GLI “SCHELETRI” DI GIANPIERO SAMORI’, IL “VOLTO NUOVO” DEL CENTRODESTRA - UN BENEFATTORE: LA “SUA” TERCAS (COMMISSARIATA DA BANKITALIA) HA CONCESSO A EMILIO FEDE PRESTITI PER PIU’ DI UN MILIONE DI EURO - APPRODATO ALLA CORTE DEL BANANA PASSANDO PER DELL’UTRI, FINANZIO’ IL “FINIANO” BALDASSARRI - ACCUSATO DI AVER “INTRODOTTO” NEL PARTITO PERSONAGGI LEGATI AI CLAN, LUI SMENTISCE…

Vittorio Malagutti e Giovanni Tizian per "l'Espresso"

Avvocato, professore, banchiere, assicuratore, industriale, immobiliarista, editore. Un bel problema imprigionare Gianpiero Samorì dentro il classico ritratto del volitivo professionista di provincia. Samorì vuole di più, sempre e comunque, quasi per definizione. Lo dicono a Modena, la sua città, dove con gli anni (lui ne ha 55) è diventato un agit prop di professione. Agit prop d'alto livello, per carità. Banche, palazzi, società, giornali.

E adesso Samorì si è messo in testa (addirittura) di prendere la guida del centrodestra nazionale. Ha fondato un apposito movimento politico (Mir, Moderati in rivoluzione) e punta dritto alle primarie, se mai ci saranno. È questa l'ultima tappa di una vita tutta all'arrembaggio. E allora, per capire meglio, conviene illuminare una serie di episodi che scandiscono la carriera del sedicente homo novus del centrodestra. Nato democristiano negli anni Settanta, l'avvocato Samorì, titolare dell'omonimo studio legale a Modena, approda al berlusconismo in versione Dell'Utri.

Nel senso di Marcello Dell'Utri. E infatti non appena l'amico del cuore del Cavaliere si inventa i Circoli del Buon Governo il rampante professionista emiliano aderisce con entusiasmo. Solo che quando si tratta di finanziare un uomo politico, Samorì, a sorpresa, sceglie di dare un contributo a un seguace di Gianfranco Fini, non proprio popolare a casa Berlusconi. Sta scritto nero su bianco: l'economista Mario Baldassarri, già viceministro con Giulio Tremonti, senatore di Alleanza nazionale, poi Pdl e infine finiano con Futuro e Libertà, nel marzo 2011 ha ricevuto un versamento di 90 mila euro da Modena Capitale, la holding di Samorì e famiglia.

«L'ho visto due o tre volte in tutto», minimizza Baldassarri. Che spiega il regalo come un segno tangibile di apprezzamento per l'attività del centro studi fondato dal senatore fniano. «Mi aveva anche chiesto di partecipare alla convention del suo movimento», dice Baldassarri, «ma ho declinato l'invito». Insomma, un record: un paio di incontri avrebbero fruttato 90 mila euro. Tutto dichiarato nei documenti depositati in Parlamento. Con ben altra riservatezza sono stati gestiti i rapporti finanziari tra Samorì ed Emilio Fede. I due devono essere grandi amici.

Altrimenti riesce difficile spiegare la disponibilità dimostrata da Samorì verso l'ex direttore del Tg4. A novembre del 2008, per dire, Fede ottiene un'apertura di credito per 200 mila euro nella filiale di Bologna della Cassa di Teramo, in sigla Tercas. Garantisce Samorì, che (particolare importante) è uno dei migliori clienti della stessa Tercas, di cui è anche socio. Già che c'era, il giornalista ha aperto altri due conti presso la filiale di Modena dello stesso istituto e ha ricevuto in prestito 950 mila euro tra il 2009 e il 2010. Nel capoluogo emiliano Fede era riuscito a spuntare, già nel marzo 2006, un nuovo fido di 275 mila euro.

I soldi arrivano dalla Banca Modenese, di cui Samorì è stato presidente fino a settembre 2006. I documenti sui fidi sono agli atti del processo Ruby, in cui Fede è imputato per favoreggiamento della prostituzione. Va detto che Samorì ha già fatto parlare di sé anche sul fronte della politica locale. Nel febbraio scorso la deputata Pdl Isabella Bertolini denunciò presunte infiltrazioni della criminalità tra le liste dei tesserati in vista del congresso provinciale a Modena. Spuntano nomi come quello di Renato Corvino, il boss e imprenditore di Cavezzo (comune del modenese) arrestato ad aprile e cancellato dagli iscritti dopo la denuncia della deputata. Il 9 ottobre scorso su richiesta della Procura antimafia di Napoli vengono arrestati due trafficanti di droga residenti in provincia di Modena. Secondo quanto risulta dagli elenchi ufficiali, anche loro sono iscritti al Pdl, e fin qui non cancellati. Dai documenti emerge che i tesserati finiti nei guai sono stati presentati da uomini vicini a Samorì, che nel congresso, poi tenutosi ad aprile, si è schierato con la corrente vincente, quella di Carlo Giovanardi.

Intanto Samorì (che smentisce questi legami imbarazzanti) ha spiccato il volo verso Roma. O almeno ci sta provando. Al pari di Berlusconi anche l'avvocato emiliano si dipinge come un self made man e pure lui, come il fondatore della Fininvest, ha pensato bene di organizzare le proprie attività con una struttura quantomeno barocca. E così, se Silvio tirava le fila del suo impero attraverso la bellezza di 22 holding, anche l'ambizioso Samorì ha fatto incetta di scatole societarie. Se ne contano almeno una dozzina, ciascuna con il suo tesoretto di partecipazioni.

Difficile orientarsi. Certo una minaccia non trascurabile sui conti del gruppo arriva dalla quota nella già citata Tercas, che nel maggio scorso è stata commissariata da Bankitalia per «gravi irregolarità». Nel bilancio 2011 di Modena Capitale si legge che non è possibile valutare al momento l'impatto del provvedimento sul valore dei titoli. Resta il fatto che Samorì ha investito oltre 20 milioni su una banca finita nei guai. E 20 milioni sono una somma rilevante, se si considera che il gruppo dell'avvocato ha chiuso il 2011 con l'utile risicato di 1,1 milioni. L'anno scorso Samorì ha puntato su un bersaglio grosso, rastrellando in Borsa lo 0,40 per cento di Mediobanca, ma il crollo delle quotazioni ha provocato 5 milioni di perdite nei conti di Modena Capitale.

È andata meglio con un'altra puntata in Borsa. Questa volta al centro della manovra c'è l'azienda Granitifandre, di proprietà dell'industriale delle piastrelle Romano Minozzi, anche lui modenese. A metà dicembre 2010, Minozzi annuncia un'Opa in Borsa su Granitifandre, di cui era già il maggiore azionista. Il suo amico Samorì arriva all'appuntamento con le tasche gonfie di titoli, visto che nei sei mesi precedenti l'annuncio dell'Opa ha portato la sua quota in Granitifandre dal 2 al 5,4 per cento. Una scelta di tempo fortunata, non c'è che dire. Intanto nella primavera 2010 lo stesso Samorì era anche diventato consigliere di amministrazione di Granitifandre. Di più: quando parte l'Opa l'avvocato di Modena riceve anche l'incarico di consulente legale dell'operazione. Siamo all'apoteosi del confitto d'interessi. Tutto regolare, dice la Consob. E il futuro leader dei Moderati in rivoluzione chiude la partita con un guadagno di oltre un milione nel giro di pochi mesi. Applausi all'avvocato.

 

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