conte meme

L’UNICO DISTANZIAMENTO IN ATTO È QUELLO TRA PAESE E PALAZZO – CARLO VERDELLI: “SCONVOLTO DA PIÙ DI 80 MILA MORTI, IMPOVERITO DALLA CHIUSURA DI OLTRE 70 MILA IMPRESE, TERRORIZZATO DALLA FINE IMMINENTE DEL BLOCCO DEI LICENZIAMENTI, IL FAMOSO PAESE REALE NON CHIEDE MIRACOLI MA ALMENO DI CAPIRE CHE COSA SUCCEDERÀ ADESSO” – “LA CRISI DI GOVERNO È ANCHE UNA CRISI DI CREDIBILITÀ, AL COSPETTO E NEL NOME DI UN PAESE CHE STA ALTROVE, GIUSTAMENTE ANGOSCIATO E POCHISSIMO COINVOLTO”

carlo verdelli

Carlo Verdelli per il “Corriere della Sera”

 

Prendiamo Milano. Da domenica è in zona rossa ma il traffico, la gente per strada, i rumori non sono quelli di una città chiusa per virus. Come se le direttive stabilite da chi ha il diritto e soprattutto il dovere di imporle valessero molto meno di quando, per esempio a primavera, i lockdown erano una cosa seria e le città, non solo Milano, si svuotavano per davvero.

 

giuseppe conte parla al senato 15

La crisi di governo che stiamo attraversando è anche una crisi di credibilità, come se l' autorità avesse perso via via autorevolezza. E al di là degli esiti parlamentari di questo imbuto, dove tutte le emergenze del Paese sono precipitate e si ammassano indistinte e irrisolte, si registra con evidenza un ulteriore passo avanti nell' unico distanziamento dannoso in tempi di pandemia: quello tra i rappresentati e i rappresentanti, tra i cittadini e gli eletti, tra la politica e la società.

 

lello ciampolillo 1

Un distanziamento che riguarda la maggioranza, ormai variabile, ma anche l' opposizione, variamente urlante, con i banchi di Camera e Senato che diventano teatro di uno scontro verbale consumato in una lingua incomprensibile, in un momento inconcepibile, al cospetto e nel nome di un Paese che sta altrove, giustamente angosciato e pochissimo coinvolto.

 

giuseppe conte dopo l incontro con mattarella

Dovremmo avere una certa dimestichezza con momenti del genere, una specie di immunità ereditaria, visto che la nostra Repubblica sembra instabile per costituzione (con la «c» minuscola): 66 governi in 75 anni, come hanno ricordato Milena Gabanelli e Simona Ravizza su questo giornale, radiografando il male oscuro di un sistema che invecchia senza maturare, afflitto da un' incapacità ormai cronica di darsi una visione e perseguirla nel tempo.

 

matteo renzi al senato

Per ogni frattura si cerca un colpevole, e stavolta tocca a Renzi, come se eliminando il reprobo la convalescenza fosse garantita. L' ennesima rottamazione del capo di Italia viva, anche questa volta ai danni di un corpo di cui faceva parte, è però un sintomo, non la radice della malattia. «La democrazia è preziosa e fragile», ha detto Joe Biden nel suo discorso di insediamento alla presidenza degli Stati Uniti. Ma gestire i disaccordi, senza ogni volta far saltare il banco, è una lezione che fatichiamo storicamente a imparare.

renzi mejo dello sciamano di washington

 

C' è comunque una differenza sostanziale rispetto al passato, lontano o recentissimo: noi governati non siamo mai stati in condizioni più critiche, e cresce il rischio di una sfiducia più diffusa e più acuta verso chi dovrebbe guidarci fuori da una tempesta perfetta, dove il flagello del virus fa da detonatore a una sommatoria di questioni infiammabili, dal cui esito dipende il nostro futuro come nazione.

 

SERGIO MATTARELLA CARLO VERDELLI

L' Europa ci chiede, e in fretta a questo punto, un piano credibile per accedere da primi beneficiari (208 miliardi contro i 162 della Spagna o i 27 della Germania) ai fondi indispensabili per la ricostruzione post coronavirus, già per noi viziata in partenza dal peso di un debito pubblico in crescita insostenibile. La campagna dei vaccini procede ma si prevedono tempi lunghi, sia per difficoltà nella programmazione sia per la concorrenza non proprio leale di nazioni più ricche (d' altronde anche il neo assessore lombardo alla Sanità Letizia Moratti, che aveva proposto la precedenza alle regioni maggiormente produttive, salvo successiva smentita, non brillava per spirito di equità).

L'EGO DI MATTEO RENZI

 

Monta la rabbia sociale per la povertà crescente, l' insofferenza giovanile per la scuola forzatamente in assenza, lo sconforto di un ceto medio diventato improduttivo.

 

Lo sconforto, ecco, è forse il sentimento nazionale più diffuso. Come quello, una voce tra milioni, di una quarantenne con due figli in coda per il pacco di cibo, chilometri di coda ogni giorno, a Milano, da Pane quotidiano: «Facevo le pulizie, con il Covid ho perso il lavoro. La crisi di governo? Per noi non cambia niente».

conte ursula

 

Per noi non cambia niente: cinque parole che dovrebbero dire tanto a protagonisti e comprimari del salto nel vuoto che si sta preparando. Aperta la crisi, il difficile sarà chiuderla, e come, con chi. Il tempo non ci aspetta, la Comunità Europea ancora meno. Sconvolto da più di 80 mila morti, impoverito dalla chiusura di oltre 70 mila imprese, terrorizzato dalla fine imminente del blocco dei licenziamenti, il famoso Paese reale non chiede miracoli ma almeno di capire che cosa succederà adesso.

 

meme sulla crisi di governo conte non schioda

La brutta politica risponde imbucandosi in un gorgo di parole, di cui arrivano confusi echi, promesse su tutto e per tutti, bassezze indecenti (la peggiore su Liliana Segre), traffici nebbiosi per un voto in più (o uno in meno al nemico): una zuffa indecifrabile dalla quale emerge chiara soltanto la sensazione palpabile di un distacco aumentato dalle tante Italia in codice rosso.

 

La democrazia ha un ampio perimetro ma confini netti. Può contenere gli opposti, a condizione che rispettino le linee di demarcazione fissate in maniera indelebile dalla nostra Carta costituzionale. Il governo denominato Conte I, quello con Cinquestelle e Lega, qualche salto oltre la linea l' ha tentato, e per questo uno dei suoi leader è a processo (il capo d' accusa è sulla violazione dei diritti civili dei migranti, tema di nessuna attualità, specialmente in questa crisi).

 

GIUSEPPE CONTE MATTEO RENZI - BY GIANBOY

Il governo Conte II, con il Pd al posto della Lega, il più bello del mondo (sintesi sarcastica dell' ex premier Renzi), si è trovato a gestire una pandemia infernale, si è guadagnato il rispetto del mondo per l' argine che ha saputo opporre alla prima ondata, ma ha forse abbassato la guardia troppo presto. Il ragionevole sospetto è che sulla seconda ondata pesino anche le elezioni regionali di metà settembre: nessuno voleva intestarsi divieti che la gente, come l' estate allegra aveva dimostrato, mal sopportava o impunemente infrangeva.

 

meme sulla crisi di governo conte versione di caprio

La destra spingeva per il «liberi tutti», l' esecutivo non ha voluto regalare voti pesanti al campo avverso e silenziosamente si è accodato. Il conto, in termini di contagi e decessi, non abbiamo ancora finito di pagarlo. Assecondare gli umori della piazza, fomentarli come d' abitudine usano fare dovunque i sovranisti, è una scorciatoia che garantisce incassi nel breve ma sconquassi durevoli. Ricostruire una credibilità, anche ai tavoli internazionali, richiede fatica e cura; per distruggerla, invece, basta un po' di propaganda, che è lo spaccio di finte verità, e dosi massicce di disinvoltura istituzionale.

CONTE CASALINO MEME

Mentre il premier Conte cerca una difficile sopravvivenza per il suo governo, con numeri però al momento ancora esigui per sostenere il peso di scelte strategiche, la buona politica, quella dell' avvicinamento ai bisogni dei cittadini e del distanziamento dagli sfascismi, fiorisce qua e là sui territori, ma fatica ad attecchire proprio là dove ce ne sarebbe più bisogno: Roma capitale, sede del Parlamento, la vera casa degli italiani.

 

GIUSEPPE CONTE DPCM MODE BY CARLI

Per immaginare un' uscita sensata da questa crisi, si dovrebbe cominciare a trapiantarla a forza, questa buona politica. Un giardiniere ci sarebbe, il presidente Mattarella, ma bisogna sbrigarsi: dal 3 agosto, inizio del semestre bianco, si metterà in aspettativa. E come arriveremo al 3 agosto è una scommessa che gli allibratori nemmeno quoterebbero, tanto è incerta.

GIUSEPPE CONTE MEMELA CHIUSURA DEI RISTORANTI BY GIUSEPPE CONTEMEME SUL RITARDO DI CONTEconte memememe sull orologio di conte giuseppe conte parla al senato

Ultimi Dagoreport

khamenei maduro putin xi jinping

DAGOREPORT – IL 2025 È STATO UN ANNO DI MERDA PER L’IRAN, MA IL 2026 POTREBBE ESSERE PEGGIO: IL BLITZ IN VENEZUELA E L’ARRESTO DI MADURO SONO UNA BRUTTISSIMA NOTIZIA PER KHAMENEI, CHE TEME DI FARE LA FINE DEL “COLLEGA” DITTATORE. AD AGGRAVARE LA SITUAZIONE CI SONO LE PROTESTE DILAGATE IN TUTTO IL PAESE – LA PERDITA DELL’ALLEATO DI CARACAS È UN PESO ANCHE NELL’EQUILIBRIO DEI RAPPORTI CON PUTIN E XI JINPING: LA COOPERAZIONE CON MADURO RAFFORZAVA IL POTERE NEGOZIALE DI TEHERAN CON RUSSIA E CINA. ORA TEHERAN È SOLA E PIÙ DIPENDENTE DA INTERLOCUTORI CHE LA USANO (PUTIN PER I DRONI, XI PER IL PETROLIO) MA NON HANNO INTERESSE A SOSTENERLA PIÙ DEL MINIMO NECESSARIO – IL POSSIBILE ARRIVO DI UN “BONAPARTE” IMMAGINATO DAGLI ANALISTI: NON SAREBBE UN LIBERATORE, MA SOLO L’ENNESIMO AUTOCRATE…

trump putin xi jinping

DAGOREPORT - QUANTO GODONO PUTIN E XI JINPING PER L’ATTACCO AMERICANO AL VENEZUELA! – L’UNILATERALISMO MUSCOLARE DI TRUMP E’ LA MIGLIORE LEGITTIMAZIONE PER LE AMBIZIONI, PRESENTI E FUTURE, DI RUSSIA E CINA – E INFATTI IL "NEW YORK TIMES" CRITICA L'ASSALTO A MADURO:"E' POCO SAGGIO" - SE WASHINGTON BOMBARDA CARACAS, IN VIOLAZIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE, CHI ANDRA’ A ROMPERE I COJONI A XI JINPING SE DOMANI DOVESSE INVADERE TAIWAN? E QUANTO GODE PUTIN NEL VEDERE L’OCCIDENTE BALBETTARE DAVANTI ALLE BOMBE DI WASHINGTON, NON COSI’ LONTANE DA QUELLE CHE MOSCA SGANCIA SULL’UCRAINA? – LA PREVISIONE BY RUVINETTI: NELL’INCONTRO IN ALASKA, TRUMP E PUTIN SI SONO SPARTITI IL MONDO, IN UNA SORTA DI “YALTA A MANO ARMATA” (L’UCRAINA A TE, IL VENEZUELA A ME)

zampolli corona trump meloni salvini

DAGOREPORT - L’IRRESISTIBILE ASCESA E LA PRECIPITOSA CADUTA DI PAOLO ZAMPOLLI: DA TRUMP A CORONA... - LA FORTUNA DEL MASCELLUTO IMMOBILIARISTA ITALOAMERICANO SAREBBE FINITA IL GIORNO IN CUI È SBARCATO A VILLA TAVERNA IL RUDE TILMAN FERTITTA. IL MILIONARIO INCORONATO AMBASCIATORE HA FATTO SUBITO PRESENTE ALL’EX MANAGER DI MODELLE CHI ERA IL SOLO PLENIPOTENZIARIO DI TRUMP IN ITALIA – SE SALVINI HA VOLUTO INCONTRARLO, LA ‘GIORGIA DEI DUE MONDI’ NON HA DI CERTO BISOGNO DI RICORRERE ALLE ARTI DIPLOMATICHE DI ZAMPOLLI: A MELONI BASTA ALZARE LA CORNETTA DEL TELEFONO E CHIAMARE DIRETTAMENTE IL TRUMPONE – PER FORTUNA CHE C’È FABRIZIO CORONA  ANCORA IN CIRCOLAZIONE A SPARAR CAZZATE: ZAMPOLLI LO AVREBBE CHIAMATO DALLA CASA BIANCA DURANTE L’INTERROGATORIO SU SIGNORINI IN PROCURA: "MI CERCA TRUMP, A GENNAIO CE NE ANDIAMO LÌ E LA MELONI MUTA". PER AGGIUNGERE POI, IN MANIERA ALLUSIVA: "LA MOGLIE DI TRUMP, MELANIA, MI CONOSCE MOLTO BENE..."

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”

nando pagnoncelli elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - SE GIORGIA MELONI  HA UN GRADIMENTO COSÌ STABILE, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, NONOSTANTE L'INFLAZIONE E LE MOLTE PROMESSE NON MANTENUTE, È TUTTO MERITO DELLO SCARSISSIMO APPEAL DI ELLY SCHLEIN - IL SONDAGGIONE DI PAGNONCELLI CERTIFICA: MENTRE FRATELLI D'ITALIA TIENE, IL PD, PRINCIPALE PARTITO DI OPPOSIZIONE, CALA AL 21,3% - CON I SUOI BALLI SUL CARRO DEL GAYPRIDE E GLI SCIOPERI A TRAINO DELLA CGIL PER LA PALESTINA, LA MIRACOLATA CON TRE PASSAPORTI E UNA FIDANZATA FA SCAPPARE L'ELETTORATO MODERATO (IL 28,4% DI ITALIANI CHE VOTA FRATELLI D'ITALIA NON È FATTO SOLO DI NOSTALGICI DELLA FIAMMA COME LA RUSSA) - IN UN MONDO DOMINATO DALLA COMUNICAZIONE, "IO SO' GIORGIA", CHE CITA IL MERCANTE IN FIERA E INDOSSA MAGLIONI SIMPATICI PER NATALE, SEMBRA UNA "DER POPOLO", MENTRE ELLY RISULTA INDIGESTA COME UNA PEPERONATA - A PROPOSITO DI POPOLO: IL 41,8% DI CITTADINI CHE NON VA A VOTARE, COME SI COMPORTEREBBE CON UN LEADER DIVERSO ALL'OPPOSIZIONE?