1. TRE NOTIZIE CHE SPIEGANO PERCHÈ SIAMO UN PAESE GIUNTO AL CAPOLINEA DELL’EURO 2. PER SALVARE LA PRODUZIONE IN ITALIA GLI SVEDESI DI ELECTROLUX VOGLIONO CHE GLI STIPENDI CALINO DA 1.400 A 800 EURO AL MESE. IL COSTO DEL LAVORO NEGLI STABILIMENTI DEL NORD EST DEVE ALLINEARSI IL PIÙ POSSIBILE A QUELLO DI POLONIA E UNGHERIA 3. AUMENTANO I POVERI E UN ITALIANO SU SEI VIVE ORMAI CON MENO DI 640 EURO AL MESE, MENTRE LA BUNDESBANK TEDESCA VORREBBE IMPORCI UNA TASSA PATRIMONIALE 4. ABBIAMO ACCETTATO L’IDEA TEDESCA CHE IL DEBITO PUBBLICO SIA IL MALE ASSOLUTO E NON CI POSSIAMO SALVARE PERCHÉ NON ABBIAMO SOVRANITÀ MONETARIA, NON POSSIAMO APPLICARE DAZI, NON POSSIAMO FARE DUMPING FISCALE (ANZI, DOBBIAMO SUBIRLO), NON ABBIAMO PIÙ LA STRUTTURA INDUSTRIALE PER VIVERE DI ESPORTAZIONI

a cura di colinward@autistici.org (Special Guest: Pippo il Patriota)

1 - LA CINESIZZAZIONE CHE CI MERITIAMO
Per salvare la produzione in Italia gli svedesi di Electrolux vogliono che gli stipendi calino da 1.400 a 800 euro al mese. Il costo del lavoro negli stabilimenti del Nord Est deve allinearsi il più possibile a quello di Polonia e Ungheria. Il Sole 24 Ore commenta serafico: "le multinazionali mirano sempre di più al taglio dei costi e all'aumento della produttività" e la colpa è tutta nostra che "non abbiamo fatto le riforme" per offrire migliori "condizioni di costo del lavoro, burocrazia e infrastrutture" (p. 35).

Sarà, ma ci sono altre due notizie che dovrebbero far riflettere: aumentano i poveri e un italiano su sei vive ormai con meno di 640 euro al mese, mentre la Bundesbank tedesca vorrebbe imporre una patrimoniale ai cittadini dei paesi che rischiano il default.

Queste tre notizie, se messe insieme, spiegano molto. Siamo un paese che si è svenato, si sta svenando e si svenerà sempre di più per restare nella moneta unica. Abbiamo accettato l'idea tedesca che il debito pubblico sia il male assoluto e ci siamo incaprettati con il pareggio di bilancio in Costituzione e il fiscal compact. Non ci possiamo salvare perché non abbiamo sovranità monetaria, non possiamo applicare dazi, non possiamo fare dumping fiscale (anzi, dobbiamo subirlo), non abbiamo più la struttura industriale per vivere di esportazioni.

Siamo un paese profondamente impoverito, dove milioni di cittadine e cittadini accetterebbero di corsa quegli 800 euro al mese dell'Electrolux perché almeno non sono in nero e nei loro stabilimenti non ‘è il rischio di morire bruciati. Chi vuole un posto di lavoro deve lavorare di più ed essere pagato meno.

Se vogliamo mantenere una quota di produzione industriale - visto che non possiamo vivere tutti di turismo e agricoltura se non altro perché abbiamo devastato mezzo paese - il nostro posto è con Polonia, Ungheria, Bulgaria e Serbia. E dobbiamo anche rincorrere, nel campionato del dumping sociale. Per questo oggi bisognerebbe ringraziare i manager di Electrolux: con la loro durezza ci stanno solo dicendo chi siamo e dove stiamo andando. Loro hanno una politica industriale. I nostri governi neppure quella.

2 - NON FA SOSTA LA SUPPOSTA
Certo, per i giornaloni di Lor signori (Messaggero a parte) le notizie più importanti di oggi sono il destino di Mastrapasqua, le scaramucce di giornata sulla legge elettorale e la surreale assoluzione di Sciaboletta Scajola per la casa al Colosseo. Repubblica comunque si rifa con una doppia paginata nella parte nobile del giornale. "Redditi giù, crescono i poveri. Ora la metà dei patrimoni nelle mani del 10% dei ricchi. E per la prima volta meno proprietari di case.

Il 16% delle famiglie è sotto la soglia di povertà con meno di 640 euro al mese. Indagine di Bankitalia: in due anni la quota dei nuclei indigenti passa dal 14 al 16%". E poi ecco la storia di Electolux: "Tagli shock agli stipendi. L'azienda: ‘Da 1400 a 800 euro al mese, solo così salviamo la produzione'. Il ministro dello Sviluppo, Zanonato, convoca i vertici del gruppo svedese per domani. A ottobre Electrolux ha annunciato un taglio di 2000 posti, di cui 461 fra i 3.900 dipendenti che il gruppo ha nei 4 stabilimenti in Italia" (pp. 12-13).

Il Messaggero chiede un parere al giuslavorista Michele Tiraboschi, che in sostanza consiglia di accettare (trattando) il ricatto degli svedesi: "L'alternativa qual è? La consueta strada del blocco della produzione e del ricorso alla Cassa integrazione? Anche in questo caso un numero cospicuo di lavoratori prenderebbe come salario esattamente quei 700-800 euro che Electrolux offre. La via italiana è sempre questa. Invece che affrontare di petto il problema del costo del lavoro, di tagliare il cuneo fiscale, si usano gli ammortizzatori sociali per moltissimi anni per gestire processi di riconversione o di transizione di aziende in altri Paesi" (p. 9).

Ha ragione il Tiraboschi. Se bisogna farsi tirare giù i pantaloni ogni volta dal primo gringo che passa, meglio farlo prima da soli per legge. E' più semplice, è più trasparente ed è più equo perché vale per tutti. E con un minimo di propaganda lo si può anche chiamare "riformismo". Spettacolare congiunzione (alcolica?) sul Corriere, dove accanto al pezzo su Electrolux si può leggere un piedone così titolato: "La ripresa? Può cominciare solo dalle fabbriche" (p. 25). Cominciato benissimo.

3 - PROVA A PRENDERMI
Il governo bocciò l'accordo di tre anni fa sui rimborsi tra l'Ospedale israelitico diretto da Antonio Mastrapasqua e la regione Lazio, perché ritenuto troppo sbilanciato a favore della struttura privata. Ma i rimborsi non si fermarono e ora i Nas contestano "ingiusti vantaggi" per 71 milioni di euro. Il presidente dell'Inps, che Lettazio chiama affettuosamente "Tonino", si difende come un leone e non ha nessuna intenzione di lasciare l'ente che dirige.

Lo spiega bene in una chiacchierata con Repubblica: "Perché dovrei dimettermi? Per una informativa dei Nas ci si deve dimettere o suicidare? Con questo sistema si manderebbe a casa un premier o un capo dello Stato. Mi dicono che la Procura stia chiudendo la cosa. Non accuso nessuno e aspetto. Le contestazioni non mi riguardano e non mi risulta che l'Inps sia coinvolto. Io avrei 25 incarichi?

Chi lo dice non sa leggere le visure camerali che si riferiscono a quelli avuti negli ultimi 15 anni, non a quelli attuali. Ho uno studio professionale che non ho chiuso perché la legge non lo prevede. Tutte le fatture cedute hanno avuto una certificazione da parte delle Asl o della Regione Lazio. Quanti istituti sanitari lo fanno? Zero su zero. Crediti inesigibili? Non è così" (p. 3).

"Mi dicono che la Procura stia chiudendo la cosa" è una frase stupenda. Il vero motto della Roma Potentona.

In ogni caso, per la Stampa di Torino "Letta pensa al commissariamento dell'Inps" e il traghettatore potrebbe essere Tiziano Treu (p. 7). Il Cetriolo quotidiano parla di "Assedio finale, ma Letta ancora non lo caccia" e ricorda il suo network post-andreottiano, da Gianni Letta a Luigi Bisignani, da Attilio Befera ad Antonio Catricalà (p. 3).

4 - E SIA BENEDETTO PIAZZALE CLODIO
"Scajola assolto, farsi pagare la casa non fu reato. Cade l'accusa di finanziamento illecito. Prescrizione per il ‘benefattore' Anemone" (Repubblica, p. 4). Sciaboletta, ras delle preferenze nell'imperiese, ricorda che per più di tre anni è stato trattato "come un appestato" e dopo tanta sofferenza si offre così: "Berlusconi o Alfano? Dipende da chi mi offre un posto in prima fila" (Stampa, p. 9).

Sul Cetriolo Quotidiano, in attesa di leggere motivazioni che si annunciano assai divertenti, Marco Travaglio la mette così: "Per ora sappiamo solo che ‘il fatto', anche se per il primo giudice ‘non costituisce reato', è assolutamente certo: Scajola acquistò un mega-appartamento in una delle zone più chic di Roma pagandone un terzo, mentre il resto lo versarono due costruttori che avevano appena beneficiato di due contratti senza gara del suo ministero. Il che basterebbe e avanzerebbe, in un paese serio, per farlo scomparire dalla circolazione per sempre.

E per mettere subito mano alla legge sul finanziamento illecito per renderla più severa, tappando la falla che ha consentito a Scajola di farla franca. Invece siamo in Italia, dunque Scajola fa pure il martire, piagnucola per i ‘quattro anni di sofferenza', esulta perché ‘giustizia è fatta' e chiede che ‘mi venga restituita la mia credibilità politica'. Restituire quel milioncino no, eh?" (p. 1).

Intanto, sempre a Roma, segni di vita sul fronte dello scandalo Cancellieri-Ligresti: "Nino Ligresti: chiamo spesso il marito della Cancellieri. Interrogato il fratello di Salvatore: ‘Telefonai io al ministro mentre ero in vacanza'. Ora la Procura sentirà anche il Guardasigilli" (Messaggero, p. 14). Con calma e per favore, anche qui vediamo di archiviare tutto che il Paese ha bisogno di stabilità.

5 - EMOZIONE ITALICUM
Italiani con il fiato sospeso per il destino della nuova legge elettorale. La Stampa: "Premio di maggioranza. La soglia verso il 38%. Ma Silvio s'infuria e frena. Berlusconi: ‘Così si va al ballottaggio e i grillini votano Matteo'. Ramoscello d'ulivo per Alfano. Potrebbero ricomparire le candidature in più collegi" (p. 3). Preoccupato il Giornale: "Renzi nella palude degli emendamenti fa ritirare quelli Pd. Il leader spinge i suoi alla retromarcia per continuare la trattativa con Forza Italia" (p. 8).

Repubblica spara: "Ultimatum del segretario al suo partito. ‘Datemi subito un mandato a trattare o salta tutto e la colpa sarà vostra'. Vertice tesissimo. I bersaniani: in aula sarà un inferno. Cuperlo apre al compromesso: ‘Le riserve restano ma ritiriamo gli emendamenti'" (p. 7). Che soddisfazione, avere delle riserve che restano. E' molto di sinistra.

6 - SOTTO LA PANCA IL GOVERNINO CAMPA
Confusione totale sui piani di Aspenio Letta. Per il Messaggero, "Ora a Letta non basta il rimpasto. ‘Squadra nuova entro metà febbraio'. Restano i dubbi di Napolitano e del segretario democrat. Alcuni renziani però apprezzano il bis: vediamo l'agenda" (p. 4). Per Carlo Tecce, del Cetriolo Quotidiano, "Letta resiste, Cancellieri e Giovannini no. Nel possibile rimpasto legato alle riforme, il segretario Pd potrebbe ottenere due posti pesanti. Salvi i bersaniani" (p. 6).
Per Repubblica, "Ora il premier ridimensiona il rimpasto e pensa di sostituire solo i posti vacanti. Sms alla De Girolamo: mi dispiace. Perde quota l'ipotesi del bis ma la Cancellieri è ancora a rischio" (p. 6).

7 - NANO UNCHAINED
Prima uscita a mezzo stampa per il Pupino Toti, tutto felice per i 4 centimetri di girovita scomparsi in vacanza con Papi. Con il Corriere, Toti sorvola sulle gerarchie di partito in Farsa Italia, dicendosi disposto a mandare avanti la ditta con tutti, Fitto compreso. Ma il messaggio fondamentale, di certo autorizzato dal Banana, è per Lettanipote e Re Giorgio: "Sì a un governo di scopo con Renzi" nel caso fosse l'unico modo per portare a casa le riforme pattuite nell'incontro del Nazareno (p. 6).

Si diverte anche il Messaggero: "Forza Italia, nuova diarchia Toti-Pascale. Francesca sentenzia: Nunzia resti fuori. Nella stragrande maggioranza dei 4000 comuni al voto a maggio alleanza tra alfaniani e Forza Italia" (p. 4).

E grandi speranze sul Giornale di famiglia per le novità in arrivo dal Marocco: "Si riapre il caso Ruby: era maggiorenne. Il ministro del Marocco Mobdii rivela: ‘Quando incontrò l'ex premier aveva 18 anni, lo provano i documenti'. La notizia, se confermata, può far cadere l'accusa di prostituzione minorile" (p. 3). Un giorno la vera verità verrà fuori anche qui: non solo la nipote di Mubarak era maggiorenne, ma era anche un agente segreto del governo marocchino. Che per legge non ingaggia minorenni.

8 - TELECOM-MEDIA
Non si dica più che il governino di Lettanipote se ne frega di quel che combina Telefonica in Telecom Italia: "Telefonica non farà sgarbi su Telecom'. Zanonato incontra il ministro spagnolo. Sawiris all'attacco su Tim Brasil. ‘Agirà d'intesa con il governo italiano'" (Repubblica, p. 22). Significa che anche prima di lanciare l'Opa farebbero comunque una cortesissima telefonata a Zanonato (se lo trovano ancora).

Si occupa di aspetti più concreti il Sole 24 Ore: "No all'aumento Telecom, Telco frena sul cda. Fossati prova ad aggiudicarsi la maggioranza cercando l'appoggio dei fondi esteri. L'ad Patuano: nessun contatto con Sawiris. Il manager egiziano interessato se resta il Brasile ed esce Telefonica. Verso il rinnovo del board con le vecchie regole". Focus sul "doppio gioco" di Alierta in Brasile: "Slim e BalckRock: intrecci in salsa brasiliana. Tony, secondogenito dell'uomo più ricco del mondo, nel board del colosso che è tra i primi tre azionisti di America Movil, Telefonica e Telecom Italia" (p. 1 del dorso di Finanza & Mercati).

 

chef electrolux chef electrolux BUNDESBANKBUNDESBANKletta merkel ENRICO LETTA E ANGELA MERKELAntonio Mastrapasqua Flavio Zanonato ospedale israelitico sull isola Tiberinascajola moglie colosseoCasa Scajola al colosseoBERLUSCONI E GIOVANNI TOTI ALLA BEAUTY FARMchef electrolux RENZI E LETTAMARCO PATUANO

Ultimi Dagoreport

procuratore milano viola procura milano luigi lovaglio - francesco gaetano caltagirone - giancarlo giorgetti - milleri - alberto nagel - philippe donnet mediobanca mps giorgia meloni

DAGOREPORT - SDENG! ANCHE IL ‘’SOVRANISMO BANCARIO’’ È FINITO NEL CESTINO DELLE CAZZATE DELL’ARMATA BRANCA-MELONI – A CANCELLARE IL DISEGNO DEL ‘GRANDE POLO DEL RISPARMIO TRICOLORE', A CAVALLO DI CALTAGIRONE & C., OBIETTIVO GLI 800 MILIARDI DI GENERALI, CI HANNO PENSATO IN TANTI: DALLE PERPLESSITÀ DI BCE ALLA CONTRARIETÀ DEI FONDI INTERNAZIONALI PER LA LEGGE CAPITALI (RIVELATASI UN BOOMERANG PER CALTA CHE L’AVEVA ISPIRATA) - MA IL RIBALTONE NON SAREBBE AVVENUTO SENZA L’ENTRATA IN CAMPO DELLA PROCURA DI MILANO - L’ISCRIZIONE NEL REGISTRO DEGLI INDAGATI DI CALTA-MILLERI-LOVAGLIO PER PRESUNTO “CONCERTO OCCULTO” SULLA SCALATA DI MEDIOBANCA, IN DUPLEX CON LA BIZZARRA VENDITA “OVERNIGHT” DEL 15% DI MPS DA PARTE DEL TESORO DI GIORGETTI, E' STATO IL PRIMO SEGNALE DI ALLARME PER I GENI DI PALAZZO CHIGI PER I POSSIBILI (E AMARI) STRASCICHI GIUDIZIARI - MA LA GOCCIA CHE HA FATTO INFINE TRABOCCARE IL VASO, SPINGENDO MELONI, DELFIN E BPM AD ABBANDONARE AL SUO DESTINO L’EX ALLEATO CALTARICCONE, È STATA LA VITTORIA DEL “NO” AL REFERENDUM, SENZA LA QUALE L’INCHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO CHISSA' IN QUALE CASSETTO SAREBBE FINITA...

giorgia meloni trump viviana mazza netanyahu

DAGOREPORT – PERCHÈ È PIÙ FACILE PARLARE CON L’UOMO PIÙ POTENTE (E DEMENTE) DEL MONDO CHE CON GIORGIA MELONI? - PORRE UNA DOMANDINA ALLA "PONTIERA IMMAGINARIA" DEI DUE MONDI È PRATICAMENTE IMPOSSIBILE, MENTRE CON TRUMP BASTA UNO SQUILLO O UN WHATSAPP E QUELLO…RISPONDE – L'INTERVISTA-SCOOP AL DEMENTE-IN-CAPO, CHE LIQUIDA COME UNA SGUATTERA DEL GUATEMALA LA PREMIER DELLA GARBATELLA, REA DI AVER RESPINTO L'INAUDITO ATTACCO A PAPA LEONE, NON E' FRUTTO DI CHISSA' QUALE STRATEGIA DI COMUNICAZIONE DELLA CASA BIANCA, MA SOLO DELLA DETERMINAZIONE GIORNALISTICA DELL'INVIATA DEL "CORRIERE", VIVIANA MAZZA, CHE L'HA TAMPINATO E SOLLECITATO AD APRIRE LE VALVOLE – E' PASSATO INVECE QUASI INOSSERVATO IL SILENZIO SPREZZANTE DI NETANYAHU VERSO MELONI CHE HA FINALMENTE TROVATO IL CORAGGIO DI SOSPENDERE IL PATTO DI DIFESA ITALIA-ISRAELE - TRA UN BOMBARDAMENTO E L'ALTRO DEL LIBANO, IL GOVERNO DI TEL AVIV HA DELEGATO UN FUNZIONARIO DI TERZO LIVELLO PER AVVERTIRE CHE “L’ITALIA HA MOLTO PIÙ BISOGNO DI NOI DI QUANTO NOI ABBIAMO BISOGNO DI LORO''...

marina berlusconi antonio tajani giorgia meloni pier silvio nicola porro paolo del debbio tommaso cerno

DAGOREPORT - MARINA BERLUSCONI NON È MICA SODDISFATTA: AVREBBE VOLUTO I SUOI FEDELISSIMI BERGAMINI E ROSSELLO COME CAPOGRUPPO, MA HA DOVUTO ACCETTARE UNA MEDIAZIONE CON IL LEADER DI FORZA ITALIA, NONCHE' MINISTRO DEGLI ESTERI E VICE PREMIER, ANTONIO TAJANI - LA CACCIATA DEL CONSUOCERO BARELLI, L'AMEBA CIOCIARO NON L'HA PRESA PER NIENTE BENE: AVREBBE INFATTI MINACCIATO ADDIRITTURA LE DIMISSIONI E CONSEGUENTE CADUTA DEL GOVERNO MELONI – AL CENTRO DELLA PARTITA TRA LA FAMIGLIA BERLUSCONI E QUELLO CHE RESTA DI TAJANI, C’È IL SACRO POTERE DI METTERE MANO ALLE LISTE DEI CANDIDATI ALLE POLITICHE 2027 – PIER SILVIO SUPPORTA LA SORELLA E CERCA DI “BONIFICARE” LA RETE(4) DEI MELONIANI DI MEDIASET GUIDATA DA MAURO CRIPPA (IN VIA DI USCITA), CHE HA IN PRIMA FILA PAOLO DEL DEBBIO E SOPRATTUTTO NICOLA PORRO (SALLUSTI SI E' INVECE RIAVVICINATO ALLA "FAMIGLIA") – RACCONTANO CHE IL VOLUBILE TOMMASINO CERNO-BYL SI E' COSI' BEN ACCLIMATATO A MILANO, ALLA DIREZIONE DE "IL GIORNALE", CHE PREFERISCA PIU' INTRATTENERSI CON I “DIAVOLETTI” DELLA BOLLENTE NIGHTLIFE ''A MISURA DUOMO'' CHE CON GLI EDITORI ANGELUCCI…

xi jinping donald trump iran cina

DAGOREPORT – LA CINA ENTRA IN GUERRA? L’ORDINE DI TRUMP DI BLOCCARE "QUALSIASI NAVE CHE TENTI DI ENTRARE O USCIRE DALLO STRETTO DI HORMUZ E DAI PORTI IRANIANI" NON POTEVA NON FAR INCAZZARE IL DRAGONE, PRINCIPALE ACQUIRENTE DI GREGGIO IRANIANO – SE NON VIENE REVOCATO IL BLOCCO, PECHINO MINACCIA DI FAR SALTARE L’ATTESO INCONTRO AL VERTICE CON XI JINPING, IN AGENDA A MAGGIO A PECHINO - DI PIU': IL DRAGONE SI SENTIRÀ AUTORIZZATO A RIBATTERE CON RAPPRESAGLIE POLITICHE CHE POTREBBERO TRASFORMARSI IN RITORSIONI MILITARI - L'ARABIA SAUDITA IMPLORA TRUMP DI FINIRLA DI FARE IL VASSALLO DI ISRAELE E DI TORNARE AL TAVOLO DEI NEGOZIATI CON L'IRAN. RIAD TEME CHE TEHERAN POSSA SCHIERARE I SUOI ALLEATI HOUTHI IN YEMEN PER BLOCCARE LO STRETTO DI BAB AL-MANDEB, UN'ARTERIA VITALE CHE TRASPORTA IL 10% DEL COMMERCIO GLOBALE TRA L'ASIA E I MERCATI EUROPEI ATTRAVERSO IL CANALE DI SUEZ, DETTA "PORTA DELLE LACRIME"…

meloni orban trump netanyahu papa leone

DAGOREPORT - REFERENDUM, GUERRA DEL GOLFO, ORBAN, PAPA LEONE: UNA BATOSTA DOPO L'ALTRA. IL BLUFF DEL CAMALEONTE DELLA GARBATELLA È GIUNTO AL CAPOLINEA: MEJO PRENDERE LE DISTANZE DA TRUMP E NETANYAHU, DUE TIPINI CON GROSSI PROBLEMI DI SALUTE MENTALE, PRIMA DI ANDARE A FAR COMPAGNIA AI GIARDINETTI AL SUO AMICO ORBAN - SOLO L'EROSIONE DEI CONSENSI LE HA FATTO TROVARE IL CORAGGIO DI CONDANNARE,  DOPO UN TRAVAGLIO DI SETTE ORE, IL BLASFEMO ATTACCO DEL SUO "AMICO" DI WASHINGTON AL PONTIFICATO DI PAPA PREVOST (SUBITO BASTONATA DA TRUMP: "SU DI LEI MI SBAGLIAVO") - OGGI E' STATA COSTRETTA A PRENDERE LE DISTANZE DAL "BOMBARDIERE" NETANYAHU, ANNUNCIANDO LA SOSPENSIONE DEL RINNOVO DEL PATTO DI DIFESA CON ISRAELE (ARMI, TECNOLOGIA, INTELLIGENCE) – CHISSÀ SE IL RINCULO INTERNAZIONALE DELLA DUCETTA AZZOPPATA RIUSCIRA' ANCORA AD ABBINDOLARE GLI ITALIANI….

donald trump papa leone xiv marco rubio jd vance andrea riccardi

DAGOREPORT - È FINITA LA PRESIDENZA TRUMP, È INIZIATO IL PONTIFICATO DI LEONE! SI MUOVE LA “RETE” VATICANA LEGATA ALL’AMERICA LATINA PER “NEUTRALIZZARE” IL BIS-UNTO DEL SIGNORE - IL RUOLO DI MARCO RUBIO, CATTOLICO E FIGLIO DI ESULI CUBANI CHE, A DIFFERENZA DEL NEO-CONVERTITO JD VANCE CHE HA AGGIUNTO BENZINA AL DELIRIO BLASFEMO DI TRUMP ("IL PAPA SI ATTENGA AI VALORI MORALI"), È RIMASTO IN SILENZIO, IN ATTESA SULLA RIVA DEL FIUME DI VEDERE GALLEGGIARE A NOVEMBRE, ALLE ELEZIONI DI MIDTERM, IL CIUFFO DEL TRUMPONE - IN CAMPO LA COMUNITA' DI SANT’EGIDIO CON LA SUA POTENTE RETE DI WELFARE E DIPLOMAZIA - IL PROSSIMO SCHIAFFO DI LEONE AL TRUMPISMO CRIMINALE: DOPO AVER DECLINATO L'INVITO A CELEBRARE IL 250° ANNIVERSARIO DELL'INDIPENDENZA AMERICANA ALLA CASA BIANCA, IL 4 LUGLIO DEL 2026 PREVOST VISITERÀ LAMPEDUSA. UN POSTO E UNA DATA DI SICURO NON SCELTI PER CASO...