di maio card postepay reddito

REDDITO RATIONEM – LA CLAMOROSA EMORRAGIA DI VOTI PER IL M5S IN ABRUZZO È UN ALLARME ROSSO IN VISTA DELLE EUROPEE: SONO STATI PERSE QUASI 200MILA PREFERENZE, NONOSTANTE L’ARRIVO DEL REDDITO DI CITTADINANZA – DI MAIO PUNTAVA SUL MIRAGGIO DEL SUSSIDIO, IN UNA REGIONE CHE HA PERSO 26MILA POSTI DI LAVORO IN UN ANNO, E INVECE NIENTE – TRA MENO DI DIECI GIORNI TOCCA ALLA SARDEGNA…

Adalberto Signore per “il Giornale”

luigi di maio con la card per il reddito di cittadinanza 9

 

Ha pesato il dato politico nazionale, certo. Perché il fatto che ormai da mesi Matteo Salvini sia riuscito a imporre al centro del dibattito i temi della sicurezza e dell' immigrazione ha evidentemente compromesso l' identità di un M5s sempre più disorientato.

 

Al punto che la battuta d' arresto registrata in Abruzzo è di quelle che fanno male nonostante la tornata elettorale abbia un peso davvero relativo, quantomeno dal punto di vista numerico.

 

sara marcozzi con luigi di maio sulla neve

Eppure i numeri sono così implacabili che si fa fatica a dar retta alla narrazione veicolata dalla Casaleggio Associati che già dalla tarda sera di domenica ha imposto a tutti i grillini un solo leitmotiv: minimizzare, minimizzare, minimizzare.

 

Fino a rasentare il ridicolo teorizzando un «quasi pareggio», visto che il 20,2% incassato due giorni fa non è molto distante dal 21,35% delle regionali del 2014. Gli spregiudicati comunicatori del M5s, infatti, dimenticano volutamente che il 20,2% di domenica è praticamente la metà dei voti presi dal Movimento in Abruzzo alle scorse politiche del 4 marzo 2018, quando Luigi Di Maio e compagni arrivarono al 39,8%.

luigi di maio reddito di cittadinanza

 

Ancora più implacabile il confronto numerico: 303mila voti undici mesi fa, 117mila domenica scorsa. Sono diverse le affluenze, certo. Ma 186mila preferenze in meno restano un' enormità.

 

Per il M5s, insomma, una vera e propria emorragia. Che - e forse è questo uno dei dati che colpisce - non sembra essere stata lenita neanche dalla promessa panacea del reddito di cittadinanza.

 

Di Maio come il mago Silvan by GianBoy

Sul provvedimento bandiera della scorsa campagna elettorale e di questo primo anno di governo, infatti, Di Maio si è andato spendendo in lungo e in largo con conferenze stampa e presentazioni in pompa magna con tanto di card ad hoc. Lo stesso Di Maio che insieme agli altri big del M5s ha battuto l' Abruzzo giorno dopo giorno nel tentativo di sostenere la candidatura della grillina Sara Marcozzi, già in corsa nel 2014.

 

matteo salvini luigi di maio

Eppure il miraggio del reddito di cittadinanza non sembra avere fatto breccia nell' elettorato abruzzese. E questo nonostante i pessimi dati sull' occupazione regionale forniti dall' Istat per il terzo trimestre del 2018.

 

sara marcozzi con luigi di maio sulla neve 1

In Abruzzo, infatti, il tasso di disoccupazione è salito dal 9,7 al 12,1% con ben 26mila posti di lavoro persi in un anno. Uno scenario di crisi nel quale l' ipotesi di un sussidio economico sarebbe dovuto essere una sorta di catalizzatore di voti, un po' come accadde per gli 80 euro di Matteo Renzi elargiti, non a caso, un mese prima delle Europee del 2014. In quell' occasione il M5s gridò alla «truffa» e parlò di «mancia elettorale», ma almeno il Pd fece il pieno di voti portando a casa un inatteso 40,8%.

MARCO MARSILIO

 

Se l' Abruzzo fa testo - e i sondaggi vanno tutti in questa direzione - le cose non andranno altrettanto bene ai Cinque stelle. Alle Europee del prossimo 26 maggio, infatti, i grillini rischiano seriamente di perdere molto terreno rispetto alle politiche del 2018.

 

E questo con buona pace del reddito di cittadinanza, una misura che a parere di molti è soprattutto propagandistica e che rischia di far saltare i nostri conti pubblici già a partire dalla prossima legge di Bilancio.

 

TONINELLI DI MAIO SALVINI 19

Così fosse, se davvero il Movimento confermasse alle Europee un crollo simile a quello avuto in Abruzzo, sarebbe il segnale del fatto che in questi undici mesi di governo hanno compromesso forse irrimediabilmente la loro credibilità. Intanto un primo test utile arriverà il 24 febbraio, quando la Sardegna voterà per eleggere il nuovo governatore. Anche qui, infatti, rischia di ripetersi lo schema Abruzzo, con il candidato M5s Francesco Desogus quotato dai sondaggi al terzo posto dietro ai candidati di centrodestra (Christian Solinas) e centrosinistra (Massimo Zedda).

Ultimi Dagoreport

daniela santanche giorgia meloni giorgio mottola

DAGOREPORT - COME MAI LA FU “GIORGIA DEI DUE MONDI” HA DECISO LA “DESANTANCHEIZZAZIONE” DEL GOVERNO SOLO ADESSO, PUR AVENDO AVUTO A DISPOSIZIONE PIÙ DI TRE ANNI DI CASINI GIUDIZIARI PER METTERLA ALLA PORTA? - NON È CHE ALL’INDOMANI DELLA DISFATTA, MAGARI LEGGENDO UN POST SU FACEBOOK DI “REPORT” (‘’I SOLDI DELLA SOCIETA’ INDAGATA PER MAFIA A DANIELA SANTANCHE’ E LE OMBRE SUI “SALVATORI” DI VISIBILIA’’), LA PREMIER E IL SUO ENTOURAGE DI PALAZZO CHIGI HANNO SENTITO ODOR DI BRUCIATO E PRESO LA PALLA AL BALZO PER BUTTARE FUORI L’INSOSTENIBILE MINISTRO DEL TURISMO? GIÀ IL GIORNO DELLA SCONFITTA, IL RICHELIEU DI PALAZZO CHIGI, FAZZOLARI, AVEVA MESSO IN CONTO LA POSSIBILE REAZIONE DI UNA MAGISTRATURA RINGALLUZZITA DALLA VITTORIA, PREANNUNCIANDO CHE “L’AZIONE (DELLE TOGHE) POTREBBE DIVENTARE PIÙ INVASIVA" - E OGGI, LA PROCURA DI ROMA HA RICICCIATO IL CASO SOGEI CON PERQUISIZIONI AL MINISTERO DELLA DIFESA E IN UNA SERIE DI SOCIETÀ PUBBLICHE TRA CUI TERNA, RETE FERROVIARIA ITALIANA, POLO STRATEGICO NAZIONALE... - VIDEO DI GIORGIO MOTTOLA

radio deejay theodore kyriakou linus albertino

FLASH – THEO KYRIAKOU NON HA SCELTO A CASO DI ANDARE A MILANO PER IL DEBUTTO DA EDITORE DI “REPUBBLICA”: NEGLI STORICI STUDI DI VIA MASSENA C’È LA SEDE OPERATIVA DELLE RADIO DEL GRUPPO GEDI, CHE SONO L’UNICO ASSET CHE INTERESSA AL MAGNATE GRECO – QUEL VOLPONE DI KYRIAKOU, PIÙ FURBO DI ELKANN, HA DATO UNO ZUCCHERINO ALLA REDAZIONE DI “REP”, INCONTRANDO I GIORNALISTI E PROMETTENDO INVESTIMENTI. MA IL SUO VERO OBIETTIVO ERA IL FACCIA A FACCIA CON LINUS (DIRETTORE EDITORIALE DEL POLO RADIOFONICO): LA PRIORITÀ È METTERE A PUNTO UN PIANO PER DARE UNA RINFRESCATA A RADIO CAPITAL E RENDERE PIÙ COMMERCIALE LA DISCOTECARA “M2O”, DI CUI È DIRETTORE ARTISTICO ALBERTINO (FRATELLO DI LINUS)

netanyahu bin salman donald trump ghalibaf iran xi jinping

DAGOREPORT – TRUMP HA DETTO UNA MEZZA VERITÀ NEL SOLITO MARE DI STRONZATE: UN NEGOZIATO CON L’IRAN C’È ED È BEN AVVIATO. IL GUAIO È CHE DOVEVA RIMANERE SEGRETO, COME SEMPRE QUANDO CI SONO TRATTATIVE COSÌ DELICATE – IL RUOLO DEL MEDIATORE SPETTA AL PAKISTAN, POTENZA NUCLEARE IN OTTIMI RAPPORTI CON L’ARABIA SAUDITA DI BIN SALMAN (CHE VUOLE ANNIENTARE IL REGIME IRANIANO) – IL TYCOON È PRONTO A SPEDIRE IL VICE JD VANCE: SAREBBE UN MESSAGGIO ALLA BASE CONTRARIA ALLA GUERRA (VANCE È UN’ISOLAZIONISTA) – NETANYAHU HA ABBASSATO LE PENNE DOPO CHE I MISSILI BALISTICI DEGLI AYATOLLAH HANNO BUCATO L’IRON DOME E SONO ARRIVATI A UN PASSO DALL’IMPIANTO NUCLEARE DI DIMONA, SU INDICAZIONE DELL’INTELLIGENCE CINESE …

putin trump orban zelensky droni ucraina

DAGOREPORT – IL MONDO È CONCENTRATO SULLE BOMBE DI TRUMP E NETANYAHU IN IRAN E SI È DIMENTICATO DEI POVERI UCRAINI: IERI PUTIN HA LANCIATO MILLE DRONI SU TUTTO IL PAESE, GLI USA CONTINUANO CON IL LORO PRESSING SU KIEV PER LA RESA E IL PRESTITO DA 90 MILIARDI DALL'UNIONE EUROPEA È BLOCCATO PER IL VETO DI ORBAN (IL 12 APRILE SI VOTA A BUDAPEST E FINO A QUEL GIORNO NON SE NE PARLA) – ZELENSKY SI SBATTE COME UN MOULINEX PER FAR CAPIRE AL TYCOON CHE IL FRONTE È UNICO (RUSSIA E IRAN SONO ALLEATI) MA QUELLO NON CI SENTE – L’ESERCITO UCRAINO IN QUATTRO ANNI DI GUERRA È DIVENTATO UNO DEI PIÙ AVANZATI AL MONDO: È L’UNICO CHE SA COME ABBATTERE I DRONI IRANIANI, E STA ADDESTRANDO I PAESI DEL GOLFO...

giorgia meloni tajani nordio salvini delmastro bartolozzi conte schlein santanche la russa

DAGOREPORT - LA CADUTA DEI MELONI NEL VOTO (A PERDERE) - DOPO UNA SCONFITTA, PER UN LEADER SI APRONO DUE STRADE: O SI DIMETTE O RAFFORZA LA SUA LEADERSHIP - MELONI HA SCELTO DI RESTARE INCOLLATA ALLA POLTRONA DI PALAZZO CHIGI, MA ANZICHÉ GUARDARSI ALLO SPECCHIO E AMMETTERE L’ARROGANTE BULIMIA DI POTERE DOMESTICO E IL VASSALLAGGIO ESTERO-TRUMPIANO, HA DECISO DI FAR PIAZZA PULITA DEGLI INDAGATI BARTOLOZZI, DELMASTRO, SANTANCHE’ - E METTENDO AL MURO LA PANTERATA MINISTRA DEL TURISMO, IL BERSAGLIO NON PUÒ ESCLUDERE IL VOLTO MEFISTOFELICO DEL CO-FONDATORE DI FRATELLI D’ITALIA, NONCHE' BOSS DELLA PRIMA REGIONE ITALIANA PER PIL, IL SICULO-LOMBARDO LA RUSSA (CHI SCEGLIERÀ NEL ’27 IL CANDIDATO A SINDACO DI MILANO, ‘GNAZIO O GIORGIA?) - AL TEMPO STESSO, IL VOTO DI LUNEDÌ FA RIALZARE LA CRESTA AI DUE GALLETTI DEL “CAMPOLARGO”, SCHLEIN E CONTE, CHE S’ILLUDONO CHE I “NO” INCASSATI AL REFERENDUM SI POSSANO TRASFERIRE IN BLOCCO SUL CENTROSINISTRA - MA IL DRAMMA È UN ALTRO: 'STA ELLY CON ESKIMO È IN POSSESSO DELLE CAPACITÀ DI FARE LA PREMIER? E COME VIENE PERCEPITA DALL’OPINIONE PUBBLICA UNA CHE GRIDA SLOGAN CICLOSTILATI NEGLI ANNI ’70 INVECE DI PROPORRE L’IDEA DI UN “PAESE NORMALE”?