SOTTOTERRA! LA TRISTE FINE CHE FANNO TUTTI GLI OLIGARGHI RUSSI CHE SI RIBELLANO A PUTIN

Claudio Gallo per "La Stampa"

A due giorni dalla scomparsa dell'oligarca russo Boris Berezovsky, 67 anni, non tutti gli interrogativi sono irrisolti. Alla fine, dopo molte versioni contrastanti, è morto nella sua casa di Ascot, località nota per le corse di cavalli dove nobildonne e riccone fanno a gara a chi sfoggia il cappello più strano. Trovato senza vita nella vasca da bagno verso le tre del pomeriggio di sabato da una guardia del corpo che per entrare ha dovuto sfondare la porta.

Il motivo del decesso continua a restare misterioso. L'arrivo della polizia scientifica con le apparecchiature per rilevare tracce di radioattività o di sostanze strane aveva fatto venire l'acquolina in bocca ai giornalisti parcheggiati davanti al viale d'ingresso della villa. Dopo il caso nel 2006 dell'avvelenamento con il polonio 210 di Aleksander Livtinenko, ex agente Kgb, forse spia britannica e grande amico di Berezovsky, sarebbe stato un titolo da prima pagina.

E invece ieri sera gli agenti cominciavano a togliere le transenne mentre un portavoce spiegava che non era stato trovato niente: «Gli investigatori della Nrbc (unità specializzate in prevenzione nucleare, radiologica, chimica e biologica) non hanno trovato nulla di sospetto nella residenza. Adesso saranno condotte indagini ordinarie». Gli investigatori hanno aggiunto in gergo giudiziario che «nel caso non sono coinvolte terze parti».

Le indagini passano ora nelle mani della «polizia criminale della valle del Tamigi». La vicenda assume un tono più da Maigret oltre Manica che non da intrigo internazionale. Certo Berezovsky aveva nemici implacabili al Cremlino, qualcuno aveva cercato di farlo fuori facendo saltare via la testa all'autista, lo minacciavano.

Un suo amico, Damian Kudryatsev, crede all'ipotesi dell'infarto: «Niente segni esterni di suicidio, niente tracce di aghi o flaconi di pillole. Non è chiaro che cosa abbia provocato l'arresto cardiaco». Berezovsky, spiega Kudryatsev, aveva problemi di cuore e recentemente era andato a farsi curare in Israele.

Era molto depresso dopo i salatissimi rovesci giudiziari con l'ex socio oligarca Roman Abramovich e l'ex moglie Elena Gorbunova, la madre dei suoi due figli, a cui doveva pagare un divorzio multi milionario.

L'ex collaboratore Aleksander Goldfarb conferma che negli ultimi tempi era «molto stressato» ma è scettico sulla richiesta di perdono che secondo il Cremlino l'oligarca avrebbe inviato a Putin un paio di mesi fa. Mosca fa sapere che sarebbe addirittura disponibile ai funerali in Russia. Incredulo anche un altro businessman russo espatriato nel 2009 per non essere processato, Evgeny Cichvarkin: «So che parlava spesso di tornare in Russia ma non bevo questa storia della lettera a Putin».

La polizia usa una formula che è un mantello per tutte le piogge: «Analizziamo i fatti con mente aperta», ma è evidente che non si pronuncerà prima dell'autopsia.


2. VINO, CIBO E DONNE - MA PIÙ DEI SOLDI AMAVA GLI INTRIGHI
Mark Franchetti* per "La Stampa" (*corrispondente da Mosca per il Sunday Times di Londra- traduzione di Carla Reschia)

Più di una volta ho avuto occasione di vedere Boris Berezovsky al culmine del suo potere, alla fine degli Anni 90. Uomo con floridi, stretti legami con il Cremlino e un innato talento per l'intrigo, all'epoca era l'oligarca per eccellenza. I suoi uffici privati in un palazzo moscovita dei tempi degli zar, noti semplicemente come «il club», assomigliavano a un mini-Cremlino.

Sorvegliati da guardie del corpo armate, potenti uomini d'affari e politici attendevano di avere udienza dal magnate che teneva i suoi incontri intorno a un lungo tavolo da pranzo bianco, servito da valletti che chiamava spesso premendo un campanello. Un consumato bon vivant, che amava i vini costosi, il buon cibo e la compagnia di donne belle e giovani, la sua più grande passione insieme alla politica.

Attaccato più al potere e agli intrighi che alla ricchezza, Berezovsky si crogiolava nella sua immagine di eminenza grigia della Russia. Una volta, mentre ero seduto di fronte a lui al «club», mi confidò con un sorriso malizioso che stava tramando per rimuovere il primo ministro. Quando gli chiesi di dirmi chi fosse l'uomo che stava preparando per il governo, il matematico dell'epoca sovietica, con il suo gusto per il dramma e il teatro, scarabocchiò il nome su un pezzo di carta e me lo mostrò, per evitare i microfoni nascosti che si dava per scontato i suoi tanti nemici avessero impiantato nel suo ufficio.

«Amava il potere e il complotto molto più del denaro - ha detto di lui un caro amico -. Non era un uomo d'affari, era uno stratega, con una mente brillante sempre all'opera con nuove idee, alcune sorprendenti, altre folli. Amava trovarsi al centro degli eventi. Prediligeva le conversazioni intellettualmente stimolanti. Amava le persone che gli permettevano di affinare le sue capacità mentali, non gli adulatori».

In un'altra occasione, sempre al «club», sedevo con lui a guardare sulla tv di Stato russa un'intervista in diretta ad Alexander Lebed, un ex paracadutista che a un certo punto fu dato come futuro presidente. Berezovsky sosteneva il duro militare che poi morì prematuramente in un incidente di elicottero. Osservare l'oligarca che guardava e annuiva a Lebed, al grido di «vai così, Sasha» con un sorriso machiavellico, fu rivelatore. Per Berezovsky la politica e gli intrighi erano come una droga.

Alla vigilia del Capodanno 1999, la notte del millennio, quando Boris Eltsin sorprese il mondo dando le dimissioni e nominando Vladimir Putin presidente facente funzioni, al teatro Bolshoi m'imbattei in Berezovsky, che aveva aiutato il nuovo presidente a prendere il potere.

«Abbiamo vinto - disse tutto eccitato, con un senso di trionfo personale -. Questo è il miglior Paese del mondo e abbiamo il miglior presidente del mondo». Ma Putin fu il più grande errore di calcolo nella vita dell'ex miliardario. Quando cadde in disgrazia proprio con lui, rifiutò di fare marcia indietro, pensando erroneamente di essere abbastanza potente da avere la meglio sul presidente. Nel 2000, rischiando l'arresto, fuggì a Londra.

Ricordando quei tempi, Badri Patarkatsishvili, il più caro amico del magnate morto e suo socio in affari per due decenni, una volta mi disse: «Sono arrivato al Cremlino con il capo del Fsb (ex Kgb). Presto fui con Putin. Eravamo in buoni rapporti dai primi Anni 90, quando lui aiutò me e Berezovsky ad aprire lì una concessionaria di auto».

«Ho bisogno di sapere con chi state disse Putin, secondo il defunto Patarkatsishvili - . Con Boris o con noi? Se siete dalla nostra parte potete stare in Russia e i vostri affari prospereranno. Ma se state con Boris tutto ciò che colpirà lui colpirà anche voi».

Quand'era al culmine del suo potere, Berezovsky era difficile da incontrare, per non parlare di un'intervista; ma un giorno, due anni dopo la sua fuga a Londra, rispondo al telefono nel mio ufficio di Mosca dopo che tutte le nostre linee erano state occupate per un bel po'. Con mia grande sorpresa era in linea, da Londra, l'oligarca caduto in disgrazia. Lui in persona, non un collaboratore. Voleva parlarmi di una storia ed era in attesa da un pezzo, una scena impensabile fino a poco tempo prima.

In esilio rimase ossessionato dalla politica russa. Non riuscì mai ad accettare la sua perdita d'influenza. Una volta, dopo aver letto un mio articolo, mi chiamò per suggerirmi di leggere un libro su una battaglia legale che aveva avuto con un altro oligarca. Rovesciare Putin era diventato lo scopo della sua vita. E così, per il Cremlino era il nemico pubblico numero uno. Capii quanto strettamente lo tenessero d'occhio i servizi segreti russi a Londra quando una mia conversazione telefonica con lui - che parlava dal suo telefono in auto - mi fu riferita due giorni dopo, parola per parola, da un oligarca rivale.

L'anno scorso, quando gli avevo chiesto della sua situazione finanziaria, Berezovsky aveva ammesso gravi difficoltà ancora prima di perdere la causa contro Roman Abramovich: «Sì, è vero, ho un sacco di problemi con i soldi, perché, da un lato, Badri controllava tutte le nostre attività e quando è morto è venuto fuori che non mi proteggeva. Dall'altro lo Stato russo ha cercato di tagliare tutte le mie fonti di guadagno. Mi ha creato un mucchio di difficoltà, sicuramente».

«Dopo la sentenza di Londra era molto depresso, a malapena usciva, non rispondeva alle telefonate. Mandava solo messaggi - ha detto un caro amico -. Non l'avevo mai visto così male in vent'anni. Aveva perso tutto e si sentiva sconfitto. La sua morte è la fine di un'era».

 

 

boriz berezovsky bella vita berezovsky Boris Berezovsky and Roman Abramovich berezovsky berezovsky La villa di berezovsky ad Ascot Boris Berezovsky e Boris Eltsin berezovsky con la moglie

Ultimi Dagoreport

pietrangelo buttafuoco giorgia meloni alessandro giuli padiglione russia

DAGOREPORT - FINIRÀ COSÌ: IL MUSULMANO SCIITA GIAFAR AL-SIQILLI, ALIAS PIETRANGELO BUTTAFUOCO, PUÒ RIVENDICARE QUANTO VUOLE L'INDIPENDENZA E L'AUTONOMIA DELLA BIENNALE CHE LASCIA "CHIUSURA E CENSURA FUORI DALL'INGRESSO", MA IL PADIGLIONE RUSSO RESTERÀ SBARRATO - PUR COSTRETTO A RINCULARE, BUTTAFUOCO NON SI DIMETTERÀ. DEL RESTO, DELLA DECISIONE DI RIAPRIRE I BATTENTI AL PADIGLIONE RUSSO, NE AVEVA INFORMATO NON SOLO AMICI E CAMERATI VICINI MA ANCHE, DICONO, GIORGIA MELONI, DA SEMPRE SUA GRANDE SUPPORTER - AMMESSO CHE SIA AVVENUTO IL COLLOQUIO E ABBIA OTTENUTO IL SEMAFORO VERDE ALLA PRESENZA DEL PADIGLIONE RUSSO, VA ANCHE IMMAGINATO LO STATO DEGLI OTOLITI DELLA MELONA PER STAR LÌ A SBROGLIARE I PERIODI E LE SUBORDINATE DELL’ELOQUIO BAROCCO-SICULO DI BUTTAFUOCO - COMUNQUE VADA, A DIECI GIORNI DAL TERRIBILE VOTO SUL REFERENDUM DELLA GIUSTIZIA, CON UNA GUERRA CHE TIRA L’ALTRA E L’ECONOMIA CHE VA A PUTTANE, DI DIMISSIONI NON SE NE PARLA ASSOLUTAMENTE. BASTA UN NIENTE PER FAR CROLLARE IL CASTELLO DI CARTE…

marco bucci silvia salis il secolo xix gianluigi aponte

LA ‘’SCOMPARSA DELLE NOTIZIE’’ NON BASTA PIÙ AL MINCULPOP DELL’ERA MELONONIANA - ECCO LE ASSURDE PRETESE E LE SFACCIATE PROPOSTE DEL PRESIDENTE DELLA REGIONE LIGURIA, MARCO BUCCI, ALL’EDITORE DEL ‘’SECOLO XIX’’, IL GRUPPO APONTE, PER OSTACOLARE LA CORSA DEL CANDIDATO DEL CENTROSINISTRA A SINDACO DI GENOVA, SILVIA SALIS, CONTRO LO SFIDANTE DEL CENTRODESTRA, PIETRO PICIOCCHI – DAGOSPIA SVELA LA “NOTA” DEL GOVERNATORE BUCCI DA SOTTOPORRE AL DIRETTORE, MICHELE BRAMBILLA: “IL CONTESTO È LA CAMPAGNA ELETTORALE ED IL BILANCINO POLITICO DEL SECOLO, COME È FACILE DA CAPIRE ANCHE PER IL LETTORE, PENDE CON STRATEGICA EVIDENZA DALLA PARTE DELLA SALIS - POCHI GIORNI PRIMA, VISITA DEL MINISTRO E VICEPREMIER SALVINI A GENOVA, MENZIONATO ALLA PARI DELLA SALIS. OPPURE NELL’INTERVISTA PERSONALE AL GOVERNATORE BUCCI, SI TROVA IL MODO DI INFILARE LA SALIS NEL TITOLO DELLA STESSA INTERVISTA…”

peter thiel papa leone xiv

DAGOREPORT – PETER THIEL SBARCA A ROMA E PAPA LEONE RUGGISCE AL "CAVALIERE NERO" - IL PONTEFICE AVREBBE DATO MANDATO AL SEGRETARIO DI STATO VATICANO, PIETRO PAROLIN, DI COMUNICARE AI DOMENICANI DELL’ANGELICUM, DOVE SI SAREBBE DOVUTA TENERE LA TRE GIORNI DI CONFERENZE DI THIEL, DI CANCELLARE LA PRENOTAZIONE EFFETTUATA DAL MILIARDARIO-FILOSOFO DELLA TECNO-DESTRA E SUPPORTER DI JD VANCE - IERI LA PONTIFICIA UNIVERSITÀ SAN TOMMASO D’AQUINO, PER BOCCA DEL RETTORE, PADRE THOMAS JOSEPH WHITE, HA SMENTITO LA NOTIZIA DEL CONVEGNO DI THIEL - LA 'MORAL SUASION' PAPALINA HA GIÀ FUNZIONATO O DAVVERO LE CONFERENZE NON SONO MAI STATE IN PROGRAMMA ALL’ANGELICUM? – LO SCONTRO TRA LA VISIONE TECNO-CATTO-APOCALITTICA, CON IL PALLINO DELL'ANTI-CRISTO ED ECHI ESOTERICI, DEL BOSS DI PALANTIR E QUELLA ANTI-TRUMPIANA E ANTI-MAGA DEL PAPA STATUNITENSE…

donald trump vladimir putin benjamin netanyahu

DAGOREPORT – CI SONO SOLO DUE VINCITORI, AL MOMENTO, DALLA GUERRA IN IRAN, E NESSUNO DEI DUE È DONALD TRUMP: SONO VLADIMIR PUTIN E BENJAMIN NETANYAHU. IL PRESIDENTE RUSSO GODE PER IL PREZZO DEL PETROLIO CHE S’IMPENNA E PER LA RINNOVATA CENTRALITÀ (TRUMP L’HA TENUTO UN’ORA AL TELEFONO A CHIEDERGLI CONSIGLIO) – “BIBI” VELEGGIA NEI SONDAGGI IN VISTA DELLE ELEZIONI DI OTTOBRE E, MENTRE TUTTI SONO CONCENTRATI SU TEHERAN, INVADE IL LIBANO E S’ANNETTE LA CISGIORDANIA – LA RESISTENZA IRANIANA (HA UN ESERCITO DI MARTIRI PRONTI A MORIRE PER LA CAUSA) E I PAESI DEL GOLFO SPIAZZATI…

andrea orcel banco bpm giampiero maioli brasseur banco bpm giuseppe castagna

DAGOREPORT – AVVISATI QUEI "GENI" DELL'EGEMONIA BANCARIA DI PALAZZO CHIGI: BANCO BPM È PASSATO DALLA PADELLA DI UNICREDIT ALLA BRACE DI CREDIT AGRICOLE – ALTRO CHE ACCORDO: SI È CONSUMATA SOTTOTRACCIA LA ROTTURA TRA L’AD CASTAGNA E I VERTICI DELL’ISTITUTO FRANCESE, PRIMO AZIONISTA DELL’EX POPOLARE DI MILANO – IL NUMERO UNO TRANSALPINO, HUGUES BRASSEUR, CHIAMATO DA CASTAGNA IN SOCCORSO PER RIGETTARE L’ASSALTO DI ORCEL, AVEVA POSTO COME CONDIZIONE PER IL SUO SOSTEGNO LA CACCIATA DEL PRESIDENTE, MASSIMO TONONI, OSTILE AI SOCI FRANCESI, IN VISTA DEL RINNOVO DEL CDA. MA TONONI HA LE SPALLE COPERTE: È LEGATO AL “GRANDE VECCHIO” GIUSEPPE GUZZETTI COSÌ COME GIORGETTI, E SARÀ RICONFERMATO – COSÌ I FRANCESI, INCAZZATISSIMI, PRESENTARANNO UNA LISTA DI MINORANZA, E PUNTANO A OTTENERE FINO A SEI CONSIGLIERI, GRAZIE ALLA NUOVA “LEGGE CAPITALI” – IL TERZO INCOMODO E' UN ALTRO ANTI-AGRICOLE: DAVIDE LEONE, AZIONISTA PESANTE CON L’8,2% , CHE SI AGGREGERÀ ALLA LISTA DI ASSOGESTIONI...

massimo giletti urbano cairo fabrizio corona salvatore baiardo matteo salvini pier silvio marina berlusconi

DAGOREPORT – A FINE GIUGNO È PRONTA UNA CORONA DI SPINE PER MASSIMO GILETTI, GIUNTO ALLA SCADENZA DEL CONTRATTO BIENNALE CON LA RAI - LA DECISIONE DEL SERVIZIO PUBBLICO DI TOGLIERSI DAI PIEDI GILETTI NON È LEGATA AGLI ASCOLTI: A SPAZZARLO VIA E' LO SPAZIO CONCESSO NELLA SUA TRASMISSIONE A FABRIZIO CORONA, CHE HA MESSO NEL SUO FRULLATORE DI SCIACALLO CAMUFFATO DA ROBIN HOOD LA FAMIGLIA BERLUSCONI: “DI SIGNORINI NON MI FREGA UN CAZZO. NEL MOMENTO IN CUI RACCONTI CHE MARINA SCENDE IN POLITICA, RACCONTI ANCHE IL SISTEMA SIGNORINI” – L’IRA FUNESTA DEGLI EREDI DI PAPI SILVIO SI SAREBBE FATTA SENTIRE AI PIANI ALTI DELLA RAI ATTRAVERSO DEBORAH BERGAMINI, VICESEGRETARIA DI FORZA ITALIA, LEGATISSIMA A MARINA ED EX FIDANZATA DELL'AD RAI ROSSI – SENZA IL SALVAGENTE SALVINI, ABBANDONATO  ANCHE DAL LEGHISTA ''FACENTE FUNZIONI DI PRESIDENTE'' RAI, ANTONIO MARANO, CON LA MELONI CHE HA UNA CAUSA PER DIFFAMAZIONE AGGRAVATA CONTRO CORONA, ORA GILETTI RISCHIA DI FINIRE AI GIARDINETTI A FAR COMPAGNIA A BARBARA D'URSO - VIDEO: FIORELLO A RADIO2 CON “FURBIZIO”