPICAPO...

andrea stroppa elon musk beppe grillo

DAGOREPORT - PER CAPIRE IL SENSO DELL’INCONTRO TRA IL LUOGOTENENTE DI MUSK IN ITALIA, ANDREA STROPPA, E BEPPE GRILLO BISOGNA CAPIRE IL CONTESTO DELLA DESTRA “MAGA” – ARCHIVIATO IL TRUMPISMO, IN PATRIA THIEL E MUSK PUNTANO LE LORO FICHES SU JD VANCE. MA HANNO BISOGNO DI UNA RETE INTERNAZIONALE DI “SUPPORTO” – IL SUDAMERICA SE L’È INTESTATO THIEL (CHE FLIRTA CON L'ARGENTINO MILEI), MA L’EUROPA È TERRENO DI MUSK - IN GERMANIA IL FONDATORE DI TESLA HA TROVATO SODDISFAZIONE AIUTANDO I NEONAZISTI DI AFD - E IN ITALIA? DOPO IL ''TRADIMENTO'' SULL'AFFARE STARLINK DI MELONI, CON SALVINI ALLA FRUTTA E QUEL VANNACCI SU CUI ALEGGIANO DUBBI E SOSPETTI, ECCO CHE MUSK CHIEDE AL SUO REFERENTE STROPPA DI TASTARE IL TERRENO PER CAPIRE COME E QUANDO INTERVENIRE SULLO SCENARIO ITALIANO - ANCHE INCONTRARE QUEL VECCHIO GRILLO, CHE GRAZIE ALL'EMINENZA GRIGIA TECNO-VISIONARIA DI CASALEGGIO PORTO' IL M5S AL 33%, PUO' STIMOLARE QUALCHE IDEUZZA...

carlo freccero silvio berlusconi anni ottanta 80 tv mediaset

DAGOREPORT - SARÀ STATO UN BIGNÉ IN DOPPIOPETTO, UN FABBRICANTE DI MILIARDI INDAGATO-CONDANNATO-PRESCRITTO, UNO SCIUPAFEMMINE PIÙ VIBRANTE DI UN VIBRATORE, UN POLITICO CHE ALL’ETICA HA SEMPRE PREFERITO LA COTICA. SARÀ STATO QUELLO CHE È STATO RACCONTATO IN MIGLIAIA DI ARTICOLI, LIBRI, INCHIESTE, MA UNA COSA È CERTA: SILVIO BERLUSCONI HA INTUITO, CALCOLATRICE IN MANO, CHE LA VERA EGEMONIA NON ERA PIU' CULTURALE BENSÌ TELEVISIVA – LA GRANDE INTUIZIONE, MATRICE DEL BERLUSCONISMO ANCORA OGGI VIVO E VEGETO, È STATA LA SUA CAPACITÀ DI COMPRENDERE LO SPIRITO DEL TEMPO: DAL SINISTRISMO SI PASSA AL NARCISISMO, DAL NOI ALL'IO, DALLA SOMMOSSA DELLE BIERRE ALLA MOSSA DELLE PIERRE, DA LOTTA CONTINUA AL SUCCESSO DI BREVE DURATA, DAI CELLULARI AL CELLULARE, DALLA RIVOLTA A TRAVOLTA – UN BREVE E ILLUMINANTE SAGGIO DI CARLO FRECCERO: ''LA SINISTRA STENTA A CAPIRE QUESTA FONDAMENTALE MUTAZIONE DALLA CLASSE ALLA MAGGIORANZA, DAL POLITICO AL PRIVATO. IN QUESTO VUOTO IDEOLOGICO SI INSERISCE BERLUSCONI E IL BERLUSCONISMO - NON È PIÙ LA RAI A IMPORRE AL PUBBLICO LE SUE SCELTE PEDAGOGICHE, MA IL PUBBLICO STESSO A DETTARE LE SUE LEGGI ALLA PROGRAMMAZIONE. LA GENTE, DIVENTA PER LA PRIMA VOLTA CONSAPEVOLE DEL SUO VALORE, NON IN SENSO MORALE, MA ECONOMICO…” - VIDEO