QUAL E’ IL PROBLEMA DI PALERMO? IL TRAFFICO? PEGGIO: OGGI CI SONO I TRAM MA MANCANO LE ROTAIE!

Laura Anello per "La Stampa"

Il primo vagone sbarcò al porto il 18 maggio di due anni fa, consegnato con puntualità dalla sede austriaca del colosso Bombardier. Accolto come una star da assessore, presidente della società municipalizzata di trasporti, responsabile tecnico del progetto, dirigenti della società produttrice e del consorzio vincitore dei lavori del tram.

Mancava solo la banda per accogliere «il primo passo di un sogno» - commentò qualcuno - il vagone pioniere dell'opera ciclopica che avrebbe affrancato Palermo dal primo dei suoi problemi: «Il traffico», come diceva l'autista a Benigni-Johnny Stecchino, eludendo la parola mafia.

Fu portato di notte al deposito, un vagone avveniristico lungo 32 metri e di candore abbacinante che percorreva l'asfalto sgarrupato di Palermo: un'apparizione fugace e surreale da visione felliniana.

Peccato che, dopo due anni dallo sbarco trionfale, quel vagone e gli altri sedici arrivati dopo il primo (costo 21 milioni di euro) stiano ancora a girare in tondo nella pista della grande rimessa nel quartiere di Brancaccio per non arrugginirsi, con i sedili azzurri e le obliteratrici impacchettate. Le rotaie infatti non ci sono. E chissà se ci saranno mai.

Ieri anche il prefetto della città si è dovuto rassegnare davanti all'addio della Sis, il consorzio che si è aggiudicato l'appalto per le tre linee e che ha scavato il primo buco nel 2006.«Il Comune ci deve trenta milioni di euro - hanno detto i responsabili - non possiamo andare avanti un solo giorno in più». Così oggi i 130 operai saranno licenziati (e ce ne sono altri 170 nell'indotto) e i cantieri si fermeranno fino a data da destinarsi, in un pasticcio burocratico kafkiano che si aggroviglierà ancora di più intorno a un contenzioso inevitabile.

Il tram da sogno diventa così un incubo, a rischio di trasformarsi nella più grande incompiuta della storia del Paese. Mezza Palermo è sventrata, la prima linea pronta al 70 per cento, 133 milioni sono stati già spesi, oltre al costo dei vagoni: totale 154. E i desperados delle periferie, imbottigliati in macchina o sugli autobus mediorientali, sono rimasti a sognare i quindici chilometri di linea, le quaranta fermate (una ogni quattrocento metri), le corsie separate dal traffico urbano, i vagoni antivibrazione con 250 posti di cui sessanta a sedere, le informazioni a bordo con l'audio e i display.

La prima linea prometteva venti minuti da Brancaccio alla stazione Notarbartolo, un percorso che oggi si compie in almeno un'ora. E dire che il primo passeggero sarebbe dovuto salire a bordo un mese fa. Mentre la terza e ultima linea avrebbe dovuto essere completata nel 2014.

Tutta colpa di una maxi-variante in corso di progetto: 89 milioni che hanno fatto lievitare il costo complessivo da 216 a 320 milioni. Soldi stanziati dallo Stato, dalla Regione con fondi europei e in piccola parte dalla società di trasporto urbano, l'Amat. Ci si è accorti a lavori avviati di una serie di cosucce da fare, come raddoppiare il ponte sul fiume Oreto, consolidare il terreno sotto un deposito a rischio geologico, espropriare una serie di terreni. Robetta.

Il Comune e l'Amat hanno concesso alla ditta la variante sulla parola ma l'altro giorno, ohibò, ci si è accorti in prefettura che il super-aggravio di costi non è stato ancora neanche autorizzato dalla Corte dei Conti. La Regione si è dimenticata di trasmettere le carte a Roma, il Comune non ha più seguito l'iter, nel frattempo il presidente dell'Amat ha lasciato il suo posto candidandosi (infruttuosamente) alle elezioni politiche.

Così il consorzio, che finora ha continuato a lavorare emettendo fatture su fatture, adesso ha detto basta. Il Comune ha tentato di convincere le imprese a restare promettendo cinque milioni subito e gli altri entro due mesi. Ma quel subito non si è tradotto neanche in un euro.

Da lì l'addio, a partire da oggi, giorno della scadenza del contratto fra l'amministrazione e il consorzio. «Senza contratto scadono anche le coperture assicurative: dobbiamo fermarci», spiegano i responsabili della società, consapevoli che il cantiere diventerà adesso terra di conquista in una città dove anche un bullone incustodito è a rischio. I vagoni del tram, in compenso, sono al sicuro. Anche se adesso non ci sarà più nessuno a farli girare in tondo in deposito a dieci chilometri orari. Due vetture alla volta, telecomandate. Ma il gioco è finito.

 

Leoluca Orlando LEOLUCA ORLANDO Diego Cammarata - Sindaco di PalermoTRAM PALERMO TRAM PALERMO ABBANDONATO TRAM BOMBARDIER PER PALERMO TRAM PALERMO LAVORI ABBANDONATI TRAM PALERMO LAVORI ABBANDONATI

Ultimi Dagoreport

elly schlein giuseppe conte piepoli

DAGOREPORT – PER CAPIRE PERCHÉ ELLY SCHLEIN SI OPPONE ALLE PRIMARIE NON SERVE UN GENIO: LE PERDEREBBE! IL SONDAGGIO DELL’ISTITUTO PIEPOLI CERTIFICA: IN CASO DI CONSULTAZIONE TRA GLI ELETTORI DEL CAMPO LARGO, IL 55% SCEGLIEREBBE GIUSEPPE CONTE E SOLO IL 37% LA SEGRETARIA DEM – LA “SORPRESA” DI ERNESTO MARIA RUFFINI, CONOSCIUTO AL GRANDE PUBBLICO SOLO COME EX ESATTORE DELLE TASSE (È STATO DIRETTORE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE): IL 26% DEGLI ITALIANI HA FIDUCIA IN LUI (HA UN GRADIMENTO DOPPIO DI ELLY E PEPPINIELLO TRA I MILITANTI DEL CENTRODESTRA) - LA "SVOLTA" DI AVS: DOPO ANNI PASSATI A RIMORCHIO DI CONTE, ORA "SCELGONO" SCHLEIN

matteo renzi theodore kyriakou giorgia meloni brachetti peretti mario orfeo

DAGOREPORT: KALIMERA, THEO! – ALTRO CHE INCONTRO SEGRETO CON RENZI A ROMA, COME HA SCRITTO SALLUSTI SU “LA VERITÀ”: IL NEO EDITORE DI “REPUBBLICA”, THEO KYRIAKOU, STA GIRANDO COME UNA TROTTOLA, CON INCONTRI SU E GIU’ PER L’ITALIA  (APPARECCHIATI DAL SUO STAFF CAPITANATO DAL NUOVO CEO DELL’ACQUISITO GRUPPO GEDI, MIRJA CARTIA D’ASERO), PER CONOSCERE I POTERI DRITTI E STORTI DEL PAESE DI MACHIAVELLI E PULCINELLA: HA STRETTO LA MANINA DI SALA, CAIRO, PIER SILVIO BERLUSCONI, CALTAGIRONE, ANGELUCCI, COMPRESO IL VISPO LEONARDINO DEL VECCHIO - LA TAPPA CAPITOLINA DEL GRAND TOUR DEL GRECO ANTENNATO, È STATA ATTOVAGLIATA NELLA MAGIONE DI UGO BRACHETTI PERETTI – OLTRE ALL'AMICO DI LUNGA DATA, SOTTO L'ALA DI TONY BLAIR, MATTEO RENZI, ALLA COLAZIONE ERANO PRESENTI IL SINDACO DI ROMA GUALTIERI, I DISCEPOLI RENZIANI NASTASI E CARBONE, ATTUALE MEMBRO LAICO DEL CSM - COLPISCE CHE IN TUTTI QUESTI INCONTRI E ABBOCCAMENTI ITALICI, IL NOSTRO THEO ABBIA AVUTO FINORA SOLO UN BREVE CONTATTO TELEFONICO CON GIORGIA MELONI…

alberto leonardis maurizio molinari angelo binaghi la stampa giuseppe bottero

DAGOREPORT – A TORINO TORNA IL REGNO DI SARDO-SABAUDO! -  L’ACQUISIZIONE DE “LA STAMPA” BY ALBERTO LEONARDIS SI CHIUDERÀ A FINE MAGGIO: IN PRIMA FILA LA FONDAZIONE DI SARDEGNA, CHE ERA GIA' PRESENTE NEL QUOTIDIANO “NUOVA SARDEGNA” QUANDO FU ACQUISITO DALLA SAE DI LEONARDIS, VARI IMPRENDITORI PIEMONTESI, TRA CUI, PARE, IL SARDISSIMO ANGELO BINAGHI (TRAMITE “SPORTCAST”, SOCIETÀ EDITORIALE DELLA TV “SUPERTENNIS”) – SE L'EX DIRETTORE DI "REPUBBLICA", MAURIZIO MOLINARI, CURERÀ IL “DORSO INTERNAZIONALE”, PER IL DOPO-MALAGUTI LEONARDIS CERCA UN PROFILO “STANZIALE”: UN UOMO MACCHINA CON I PIEDI A TORINO. IL NOME CHE CIRCOLA È QUELLO DI…

trump meloni vance schlein conte

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI ALLA CAMERA HA PARLATO COME SE NON CI FOSSE STATO IL REFERENDUM: HA RIFILATO UN COMIZIO AUTO-CELEBRATIVO E VITTIMISTA, NELL’INDIFFERENZA DELL’OPPOSIZIONE - SCHLEIN E CONTE, INVECE CHE INCASTRARLA, HANNO PIGOLATO DISCORSETTI CHE PAREVANO SCRITTI DA CHATGPT: SONO TROPPO IMPEGNATI A FARSI LA GUERRA TRA LORO CHE A OCCUPARSI DELLE SORTI DEL PAESE – EPPURE, SAREBBE STATO FACILISSIMO METTERE ALL’ANGOLO LA TRUMPETTA DELLA GARBATELLA: A BUDAPEST IL VICEPRESIDENTE JD VANCE L’HA CITATA INSIEME A ORBAN TRA I LEADER UE CHE HANNO “AIUTATO” GLI STATI UNITI CON LA GUERRA IN IRAN, ARRIVANDO A DIRE CHE LA PREMIER ITALIANA “È STATA MOLTO UTILE”. A NESSUNO A MONTECITORIO È VENUTO IN MENTE DI CHIEDERE: COME?

donald trump benjamin netanyahu libano iran xi jinping

DAGOREPORT - CON IL CESSATE IL FUOCO NON VINCONO NÉ TRUMP NÉ I PASDARAN, MA PERDE NETANYAHU, CHE VOLEVA LA "GUERRA PERMANENTE" - IL TYCOON CERCAVA DA SETTIMANE UNA EXIT STRATEGY DAL CONFLITTO CON L'IRAN, E ALLA FINE È STATA LA CINA A FORNIRGLIELA (VIA PAKISTAN, TURCHIA, ARABIA SAUDITA), CONVINCENDO GLI AYATOLLAH ALLA TREGUA - ALLA FACCIA DELLA TREGUA, NETANYAHU CONTINUA A BOMBARDARE IL LIBANO E TRUMP LO STRIGLIA: "RIDUCI GLI ATTACCHI" - ED ORA FINALMENTE CAPIREMO CHI COMANDA: NETANYAHU O TRUMP - "BIBI" ANNUNCIA NEGOZIATI DIRETTI CON IL GOVERNO LIBANESE, MA SE NON LA SMETTE DI GETTARE BOMBE SU BEIRUT, ALLORA VUOL DIRE CHE TIENE PER LE PALLE L'UOMO PIÙ POTENTE DEL MONDO (DAVVERO BASTA QUALCHE "EPSTEIN FILES"?