barbara lezzi nicola morra davide casaleggio

SCISSIONE A PESO D'ORO - I GRUPPI GRILLINI DI CAMERA E SENATO DOVRANNO RINUNCIARE A UN BEL PO’ DI SOLDI: I CONTRIBUTI DAL PARLAMENTO VENGONO EROGATI IN BASE ALLA CONSISTENZA NUMERICA DEL GRUPPO E, CON LE ESPULSIONI, PERDERANNO CIRCA 4 MILIONI DI EURO – GLI ESPULSI LEZZI E MORRA NON MOLLANO: “NOI NON CE NE ANDIAMO”

Domenico Di Sanzo per “il Giornale”

 

NICOLA MORRA GIUSEPPE CONTE

Il M5s ha appena perso 41 parlamentari. E potrebbe perderne ancora di più nel caso i probiviri mettessero mano anche alle espulsioni in standby. Quelle dei cosiddetti «morosi» delle restituzioni, i deputati e i senatori che non versano i bonifici dei tagli degli stipendi. Parlando sempre di soldi, i Cinque Stelle potrebbero anche perdere una cifra che superiore anche a 4 milioni di euro. In che senso?

 

BEPPE GRILLO E GIUSEPPE #CONTE

Stiamo parlando del vero tesoretto della politica, la manna dal cielo dopo l' abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Ovvero dei contributi erogati da Camera e Senato in favore dei gruppi parlamentari. Si tratta di denari concessi in base alla consistenza numerica dei gruppi. Quindi dal 2018 ad oggi il M5s, primo partito in Parlamento, ha battuto tutti gli altri per quanto riguarda questo contributo.

beppe grillo giuseppe conte luigi di maio

 

I pentastellati hanno ricevuto 13milioni e 721mila euro nel 2018, con i primi tre mesi dell' anno relativi alla scorsa legislatura, 15milioni e 535mila euro nel 2019. Considerando che il M5s, con le ultime epurazioni, ha perso per strada 94 parlamentari sui 339 eletti alle ultime elezioni politiche, i gruppi dovranno rinunciare a un bel po' di soldi per il 2021, dato che si tratta di una cifra corrisposta annualmente. A circa un quarto del contributo, se prendiamo in considerazione il fatto che il Movimento ha perso poco più di un quarto dei parlamentari eletti all' inizio della legislatura. Un bel colpo per le finanze grilline.

 

DAVIDE CASALEGGIO ALESSANDRO DI BATTISTA

Infatti grazie a questo contributo i gruppi pagano il personale e tutte le spese riferite all' attività parlamentare. Comprese quelle relative alla funzione di studio, editoria e comunicazione. Proprio gli investimenti in comunicazione (ben 785mila euro nel 2019) ad agosto scorso avevano fatto storcere il naso a parecchi deputati. E ora, insieme alla consistenza del gruppo, si ridurrà pure il contributo di Camera e Senato. Con conseguenti tagli alle spese e al personale.

 

nicola morra foto di bacco (1)

Intanto continua il braccio di ferro tra i vertici e gli espulsi che hanno votato in dissenso sulla fiducia a Mario Draghi. I senatori Nicola Morra e Barbara Lezzi guidano il fronte di chi non vuole abbandonare il M5s. «Io voglio restare nel Movimento 5 Stelle, io amo il Movimento 5 Stelle. Non mi vedo da nessuna altra parte», dice Lezzi a Mezz' ora in Più su Rai3. «Io non esco, io ricorrerò», ribadisce la senatrice vicina ad Alessandro Di Battista.

Alberto Airola, Barbara Lezzi, Beppe Grillo, Giorgio Sorial, Laura Castelli - referendum contro l euro - 2014

 

Più o meno la stessa linea espressa dal presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra durante un' intervista in diretta Facebook con il giornalista del Fatto Quotidiano Andrea Scanzi. Morra ripete: «Sono Cinque Stelle fino al midollo».

 

«Esprimersi contro il voto online è un peccato capitale, il peggior atto che si possa fare», attacca invece Rocco Casalino, ex portavoce del premier Giuseppe Conte ospite di Radio24. E continuano le manovre degli altri espulsi per la creazione dei gruppi autonomi. Alla Camera la strada sembra più in discesa, mentre al Senato c' è da impostare l' operazione Italia dei Valori.

BARBARA LEZZI 1

 

Dopo giorni di silenzio interviene Luigi Di Maio, ministro degli Esteri, in rampa di lancio per entrare nel nuovo direttorio a cinque. «Se c' è un voto interno, il voto si rispetta», dice in diretta Facebook. Difende la scelta di entrare nel governo Draghi, rilancia sul ministero della Transizione ecologica. E ancora sul M5s: «Il voto su Rousseau per noi è come un congresso, ora c' è un dibattito forte e faide che non fanno bene al Paese, non dobbiamo spaccarci».

Ultimi Dagoreport

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)

francesco de tommasi marcello viola daniela santanche ignazio leonardo apache la russa davide lacerenza pazzali

DAGOREPORT - CHE FINE HANNO FATTO LE INCHIESTE MILANESI SULLA SANTANCHE', SUL VISPO FIGLIO DI LA RUSSA, SUL BORDELLO DELLA "GINTONERIA" AFFOLLATA DI POLITICI, IMPRENDITORI E MAGISTRATI, OPPURE SULL'OSCURA VENDITA DELLA QUOTA DI MPS DA PARTE DEL GOVERNO A CALTAGIRONE E COMPAGNI? - A TALI ESPLOSIVE INDAGINI, LE CUI SENTENZE DI CONDANNA AVREBBERO AVUTO UN IMMEDIATO E DEVASTANTE RIMBALZO NEI PALAZZI DEL POTERE ROMANO, ORA SI AGGIUNGE IL CASO DEL PM FRANCESCO DE TOMMASI, BOCCIATO DAL CONSIGLIO GIUDIZIARIO MILANESE PER “DIFETTO DEL PREREQUISITO DELL’EQUILIBRIO” NELL’INDAGINE SUL CASO DI ALESSIA PIFFERI – MA GUARDA IL CASO! DE TOMMASI È IL PM DELL’INCHIESTA SUI DOSSIERAGGI DELL’AGENZIA EQUALIZE DI ENRICO PAZZALI, DELICATISSIMA ANCHE PER I RAPPORTI DI PAZZALI CON VERTICI GDF, DIRIGENTI DEL PALAZZO DI GIUSTIZIA MILANESE E 007 DI ROMA - SE IL CSM SPOSASSE IL PARERE NEGATIVO DEL CONSIGLIO GIUDIZIARIO, LA CARRIERA DEL PM SAREBBE FINITA E LE SUE INDAGINI SUGLI SPIONI FINIREBBERO NEL CESTINO - LA PROCURA DI MILANO RETTA DA MARCELLO VIOLA, CON L'ARRIVO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI, E' DIVENTATA IL NUOVO ''PORTO DELLE NEBBIE''?