salvini fedriga zaia conte

VOLETE UN ALTRO INDIZIO SUL SILURAMENTO FUTURO DI SALVINI? C'È GIÀ IL NOME DELL'EREDE DI ZAIA - NELLA LEGA ORMAI TUTTI SONO CONVINTI CHE IL PROBLEMA SIA IL "CAPITONE", E COSÌ SI AFFINA LA STRATEGIA PER ACCERCHIARLO: LO SCHEMA DOVREBBE PREVEDERE MASSIMO FEDRIGA COME NUOVO SEGRETARIO DI TRANSIZIONE, PER LASCIARE SPAZIO NEL 2025 A LUCA ZAIA - LO SCETTRO DI GOVERNATORE DEL VENETO SAREBBE PRESO DA CONTE: NON "GIUSEPPI" MA MARIO, SINDACO DI TREVISO E FIGLIOCCIO DELLO "SCERIFFO" GIANCARLO GENTILINI...

Alessio Mannino per www.mowmag.com

 

matteo salvini 4

“Nella Lega il problema numero è diventato Matteo Salvini. Non solo la gente ai gazebi, ormai anche i nostri stessi militanti lo dicono apertamente. Lo schema della rinascita potrebbe essere Massimo Fedriga nuovo segretario di transizione, per lasciare spazio nel 2025 a Luca Zaia. Ma, si sa, in politica gli schemi si possono fare fino a un certo punto”.

 

luca zaia e massimiliano fedriga 4

A parlare così è un esponente del Carroccio ben inserito nell’apparato del partito, che naturalmente vuole restare anonimo. Dopo le batoste collezionate alle amministrative di domenica 12 giugno (Padova persa al primo turno, Verona in bilico, percentuali fra il 4 e il 6% a Genova, Palermo, Parma), per non parlare del disastro annunciato dei referendum sulla giustizia, l’atmosfera tra i leghisti è incandescente.

 

luca zaia e massimiliano fedriga 2

Al di là degli specifici contesti locali dove la Lega, in particolare nei capoluoghi, storicamente non brilla, è la linea obliqua, né carne né pesce del leader che critica il governo Draghi e al tempo stesso lo appoggia, a finire nel mirino.

 

luca zaia e massimiliano fedriga 1

Così si fa strada l’ipotesi di un cambio di guida con passaggio di mano al presidente del Friuli-Venezia Giulia, Fedriga, volto moderato ma leghista doc, con il pensiero che va però a Zaia, il governatòr regionale più amato d’Italia. E qui, secondo indiscrezioni, circolerebbe già il nome del successore per il Veneto fra tre anni: il sindaco di Treviso, Mario Conte.

 

luca zaia e massimiliano fedriga 3

La situazione attuale dentro il più longevo partito risalente alla Prima Repubblica è la seguente. Salvini in questi anni ha tenuto in pugno la filiera decisionale commissariando a tutto spiano e insediando uomini di sua fiducia nelle segreterie territoriali.

 

In Veneto, da sempre “fratello minore” insofferente della posizione subalterna alla Lombardia, qualche voce di dissenso si è udita, tanto che nei mesi scorsi era scattato il cartellino giallo per figure storiche come l’ex presidente del consiglio provinciale trevigiano, Fulvio Pettenà (prontamente difeso da Zaia: “Gliela scrivo io in bella la risposta”).

 

mario conte sindaco di treviso 3

Adesso l’aspra rivalità con gli arrembanti alleati di Fratelli d’Italia rischia di scippare alla Lega il ruolo trainante nel centrodestra. Con gli scarsi risultati concreti all’attivo e l’elettorato provato da due anni di sacrifici pandemici e dal caro-bollette, la corda è stata troppo tirata e il malcontento straripa.

 

Tanto che un peso massimo come Roberto “Bulldog” Marcato, assessore veneto portabandiera dell’antico leghismo tutto autonomia&territorio, all’indomani delle comunali se n’è uscito con la richiesta di una “riflessione profondissima e violenta” che arrivi fino “al nazionale”.

 

giancarlo gentilini 4

Cioè a Salvini. Se si aggiunge che il rappresentante permanente in casa Lega dell’establishment che conta, Massimo Giorgetti, più volte ha manifestato stizza e biasimo per le posizioni populiste del Capitano, il quadro per quest’ultimo è tutto tranne che lineare.

 

Vero è che da sempre, in un partito leninista e centralizzato com’è il Carroccio, le divisioni interne raramente deflagrano, men che meno in pubblico. Ma se Salvini sul Corriere della Sera deve mostrare di far sue le rimostranze (“È mio dovere prendere atto di queste riflessioni e lavorarci”, 15 giugno), significa che queste ci sono e danno adito a supposizioni che si fanno ogni giorno più insistenti.

 

mario conte sindaco di treviso 1

Marcato, il più esplicito, onde evitare congressi pilotati chiede un’assemblea nazionale, dove magari far nascere l’alternativa Fedriga. Zaia, prudente all’estremo, è improbabile che lasci la dorata e blindatissima postazione in Veneto.

 

Ma fra due anni sarà difficile avvalersi di una seconda proroga e dovrà scegliere cosa fare da grande. Non è affatto detto che opti per il rischiosissimo posto di leader nazionale, ma è certo che in parecchi guardano alla sua rassicurante fisionomia da amministratore senza spigoli per la nuova era. Il problema è che Salvini non è tipo da mollare la presa. Il futuro, insomma, è tutto da scrivere, e si preannuncia turbolento.

 

mario conte sindaco di treviso 4

Nel frattempo il toto-successione già impazza in Veneto per il dopo-Zaia. Marcato, burbero padovano dai toni schietti e finto-rudi, ha già spesso ripetuto di essere disponibile per prendere in mano il partito.

 

mario conte sindaco di treviso 2

Ma come erede alla presidenza della Regione, radio-scarpa leghista si concentra su un nome che per molti aspetti sembra un fac-simile di Zaia: Mario Conte, classe 1979, figlioccio dello storico sindaco-sceriffo di Treviso Giancarlo Gentilini (poi ripudiato).

 

mario conte sindaco di treviso 5

Carattere misurato, mood conciliante, mai una parola fuori posto, dal 2019 è il primo leghista a presiedere in Veneto l'Anci (Associazione Comuni Italiani). Primo cittadino del capoluogo trevigiano con quasi il 55% di consensi, come Zaia giura di non pensare ad altro che a finire il mandato e di voler ripeterlo una seconda volta l’anno venturo.

 

mario conte sindaco di treviso 7

Ma è noto che i secondi mandati non prevedono il tris, e perciò se il quartier generale nel 2025 lo chiamasse per la staffetta con Zaia, da buon soldato qual è Conte non potrebbe sottrarsi.

 

mario conte sindaco di treviso 6

C’è soltanto da capire che ennesima torsione avrà la Lega di qui a un anno. Dal no euro a Draghi, dal federalismo al sovranismo, dal gialloverde con il M5S al tuttifrutti di oggi, le traiettorie del misirizzi Salvini sono state sempre imprevedibili. A meno che la prossima non sia la notoriamente non troppo gaia traiettoria dell’uccello padulo.

Ultimi Dagoreport

nigel farage keir starmer elly schlein giuseppe conte

DAGOREPORT – “TAFAZZISMO” BRITISH”! A LONDRA, COME A ROMA, LA SINISTRA È CAPACE SOLO DI DARSI LE MARTELLATE SULLE PALLE: A FAR PROSPERARE QUEL DISTURBATO MENTALE DI FARAGE  È LA SPACCATURA DELLE FORZE “DI SISTEMA”, CHE NON RIESCONO A FARE ASSE E FERMARE I SOVRANISTI “FISH AND CHIPS” - È MORTO E SEPOLTO IL BIPARTITISMO DI IERI E LA FRAMMENTAZIONE È TOTALE, TRA VERDI, LIB-LAB, LABOUR, TORY E CORNUTI DI NUOVO E VECCHIO CONIO – IL CASO MELONI INSEGNA: NEL 2022, LA DUCETTA VINSE SOLO PERCHÉ IL CENTROSINISTRA SI PRESENTÒ DIVISO, PER MERITO DI QUEI GENI DI ENRICO LETTA E DI GIUSEPPE CONTE – APPUNTI PER FRANCIA E GERMANIA, DOVE SI SCALDANO LE PEN E AFD (E L’EUROPA TREMA…)

marina pier silvio berlusconi paolo del debbio giorgia meloni

FLASH – HA FATTO MOLTO RUMORE IL SILENZIO DI MEDIASET SUL CASO DEL DEBBIO: DAL BISCIONE HANNO LASCIATO CHE FOSSE IL CONDUTTORE, CARO A GIORGIA MELONI, A SMENTIRE I RETROSCENA SUL SUO ADDIO A RETE4 – IL MOTIVO? SEMBRA CHE A COLOGNO NON ABBIANO VOLUTO REPLICARE PERCHÉ AVREBBERO DECISO DI TAGLIARE LA TESTA AL TORO. NON ESSENDOCI UN CONTRATTO DA NON RINNOVARE (DEL DEBBIO È UN DIPENDENTE A TEMPO INDETERMINATO), AL MASSIMO C'È DA ATTENDERE LA PENSIONE - E INTANTO BIANCA BERLINGUER NON CI PENSA PROPRIO A SCUSARSI CON CARLO NORDIO PER LE PAROLE DI SIGFRIDO RANUCCI…

putin orban zelensky

DAGOREPORT – A PUTIN È BASTATO PERDERE IL CAVALLO DI TROIA IN UE, VIKTOR ORBAN, PER VEDER CROLLARE LE SUE CERTEZZE: L’UCRAINA È NEL MOMENTO MIGLIORE DA QUATTRO ANNI A QUESTA PARTE ED È IN GRADO DI COLPIRE LA RUSSIA QUANDO E COME VUOLE – LA PARATA DIMESSA DEL 9 MAGGIO È LA PROVA CHE “MAD VLAD” VIVE A CHIAPPE STRETTE: CON LO SBLOCCO DEI 90 MILIARDI EUROPEI A KIEV (CHE ORBAN BLOCCAVA) E LA FORMIDABILE INDUSTRIA MILITARE UCRAINA, ORA È LA RUSSIA A ESSERE IN GROSSA DIFFICOLTÀ – IL “TROLLAGGIO” DI ZELENSKY, LA NOMINA FARLOCCA DI SCHROEDER (DIPENDENTE DEL CREMLINO) COME NEGOZIATORE E IL DISIMPEGNO DI TRUMP CHE ORMAI NON È PIÙ DECISIVO: GLI USA FORNISCONO SOLO AIUTI DI INTELLIGENCE, MA POSSONO ESSERE SOSTITUITI DAGLI 007 EUROPEI (SOPRATTUTTO BRITANNICI)

donald trump benjamin netanyahu attacchi iran

DAGOREPORT - IL PIÙ GRANDE OSTACOLO ALLA PACE IN MEDIO ORIENTE È BENJAMIN NETANYAHU -  TRUMP ERA PRONTO A CHIUDERE L’ACCORDO CON L’IRAN: AVEVA DATO IL SUO VIA LIBERA ALL’INVIATO STEVE WITKOFF PER METTERE UNA PAROLA FINE AL NEGOZIATO CON IL REGIME DI TEHERAN. A QUEL PUNTO, S’È MESSO DI TRAVERSO IL SOLITO “BIBI”: “LA GUERRA NON È FINITA, C’È ANCORA L’URANIO DA PORTARE VIA” - IL TYCOON E IL SUO ALLEATO ISRAELIANO HANNO UN “PROBLEMA” ELETTORALE: A OTTOBRE SI VOTA IN ISRAELE E A NOVEMBRE NEGLI USA PER LE MIDTERM. MA GLI OBIETTIVI SONO OPPOSTI: NETANYAHU PER VINCERE HA BISOGNO DELLA GUERRA PERMANENTE, TRUMP DELLA PACE A TUTTI I COSTI

claudia conte matteo piantedosi giorgia meloni

FLASH! – CHI AVRÀ SUGGERITO AL MINISTRO DELL’INTERNO MATTEO PIANTEDOSI DI QUERELARE DAGOSPIA PROPRIO QUANDO I GIORNALONI DE’ NOANTRI SI ERANO GIÀ DIMENTICATI DELLA SUA AMANTE CLAUDIA CONTE? - QUELLO CHE È CERTO È CHE NE' I VERTICI DEL VIMINALE NE' LA ''FIAMMA MAGICA'' ERANO A CONOSCENZA DELL’INTEMERATA DEL MINISTRO INNAMORATO VERSO DAGOSPIA - E, A QUANTO PARE, A ‘’PA-FAZZO’’ CHIGI, GIÀ ALLE PRESE CON MILLE ROGNE (EUFEMISMO), LA MOSSA DI PIANTEDOSI NON È STATA ACCOLTA PER NIENTE BENE…