salvini draghi

SI SALVINI CHI PUÒ - IL “CAPITONE” È DISPERATO PER IL TRACOLLO DI CONSENSI DELLA LEGA E NON SA PIÙ CHE FARE: PENSA ANCORA DI ESSERE AI TEMPI DEL GOVERNO GIALLOVERDE E PROVA A FARE IL GALLETTO MA SUPER-MARIO NON È CONTE - E HA INIZIATO AD AVANZARE DUBBI SULL’AFFIDABILITÀ DEL LEADER DELLA LEGA: “QUALCUNO NON HA BEN CHIARO QUAL È LA POSTA IN GIOCO” – L’IPOTESI MAGGIORANZA “URSULA” PER L’ELEZIONE DEL CAPO DELLO STATO

Adalberto Signore per “il Giornale”

matteo salvini a palermo

 

Il day after dello strappo Matteo Salvini lo passa in prima linea. Un montagna russa continua, tra interviste tv, dirette Facebook, appuntamenti politici e una raffica di comunicati. Con l' evidente obiettivo di marcare il territorio.

 

GIANCARLO GIORGETTI E MARIO DRAGHI LEGGONO DAGOSPIA

L' intento è quello di tamponare la fuga di consensi che sta perseguitando la Lega da quando ha deciso di sostenere il governo guidato da Mario Draghi. Elettori e categorie produttive che avevano puntato sul Salvini aperturista «senza se e senza ma», un pezzo di quel mondo no vax e no mask a cui il leader del Carroccio aveva strizzato l' occhio nelle prime settimane della pandemia.

ROBERTO SPERANZA MARIO DRAGHI

 

Ma sopratutto i lavoratori autonomi, in particolare quelli più colpiti da un anno passato tra lockdown e restrizioni. Voti che in questi mesi si sono andati spostando su Fratelli d' Italia, unico partito rimasto all' opposizione. Su una linea di coerenza che, almeno stando ai sondaggi, sta pagando.

 

Secondo una rilevazione Swg di martedì scorso, per dire, la Lega sarebbe scesa al 21,2% (contro il 34,3 delle Europee 2019) mentre il partito guidato da Giorgia Meloni avrebbe toccato il 18% (contro il 6,4 di due anni fa).

MATTEO SALVINI GIORGIA MELONI

 

Ed è in questa corsa alla leadership del centrodestra che, probabilmente, sta la ragione dello strappo che si è consumato mercoledì in Consiglio dei ministri. Politicamente enorme, tanto che Draghi non solo non ha gradito, ma ha pure iniziato ad avanzare dubbi sull' affidabilità di Salvini («qualcuno non ha ben chiaro qual è la posta in gioco», avrebbe detto in privato).

 

matteo salvini 3

Una rottura che in un modo o nell' altro avrà strascichi, perché per quanto il premier sia persona pragmatica è evidente che il rapporto tra i due si è incrinato. Il tutto per sessanta minuti di coprifuoco, che - almeno per ora - rimarrà alle 22 e non sarà posticipato alle 23. Il tutto, soprattutto, in occasione del primo decreto che va proprio nella direzione chiesta da Salvini, con un generale allentamento delle misure restrittive.

MASSIMILIANO FEDRIGA E MATTEO SALVINI

 

Davvero un' oretta in più o in meno è valsa il rischio di creare un vulnus così grande? Sul serio il leader della Lega non era soddisfatto di quella che fino a pochi giorni fa tutti definivano - giustamente - una sua vittoria? Insomma, è legittima la percezione di chi pensa che la reazione sia stata sproporzionata alla situazione.

 

ENRICO LETTA E MATTEO SALVINI

L' ex ministro dell' Interno, però, non ha affatto ammorbidito i toni. Sì, ha ripetuto più volte che «la Lega resta al governo» e che ha «stima in Draghi». Ma al di là delle parole, nei fatti ha continuato a bombardare Palazzo Chigi.

 

ENRICO LETTA PARLA DI DRAGHI A PORTA A PORTA

Ha riunito la segreteria politica del Carroccio chiedendo a tutti di confermare la sua linea barricadera. E ha pure chiamato il neo presidente della Conferenza delle Regioni, il governatore leghista Massimiliano Fedriga, per chiedergli di spingere sull' acceleratore. E il presidente del Friuli Venezia Giulia ha trovato terreno fertile tra i suoi colleghi, quasi tutti - per ragioni di consenso e di costi - favorevoli a tenere più chiuse le scuole (che necessitano di un rinforzamento del trasporto pubblico) e più aperti i ristoranti (che portano voti).

 

sergio mattarella e mario draghi

Un Salvini, dunque, che si muove in una strada stretta, con il rischio che poi - magari a freddo - arrivi l' incidente. Non solo nel Pd, in verità, pensano che l' ex vicepremier non arriverà fino in fondo. Un altro Papeete, infatti, lo escluderebbe automaticamente dalla decisiva partita per la successione a Sergio Mattarella che si giocherà a inizio 2022.

 

Proprio per questo, però, non solo nel Pd c' è chi sta lavorando ad una «maggioranza Ursula» per l' elezione del prossimo capo dello Stato. Un modo per provare a sterilizzare Salvini nel passaggio politicamente più importante dei prossimi anni.

Ultimi Dagoreport

pier silvio berlusconi barbara d'urso

LA D’URSO VUOLE LA GUERRA? E GUERRA SIA – PIER SILVIO BERLUSCONI HA INCARICATO DUE AVVOCATI DI PREPARARE UNA CONTROFFENSIVA LEGALE ALLA POSSIBILE CAUSA INTENTATA DA “BARBARIE” - IL “SILENZIO” DI MEDIASET DI FRONTE ALLE SPARATE DELL’EX CONDUTTRICE SI SPIEGA COSÌ: MEGLIO EVITARE USCITE PUBBLICHE E FAR LAVORARE I LEGALI, POI CI VEDIAMO IN TRIBUNALE – A FAR INCAZZARE “PIER DUDI” COME UNA BISCIA, ANZI, UN BISCIONE, È STATO IL RIFERIMENTO DELLA CONDUTTRICE A PRESUNTE “CHAT” E CONVERSAZIONI PRIVATE, COME SE VOLESSE LASCIAR INTENDERE CHE CI SIANO REGISTRAZIONI E ALTRO... – I POSSIBILI ACCORDI DI RISERVATEZZA E LE LAGNE DELLA D’URSO, CHE DA MEDIASET HA RICEVUTO 35 MILIONI DI EURO...

marco gaetani claudia conte matteo piantedosi

FLASH! – ALLORA GIOVANNI DONZELLI, CAPO DELL’ORGANIZZAZIONE DI FDI, NON HA CACCIATO A CALCI IN CULO MARCO GAETANI, AUTORE DELL’INTERVISTA A CLAUDIA CONTE CHE HA SPUTTANATO L’IMMAGINE DEL MINISTRO PIANTEDOSI E DEL GOVERNO MELONI - ESILIATO PER UN PAIO DI MESI IN PUGLIA PER FAR SCEMARE LE POLEMICHE, IL 25ENNE PRESIDENTE DI GIOVENTÙ NAZIONALE A LECCE, LAUREATO IN SCIENZE POLITICHE CON UNA TESI SULLA COMUNICAZIONE DIGITALE DI DONALD TRUMP, HA RIPRESO LA SUA TRASMISSIONE SU "RADIO ATREJU", COME SE NULLA FOSSE – A QUESTO PUNTO, VIEN IL SOSPETTO CHE LO 'SCOOP' SIA STATO PILOTATO DA VIA DELLA SCROFA (MAGARI PER ANTICIPARE RIVELAZIONI ANCOR PIÙ DIROMPENTI? AH, SAPERLO…)

gian marco chiocci giorgia meloni palazzo chigi

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA NON SERVE A UN CAZZO –  LE MODIFICHE ALLA GOVERNANCE DELLA RAI, IMPOSTE DALL’UE, AVREBBERO DOVUTO ESSERE OPERATIVE ENTRO GIUGNO. E INVECE, IL GOVERNO SE NE FOTTE – SE IERI PALAZZO CHIGI SOGNAVA UNA RIFORMA “AGGRESSIVA”, CON L’OBIETTIVO DI “MILITARIZZARE” VIALE MAZZINI IN VISTA DELLE ELEZIONI DEL 2027, L’ESITO DISASTROSO DEL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA HA COSTRETTO LA “FIAMMA TRAGICA” DI MELONI A RICONSIDERARE L’EFFICACIA DI RAI E MEDIASET – SOLO IL TG1 DI CHIOCCI FUNZIONA COME STRUMENTO DI PROPAGANDA: GLI ALTRI NON SONO DETERMINANTI, O PERCHÉ NON LI VEDE NESSUNO (RAINEWS) O PERCHÉ NON CONTROLLABILI (IL TG5-AFTER-MARINA, MA ANCHE TG2 E TG3) - INOLTRE, È IL “MODELLO” STESSO DEL TELEGIORNALE A ESSERE ORMAI OBSOLETO, QUANDO SI HA IN TASCA UN TELEFONINO SPARA-SOCIAL O UN COMPUTER SUL TAVOLO CHE INFORMA IN TEMPO REALE...

giorgia meloni riforma legge elettorale stabilicum

DAGOREPORT: ‘STA RIFORMA ELETTORALE, DITEMI A CHI CAZZO CONVIENE? – LA MELONA AZZOPPATA DAL REFERENDUM SAREBBE PRONTA A RITOCCARE IN BASSO L'ABNORME PREMIO DI MAGGIORANZA DELLO “STABILICUM” PUR DI FAR CONVERGERE IL SI' DELL’OPPOSIZIONE – MA LA FU DUCETTA HA DAVANTI DUE OSTACOLI: NON È SICURA DEI VOTI, A SCRUTINIO SEGRETO, DI LEGA E DI FORZA ITALIA CHE TEMONO UN TRAPPOLONE SUI SEGGI - IL SECONDO PROBLEMA SERPEGGIA IN FDI: IN CASO DI SCONFITTA, MOLTI DI LORO RISCHIANO DI FINIRE TROMBATI PROPRIO A CAUSA DEL PREMIO DI MAGGIORANZA – A SINISTRA, SE IL M5S E' ABBASTANZA FAVOREVOLE ALLA RIFORMA, IL DUPLEX PD-AVS E' DI AVVISO CONTRARIO (IL SOLITO ''DIVIDI E PERDI'', NON CONOSCENDO LA REGOLA DI OGNI COALIZIONE DI SUCCESSO: “PRIMA SI PORTA A CASA IL POTERE, POI SI REGOLANO I CONTI”)