MALGARA IN GONDOETA - TUTTI CONTRO IL NUOVO PRESIDENTE DELLA BIENNALE TANTO CARO A GALAN E AL PATONZA CHE “LE MONDE” HA SOPRANNOMINATO “POL SPOT” - ZAIA, ISOLATO DALLA LEGA AVVISA: “VERIFICHEREMO ALLA FINE. NON PASSO IL TEMPO AD APRIRE GLI ARMADI PER TIRARE FUORI GLI SCHELETRI” - MA SARÀ VERO IL RETROSCENA DELLA “NUOVA VENEZIA”, SECONDO IL QUALE MÜLLER AVREBBE SUBORDINATO LA SUA PERMANENZA ALLA CACCIATA DI BARATTA?…

Michele Anselmi per "il Riformista"

A quanto pare non è solo "la piccola Atene" di Capalbio, quell'esclusivo circolo di intellettuali sinistrorsi che sta cordialmente sugli zebedei a Giancarlo Galan, a non gradire Giulio Malgara alla guida della Biennale. Hanno già superato quota 3.500 le adesioni all'appello on line della "Nuova Venezia" in sostegno di Paolo Baratta, presidente cacciato senza tanti riguardi dal ministro veneto; firme che pesano sul piano internazionale, non solo del solito giro, visto che spuntano i nomi del direttore della Tate Gallery di Londra, del direttore associato del Moma di New York, del curatore della Pinacoteca di Monaco.

E proprio ieri la commissione Cultura della Camera ha nei fatti respinto la designazione di Malgara: 23 a 23, formalmente un pareggio, nella sostanza uno stop, per quanto non vincolante. Lo riconosce lo stesso Emerenzio Barbieri, capogruppo del Pdl in commissione: «Dal punto di vista giuridico non c'è dubbio che si tratta di una bocciatura. In ogni modo, la responsabilità della nomina è del governo: fossi Galan, andrei avanti comunque».

Esattamente quanto il ministro intende fare. Ormai per partito preso, pronto a far passare ad ogni costo la nomina dell'amico Malgara, pubblicitario caro pure a Berlusconi, l'uomo dell'Auditel che "Le Monde" ha ribattezzato sarcasticamente «Pol Spot». Neanche cinque minuti dopo la votazione, Galan faceva sapere: «Sono molto soddisfatto e ringrazio sentitamente i colleghi del Pdl, della Lega, dei Responsabili, di Popolo e Territorio che hanno votato compatti per Malgara. D'altronde più di così non era tecnicamente possibile ottenere».

Il riferimento è al deputato Luciano Sardelli, passato dai cosiddetti Responsabili al Gruppo misto: in effetti il pareggio si deve a lui. E sarebbe potuta andare anche peggio per Galan se la Lega, sulle prime tiepida su Malgara, tanto da indicare sulla "Padania" la riconferma di Baratta, non avesse cambiato idea dopo una trattativa non proprio onorevole condotta dal capo di gabinetto del ministro, Salvo Nastasi, consigliere in pectore della futura Biennale. Che trattativa? In cambio del via libera in commissione Cultura da parte dei quattro deputati leghisti, il Collegio Romano si impegna a rifinanziare generosamente il Festival Verdiano e l'Arena di Verona.

Una logica di scambio che non piace al governatore leghista Luca Zaia. Isolato dal partito, appena lunedì aveva spiegato: «Confermo quello che ho sempre detto. Penso che il presidente Baratta abbia dato tanto alla Biennale e che sia stato l'attore del suo rilancio; mentre Malgara non lo conosco e quindi non posso dire nulla».

Ieri pomeriggio ha aggiunto: «La mia libertà si ferma dove comincia quella degli altri, io ho espresso le mie considerazioni, ciò non toglie che il ministro deciderà che nomina fare, spetta a lui». Con un però: «Verificheremo alla fine il risultato di questo lavoro. Non sono uno che passa il suo tempo ad aprire gli armadi per tirare fuori gli scheletri». Chi vuole intendere, intenda.

Era stato il sindaco Giorgio Orsoni, invece, a esporsi molto, definendo «inadeguato» il manager designato. Giudizio drastico, confermato dopo le prime, incaute, interviste rilasciate da Malgara, laddove l'uomo si proclamava adatto a pilotare la Biennale perché va molto al cinema, ha una casa a Venezia e possiede un Mirò, tre Tancredi e tre Schifano.

Ieri il sindaco, per statuto vicepresidente della Biennale, ha fatto il bis: «Sono soddisfatto anch'io dell'esito del voto, che è di bocciatura, checché ne dica Galan, e dimostra come fossero fondate le nostre perplessità non tanto sulla persona quanto sul modello culturale che il ministro vorrebbe imporre».

Di tenore simile i commenti dell'opposizione. Giuseppe Giulietti, Gruppo misto: «L'arroganza non paga, nomina respinta». Massimo Donadi, Idv: «Galan, come molti dei suoi colleghi ancora per poco al governo, sta alimentando un clima da ultimi giorni di Pompei» .

Fabio Granata, Fli: «È stata bocciata non tanto una persona quanto una idea di politiche culturali mercantile e legata al profitto. La Biennale merita ben altro». Renzo Lusetti, Pd: «Se il ministro Galan va avanti, sbaglia».

Naturalmente Galan andrà avanti. Nel 2004, ministro Urbani, anche la designazione di Davide Croff fu cassata, quella volta dalla commissione Cultura del Senato. Ma poi il banchiere arrivò lo stesso a Ca' Giustinian, dove nominò Marco Müller direttore della Mostra del cinema.

A proposito: secondo un retroscena di Enrico Tantucci della "Nuova Venezia", Müller avrebbe subordinato la sua permanenza alla cacciata di Baratta. Fosse vero, non sarebbe un bel gesto.

 

 

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