stefano buffagni

RITRATTO DI UN GRILLINO DI POTERE - I RAPPORTI CON IL “DEEP STATE” E QUELLI CON L’ALA PADANA DELLA LEGA: ECCO CHI E' STEFANO BUFFAGNI, DIVENTATO IL GIANNILETTA DEL M5S - IL SOTTOSEGRETARIO (ALLE NOMINE) SI E' PURE INVENTATO UN SUO CENTRO DI RELAZIONI DA PRIMA REPUBBLICA CHIAMATO “PROGETTO ITALIA2030” (AL TERZO INCONTRO NON SI SONO VISTI UOMINI DI ENI)

1 – IL CENACOLO DI BUFFAGNI

Alessandro Da Rold per “la Verità”

 

STEFANO BUFFAGNI

Giovedì scorso c' è stato il terzo incontro del progetto Italia2030 promosso dal sottosegretario Stefano Buffagni. Se al primo meeting, raccontato solo dalla Verità, c' erano tutte le società partecipate, negli ultimi due non si sono visti gli uomini di Eni.

 

Del resto il Cane a sei zampe non naviga in buone acque dopo il trambusto di luglio dovuto alla lunga testimonianza dell' ex manager Vincenzo Armanna al processo Opl-245. Del caso nigeriano si parlerà ancora a settembre, l' 11 è fissata la prossima udienza. Il 12 invece è previsto il prossimo incontro del cenacolo di Buffagni.

 

2 – IL GRILLINO SILENZIOSO CHE È RIUSCITO A DIVENTARE UN UOMO DI POTERE

stefano buffagni

Alessandro Giuli per “Libero Quotidiano”

 

Stefano Buffagni parla poco ma non si ferma mai. Mentre i suoi colleghi grillini fanno la lotta nel fango per disputarsi l' osso quotidiano, lui ha già raccolto la carne viva per trasformarla in mattoncini di potere: nomine nelle grandi aziende, fiduciari nei consigli d' amministrazione bancari, relazioni internazionali con fondi d' investimento, cooperazione con i più importanti centri universitari.

massimo casiraghi con stefano buffagni e danilo toninelli

 

Può guardare avanti, Buffagni, perché è uno dei pochi dirigenti pentastellati con un passato vero alle spalle: trentaseienne milanese, commercialista e revisore legale dei conti dopo una laurea alla Cattolica in Economia e management per l' impresa. Nel 2010 conosce un altro concretissimo milanese travestito da idealista, Gianroberto Casaleggio, e scocca la scintilla.

 

stefano buffagni

Tempo tre anni e Stefano entra in Consiglio regionale dove resta fino a marzo 2018, quando nasce la maggioranza gialloverde e lui diventa sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con una delega agli Affari regionali sotto la quale cova il ruolo del tessitore universale.

 

stefano buffagni giuseppe conte

Se oggi nel MoVimento Cinque stelle e nel governo non si muove foglia che lui non abbia prima soppesato, la chiave sta in quel lustro ai piani alti della Regione Lombardia: è lì che Buffagni entra negli ingranaggi dell' amministrazione e stabilisce pesanti rapporti con gli assi di denari.

 

STEFANO BUFFAGNI LUIGI DI MAIO

Ed è sempre lì che familiarizza con i leghisti, un po' facendo opposizione al partito che fu di Roberto Maroni e un po' studiandone la psicologia e la capacità di penetrazione nei posti chiave da cui si gestisce il consenso popolare.

 

Oggi quella classe dirigente padana occupa buona parte dei seggi parlamentari sovranisti, il che facilita non poco le trattative ai tavoli più sensibili in cui Buffagni siede con i rivali-sodali lombardi Giancarlo Giorgetti e Massimo Garavaglia o con il più ruspante Claudio Durigon da Latina. Sono loro a dover tradurre le mutevoli sparate dei grandi leader in scelte di precisione o in provvedimenti a prova di uffici legali e ricorsi giudiziari.

STEFANO BUFFAGNI

 

«PASSATEGLI TUTTO»

Dalla Rai alla Cassa depositi e prestiti (anno trascorso), dall' Agcom all' Autorità sulla Privacy (in queste ore) fino alle gigantesche partecipate (Eni, Enel, Leonardo, Enav e Poste tra fine anno e metà 2020), non esiste dossier strategico che non transiti sulla scrivania dell' alfabetizzato e schivo Buffagni, al quale Luigi Di Maio infligge costantemente il defatigante compito di "bollinare" le sue velleità rivoluzionarie nel tentativo (spesso vano) di farne più realistiche riforme.

Stefano Buffagni1

 

È materia di questi giorni, per esempio, la necessità di vidimare bozze e decreti relativi alle telecomunicazioni o alle concessioni autostradali, ma pure alle licenze balneari sulle quali incombono gli effetti slabbranti della direttiva Bolkestein. Nel Mise, dentro l' ufficio del ministro Di Maio, il ritornello ascoltato dai presenti alle riunioni ristrette è sempre quello: passate tutto a Buffagni e aspettate la luce verde.

stefano buffagni 1

 

Luce che peraltro non sempre arriva e anzi, a dirla tutta, la quantità delle fantasticherie gialloverdi irrealizzabili sarebbe assai più elevata se non ci fosse questo filtro di qualità parallelamente offerto da Giorgetti e Garavaglia sulla sponda leghista.

 

A proposito di Garavaglia: quando a metà luglio il viceministro dell' Economia è stato assolto dall' accusa di turbativa d' asta, il primo e unico pentastellato a rilasciare un comunicato di soddisfatta felicitazione indovinate chi è stato? Risposta esatta: Buffagni, anche se poi Salvini pur di polemizzare ha fatto finta di non accorgersene

matteo salvini giancarlo giorgetti

 

ALL' ATTACCO

Perché Buffagni sarà pure un introflesso che rumina pane e potere, ma dovendo scegliere tra il catenaccio e il calcio totale lui preferisce attaccare. Nei dibattiti pubblici soffre la necessità di essere reticente sulle pratiche inevase da Di Maio (Alitalia su tutte); sembra invece divertirsi quando può pizzicare Giovanni Tria dandogli del ricattatore o dell' avulso dagli accordi del contratto di governo, o quando è chiamato a scartavetrare l' egocentrismo salviniano: nel febbraio scorso il vicepremier ha ritirato una sua querela risalente al 2016 e causata da un' invettiva di Buffagni contro la «ragnatela leghista» e il «sistema marcio che sta infettando le istituzioni lombarde».

FABRIZIO PALERMO

 

Pace fatta ma simpatia zero, fra loro due; anche perché Stefano continua a prediligere l' ala nordista della Lega che fu di Umberto Bossi, convinto di avere ormai compreso lo schema dei padani: urlano, insultano e minacciano ma lo fanno sempre per "trovare la quadra", prima di rompere davvero ci pensano e ci ripensano Ed è appunto nei momenti peggiori, quando i rapporti tra Di Maio e Salvini si fanno più cruenti, che la banda grillina si affida alla tela del sottogoverno (dove si annida il potere reale) intessuta dal sottosegretario con delega alle regioni e alla concordia, o se volete alla pazienza.

 

Stefano Buffagni e Toninelli

OLTRE IL GRILLISMO

Obiettano le malelingue: ma allora uno come Buffagni che ci sta a fare nello stesso gruppo del bibitaro di Pomigliano, del guevarista Alessandro Di Battista e dell' amletico Davide Casaleggio con tutto il corteggio d' inconcludenti al seguito? Per non dire di Roberto Fico, il presidente della Camera che il 2 giugno scorso ha avuto la geniale idea di dedicare la festa della Repubblica ai migranti e ai rom, guadagnandosi proprio da Buffagni la qualifica di «polemista suicida».

RICCARDO FRACCARO - LUIGI DI MAIO - BEPPE GRILLO - STEFANO BUFFAGNI - ALFONSO BONAFEDE - PIETRO DETTORI - ALESSANDRO DI BATTISTA

 

E in effetti l' hanno già sospettato d' intelligenza con il Deep State, lo Stato profondo e invisibile, per via di quel suo "Progetto Italia 2030" che secondo i retropensieri più diffidenti sarà una fondazione personale popolata da gente così ricca e influente da garantirgli una doviziosa sopravvivenza alla stagione delle Cinque stelle cadenti.

 

Le cose, suggeriscono gli inquilini del Deep State, stanno in modo diverso. Buffagni sta cercando di attivare una "narrazione" internazionale più favorevole all' Italia, viaggia molto tra Roma e Londra oppure oltreoceano (a settembre sarà in Canada) per accreditarci agli occhi degli investitori stranieri come un popolo di attraenti e coscienziosi risparmiatori. Insomma fa quello che abbiamo visto fare a Giorgetti e Salvini, però con la discrezione operosa indispensabile per disincagliarsi dal complottismo grillino.

 

E la fondazione cucita su misura? Non esiste e in ogni caso ne sapremo di più a novembre, quando Buffagni riunirà a Roma gli Stati Generali dei campioni nazionali, per costruire una cornice statale nella quale i privati saranno chiamati a collaborare nell' interesse nazionale.

giancarlo giorgetti massimo garavaglia

 

ECCELLENZE TRICOLORI

Secondo i piani di Buffagni Eni, Enel, Snam, Italgas, Leonardo e le altre eccellenze tricolori saranno invitate a discutere - se possibile almeno una volta all' anno - di strategie comuni da elaborare sui temi dell' innovazione, della competitività, dell' economia circolare e delle dinamiche demografiche. Un vasto programma da rafforzare con l' esperienza delle banche di sistema e il contrafforte degli studi commissionati alle migliori università pubbliche e no: dalla Bocconi al Politecnico di Bari passando per la Cattolica, i Politecnici di Milano e Torino, la Luiss e la Sapienza, la Federico II di Napoli.

STEFANO BUFFAGNI

 

Obiettivo, in estrema sintesi: coordinarsi per produrre ricchezza anziché concimare la miseria con la beneficenza di Stato. Poco prima che Di Maio celebrasse l' abolizione della povertà, un amico di Buffagni sosteneva di avergli sentito pronunciare le seguenti parole: i nostri elettori non ci uccideranno se non elargiremo subito il reddito di cittadinanza, ma ci volteranno le spalle se non daremo l' idea di essere diventati una forza matura e di governo. Lui non confermerà nemmeno sotto tortura. Però aveva ragione.

Ultimi Dagoreport

ordina nazionale dei giornalisti scuole giornalismo carlo bartoli

DAGOREPORT – L’ORDINE NAZIONALE DEI GIORNALISTI HA BISOGNO DI FARE CASSA. E IL PRESIDENTE, CARLO BARTOLI, HA PENSATO BENE DI “TASSARE” LE SCUOLE DI GIORNALISMO, INTIMANDO LORO DI VERSARE I DUE TERZI DEI DIRITTI DI SEGRETERIA CHE INCASSANO PER EFFETTUARE LE SELEZIONI DEGLI ASPIRANTI PROFESSIONISTI – LA DELIBERA È GIÀ STATA APPROVATA E UN INVITO PERENTORIO È ARRIVATO ALLE SCUOLE TRAMITE PEC, CON TANTO DI IBAN DELL’ODG – NON SOLO, BARTOLI E I SUOI CONSIGLIERI VOGLIO IMPORRE UNA TASSA DEL 10% SULLE RETTE DI TUTTI GLI ALLIEVI. UNA NORMA CHE VERREBBE INTRODOTTA NEL NUOVO “QUADRO DI INDIRIZZI” – PROVVEDIMENTI CHE HANNO SCATENATO ALLARME TRA GLI ATENEI, AI QUALI FANNO CAPO LE SCUOLE DI GIORNALISMO, GIÀ ALLE PRESE CON CONTI PRECARI – COSA ACCADRÀ ORA? SI RISCHIA UNA BATTAGLIA LEGALE…

roberto vannacci carlo freccero marina berlusconi otto e mezzo lilli gruber

CARLO FRECCERO ANALIZZA PER DAGOSPIA IL SUCCESSO TELEVISIVO DI ROBERTO VANNACCI – ‘’FUNZIONA PERCHÉ È IN GRADO DI PROPORSI AL PUBBLICO CON UN DISCORSO SEMPLICE E LINEARE CHE INDUCE ALL'IDENTIFICAZIONE. LUI INCARNA LA NORMALITÀ - È UN GENERALE CHE DALLA GRUBER SI PRESENTA IN TENUTA CASUAL, COME UNO STUDENTE FUORICORSO - RISPONDE DISINVOLTO, DIVERTITO, RILASSATO OSTENTANDO UNA NATURALEZZA CHE OGGI LA DESTRA GESTISCE MEGLIO DELLA SINISTRA. MA IN REALTÀ NON DICE NULLA - L’IMMAGINE DI VANNACCI È RITAGLIATA SULLE ATTESE E GLI STEREOTIPI DELLA DESTRA: È UN GENERALE, DI VALORI TRADIZIONALI, DEVOTO ALLA FAMIGLIA. TUTTAVIA È IN GRADO DI GESTIRE QUESTI VALORI CON NATURALEZZA, SPONTANEITÀ E NEI LIMITI DEL BUON SENSO COMUNE - LA SUA PERFORMANCE A “OTTO E MEZZO”, DA ESAME POLITICO SI È TRASFORMATA BEN PRESTO IN UN FORMAT DI CONFESSIONI, COME ‘’BELVE’’. E L’UNICA BELVATA È L’ATTACCO CONTRO MARINA BERLUSCONI" - VIDEO

elly schlein marta bonafoni igiaba sciego laura boldrini michela di biase annalisa corrado

A UN ANNO DALLE ELEZIONI POLITICHE, BISOGNA PARLARE AGLI ELETTORI O SCACCIARLI? - LA “FESTA DELL’UNITÀ” 2026 DEL PD E’ UNA SBOBBA INDIGERIBILE DI DIBATTITI SU FEMMINISMO, QUESTIONI LGBTQ+ E SUPERCAZZOLE DA ACCHIAPPANUVOLE - SCHIERATO UN PARTERRE DI SCACCIAVOTI, DA LAURA BOLDRINI A MARTA BONAFONI - MICHELA DI BIASE MARITATA IN FRANCESCHINI CI SPIEGHERA’ COME LOTTARE CONTRO IL PATRIARCATO; LA SCRITTRICE IGIABA SCEGO CI FARA’ PENTIRE DEL PASSATO COLONIALE; L’EURODEPUTATA ANNALISA CORRADO RIBADIRA’ CHE NON BISOGNA USARE IL FERRO DA STIRO PER RISPARMIARE ENERGIA – IN COMPENSO ZERO ATTENZIONE AI TEMI CHE INTERESSANO AI CITTADINI: BOLLETTE, SALARI, TASSE, LAVORO, IMMIGRAZIONE – I RIFORMISTI DEM NON PERVENUTI, ELLY SCHLEIN E IL SUO RADICALISMO WOKE TRIONFANO (E POI DICI CHE UNO VOTA VANNACCI…)

pier silvio berlusconi milo infante

DAGOREPORT - CON IL PASSAGGIO A MEDIASET DI MILO INFANTE, PIER SILVIO BERLUSCONI AVVIA LA RIFONDAZIONE DELL'INFORMAZIONE DEL "BISCIONE": INFANTE, NON E' DESTINATO SOLO ALLA CONDUZIONE DI QUALCHE PROGRAMMA TV, MA SARA' ANCHE CONDIRETTORE DI VIDEONEWS AFFIANCANDO MAURO CRIPPA, VICINO ALLA PENSIONE - E' UN PASSAGGIO CHIAVE PER LA LINEA POLITICA DI MEDIASET: CON LA FINE DEL TANDEM CRIPPA-CONFALONIERI, SUONA LA CAMPANA ANCHE PER LA FILIERA, PRIMA PRO-SALVINI POI PRO-MELONI, DEI VARI PORRO, GIORDANO E DEL DEBBIO - NON SOLO: "PIERDUDI" SI AGGIUDICA UN CAMPIONE DI ASCOLTI DEL FILONE "CRIME" CHE, CON IL SUO "ORE14 SERA", ARGINAVA IL SUCCESSO DI "QUARTO GRADO", SU RETE4...

generale roberto vannacci chi guido crosetto

DAGOREPORT - LI VANNACCI VOSTRI! SE I FRATELLINI D’ITALIA AVESSERO SEGUITO LA LINEA DEL MINISTRO DELLA DIFESA GUIDO CROSETTO, ADESSO NON SI RITROVEREBBERO IL CETRIOLO DI "FUTURO NAZIONALE" IN QUEL POSTO - DOPO LA PUBBLICAZIONE DEL LIBRO “IL MONDO AL CONTRARIO”, IL GENERALE ANDAVA PROCESSATO E CACCIATO DALL'ESERCITO PER INSUBORDINAZIONE - IL MINISTRO, CHE SI MUOVEVA CON IL CONSENSO DEL CAPO DELLE FORZE ARMATE, OVVERO SERGIO MATTARELLA, DIFENDEVA IL PRINCIPIO CHE LE FIGURE APICALI DELL’ESERCITO, IN VIRTÙ DEL PROPRIO RUOLO DI GARANZIA, NON POTESSERO INTERVENIRE A GAMBA TESA NEL DIBATTITO PUBBLICO. IL RISCHIO ERA QUELLO DI CREARE UN PRECEDENTE PERICOLOSO CHE POTESSE “MINARE DALL’INTERNO L’ORDINE E LA DISCIPLINA NELL’ESERCITO” - INVECE DI DEGRADARLO E CACCIARLO A PEDATE, NEL GOVERNO MELONI HA PREVALSO IL TIMORE DI FAR PASSARE IL GENERALE IN VESTAGLIETTA FROU-FROU PER UN MARTIRE DEL LIBERO PENSIERO - E L'EX PARA' DIVENTATO PARA-GURO SE L'E' CAVATA CON UN MITE PROCEDIMENTO DISCIPLINARE: LA SOSPENSIONE DALL'ESERCITO PER 11 MESI... - VIDEO

tomaso montanari carlo deodato carmen bambach giuli

DAGOREPORT – “MI DIMETTO”, “MI DIMETTO” MI “RIDIMETTO” E RIMETTO: QUANTE VOLTE HA RIMESSO TOMASO MONTANARI? LO STORICO DELL’ARTE, TANTO CARO AI SINISTRATI DA "SAL-OTTO E MEZZO" DI LILLI GRUBER, LASCIA IL COMITATO SCIENTIFICO DEGLI UFFIZI CON UNA LUNGA ARTICOLESSA SUL "FATTO QUOTIDIANO" - IL MINISTRO GIULI HA SCATENATO LA SUA IRA NOMINANDO ALL'INTERNO DEL CDA CARLO DEODATO, SEGRETARIO GENERALE DELLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO – MA COSA C’ENTRA DIMETTERSI ANCHE PER LA “COLLEGA” (SCRIVE MONTANARI) CARMEN BAMBACH, NOMINATA DA GIULI DOPO IL VIAGGIO NEWYORKESE DALL’OUTFIT STILE CAMICIE BRUNE? MENTRE MONTANARI HA TRASCORSO PARTE DEI SUOI ULTIMI ANNI DAVANTI ALLA TV, LA BAMBACH HA PUBBLICATO IL PIÙ IMPONENTE STUDIO IN TRE VOLUMI SU LEONARDO DA VINCI DIVENTANDONE LA MAGGIORE STUDIOSA MA NON LO FAI MICA FESSO COSÌ IL MONTANARI! VUOI VEDERE CHE, IN FUTURO, IL COMITATO SCIENTIFICO-FASCISTA DEGLI UFFIZI INTENDA PRESTARE A QUESTA MALANDRINA DEL CDA UNO O PIÙ DEI SUOI CIRCA 50.000 DISEGNI CONSERVATI NEI DEPOSITI? MEGLIO DIMETTERSI PREVENTIVAMENTE...