beppe viola

LA RAI PIANGE (E RIMPIANGE) BEPPE VIOLA. MA BARTOLETTI RICORDA CHE L’ALLORA RESPONSABILE DELLA "DOMENICA SPORTIVA", NON LO VOLEVA IN STUDIO “PERCHÉ SUDAVA TROPPO” – A 40 ANNI DALLA MORTE DEL GIORNALISTA UNA SERATA AL TEATRO PARENTI DI MILANO PER RICORDARLO - "BEPPE DICEVA: “IL GOLF? PER ME È UN MAGLIONE” – VIDEO

Giorgio Terruzzi per corriere.it

 

 

viola rivera

Diceva: «Il golf? Per me è un maglione». Diceva: «Bisogna leggere per scrivere come parli». Diceva: «Non si capisce perché un giornalista chiede lo sconto per comprare il paltò». Mandava indietro i regali di Natale. Era integro e libero. Era malinconico e autolesionista. Era Beppe Viola.

 

Adesso che sono passati 40 anni dalla morte, 17 ottobre 1982, età 42, ictus dopo un Inter-Napoli a San Siro, la memoria si è addolcita, confina il dolore. Emicranie a furia di tirar tardi, insalata di pollo «bella unta», sigaretta tra indice e pollice, la musica dell’Olivetti, tac, tac, tac, mischiata ai suoni del biliardo. Milano, quella là. Un’energia potentissima per tenere assieme Lucio Fontana e «il Bistecca», portinaio di giorno, battutista formidabile la sera; Enzo Jannacci e i clanda, allibratori specializzati nel darti una storta spacciata per dritta, Derby Club, Bar Gattullo, Ippodromo Trotto, dove capivi subito che i danée erano belli andati.

beppe viola jannacci

 

Per imparare a stare al mondo bastava andargli dietro, dopo le ore 22 possibilmente. Per imparare el mestè bastava osservare il rigore applicato al capoverso, un’etica senza concessioni. Multa di lire 5 mila per ogni scheggia di retorica. Le prime tre righe per agganciare il lettore, le ultime come note di un gran finale. Era un eversore, in mezzo ad altri.

 

Linguaggio e design, arte, canzoni, comicità. Con dentro, sempre, la percezione del marciapiede, della fabbrica, le straordinarie stimolazioni lessicali offerte dall’immigrazione, la voglia di trovare un modo nuovo perché erano nuovi tic e desideri, case e aspirazioni. Le radici infilate in atmosfere da lungo dopoguerra; gli ultimi presi su, por sacrament, portatori, come erano, di un bisogno ma anche di saggezza, di un cinismo comico e autoironico. Surrealisti tutti visto che « …la realtà è un uccello che non ha memoria, devi immaginare da che parte va». Giorgio Gaber, 1976.

beppe viola bearzot

 

Lavorava alla Rai con orgoglio e disincanto. Eppure, proprio in quella Rai ebbe la libertà di esprimersi, di mostrare il derby dell’anno precedente nel giorno in cui il derby era stato una noia, di intervistare Gianni Rivera sul tram. Aveva fondato una agenzia per condividere un senso compiuto lavorando sul racconto, sulla scrittura, sui contenuti preziosi dello sport. È questo soprattutto che resta, dentro una città, un Paese che ha perso ogni rapporto con quel passato, fatto di concretezze, di anticonformismo. Umorismo e riflessione per andar dentro una storia, evitando di metterla giù dura. Prendere in giro se stessi per prendere in giro l’altro, uno che sgobba, si fa un mazzo così.

 

beppe viola 7

Testi per la tv, per i giornali, per il cinema, le canzoni. Con Enzo Jannacci complice, un mix ispiratore composto da balordi, intellettuali, saltimbanchi, jazzisti, pugliesi-milanisti. Sì ma prima, dalla mattina alle 22, come detto, provare a fare meglio, please.

 

Un’idea da scovare, un progetto da mettere giù, una visione laterale da applicare. La spesa in rosticceria, vino per far ridere il gozzo. «Ma com’è che le cose più buone fanno tutte male?». Forse spese troppo, di se stesso di sicuro. Lo pensava Franca, sua moglie, una santa. Detta «Cianci» da Cianciulli, quella che scioglieva le vittime nella soda caustica, per dire, appunto, del cinismo e dell’ironia in circolazione familiare.

beppe viola 5

 

Lo pensano le sue figlie, Renata, Marina, Anna, Serena rovistando in un baule di ricordi grande così, riempito da chi c’era e c’è ancora. Tipi come il Giuliano. Il giorno dopo la morte di Beppe radunò moglie e figlie, le fece sedere sul divano.

 

Disse, in dialetto: «Se qualcuno vi disturba o infanga la memoria del Viola voi alzate le mani e dite: alt, non è più di mia competenza. Mi avvisate e mi el mazi». Mai stato avvisato. Dai, Beppe, solo roba buona. Cià, mettiamo su la moka, chiacchieriamo un altro po’.

 

IL RICORDO DI MARINO BARTOLETTI

Dal profilo Instagram di Marino Bartoletti

 

beppe viola marino bartoletti

Sono stato l’ultimo a vederlo sorridere. E questo lo ritengo un grande privilegio. Oddio, sorridere: sghignazzare, come sapeva fare lui...

 

Avevamo assistito assieme a Inter-Napoli: il resto, l'intervista a Giacomini, la battuta su San Gennaro "migliore in campo del Napoli", le ho già raccontate. Lasciammo San Siro ormai vuoto. Lui salì sulla sua Mini parcheggiata fuori dallo stadio per andare in Corso Sempione. Fu l'ultima volta che ci salutammo. Quando arrivai, c’era già l’ambulanza. E la faccia sgomenta di Carlo Sassi. Che mi disse soltanto: "Beppe"! Non un nome, ma un’invocazione di dolore. E di incredulità.

 

BEPPE VIOLA

Impossibile spiegare Beppe Viola, “andato” - ripeto “andato” (cit. Jannacci), non morto - esattamente 40 anni fa a chi non l'ha conosciuto (e che a volte pretenderebbe di raccontarlo o addirittura di scimmiottarlo): è apprezzabile che i colleghi-amici che hanno avuto il raro privilegio di ascoltarlo, di leggerlo e soprattutto di frequentarlo cerchino di diffondere e di proteggere quel senso di leggerezza, di intelligenza, di sdrammatizzazione, di benedetto sarcasmo - in una parola di libertà - che oggi dà l'idea di essere pericolosamente naufragato. Sua figlia Marina trovò - fra foglietti, manoscritti, scarabocchi e articoli abbozzati - un appunto intitolato “Trenta domande mai fatte al Presidente della Rai”. Quella Rai che ancora oggi, giustamente, lo piange (e lo rimpiange).

 

Ma che "all'epoca dei fatti" (come direbbe lui), nella persona del responsabile della Domenica Sportiva, non lo voleva in studio perché sudava troppo

Personalmente ho un piccolo motivo d’orgoglio: "Quelli che il calcio" si intitolò così pensando a lui

beppe viola seratabeppe viola 3

 

Ultimi Dagoreport

donald trump benzinaio benzina petrolio greggio

DAGOREPORT – LE UNICHE POMPE CHE NON PIACCIONO A TRUMP SONO QUELLE DI BENZINA! È VERO CHE LE ESPORTAZIONI DI GREGGIO AMERICANE CRESCONO A RITMI RECORD, MA IL PREZZO AL GALLONE NEI DISTRIBUTORI AMERICANI RESTA AI MASSIMI: IL CAOS IN MEDIORIENTE È STATO UN BOOMERANG VISTO CHE LO SCOTTO PEGGIORE LO STANNO PAGANDO I CITTADINI (SI VENDICHERANNO ALLE MIDTERM?), CHE HANNO LA BENZINA ALLE STELLE MENTRE I PRODUTTORI FANNO PROFITTI RECORD – IL MINISTRO DEGLI ESTERI IRANIANO, ARAGHCHI, VOLA A MOSCA E TRATTA CON QATAR E SAUDITI (MA NON CON EMIRATI E BAHREIN, CHE HANNO FIRMATO GLI ACCORDI DI ABRAMO CON ISRAELE)

kyriakou repubblica radio capital tv8

DAGOREPORT - “LA REPUBBLICA” DI ATENE – THEODORE KYRIAKOU VUOLE CAPIRE CHE DIREZIONE DARE AL GRUPPO GEDI E SE C’È UNO SPAZIO POLITICO (E COMMERCIALE) PER DARE A “REPUBBLICA” UN ORIENTAMENTO PIÙ MARCATAMENTE DI SINISTRA. LA SVOLTA DEL QUOTIDIANO SI DOVREBBE ACCOMPAGNARE, NELLE INTENZIONI DELL’EDITORE GRECO, A UN INVESTIMENTO TELEVISIVO. LA SUA IDEA È QUELLA DI TRASFORMARE IN CANALE DIGITALE “RADIO CAPITAL TV”, GIÀ DI PROPRIETÀ DEL GRUPPO, MA NON È ESCLUSO (E DIPENDERÀ DAL PREZZO) L’ASSALTO A TV8 DEL GRUPPO SKY...

meloni buttafuoco fenice venezi colabianchi giuli brugnaro

FLASH – COME SI È ARRIVATI AL LICENZIAMENTO DI BEATRICE VENEZI? ‘C’È UNA RAGIONE PIÙ “POLITICA” CHE MUSICALE: A FINE MAGGIO SI VOTA PER LE ELEZIONI COMUNALI A VENEZIA, E LA “BACCHETTA NERA” PERDERÀ IL SUO PRINCIPALE SPONSOR LOCALE, IL SINDACO LUIGI BRUGNARO (ANCHE L’EX “DOGE” ZAIA STRAVEDEVA PER LA BELLA 36ENNE). IL CENTRODESTRA, CHE ERA CONVINTO DI AVERE UN FORTINO IN LAGUNA, SI È RESO CONTO CHE I SONDAGGI RISERVATI SONO PESSIMI (IL CENTROSINISTRA È AVANTI) E CHE IL CASO VENEZI, VISTO L’ORGOGLIO DELLA SERENISSIMA PER IL SUO GLORIOSO TEATRO, AVREBBE PESATO PER IL 4-5% DEI CONSENSI. DAVANTI A QUESTO SCENARIO, GLI OTOLITI DI GIORGIA MELONI SONO ANDATI IN TILT, IN SUO SOCCORSO SONO ARRIVATE LE IMPROVVIDE DICHIARAZIONI DI “BEATROCE” CONTRO L’ORCHESTRA, ED È STATO DECISO DI SACRIFICARE LA DIRETTRICE. LO STESSO NON SI PUÒ DIRE DELLO SCALTRO PIETRANGELO BUTTAFUOCO, CHE NON OFFRE IL FIANCO - E SE VENISSE CACCIATO, GODREBBE PURE DEL PLAUSO DI UNA CERTA “INTELLIGHENZIA” DE’ SINISTRA, CHE LO LODA COME UN SINCERO LIBERALE, CHE S'ILLUDE CHE LA BIENNALE SIA L'ONU…

giorgia meloni giancarlo giorgetti daria perrotta

DAGOREPORT – GIORGIA MELONI QUESTA VOLTA FA BENE A INCAZZARSI CON GIANCARLO GIORGETTI: IL PASTROCCHIO SUL DEFICIT AL 3,1% (L’ITALIA RESTERÀ SOTTO PROCEDURA D’INFRAZIONE PER LA MISERIA DI 600 MILIONI DI EURO) È TUTTA FARINA DEL SACCO DEL MEF, E DELLA RAGIONIERA DELLO STATO DARIA PERROTTA (CHE NON HA AVUTO IL CARISMA PER ENTRARE IN SINTONIA CON L'APPARATO CORPORATIVO DEL MINISTERO) – SE CI FOSSE STATO UN VECCHIO VOLPONE COME BIAGIO MAZZOTTA O UN ALTRO GRAND COMMIS DI QUELLI TANTO INVISI ALLA “FIAMMA MAGICA”, UNA SOLUZIONE SI SAREBBE TROVATA, E QUELLO 0,1% SAREBBE STATO ARROTONDATO - COLPA DELLA INFAUSTA GUERRA AL DEEP STATE INIZIATA DAL GOVERNO MELONI...

vladimir putin donald trump ue europa

DAGOREPORT - TRUMP E’ COSI’ INCAZZATO CON I PAESI EUROPEI PER IL MANCATO APPOGGIO ALLA GUERRA IN IRAN CHE MEDITA LA SUA VENDETTA - POTREBBE DISERTARE IL PROSSIMO VERTICE DEL G7 A EVIAN, IN FRANCIA, DAL 15 AL 17 GIUGNO - UN PRIMO, CHIARO, SEGNALE DI SMARCAMENTO: SE VOI NON CI SIETE PER ME, IO NON CI SARÒ PER VOI - POTREBBE FARE IL BIS AL VERTICE NATO PREVISTO AD ANKARA, IN TURCHIA, IL 7 E L’8 LUGLIO 2026 (E IL SEGRETARIO ALLA DIFESA PETE HEGSETH SPINGE PER RENDERE I VERTICI NATO A CADENZA BIENNALE E NON ANNUALE: UN ULTERIORE SGANCIAMENTO) - IL CEFFONE FINALE AI PAESI EUROPEI TRUMP CONTA DI DARLO AL G20 PREVISTO A MIAMI IL 14 E 15 DICEMBRE 2026: AL VERTICE VUOLE INVITARE PUTIN. UNA PRESENZA CHE CLAMOROSA E DEFLAGRANTE PER L’ASSE EURO-ATLANTICO: RITROVARSI AL TAVOLO PUTIN, SU CUI PENDE UN MANDATO DI CATTURA INTERNAZIONALE PER CRIMINI DI GUERRA IN UCRAINA, A UN CONSESSO NEGLI STATI UNITI (NON IN SUDAFRICA O IN BRASILE), E IN PRESENZA DI TUTTI GLI ALTRI LEADER EUROPEI, SAREBBE LO SPUTO NELL’OCCHIO DEFINITIVO…

luigi ciro de lisi matteo salvini giorgia meloni giuseppe del deo mario parente gaetano caputi  alfredo mantovano

DAGOREPORT - LA STORIA MAI RACCONTATA DELL'IRRESISTIBILE ASCESA E ROVINOSA CADUTA DI GIUSEPPE DEL DEO, '''L'UOMO CHE SA TROPPO" - IL FATALE INCONTRO CON LUIGI CIRO DE LISI, CAPO DEL ''REPARTO DELL’ANALISI FINANZIARIA'' DELL’AISI, POI PROTAGONISTA DELLE PRESUNTE ATTIVITÀ ILLEGALI DELLA SQUADRA FIORE, CHE PERMETTE AL SUO SUCCESSORE DEL DEO DI ENTRARE IN CONTATTO CON TUTTI I CAPATAZ DEI POTERI ECONOMICI – L’ABBANDONO DEL SALVINI IN CADUTA LIBERA E IL PASSAGGIO ALLA EMERGENTE MELONI (IL RUOLO DI CHIOCCI) - LE "AFFINITÀ POLITICHE" TRA L'UNDERDOG DELLA FRONTE DELLA GIOVENTÙ E L'UOMO DELL'AISI CHE NON A CASO CHIAMERÀ LA SUA CRICCA "I NERI", FINISCONO CON IL CASO DEI DUE AGENTI AISI TRAFFICANTI INTORNO ALL’AUTO DI GIAMBRUNO (DIVERSO IL CASO DI CAPUTI INTERCETTATO) – IL "FUOCO AMICO" DELL'ALTRO VICE DELL’AISI, CARLO DI DONNO – LO SCANDALOSO E MAI VISTO BABY-PENSIONAMENTO A 51 ANNI DI DEL DEO E IL VIA LIBERA DI ANDARE SUBITO A LAVORARE NEL PRIVATO, DERIVA DAL TIMORE CHE POSSA RICATTARE QUALCUNO ANCHE DENTRO PALAZZO CHIGI? AH, SAPERLO...