MI SCAPPA IL PRODINO - IL PROF TRADITO DISERTERÀ ANCHE IL DIBATTITO PRIMA DEL CONGRESSO (NEL SUO GRUPPO C’È CHI ASPETTA RENZI)

Fab. Mar. per "la Stampa"

E ora Romano Prodi si rimette alla finestra. Una volta trapelata la notizia della sua intenzione di non ritirare la tessera Pd del 2013, clamorosa notizia che lui non ha smentito, il Professore non ha comunque alcuna intenzione di partecipare al dibattito precongressuale del partito, neanche partecipando ad un'assemblea che alcuni dei suoi amici, da Sandra Zampa a Giulio Santagata, hanno deciso di organizzare il 31 maggio a Bologna.

Un convegno per riorganizzare le idee o per cominciare ad immaginare una storia diversa, oltre il Pd? «Il sogno che abbiamo coltivato con l'Ulivo vive nel cuore di tantissima gente dice Sandra Zampa - e attende solo che la politica lo realizzi. Vedremo come e quando. Qualcosa accadrà».

Davanti al paradosso di uno spazio «postumo» che si è riaperto per la loro politica, cosa faranno nei prossimi mesi i due professori dell'Ulivo? Romano Prodi e Arturo Parisi non lo ammetterebbero mai in pubblico, ma con qualche anno e qualche scottatura in meno si rimetterebbero in movimento. E comunque - come i due hanno fatto capire nelle chiacchierate in privato - non si muoverebbero mai di propria iniziativa, ma eventualmente appoggiando novità che dovessero manifestarsi. Dunque, molto dipenderà dal tipo di linea politica che preverrà nel Pd.

Anche perché nel piccolo gruppo prodiano c'è anche chi, come Sandro Gozi, spinge per scuotere dal suo tatticismo Matteo Renzi: «In Italia è finita un'epoca e anche il Pd è arrivato alla fine del suo ciclo: non basta più il nuovismo anagrafico, ma servono idee forti e azioni coraggiose: Renzi si metta in gioco in prima persona».

Quel che manca ai prodiani non sono i punti di attacco o una linea politica, ma anche il leader «giusto», il «nuovo Prodi». Parisi e Santagata da tempo avevano puntato su Graziano Delrio, sindaco cattolico di Reggio Emilia e la sua «promozione» a ministro paradossalmente potrebbe ridimensionarne le ambizioni.

In attesa di riposizionarsi con una linea univoca, i prodiani sono tornati ad essere punto di riferimento di mondi diversi del mondo politico, come dimostra il curioso e discreto pellegrinaggio che ha visto protagonisti diversi parlamentari nelle ultime due settimane. Alcuni di loro - grillini o di Scelta civica - si sono confessati: nella famosa votazione per il Capo dello Stato che ha affossato Prodi, hanno disatteso le indicazioni dei propri gruppi, votando per il Professore. Al punto che Parisi valuta che «se a favore di Prodi si sono aggiunti dieci voti imprevisti, questo significa che i famosi 101 "traditori" del Pd sono stati di più, almeno 110, tantissimi. Anche se sempre meno della metà di quelli che sono mancati a Franco Marini».

 

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