1. ALLONTANIAMO I PUPI, ALLACCIAMOCI LE CINTURE: IL GRANDE CASINO È APPENA COMINCIATO 2. ALLA FINE L’ATTACCAMENTO AL PORCELLUM E LA SORDITÀ TOTALE A QUALUNQUE AUTO-RIFORMA - FOSSE L’ABOLIZIONE DELLE PROVINCIE O UNA DIMINUZIONE DEGLI EMOLUMENTI - HANNO CONFEZIONATO IL SUICIDIO PERFETTO SUL QUALE OGGI PIAGNUCOLANO GLI AMANTI DELLA “GOVERNABILITÀ”: UN EX COMICO HA IL PRIMO PARTITO 3. NEI PROSSIMI GIORNI, IL RESPONSABILE PRIMO DI ‘STO CASINO, RE GIORGIO NAPOLITANO CON I SUOI COSTITUZIONALISTI CI SPIEGHERà COME FARE I GOVERNI PIÙ INCREDIBILI. IL TUTTO CON UNA SOLA GRANDE GIUSTIFICAZIONE: LO SPREAD E IL FAMOSO “GIUDIZIO DELLE CANCELLERIE”. QUANDO L’UNICO RESPONSO CHIARO DELLE URNE, SOMMANDO I VOTI GRILLINI A QUELLI DEL BANANA, È CHE ALLA STRAGRANDE MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI NON FREGA ASSOLUTAMENTE NULLA DI INDICI DI BORSA E BENEPLACITI EUROPEI

a cura di colin ward e critical mess

1 - IL SUICIDIO PERFETTO
Alla fine l'attaccamento al Porcellum e la sordità totale a qualunque auto-riforma -fosse l'abolizione delle provincie o una diminuzione degli emolumenti - hanno confezionato il capolavoro sul quale oggi piagnucolano gli amanti della "governabilità": un ex comico ha il primo partito e al Senato non c'è una maggioranza.

Adesso, naturalmente, è il momento delle sottili alchimie quirinalizie di Re Giorgio Banalitano. Nei prossimi giorni, costituzionalisti di ogni rango e specie ci spiegheranno come fare i governi più incredibili. Il tutto con una sola grande giustificazione: lo spread e il famoso "giudizio delle Cancellerie".

Quando l'unico responso chiaro delle urne, sommando i voti grillini a quelli del Banana, è che alla stragrande maggioranza degli italiani non frega assolutamente nulla di indici di Borsa e beneplaciti europei. Allacciamoci le cinture: il grande casino è appena cominciato.

Il Corriere delle banche depositarie (di titoli di Stato) non si capacita: "Voto choc: non c'è maggioranza. Clamorosa rimonta di Berlusconi, testa a testa al Senato. Il trionfo di 5 Stelle. Bersani vince di un soffio a Montecitorio. Alfano: dati ufficiosi, non proclamiamoli" (p. 1). "Elezioni anticipate o larghe intese. Le due strade dopo lo tsunami" (p. 3).

"Incarico, il rebus di Napolitano. La linea: tenersi le mani libere. Tra le ipotesi spunta anche quella di dare vita a un ‘governo di scopo'" (p. 5). Scopo vivacchiamento. La Repubblica degli Illuminati spara in prima: "Boom di Grillo, Italia ingovernabile. Bersani vince di misura Camera e Senato. Grande rimonta di Berlusconi. Flop di Monti". Poi il retroscena: "Sul Palazzo l'incubo di nuove elezioni. Napolitano: la priorità è avere un governo. E Berlusconi prepara l'offerta di una maggioranza di unità nazionale" (p. 7). Sulla Stampa, "Ingovernabilità. Diventa realtà il timore del Colle. Trapela l'amarezza per il risultato elettorale. Oggi pomeriggio il Presidente vola in Germania" (p. 11).

Il Messaggero piange a tutta prima: "Ha vinto l'ingovernabilità". Dentro, il retroscena: "Ora è il Colle a dare le carte. Il nodo dell'incarico a Bersani. Esclusa l'ipotesi Fassina di scioglimento della sola assemblea di palazzo Madama. Non resta che tentare con un esecutivo di larghe intese per le riforme e rivotare" (p. 3)
Esulta il Fatto dello sconfitto Ingroia: "Grillo boom batte tutti e li spinge all'ammucchiata" (p. 1). Gode come un riccio il Giornale: "Miracolo Berlusconi".

2 - LA SUPPOSTA NELL'URNA
Non sempre le supposte pagano. Basta vedere i risultati del Rigor Montis. "La coalizione di Monti non sfonda. ‘E' una vittoria del populismo'. Sotto l'8% in molte regioni: a Palazzo Madama meno di venti seggi. Fini rimane fuori dalla ‘sua' Camera. Casini accetta il flop (ma sarà senatore)" (Corriere, p. 18). Toni struggenti su Repubblica: "Abbiamo donato il nostro sangue', l'amaro tramonto di Fini e Casini. L'ex leader di An non ce la fa: ‘Per l'Italia temo il peggio" (p. 15).

Sangue amaro anche tra le toghe in politica. "Ingroia resta fuori: ‘Tutta colpa del Pd'. Rc non conquista seggi e l'ex pm attacca: ‘Bersani si dimetta, è stato un suicidio". Cala il sipario su Di Pietro. ‘Ho sbagliato, ora devo riflettere'. Un'alleanza a rischio e Tonino scompare di scena" (Repubblica, p. 16). Infine, per il carrello dei trombati, "L''impresentabile' Razzi preferito a Paola Concia. Le lacrime della deputata uscente del Pd sconfitta in Abruzzo: ‘Questa è la democrazia'" (Corriere, p. 8). Democrazie delle figuracce. A proposito, torna in Parlamento anche Scilipoti. Qui, non ci sono parole. A meno che di iniziare una complessa dissertazione sul suffragio universale.

3 - NON SI DOVEVA VOTARE?
Un popolo di minorenni si è recato alle urne e ha fatto il solito casino. Così adesso arrivano le prime rampogne dall'estero. "Borse in altalena insieme al voto poi la frenata per l'ingovernabilità. Spread oltre quota 290, euro a picco. Preoccupazione a Wall Street che perde l'1,5%" (Repubblica, p. 18). "Allarme rosso nelle cancellerie europee. ‘Non possiamo permetterci questa paralisi'. E domani Kerry sarà a Roma: sul tavolo anche il caso-Italia" (p. 19). Per il Corriere, "L'Italia adesso rischia il blocco'. Cohn-Bendit: punita l'austerità. Dalla Frankfurter allo spagnolo El Pais, i timori dall'estero" (Corriere, p. 26).

4 - MA FACCE RIDE!
"Cuba, per il dopo Castro si aspetterà fino al 2018. Raul annuncia che lascerà il potere a fine mandato" (Corriere, p. 37).

5 - ALI BUCATE
Continuano le avvincenti avventure dei Capitani Coraggiosi di Passera e Berlusconi. "Alitalia: via Ragnetti, poteri a Colaninno. L'interim al presidente. Nel 2012 il rosso cresce a 280 milioni. I ricavi a 3,6 miliardi (+3,3%). L'indebitamento finanziario sale da 854 milioni a oltre un miliardo" (Corriere, p. 53). Sulla Stampa: "L'ad Ragnetti lascia il timone di Alitalia. Il rosso nel 2012 quadruplica a 280 milioni, ma nell'ultimo trimestre c'è il pareggio operativo" (p. 42).

6 - CUCU' LASETTETE
Franco Bernabebè si fa intervistare dal Corriere e spiega perché Telecom ha detto no allo Scarparo a pallini. "La7, da Cairo l'offerta migliore. Banda larga? Politiche di sostegno. ‘Ho proposto io la vendita dell'emittente. Della Valle fuori tempo massimo. Bernabè: all'industria delle telecomunicazioni servono interventi pubblici" (p. 51). Ok, Della Valle era fuori tempo massimo, ma intanto ha fatto sapere (a Cairo) che lui c'è.

7 - ULTIME DA UN POST-PAESE
"Maradona sfida il fisco: ‘Intervenga Napolitano'. Diego in Italia dopo otto anni: non sono un evasore. E a Napoli i tifosi lo acclamano" (Repubblica, p. 36). Poi uno si interroga sulla rimonta di Berlusconi.

 

Giorgio Napolitano PIERLUIGI BERSANI CON LA BANDIERA DEL PD BEPPE GRILLO IN PIAZZA CASTELLO A TORINOMONTI STEFANO FASSINAantonio ingroia GRILLO E CASALEGGIOFini e Bocchino davanti ai fotografi ANTONIO DI PIETRO - ITALIA DEI VALORIPaola Concia

Ultimi Dagoreport

adriano galliani helga costa

DAGOREPORT - SI ALLUNGANO I SOSPETTI DI CONFLITTO DI INTERESSE SU ADRIANO GALLIANI, CANDIDATO ALLA PRESIDENZA DELLA FIGC CONTRO MALAGO’: NON C’E’ SOLO LA GRANA DEL FIGLIO GIANLUCA, AZIONISTA DI UNA TECH COMPANY CHE FA CONCORRENZA ALLA LEGA SERIE A SUL FANTACALCIO. C’E’ ANCHE IL NODO DEL FIGLIO DELLA MOGLIE HELGA COSTA, ALAN RODRIGUEZ, CHE FA IL PROCURATORE SPORTIVO NELLA SCUDERIA DI BEPPE RISO (CHE HA CONCLUSO IN QUESTI ANNI DIVERSI AFFARI CON GALLIANI) - COME SI METTE L’EX BRACCIO DESTRO DI BERLUSCONI RISPETTO ALL’ARTICOLO 29 DELLO STATUTO FIGC CHE PARLA DI INCOMPATIBILITA’ IN CASO DI CONFLITTO DI INTERESSI? LA GIUSTIZIA SPORTIVA NON HA NULLA DA RILEVARE?

leonardo maria del vecchio fedez selvaggia lucarelli fedez

DAGOREPORT – DIETRO ALL’OPA (FALLITA) DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO SUL “FATTO QUOTIDIANO”, C’È FORSE LO ZAMPONE DI FEDEZ? – L’EX MARITO DI CHIARA FERRAGNI VEDE NEL QUOTIDIANO DI TRAVAGLIO, E NELLA FIRMA DI SELVAGGIA LUCARELLI, UN NEMICO DA ABBATTERE: SOGNA DI DIVENTARE UN MAGNATE DELL’EDITORIA (VUOLE TRASFORMARE IL SUO "PULP PODCAST" IN UNA TESTATA GIORNALISTICA) E CONTROLLARE LA “NARRAZIONE” SULLE SUE GESTA (DAGLI AFFARI ALLE RISSE IN DISCOTECA) – IL RAPPORTO CON "LENNY" DEL VECCHIO È CONSOLIDATO. E LA SOCIETÀ DI FEDEZ, “DOOM”, SAREBBE ANCHE DIETRO LO SBARCO DI LMDV SU “X” 

daniele piervincenzi paolo corsini

DAGO-“REPORT” FLASH! - A UNA SETTIMANA DALL'INIZIO DEL “REPORT” DE-RANUCCIZZATO, PARE CHE DANIELE PIERVINCENZI NON ABBIA ANCORA CAPITO CHE A LUI SPETTERÀ CONDURRE LA PARTE MENO CENTRALE, EX “LAB”, ORA “REPORT PLAY”, CON PREGEVOLI INCHIESTE SU TARTUFI E MICROPLASTICHE – GLI “ADDETTI AI LIVORI” DELLA REDAZIONE RACCONTANO CHE, DURANTE LE PROVE, L’EX RUGBISTA CHIEDE IN CONTINUAZIONE: "COME VADO?". PERCHÉ IL DIRETTORE DEGLI APPROFONDIMENTI RAI, PAOLO CORSINI, EX COMPAGNO DI SQUADRA DI PIERVINCENZI NELLA “PRIMAVERA RUGBY”, MOLTO PRESENTE NEGLI STUDI DURANTE LE REGISTRAZIONI, NON COMUNICA A DANIELONE IL SUO RUOLO EFFETTIVO?

elezioni israele isaac herzog netanyahu eisenkot

DAGOREPORT – IN ISRAELE, DOPO LE ELEZIONI, CI SONO SOLO TRE SCENARI PLAUSIBILI: UN GOVERNO DI UNITÀ NAZIONALE, UN ACCORDO DELL’OPPOSIZIONE CON GLI ARABI O NUOVE ELEZIONI – UNA GRANDE COALIZIONE È IL SOGNO DEL PRESIDENTE HERZOG E DEGLI STATI UNITI: PERMETTEREBBE DI RIMUOVERE QUEI MEZZI CRIMINALI ESTREMISTI DI BEN GVIR E SMOTRICH, CHE OSTACOLANO IL PIANO DI TRUMP PER GAZA E ROMPONO IL CAZZO IN CISGIORDANIA. MA EISENKOT ESIGE CHE “BIBI” NON SIA PREMIER, E PER ACCONTENTARLO, HERZOG DOVREBBE CONCEDERE LA GRAZIA AL PREMIER – L’ACCORDO CON LE LISTE ARABE È COMPLICATO: NESSUNO SI VUOLE ACCOLLARE IL RISCHIO DI GOVERNARE CON I MUSULMANI – UN RITORNO ALLE URNE SAREBBE UN REGALO PER “BIBI” – LA POSSIBILE NUOVA ESCALATION IN IRAN E LA PAURA DI EISENKOT DI FINIRE TRITURATO DA QUEL VECCHIO VOLPONE DI NETANYAHU, CHE HA GOVERNATO 19 DEGLI ULTIMI 30 ANNI...

marina pier silvio berlusconi soldi profitti denaro

FLASH – MARINA O “MARETTA”? SEMBRA CHE STIA MONTANDO UN PO' DI TENSIONE TRA I FRATELLI BERLUSCONI - MARINA, CHE IN QUANTO PRESIDENTE DI FININVEST È LA CAPA DI “PIER DUDI”, È PREOCCUPATA DAL FUTURO ECONOMICO DI MEDIASET. E NON SOLO PER L'IMPERO ITALIANO: TEME CHE L’ACQUISIZIONE DI PIER SILVIO DELLA TV TEDESCA PROSIEBENSAT SIA STATA UNA MOSSA  AZZARDATA E CHE POSSA METTERE A RISCHIO LA TENUTA DEI CONTI DEL BISCIONE - (A COLOGNO ANCORA SCOTTA IL RICORDO DEI 900 MILIONI DI EURO BUTTATI NEI DIRITTI TV E IL FLOP DI MEDIASET PREMIUM, CHE STAVANO PER FAR SCHIOPPARE L’AZIENDA...)