SE GREXIT FA RIMA CON BREXIT – IN GRAN BRETAGNA GLI EUROSCETTICI GODONO PER IL REFERENDUM GRECO – “LO SCHIAFFO DI ATENE DIMOSTRA CHE L’EUROPA NON FUNZIONA” – REFERENDUM PER L’USCITA DALL’UE A FINE 2016

Cristina Marconi per “il Foglio

 

MERKEL TSIPRASMERKEL TSIPRAS

Sentirsi greci per un attimo. Con tutte le dovute distinzioni s’intende, perché i britannici si vedono molto avanti e ritengono gli ellenici molto indietro rispetto all’ingiusto mezzo che l’Unione europea vorrebbe imporre ai suoi stati membri in termini di competitività, autonomia, controllo della spesa pubblica. Ma non importa, domenica scorsa il Davide greco ha messo all’angolo un Golia che ha un po’ i tratti della burocrazia europea, un po’ quelli del superpotere tedesco, e solo questo conta per i sostenitori della Brexit. “Sono molto felice del risultato, il voto di Atene accresce le nostre possibilità di andarcene”, gongola il veterano arciscettico Bill Cash, che nel 1993 guidò la ribellione contro l’allora primo ministro John Major sul Trattato di Maastricht.

 

samantha e david cameronsamantha e david cameron

“Quello era la radice del problema ora è molto peggio, solo che mentre negli anni 90 eravamo considerati un gruppo di eccentrici oggi la realtà ci dà ragione”, articola lentamente il deputato conservatore parlando con il Foglio, che spende parole di apparente approvazione per il modo in cui il premier David Cameron sta gestendo il dossier europeo: giusto insistere sulla sovranità nazionale, benissimo le radici parlamentari della democrazia britannica, eccellente il richiamo al problema dell’immigrazione. “Solo che non c’è alcun elemento che faccia pensare che ce la farà a realizzare i suoi piani”, taglia corto Cash, soddisfatto del filo da torcere che lui e i suoi compari stanno dando al primo ministro.

 

samantha e david cameron vacanzesamantha e david cameron vacanze

L’Europa è irriformabile, tocca andare fuori dall’Europa il prima possibile. “Secondo me il nostro referendum ci sarà a fine 2016 – prosegue Cash – visto che nel secondo semestre del 2017 c’è la presidenza britannica di turno della Unione europea”.

 

I dieci comandamenti

Negli ultimi anni, grazie anche alla parlantina “amichevole e accattivante” di Nigel Farage, leader degli indipendentisti dell’Ukip, la galassia euroscettica ha guadagnato terreno in tutto il continente. L’ex broker inizialmente ha funzionato bene come ragazzo-immagine del movimento anti Ue, ma poi non ne ha saputo cogliere la vera sostanza, trasversale e avversa al populismo. “Sono i backbenchers conservatori a portare avanti da sempre la vera battaglia, l’Ukip è saltato sul nostro carro, ma poi ne ha fatto tutta una questione di immigrazione”, lamenta Cash, che al limite si vede più vicino a Douglas Carswell, unico deputato dell’Ukip a Westminster e non a caso ex Tory.

 

farage e milibandfarage e miliband

Secondo il gruppo Conservatives for Britain, un deputato conservatore su tre finirà per sostenere la campagna per il “no” al referendum sulla permanenza nell’Ue, ma prima di arrivare a quel punto si respira un’atmosfera quasi costruttiva – o almeno si fa finta – in cui l’obiettivo primario è sostenere i negoziati di Cameron a Bruxelles e scongiurare il rischio di “unione sempre più stretta” che fa rabbrividire molti di loro. Non solo a destra.

 

Una come Kate Hoey, storica deputata di Vauxhall, sostiene che l’antieuropeismo è una battaglia tutta di sinistra. Con alcuni colleghi ha creato i Labour for Britain per promuovere un dibattito all’interno del partito dopo che gli aspiranti leader hanno detto di essere sì a favore delle riforme, ma anche di voler fare una campagna per il “sì” separata rispetto a quella di Cameron.

 

TSIPRAS - PUTINTSIPRAS - PUTIN

 “Ridare al nostro Parlamento il diritto di fare le sue leggi, di avere completo controllo della nostra economia, di decidere tutto quello che riguarda il nostro paese” sono le priorità per Hoey, critica nei confronti del disprezzo che i dirigenti laburisti hanno riservato agli elettori della working class preoccupati da temi volgari come i benefit e l’immigrazione. Il suo gruppo ha ricevuto generosi finanziamenti da John Mills, imprenditore e vicepresidente di Business for Britain (Bfb), la battagliera confindustria euroscettica.

 

“Noi sosteniamo fortemente il referendum, pensiamo che sia il solo modo per mettere il nostro rapporto con l’Ue su basi più solide”, spiega Robert Oxley, direttore della campagna di BfB: “Ci è molto chiaro che rispetto a restare in un’Ue non riformata è molto meglio uscire”. Non c’è rapporto di Standard&Poor’s che tenga, nessuna minaccia di instabilità è sufficiente a convincere a desistere. I rivali della confindustria eurofila Cbi, Confederation of British Industries, si sfiatano a dire il contrario – suscitando le critiche del ministro dell’Industria, Sajid Javid – ossia che l’unica soluzione per prosperare economicamente sta nell’essere pienamente membri dell’Unione europea e che rimanere fuori equivarrebbe a subire politiche senza poter decidere, ma i leader del Bfb restano indifferenti.

 

tsipras  referendum in grecia tsipras referendum in grecia

“Se il negoziato di Cameron va in porto, dà una mano a tutta l’Unione europea, ma noi vogliamo un’Unione più competitiva economicamente, nel lato politico non vogliamo essere coinvolti”, prosegue Oxley, citando “Change, or go”, un rapporto economico commissionato assieme al Daily Telegraph (che lo sta pubblicando a puntate come fosse un feuilleuton) con tanto di dieci comandamenti: niente rafforzamento dell’unione, meno burocrazia, competenze su sociale e occupazione agli stati membri, abolizione delle direttive dannose per il settore finanziario, tutele per chi non è nella zona euro, accordi commerciali più aggressivi, tagli al bilancio europeo, applicazione delle leggi britanniche sulla trasparenza, controllo sulle politiche di immigrazione e possibilità di veto nazionale sempre e comunque.

 

referendum in grecia tsipras 79e81df4referendum in grecia tsipras 79e81df4

 “Change, or go” contiene un po’ di numeri suggestivi, di quelli che rimangono impressi anche se sono stati smentiti da più parti: con la Brexit ogni famiglia risparmierebbe mille sterline l’anno. “La gente vuole sia la rinegoziazione sia il referendum”, prosegue Oxley, secondo cui però “alcune persone non sono molto ottimiste sulle possibilità di riuscita del primo processo”. Anche la stampa, a suo avviso, è a favore del “cambia o vai via” e anche Rupert Murdoch sotto sotto. “Lasci stare il Financial Times, quelli volevano che adottassimo l’euro”, scherza Oxley.

 

 

L’Ue è “un atroce disastro”

Finora Cameron, che ha scelto come consigliere sull’Ue Matts Persson del think tank euroriformista Open Europe, si sta muovendo bene a Bruxelles secondo Petros Fassoulas, uno abituato a difendere l’Europa con cadenza greca e flemma inglese nel corso di accesi dibattiti televisivi con i duri e puri della Brexit. Ma il voto greco, roba da far riflettere anche quella maggioranza di britannici che approva l’Unione europea senza lo slancio dell’europeista continentale, non rischia di accendere nuove passioni e nuove perplessità?

 

il primo ministro inglese david cameronil primo ministro inglese david cameron

“Certamente la reputazione dell’Unione europea e della sua capacità di gestione è molto danneggiata e l’instabilità nella zona euro ci conferma che abbiamo fatto bene a restare fuori almeno da quella”, osserva Alan Sked, professore di Storia alla London School of Economics. E’ stato lui a fondare l’Ukip nel 1993, ma con certe derive populiste di Farage non vuole avere nulla a che fare.

 

“Al momento l’Ue è un atroce disastro, questo susciterà molti dubbi negli elettori, al di là della piccola operazione cosmetica che Cameron intende fare”, spiega il docente, felicissimo che il risultato del referendum greco abbia scosso i piani di Bruxelles che, a suo avviso, stava pianificando “un piccolo cambio di regime, un colpetto di stato” ad Atene in caso di vittoria del “sì”.

 

Anche Bill Cash, uno che nel 1975 ha pure votato sì all’Europa assieme al 67 per cento dei britannici, sul tema della sovranità nazionale si scalda: “Non sto scagionando la Grecia da ogni colpa, ma sono stati superati i limiti, i toni usati da Berlino e da Bruxelles sono stati inaccettabili”.

 

CAMERON E BORIS CAMERON E BORIS

“Noi britannici abbiamo salvato l’Europa due volte in cento anni grazie alla nostra determinazione e alla nostra democrazia”, spiega fiero, aggiungendo che no, l’unica è uscire e mettersi a commerciare da bravi vicini con gli altri paesi, scappare da questa Europa tedesca in cui solo Berlino prospera e decide. “Se deve esserci un’Ue, che sia almeno equilibrata e giusta”, conclude Cash. “Ma non cambia, meglio andare via”. Twitter @CristiMarconi

 

Ultimi Dagoreport

fertitta meloni

"BENVENUTA A BORDO, GIORGIA!", COSÌ E STATA ACCOLTA LA PREMIER DELLA SGARBATELLA DALL’AMBASCIATORE USA A ROMA, TILMAN FERTITTA, CHE NELL’ULTIMO WEEKEND L'HA OSPITATA SUL SUO MEGA-YACHT "BOARDALK" DI 117 METRI, CHE HA GETTATO L'ANCORA ALL’ARGENTARIO DAVANTI ALL’''HOTEL PELLICANO", IMPEGNATO A COSTEGGIARE IL BELPAESE ("COASTAL DIPLOMACY", LA CHIAMA) - DOPO IL RENDEZ-VOUS, UNA VOLTA SBARCATA A PORTO ERCOLE, LA EX "GIORGIA DEI DUE MONDI" NON HA DOVUTO "IMPLORARE" PER UN SELFIE, COME AD EVIAN CON IL TRUMPONE, METTENDOSI IN SORRIDENTE POSA CON I VILLEGGIANTI - DOPO ESSERE STATA SPUTTANATA E INSULTATA VIA SOCIAL DAL SUO EX AMICO COL CIUFFO, LA CAMALEONTICA "GIGIORGIA" FORSE SPERA ANCORA DI RIALLACCIARE UN RAPPORTO COL DEMENTE DELLA CASA BIANCA AL CONVEGNO NATO DI ANKARA DEL PROSSIMO 7 LUGLIO - NEL DUBBIO DI QUALE SARA' LA REAZIONE DI TRUMP VERSO DI LEI (BUFFETTO O SCHIAFFETTO?), LA DUCETTA AZZOPPATA È STATA BEN ATTENTA A NON FAR SAPERE ALLE GAZZETTE DEL SUO INCONTRO CON FERTITTA - LA SMENTITA DI PALAZZO CHIGI: "MELONI NON È STATA SULLO YACHT DI FERTITTA. NOTIZIA INVENTATA"

mark rutte giorgia meloni donald trump giuseppe conte

DAGOREPORT - L’ITALIA È ENTRATA (A SUA INSAPUTA) NEL CONFLITTO USA-IRAN? - AL SEGRETARIO GENERALE DELLA NATO, MARK RUTTE, CHE HA SPIFFERATO A TRUMP CHE “CINQUECENTO AEREI AMERICANI SONO DECOLLATI DALLA BASE DI SIGONELLA” (DI CUI L'ITALIA HA LA PIENA SOVRANITÀ TERRITORIALE), MELONI HA RISPOSTO NEGANDO SECCAMENTE LA PARTECIPAZIONE DEL BELPAESE AL CONFLITTO - OVVIAMENTE, UNO DEI DUE MENTE: RUTTE O MELONI? - IN SOCCORSO DI "GIGIORGIA", ARRIVA IL RETROSCENISTA DEL ‘’CORRIERE’’, FRANCESCO VERDERAMI: “LA PROVA CHE RUTTE HA DICHIARATO IL FALSO È IL ROTTAME DI UN DRONE DELL’AERONAUTICA CHE GIACE IN KUWAIT” - FORSE IGNARO CHE UNO STATO PARTECIPA A UNA GUERRA ANCHE SENZA FAR ALZARE IN VOLO DRONI MA SUPPORTANDO ATTIVITÀ MILITARI, DOPO IL "FALSARIO" RUTTE, VERDERAMI PASSA A GIUSEPPE CONTE, REO DI ACCUSARE MELONI DI AVER VIOLATO L'ART. 78 DELLA COSTITUZIONE: “ERA IL 2020, LE BASI ITALIANE NON FURONO UTILIZZATE SOLO PER LA LOGISTICA, MA ANCHE PER MISSIONI NON AUTORIZZATE NÉ DALL’ONU NÉ DALLA NATO: IN SIRIA E IN LIBIA”. E CHIUDE: “ALLORA A WASHINGTON C’ERA SEMPRE TRUMP E A GERUSALEMME C’ERA SEMPRE NETANYAHU. A ROMA INVECE C’ERA CONTE” - IL SERVIZIEVOLE RUTTE HA SPUTTANATO COSÌ PESANTEMENTE MELONI PER SALVARSI LA SUA POLTRONA NATO DAL TRUMP IRACONDO…

giorgia meloni marina berlusconi matteo salvini antonio tajani roberto vannacci sergio mattarella

DAGOREPORT- SONDAGGIO DOPO SONDAGGIO, SONO MOLTI GLI ANALISTI CHE LO DANNO PER CERTO: L’IRRUZIONE SULLA SCENA POLITICA DI ROBERTO VANNACCI E DELLA SUA ‘’SPORCA DOZZINA”, ALTRIMENTI DETTA FUTURO NAZIONALE, NON È UN FUOCO DI PAGLIA, NON È UNA CARICATURA, NON È UN MERO FENOMENO DI PASSAGGIO DESTINATO A BALLARE UNA SOLA ESTATE - SE VA AVANTI COSÌ, GUADAGNANDO 1 PUNTO OGNI 15 GIORNI, A SETTEMBRE VANNACCI SOTTERRERÀ NON SOLO LA LEGA, SPROFONDATA AL 5/6%, MA ANCHE FORZA ITALIA, GALLEGGIANTE AL 7/8% - A QUEL PUNTO, CON I DUE ALLEATI IN STATO COMATOSO, RIUSCIRÀ GIORGIA MELONI, COL SUO 28%, AD OTTENERE IL 42% DEI CONSENSI, COME VUOLE LA NUOVA LEGGE ELETTORALE TARGATA CENTRODESTRA, SENZA IMBARCARE ANCHE L’ULTRA-DESTRA DI FUTURO NAZIONALE? - MA IN TAL CASO, L'USCITA DI FORZA ITALIA BY MARINA DALLA COALIZIONE, PER TOTALE INCOMPATIBILITÀ COL “MONDO AL CONTRARIO”, OMOFOBO E RAZZISTA, DI VANNACCI, VIENE DATA PIÙ CHE PROBABILE...

giorgia meloni roberto vannacci pedro sanchez paolo mieli donald trump

DAGOREPORT - ALLA SCAZZO COATTO, SEGUIRA' VENDETTA, TREMENDA VENDETTA DEL TRUMPONE? QUANTO RISCHIA "GIGIORGIA" PER AVER PRESO IN GIRO, CON SORRISI E PROMESSE, IL DISTURBATO MENTALE DELLA CASA BIANCA? – PAOLINO MIELI NE E' CERTO: “A MELONI VERRÀ PRESENTATO IL CONTO. FARANNO L’IMPOSSIBILE PER FARLE PERDERE LE ELEZIONI, PER SPUTTANARLA” – “USERANNO ANCHE VANNACCI. LO POSSONO ALIMENTARE, DA UNA PARTE GLI AMERICANI, DA UNA PARTE PUTIN. LO POSSONO GONFIARE, DANDOGLI AUTOREVOLEZZA” –  PER CAPIRE QUANTO È “VENDI-CATTIVO” TRUMP, BASTA GUARDARE COSA È SUCCESSO A PEDRO SANCHEZ: PRIMA È SBUCATO UN DOSSIER PER CORRUZIONE SUL SUO “PADRINO” ZAPATERO. POI È ARRIVATO IL RINVIO A GIUDIZIO PER LA MOGLIE DEL PREMIER SPAGNOLO… - VIDEO

domenico centrone leonarda alberizia giovanni caravelli meloni nordio bartolozzi almasri mantovano

DAGOREPORT – CHE CURIOSA COINCIDENZA: IERI LE AUTORITÀ LIBICHE HANNO LIBERATO IMPROVVISAMENTE I DUE ATTIVISTI DELLA FLOTILLA, LEONARDA ALBERIZIA E DOMENICO CENTRONE, INGABBIATI DA UN MESE - E CHI ERA ATTERRATO IN LIBIA NEI GIORNI SCORSI, UFFICIALMENTE PER UN INCONTRO “ISTITUZIONALE” CON IL PREMIER DI TRIPOLI, ABDULHAMID DABAIBA? GIOVANNI CARAVELLI, DIRETTORE DELL’AISE, I SERVIZI SEGRETI ESTERI ITALIANI, UNO DEI PROTAGONISTI DEL CASO ALMASRI, IL TORTURATORE LIBICO ARRESTATO IN ITALIA CHE, MALGRADO FOSSE INSEGUITO DA UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE, FU COMODAMENTE RIACCOMPAGNATO A TRIPOLI A BORDO DI UN JET DELL'INTELLIGENCE – QUESTA VOLTA, LA MATASSA CHE CARAVELLI AVEVA DA SBROGLIARE IN LIBIA ERA LA SCARCERAZIONE DEI DUE FLOTILLEROS? - CONOSCENDO GLI USI E GLI ABUSI DELLE TRIBU' LIBICHE ("PAGARE MONETA, VEDERE CAMMELLO"), CHISSA' QUANTO SARA' COSTATO AL GOVERNO MELONI RIPORTARE A CASA I DUE ATTIVISTI... - VIDEO