charlie stillitano

“SARO’ L’AMBASCIATORE DELLA SERIE A NEGLI STATI UNITI” - PARLA IL MANGER CHARLIE STILLITANO, AMICO DI MOURINHO E ANCELOTTI. A LUI TOCCA FAR CRESCERE IL NOSTRO CAMPIONATO IN TERMINI D'IMMAGINE E DI BUSINESS NEGLI USA – LA SERIE A, DAL PUNTO DI VISTA DEI DIRITTI TELEVISIVI, INCASSA UN DECIMO RISPETTO AL CAMPIONATO INGLESE – C’E’ CHI SOSTIENE CHE STILLITANO SIA STATO UN ISPIRATORE DEL PROGETTO SUPERLEGA PORTATO AVANTI SOPRATTUTTO DA FLORENTINO PEREZ DEL REAL...

Massimo Gaggi per il “Corriere della Sera”

 

charlie stillitano

Cinque anni fa, a Los Angeles per un torneo precampionato tra grandi società europee in tournée negli Usa, Real Madrid e Manchester United avevano scelto tutte e due di allenarsi negli impianti della University of California. E tutte e due le società, allora in rapporti molto tesi, volevano l'unico campo di calcio che aveva a fianco anche una grande piscina.

 

Charlie Stillitano, allora capo della Relevent, la società americana di eventi sportivi che organizzava il torneo estivo tra grandi club europei, andò da Zinedine Zidane, allenatore del Real, proponendogli il campo senza piscina e promettendo di costruirne una prima dell'arrivo della squadra in città, ma lui non ne volle sapere. Allora Stillitano andò da Josè Mourinho, suo vecchio amico, con la stessa proposta e lui gli rispose: «Mi fido di te».

 

Stillitano ricorda che, quando l'allenatore dello United gli disse «tu sei mister zero errori», anziché essere compiaciuto si sentì passare un brivido per la schiena: «Non avevo la più pallida idea di come si potesse fare a costruire una piscina in poco tempo, ma ci riuscimmo, con un investimento di qualche centinaio di migliaia di dollari».

 

paolo maldini charlie stillitano

È uno dei tanti episodi che spuntano in ogni conversazione con questo italoamericano con alle spalle una carriera trentennale da power broker del calcio negli Usa, dalla gestione degli eventi al Giants Stadium di New York durante il Mondiale del 1994 alla creazione della MLS, la lega professionistica, con lui presidente dei Metro Stars (ora Red Bull) fino all'organizzazione di un'infinità di tornei estivi di grandi squadre europee negli Stati Uniti.

 

Oggi, voltata pagina dopo una stagione turbolenta, è diventato l'ambasciatore della Serie A italiana, decisa a crescere in termini d'immagine e di business negli Stati Uniti: un grande mercato nel quale la Premier League inglese e la Liga spagnola sono assai più quotate del campionato italiano.

 

A 62 anni Charlie, famiglia originaria di Gioia Tauro, è un libro aperto di storia del calcio, non solo di Oltreoceano.

 

charlie stillitano mourinho

Storia che comincia dalla sua famiglia col padre arrivato dalla Calabria che creò la Lega calcio degli immigrati del New Jersey per poi divenire presidente della federazione degli arbitri dello Stato mentre, intanto, trasmetteva al figlio la passione per il soccer e la fede juventina: Charlie fu capitano della squadra della Pingry School e poi capitano del team di calcio dell'Università di Princeton dove si laureò in legge.

 

Comprese quasi subito di avere doti da manager più che da giocatore. «Non ero male» racconta, «ma a quel tempo era tutto da costruire: il calcio professionistico nemmeno esisteva. Oggi è tutto diverso: è una grande industria mondiale ed è importante anche negli Usa. Già sappiamo in quali città si giocheranno i Mondiali americani del 2026, l'organizzazione è da tempo al lavoro.

 

STILLITANO ANCELOTTI

Nel '94 gli americani non avevano idea di cosa fosse la Coppa del Mondo. Io fui chiamato per caso: il governatore del New Jersey, l'italoamericano James Florio, parlò a un evento in un ristorante portoghese facendo gli auguri a Portogallo e Italia che giocavano nello stesso girone. Poi concluse con una battuta: e adesso qualcuno mi dovrà spiegare cos' è questa World Cup. Un avvocato del mio studio che era presente gli disse che avrebbe dovuto chiedere a me: lo fece e da lì cominciò la mia avventura mundial.

 

Per attirare attenzione sul calcio cercai di portare i "Tre Tenori" a New York. Dovevano esibirsi a Central Park nei giorni di un big match. Ma in quel periodo in città c'era un altro evento e allora dal Municipio mi chiamarono e mi chiesero di fare loro la cortesia di spostare questi Mondiali di Calcio di una settimana: altri tempi». Certo, oggi il calcio è lo sport più seguito al mondo: un business gigantesco che muove interessi enormi.

 

lorenzo casini foto di bacco

In Europa c'è stato il trauma del progetto di secessione di alcune grandi società spagnole, italiane e inglesi nella Superlega. Progetto fallito, ma con coda di battaglie legali tra Real Madrid, Barcellona e Juventus da un lato e UEFA dall'altro. Il presidente della federazione europea, Aleksander Ceferin, se l'è presa anche con Stillitano per i suoi rapporti con queste tre società. Alcuni sostengono addirittura che Charlie sia stato un ispiratore del progetto portato avanti soprattutto da Florentino Perez del Real: praticamente una versione ampliata e trasferita in Europa della International Championship Cup disputata negli Usa dai team europei più forti e famosi. Un grande business, ma anche un tappo per i team emergenti e meno blasonati.

 

Stillitano, un combattente nato che non tira mai indietro la gamba, uno che ha vinto partite incredibili e incassato sconfitte brucianti, nega di aver avuto un qualunque ruolo nella Superlega: «È vero che volevo continuare a organizzare tornei con Real, Barca e Juve. Ma per me era come chiamare i "Tre Tenori": Placido Domingo è di Madrid, Carreras di Barcellona, Pavarotti italiano. Puro spettacolo». È il suo modo di replicare a chi sostiene che, da americano, dà troppo aspetto alla parte economica del calcio rispetto a quella sportiva ed emotiva.

 

FERGUSON STILLITANO MALDINI

«Per me, aggiunge, il calcio è sempre stato sempre emozione fin quando da ragazzino, era il 1973, feci il raccattapalle in una partita Lazio-Santos con Pelè in campo». Una passione che riversa nella sua trasmissione radiofonica su Sirius XM : due ore a partire dalle sette di mattina, cinque giorni a settimana: «Ho cominciato 16 anni fa con Chinaglia e non ho mai smesso».

 

Abituato a usare un linguaggio diretto, Stillitano non cerca giri di parole per spiegare cosa è successo con la società che lui guidava, la Relevent: «Mi hanno licenziato. Hanno rapporti molto stretti con la UEFA». Non potevano metterli in pericolo.

Lui tira dritto, non ha paura di ricominciare: «L'America ha questo di bello: ogni battuta d'arresto è un'occasione per ripartire, migliorato dall'esperienza».

 

Gli successe già nel 2006, dopo 4 anni alla guida dei Metro Star: «Il campionato era povero e la squadra andava male: vincemmo solo 7 delle 32 partite. Qualche giocatore mi chiese se lo avrei licenziato. Risposi: ci licenzieranno tutti». Qualcuno scrisse che dopo quell'insuccesso Stillitano non avrebbe trovato un lavoro nemmeno come lavapiatti del calcio. Invece da lì cominciò la sua carriera di organizzatore di tornei ad altissimo livello che lo ha fatto diventare amico di tante leggende del calcio, da Alex Ferguson a Marcello Lippi.

lorenzo casini foto di bacco (4)

 

Carlo Ancelotti ha scritto in un suo libro che deve a Stillitano l'incontro con Abramovich che gli aprì la strada del Chelsea. Per 15 anni è riuscito a organizzare competizioni a livello mondiale, con la Relevent che ha esportato i suoi tornei americani anche in Asia.

 

Come ha fatto? «Aiutato dal mio essere americano ma anche italiano con una sensibilità europea e una buona conoscenza del mondo del calcio. E poi ho capito che per farcela dovevo soddisfare tre condizioni: offrire ai dirigenti delle squadre le condizioni più confortevoli per il periodo di rifinitura precampionato; garantire opportunità di marketing attraenti nel grande mercato americano; gestire l'impresa in modo redditizio per tutti.

 

Gli stadi della Championship Cup si riempivano anche grazie ai nostri popolarissimi ambasciatori, da Maldini a Del Piero. Nonostante tutto questo, mi dicevano che non ce l'avrei mai fatta, che le grandi squadre non volevano fare figuracce in precampionato su un palcoscenico mondiale, che spremersi prima dell'inizio della stagione significava perdere lo scudetto e uscire dalle coppe. Poi nel 2008 Mourinho, reduce dal nostro torneo, fece il triplete con l'Inter e Ancelotti, che portava anche lui il Chelsea in America, nel 2009-2010 vinse Coppa d'Inghilterra e Premier League. Lì le obiezioni sono finite».

charlie stillitano

 

Ora tocca alla Serie A. Poco nota negli Usa, in termini di diritti televisivi incassa un decimo rispetto al campionato inglese: montagne da scalare, le sfide che piacciono a Stillitano.

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