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GOGGIASOFIA! “VOGLIO UN CONTADINO CHE MI PARLI DI ARISTOTELE” - LA CAMPIONESSA DI SCI PARLA DEL SUO FIDANZATO IDEALE, DELL’INFORTUNIO (“QUALCUNO E’ CONTENTO. A CHI DICE CHE NON HO RACCOLTO QUELLO CHE HO SEMINATO, RISPONDO CHE È UNA CA**ATA COLOSSALE”) E DELL’INVITO DI ZUCKERBERG: "SEGUIVA LE MIE STORIES SU INSTAGRAM. GLI HO CHIESTO COME MAI UNO COME LUI SEGUIVA UNA POVERACCIA COME ME. MI HA RISPOSTO CHE…"

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Da www.ecodibergamo.it

«Mark Zuckerberg mi ha invitato a sciare nel Montana: ma per ora non ho modo di andarci». Sofia Goggia ricorda questo aneddoto il giorno del suo compleanno in una intervista a Eurosport e specifica meglio come è andata: «Seguiva le mie Stories su Instagram - dice -. Gli ho chiesto come mai uno come lui seguiva una poveraccia come me. Lui e sia moglie sono appassionati di sci e sono miei grandi tifosi. Mi ha allora invitata a sciare nella sua casa in Montana ma la trasferta americana è saltata e non ho tempo».

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Gli auguri per i 26 anni di Sofia Goggia sono ancora una volta Social, quindi, e lei stessa li annuncia in un post molto semplice e d’effetto: «26 anni e tutto da guadagnare ... ed è bello così!».

 

 

 

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SOFIA GOGGIA AL VELENO: «QUALCUNO È CONTENTO DEL MIO INFORTUNIO...»

Flavio Vanetti per corriere.it

 

 

La lingua di Sofia Goggia scalpita più della sciatrice, costretta ai box fino a tutto dicembre per riprendersi dall’infortunio al piede destro rimediato in allenamento prima del via della stagione.

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Il mensile «Marie Claire» riporta un’intervista nella quale l’olimpionica della discesa, nonché detentrice della Coppa del mondo di questa specialità, lancia un paio di siluri. Fuori uno: «A quelli che dicono che non ho raccolto quello che ho seminato, rispondo che è una c... colossale». Fuori due, riflettendo su una certa rivalità nello sci femminile: «Di sicuro qualcuno gioisce del mio infortunio. Io cerco di essere rispettosa, chiedo scusa se mi scappa una risposta che non ci sta. Però di messaggi di scuse nei miei confronti non ne ho mai ricevuti». Si dice il peccato, non il peccatore, ma non serve essere Mago Merlino per capire con chi ce l’ha.

 

Concordiamo con Sofia sul primo punto — sostenere quella tesi è una fesseria —, meno sul secondo. Nel senso che ci pare una posizione perdente: ricevi un trattamento discutibile, ne prendi atto magari arrabbiandoti, ma poi ti ricordi di essere un campione e te ne infischi. Non ragioniam di lor, ma guarda e passa, avrebbe detto Dante.

 

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SOFIA GOGGIA: «LA MIA RIVALITÀ INIZIA AL CANCELLETTO E FINISCE AL TRAGUARDO»

Silvia Criara per www.marieclaire.it

 

 

Pensieri poetici, potenza e velocità: Sofia Goggia ha vinto l’oro sugli sci lo scorso anno ed era pronta per nuove sfide. Una caduta l’ha fermata e in questa pausa lenta riflette su una certa rivalità femminile.

 

È una che mette gli sci e si lancia giù dalla montagna a 137 chilometri orari, ma nello stesso tempo divora libri e vola in alto con la testa. Sofia Goggia, bergamasca, a soli 26 anni ha già vinto un oro alle Olimpiadi in Corea e la Coppa del mondo in Svezia. E anche se, con la stagione alle porte, è caduta durante un allenamento sul ghiacciaio di Hintertux, vicino a Innsbruck, e al momento è costretta a girare con l’autista, c’è da scommettere che la sua vita tornerà presto in discesa, ad alte velocità, fedele al suo motto: «Essere concentrati, sul pezzo e affamati».

 

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Cosa ha pensato nel momento in cui ha capito che qualcosa si era rotto? 

Ho sentito la gamba torcersi nello scarpone, c’era qualcosa che non andava, poi mi sono rimessa in piedi, ho fatto dei passi e ho provato un dolore lancinante. Speravo si fossero rotti i legamenti della caviglia, con quelli ti fai una fasciatura, stringi i denti e vai. Poi ho capito che era un osso. Ho tirato giù di quei porchi, ma quando ci vuole ci vuole. È andata così proprio nell’anno in cui credevo di avere fatto tutto nella maniera più corretta. Se ci penso sto ancora peggio. La verità è che c’è sempre qualcosa che può sfuggire al nostro controllo. A quelli che dicono: «Non ha raccolto quello che ha seminato», rispondo che è una cazzata colossale. Io ho seminato e raccoglierò. Sarò in pista a gennaio.

 

La rivalità di squadra motiva durante una gara?

C’è rivalità e rivalità. La mia inizia dal cancelletto e finisce al traguardo. Il resto sono bassezze che non fanno parte di me.

Le è mai capitato di sentirsi a disagio con le compagne per i suoi successi?

Eccome, quando magari sul palco ci siamo tutte noi e la gente chiama solo me, di solito mi giro e chiedo scusa. E a disagio sono quando agli eventi della federazione mi danno un assistente perché ogni quarto d’ora ho uno servizio fotografico diverso e magari loro hanno più tempo. Però questo è lavoro. Mi sono scusata spesso per le cene a cui sono arrivata in ritardo, per quelle che ho saltato, che ho iniziato quando le altre erano alla fine perché avevo avuto la giornata piena di impegni.

 

E magari mi hanno pure fatto il cazziatone. Io cerco di essere rispettosa, a volte però sono talmente concentrata su quello che sto facendo che mi dimentico dove sono. Perché cerco di proteggermi, di avere un’efficienza a livello energetico per riuscire a fare tutto, che è molto di più di quello che fanno loro. Chiedo scusa quando scappa una risposta che non ci sta. In squadra ci possono essere dei problemi nei rapporti con le altre ragazze. Però io di messaggi di scuse nei miei confronti non ne ho mai ricevuti. Per me avere il perdono degli altri è importante, anche nei confronti di me stessa. Una volta in squadra c’era una ragazza che non conoscevo e sono stata aggressiva, le ho detto, come solo io so fare «Scusa, ma tu chi sei?». A volte faccio paura, lo so.

 

 

In squadra come si smorza la tensione? 

Sono conosciuta come “la ragazza che imita” perché prendo in giro le mie compagne. Quella che mi riesce meglio e ci fa ridere di più è Elena Franchini.

Un rito al cancelletto di partenza? 

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Batto un pugno sul cuore, uno sul casco, sputo per terra, picchietto i bastoncini e poi parto. Quando vinco faccio un inchino, come l’attore che saluta, si prende gli applausi, e se ne va dal teatro.

Che cos’è per lei la neve? 

Mi dice come sto, le cose su cui devo lavorare, la vivo e la uso per trovare me stessa. Un giorno le ho persino scritto una lettera. Quando non la sento sotto i piedi vuol dire che non sto sentendo nemmeno me stessa. La neve mi dà risposte, quelle che cerco e, soprattutto, quelle che non voglio sentire. So che sembra stupido e forse lo è, ma scendendo dal pullman alla stazione di Åre ho fatto i primi passi con cautela per ascoltare ciò che aveva da dirmi. Sono una sciatrice di cuore più che tecnica. Traspare sempre la mia grinta, la mia sfacciataggine quando scio. Spesso, come ora, ne pago le conseguenze con le cadute.

 

Com’è lanciarsi a bomba da una montagna?

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Mi hanno chiesto di darne una definizione nel vocabolario Zanichelli, che contiene citazioni d’autore. Per me è «un delicatissimo equilibrio tra incoscienza del rischio e consapevolezza del momento, richiede strategia di approccio e lettura continua del terreno, intelligenza tattica, istinto e spiritualità, sciando oltre i 100 km all’ora. In connessione con i suoi attrezzi e la neve, la discesista compie un meraviglioso viaggio introspettivo che la porta a sentire l’anima nobile sua e della disciplina».

Che cos’è invece la lentezza? 

È qualcosa da cui scappo quando metto gli sci. Ma la velocità che tanto ricerco è frutto di un lavoro lento e solido. Certo la mia vita da due anni è molto frenetica, vorrei allentare il passo ma non riesco. Ora sono costretta a farlo. Fino a ieri pensavo che era difficile dirsi: «Mi sento stanca, vado a leggere un libro e nutro l’anima di questo». E se non lo fai, prima o poi, scoppi.

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Che cosa sono le “goggiate”? 

L’anno scorso erano errori che compromettevano le gare. A forza di sentirmi dire «chissà se farai una goggiata» continuavo a pensarlo e finiva che la facevo davvero. In psicologia si chiama profezia autoavverante. E quando ho vinto alle Olimpiadi ho detto: «Oggi ho fatto la goggiata più bella della mia vita». Ho girato in positivo il senso del termine.

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Quando toglie gli sci come si veste, cosa legge? 

Un paio di jeans e un bel maglione di cashmere Falconeri, di cui ho la fortuna di essere brand ambassador. Mi butto dentro tutta quella morbidezza e mi ci avvolgo. Sto leggendo Frammenti di un insegnamento sconosciuto di Peter Ouspensky, che è un po’ una mazzata, ma è in linea spirituale con la mentalità che ho adottato. Aiuta a vivere secondo la propria etica e morale.

Olimpiadi invernali 2026: Milano-Cortina la soddisfa? 

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Torino le ha già avute, nel 2006, e io sono di parte perché Cortina è la mia preferita come piste, come scenario, tutto. Spesso facciamo le prove lì, arriviamo di notte e aprono gli impianti per noi. Mentre saliamo con la seggiovia mi commuovo, dietro le cime ammaccate della montagna albeggia e il cielo, da blu scuro, via via si schiarisce e si para davanti il massiccio delle Tofane. Arrivano i primi raggi di sole e le rocce si colorano di arancione. In quel momento sono in mezzo alla neve, mi guardo intorno, e dico: «Ma io faccio questa vita, cosa c’è di più bello?».

In un ipotetico annuncio per un fidanzato quale sarebbero i requisiti? 

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Sincero, dal cuore buono, che mi rispetti. Vorrei una vita semplice e rurale, ma con spunti di riflessione importanti. Vorrei un contadino che mi parla di Aristotele.

 

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