salvini savoini giorgetti

"ARRIVERA’ ALTRO?”, I DUBBI CHE TORMENTANO I VERTICI DELLA LEGA SULL’AFFAIRE METROPOL – “GIANCARLO, SONO STATI I SERVIZI”, SUSSURRA IL DIRIGENTE LEGHISTA ALL'ORECCHIO DI GIORGETTI. IL SOTTOSEGRETARIO REPLICA: "SÌ, MA QUALI?" - SALVINI SI SENTE MINACCIATO. MA DAVVERO NEL CARROCCIO NON SAPEVANO NULLA DI QUANTO STAVA PER ACCADERE? DI SAVOINI PARLAVANO DA TEMPO TUTTI I PARTITI. IN OTTOBRE VENNE RIFERITO A BERLUSCONI CHE "SAVOINI RISCHIA DI METTERE NEI CASINI SALVINI" - LE MOSSE DELLA PROCURA DI MILANO: CONTROLLI SU CONTI E TELEFONI

Giuseppe Guastella per corriere.it

 

matteo salvini vladimir putin gianluca savoini

Tutto lascia prevedere che molto presto, forse prima di quanto si immagini, i magistrati di Milano metteranno mano ad una rogatoria da trasmettere all’autorità giudiziaria russa sulla vicenda che vede al centro la trattativa sulla compravendita, tra la Russia e l’Italia, di una partita di ben 3 milioni di tonnellate di gasolio e kerosene. Quella dalla quale, nelle parole di chi progettava l’affare, sarebbe dovuto derivare un finanziamento di 65 milioni di dollari destinato alla Lega di Matteo Salvini per la campagna elettorale delle ultime Europee.

 

La rogatoria è indispensabile ai pm milanesi Gaetano Ruta e Sergio Spadaro, coordinati dal procuratore aggiunto Fabio De Pasquale, per individuare se c’è stato un flusso di denaro tra Russia e Italia, ma anche per identificare tutti coloro che hanno partecipato il 18 ottobre scorso alla riunione d’affari nello storico Hotel Metropol di Mosca e chiedere ai colleghi russi di indagare su di loro.

vladimir putin brinda con giuseppe conte e salvini con savoini sullo sfondo

 

Dalla registrazione segreta del meeting, finita non si sa come sul sito americano BuzzFeed, ma ancora prima nell’inchiesta aperta a febbraio a Milano, emerge che alla riunione partecipavano tre russi e tre italiani. Di due russi non si capiscono i nomi, il terzo si chiama Ilya. Uno degli italiani è identificato come Gianluca Savoini, uomo del vicepremier Salvini e presidente dell’associazione Lombardia-Russia, degli italiani restanti si sa che sono un avvocato che si chiama Luca e un tale Francesco. È Luca, che sembra molto esperto delle procedure di compravendita dei prodotti petroliferi, a condurre la trattativa dopo un’introduzione «politica» di Savoini il quale, proponendosi come uomo della Lega, con certa dose di solennità assicura che il suo partito vuole un’Italia più vicina alla Russia nello scacchiere internazionale.

 

matteo salvini vladimir putin luigi di maio

Savoini è, al momento, l’unico indagato dell’inchiesta: è accusato di corruzione internazionale per le promesse di un ritorno di denaro fatte ai tre russi, che la Procura individua come pubblici ufficiali. È l’avvocato «Luca», però, a dire esplicitamente che il denaro (il 4% dell’affare, ricavato da uno sconto applicato dalla compagnia pubblica russa) servirà a sostenere la campagna elettorale. I pm stanno lavorando per identificare Luca e Francesco, che concorrono nella corruzione internazionale che si concretizza anche con la sola promessa di una tangente.

 

Per identificare tutti i partecipanti, è stata incaricata la GdF di Milano di acquisire i conti correnti bancari intestati a Savoini e i tabulati delle sue utenze telefoniche in modo da accertare con chi ha avuto contatti e con chi si è incontrato, visto che consentono di tracciare gli spostamenti di chi usa il cellulare. Come quelli per andare ad un’altra riunione, di cui si fa cenno nella registrazione, che si sarebbe tenuta a Roma nei giorni precedenti al Metropol.

 

 

SOSPETTI, SERVIZI E ADESSO UN TIMORE

Francesco Verderami per il Corriere della Sera

 

gianluca buonanno, lorenzo fontana, and matteo salvini contro le sanzioni alla russia

«Giancarlo, sono stati i servizi», sussurra il dirigente leghista all' orecchio di Giorgetti.

Il sottosegretario alla Presidenza poggia una mano sulla spalla dell' interlocutore e con un sorriso gli risponde: «Sì, ma quali?».

 

La conoscenza degli apparati è fondamentale per districarsi in certe situazioni. E magari serve anche il controllo.

Nei giorni della formazione del governo, proprio Giorgetti insistette con Salvini perché il Carroccio ottenesse la delega sugli 007: «Ma se io vado al Viminale non ce la danno. Troppi poteri, dicono». E infatti la delega alla fine se la tenne Conte. Da allora passò del tempo prima che il ministro dell' Interno riuscisse a indicare un vice ai vertici della catena di comando: «E so io quanto ho dovuto faticare». Non è dato sapere se il leader leghista l' abbia consultato per capire, per avere indicazioni e magari chiarimenti su «cosa» e soprattutto «chi» si stia muovendo dietro l'«affaire Metropol».

vladimir putin e gianluca savoini

 

Orientarsi in questo campo è assai complicato, «non a caso si chiamano servizi e si pronunciano al plurale», spiega l' ex ministro Rotondi: «Anche ai tempi dei governi Berlusconi c' erano quelli che facevano riferimento agli uni e quelli che facevano riferimento agli altri. Ora per di più si usa il trojan... Una volta era diverso. Ricordo quando ci fu la scissione del Ppi, e noi del Cdu facemmo bonificare le stanze a piazza del Gesù. Scoprimmo che al nostro piano c' erano una ventina di microspie, e che al piano dei popolari ce n' erano altrettante.

 

Chiamai il loro segretario, Castagnetti, gli chiesi se voleva fare pulizia. Mi rispose di no, tanto le avrebbero rimesse. E lui voleva risparmiare».

 

matteo salvini gianluca savoini a mosca

Non ingannino i toni sarcastici che oggi Salvini usa verso i magistrati e verso i media, per mostrarsi sereno dinnanzi alla faccenda. Lontano dai microfoni i toni sono diversi e gravi: «Un' intercettazione fatta a Mosca...». E il problema non è il fatto contestato, questa storia di petrolio russo e danari americani da destinare alla Lega. Se è vero che non è vero niente, come dice il ministro dell' Interno, restano da chiarire «molti punti oscuri», come l' altro ieri è stato evidenziato in una riunione del Carroccio: va interpretata la tempistica scelta per la pubblicazione del file registrato all' hotel Metropol, va verificato «se si tratta di uno spot o arriverà dell' altro». E va scoperto se c' entrano «gli uni», «gli altri», o «altri ancora» di provenienza straniera.

 

È giustificato che Salvini si senta «minacciato» da un' entità che percepisce ma non afferra, che lo costringe per la prima volta a cambiare postura e narrazione, che gli impone di spiegare, precisare, puntualizzare. Tutto al momento ruota attorno al ruolo del solo Savoini, scaricato dalla Lega come se fosse uno della Lega a insaputa della Lega, nonostante figurasse in incontri istituzionali e persino tra gli invitati alla cena di gala offerta da Conte a Putin.

 

salvini a mosca con gianluca savoini e claudio d'amico

Ma c' è qualcosa che non torna: davvero nel Carroccio non sapevano nulla di quanto stava per accadere? Perché di Savoini parlavano da tempo tutti i partiti, ben prima delle inchieste giornalistiche: nel luglio dello scorso anno il Pd presentò un' interrogazione parlamentare; e in ottobre - durante una riunione di Forza Italia - venne riferito a Berlusconi che «Savoini rischia di mettere nei casini Salvini».

Ora che non si parla d' altro nel Palazzo, il Cavaliere preferisce proseguire con un profilo basso. Il motivo è chiaro.

 

Nella vicenda sono finiti - a vario titolo - l' alleato vice premier, che non sopporta e dal quale però non vuole distaccarsi, e l' amico presidente, che ha visto una settimana fa all' aeroporto di Roma e con il quale si è dato un nuovo appuntamento a Mosca.

 

Ma se non parla in pubblico, nei colloqui con i dirigenti del partito Berlusconi spiega che «i rapporti della Russia con Salvini non sono così forti»: «Quelli», riferito a entrambi i partiti di governo, «si erano impegnati a lavorare per togliere le sanzioni e alla fine non hanno fatto nulla». In ogni caso, ad uno come lui che ha vissuto (e subìto) certe situazioni, l'«affaire Metropol» appare come «un colpo per indebolire Salvini». Sì, ma chi l' ha sferrato: gli «uni», gli «altri» o gli «altri ancora»?

 

GIANCARLO GIORGETTI lorenzo fontana, marine le pen, matteo salvini, max ferrari e gianluca savoini

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni matteo salvini antonio tajani nicole minetti carlo nordio

DAGOREPORT – DOPO IL REFERENDUM, IL DILUVIO: IL VOTO DEL 22-23 MARZO HA APERTO UNA VORAGINE CHE STA INGHIOTTENDO GLI INQUILINI DI PALAZZO CHIGI, MENTRE SI RESPIRA GIA' ARIA DI SMOBILITAZIONE NEGLI APPARATI DI STATO - OGNI GIORNO C’È UNA CADUTA D'IMMAGINE PER IL GOVERNO MELONI (DAL CASO PIANTEDOSI-CONTE A QUELLO MINETTI, DAGLI SCAZZI TRA GIULI E BUTTAFUOCO AL RIBALTONE IN MPS FINO ALLO SPIONE DEL DEO), A CUI SI AGGIUNGE L'IMPLOSIONE DI FRATELLI D'ITALIA E LA GUERRA DI LOGORAMENTO DI SALVINI E LE VELLEITÀ MODERATE DELLA NUOVA FORZA ITALIA BY MARINA BERLUSCONI – PER LA DUCETTA LA PAURA DI CROLLARE E DI FINIRE DI COLPO DALL'ALTARE ALLA POVERE, COME E' GIA' SUCCESSO PER RENZI, SALVINI, DI MAIO E CONTE, E' ALTISSIMA - A LIVELLO INTERNAZIONALE, DOPO IL “VAFFA” DI TRUMP, LA DUCETTA È ISOLATA (MERZ NON SI FA TIRARE PER LA GIACCHETTA) E NON HA PIÙ UN EURO DA SPENDERE PER LE MANCETTE PRE-ELETTORALI – SOLO L’INAZIONE DELL’OPPOSIZIONE LE PERMETTE DI STARE ANCORA INCOLLATA A PALAZZO CHIGI E, GRAZIE ALL’APPARATO MEDIATICO “FIANCHEGGIATORE”, DI “INSABBIARE” MOLTE BEGHE POLITICHE. MA GLI ITALIANI NON HANNO L’ANELLO AL NASO: SONO LORO A PAGARE 2 EURO AL LITRO IL GASOLIO…

triennale giuli la russa trione beppe sala

DAGOREPORT: HABEMUS "TRIONNALE"! - DOPO AVER BUTTATO-AL-FUOCO LA BIENNALE, IL MINISTRO GIULI-VO ORA SI È FATTO BOCCIARE DAL SINDACO DI MILANO LA SUA CANDIDATA ANDRÉE RUTH SHAMMAH, FACENDOSI IMPORRE VINCENZO TRIONE, STORICO E CRITICO D’ARTE, COAUTORE CON LA PENNA ROSSA DI TOMASO MONTANARI DI UN LIBRO INTITOLATO “CONTRO LE MOSTRE” (QUELLE FATTE DAGLI ALTRI) - SEGNALE POCO GIULI-VO PER I CAMERATI ROMANI DELLA MELONI IL VIA LIBERA SU TRIONE CHE AVREBBE DATO IGNAZIO LA RUSSA, “PADRONE” DI MILANO E DINTORNI (VEDI CIÒ CHE SUCCEDE ALLA PINACOTECA DI BRERA BY CRESPI) - FORZA ITALIA È RIUSCITA A FAR ENTRARE, DIREBBE MARINA B. ‘’UN VOLTO NUOVO’’: DAVIDE RAMPELLO CHE DELLA TRIENNALE È GIÀ STATO PRESIDENTE UN’ERA GEOLOGICA FA…

2026masi

DAGOREPORT: “PROMEMORIA” PER SOPRAVVIVERE AL TERREMOTO DIGITALE - IN OCCASIONE DELLA RISTAMPA DEL LIBRO DI MAURO MASI, UN GRAN PARTERRE SI È DATO APPUNTAMENTO AL MALAGOLIANO CIRCOLO ANIENE - PER ANALIZZARE LE PROBLEMATICHE CONNESSE ALL’IA PER NON RIPETERE GLI ERRORI FATTI CON INTERNET QUANDO NEGLI ANNI ‘80 E ‘90 SI DECISE DI NON REGOLAMENTARE LA RETE, HANNO AFFERRATO IL MICROFONO L’EX CONSOB, PAOLO SAVONA, L’INOSSIDABILE GIANNI LETTA, ROBERTO SOMMELLA DI ‘’MF”, IL LEGHISTA RAI ANTONIO MARANO – IN PLATEA, GIORGIO ASSUMMA, LUCIO PRESTA, MICHELE GUARDÌ, BARBARA PALOMBELLI, BELLAVISTA CALTAGIRONE, ROBERTO VACCARELLA, GIANNI MILITO, TIBERIO TIMPERI…

donald trump xi jinping re carlo iii paolo zampolli mohammed bin zayed al nahyan

DAGOREPORT – OCCHI E ORECCHIE PUNTATE SU WASHINGTON: LA VISITA DI RE CARLO SARÀ UTILE A TRUMP, SEMPRE PIU’ ISOLATO, CHE HA BISOGNO DI RINSALDARE LA STORICA ALLEANZA CON LA GRAN BRETAGNA – IL PETROLIO COSTA, GLI ELETTORI SONO INCAZZATI: WASHINGTON VUOLE ACCELERARE SULLA PACE CON L’IRAN. MA GLI AYATOLLAH MOLLERANNO SOLO QUANDO LO ORDINERÀ LORO IL “PADRONCINO” XI JINPING (L’INCONTRO A PECHINO DEL 14-15 MAGGIO SARÀ UNA NUOVA YALTA?) – EMIRATI INGOLFATI: ABU DHABI CHIEDE UNA “SWAP LINE” D’EMERGENZA A WASHINGTON, E IL TYCOON NON PUÒ DIRE DI NO – LA TESTA PLATINATA DI DONALD ZAMPILLA DI…ZAMPOLLI: IL PASTICCIACCIO DEL SUO INVIATO SPECIALE E LE POSSIBILI RIVELAZIONI DELLA SUA EX, AMANDA UNGARO, NON SONO UNA MINCHIATA…

nicole minetti carlo nordio francesca nanni

DAGOREPORT – TEMPI SEMPRE PIU' CUPI PER L'EX INVINCIBILE ARMATA BRANCA-MELONI - LA RESPONSABILITÀ NEL PASTROCCHIO DELLA GRAZIA A NICOLE MINETTI PESA, IN PRIMIS, SUL CAPOCCIONE DEL MINISTRO NORDIO - LA PROCURA GENERALE DELLA CORTE D'APPELLO DI MILANO, GUIDATA DA FRANCESCA NANNI, SI E' PRECIPITATA A DICHIARARE CHE L'ISTRUTTORIA SULLA PRATICA MINETTI SI E' ATTENUTA ALLE INDICAZIONI DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA: VERIFICARE LA VERIDICITA' DI QUANTO AFFERMATO NELLA DOMANDA DI GRAZIA SULLA CONDOTTA DI VITA DELLA MINETTI IN ITALIA - NULLA E' STATO APPROFONDITO SULLE ATTIVITA' IN URUGUAY (TRA ESCORT E FESTINI) DELL’EX IGIENISTA DENTALE DI BERLUSCONI E DEL SUO COMPAGNO GIUSEPPE CIPRIANI, SODALE D'AFFARI CON EPSTEIN – DALLA PROCURA DI MILANO, LA PRATICA MINETTI E' TORNATA AL MINISTERO DI NORDIO CHE, DATO IL SUO PARERE POSITIVO, L'HA INVIATA AL QUIRINALE - L'ACCERTAMENTO DI QUANTO RIVELATO DAL “FATTO QUOTIDIANO”, RENDEREBBE INEVITABILI LE DIMISSIONI DI NORDIO, GIÀ PROTAGONISTA CON LA "ZARINA" GIUSI BARTOLOZZI, DI UNA SERIE DI FIGURACCE E DISASTRI: ALMASRI, GLI ATTACCHI AL CSM E AI MAGISTRATI, LA BATOSTA DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA, ECCETERA - (LA REVOCA DELLA GRAZIA SAREBBE LA PRIMA VOLTA NELLA STORIA DELLA REPUBBLICA...)

meloni buttafuoco fenice venezi colabianchi giuli brugnaro

FLASH! – DIETRO LA CACCIATA DI BEATRICE VENEZI C'E' UNA RAGIONE PIÙ “POLITICA” CHE MUSICALE: A FINE MAGGIO SI VOTA A VENEZIA PER IL NUOVO SINDACO CHE PRENDERA' IL POSTO DI BRUGNARO, GRAN SPONSOR DELLA “BACCHETTA NERA” (COME ANCHE IL MAL-DESTRO ZAIA) - QUANDO MELONI HA SBIRCIATO I SONDAGGI RISERVATI CHE VEDE IL CENTROSINISTRA AVANTI, SOSPINTO DALLO SCANDALOSO CASO-VENEZI (CHE STRAPPA ALLA DESTRA 4-5%), GLI OTOLITI SONO ANDATI IN TILT - E ALLA PRIMA OCCASIONE, CON LE IMPROVVIDE DICHIARAZIONI DI “BEATROCE” CONTRO L’ORCHESTRA, È STATA LICENZIATA - LO STESSO ''SENTIMENT'' VALE PER BUTTAFUOCO, MA IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE, PIU' FURBO, NON OFFRE PER ORA IL FIANCO PER LIQUIDARLO - E SE VENISSE CACCIATO, A DIFFERENZA DI VENEZI, HA L'“INTELLIGHENZIA” DEI SINISTRATI CHE LODA L'INTELLETTUALITA' DEL FASCIO-MUSULMANO CHE APRE IL PADIGLIONE AI RUSSI....