elliott singer scaroni berlusconi

CHI C’È DIETRO L’ASSALTO DI ELLIOTT A TIM - SCARONI, CATRICALÀ, DAL PINO E ROCCO SABELLI: IL LUPO PAUL SINGER SCHIERA L’ARTIGLIERIA PESANTE PER METTERE BOLLORÉ IN MINORANZA ALL'ASSEMBLEA DEI SOCI IL 24 APRILE, PER IMPEDIRGLI DI ESPRIMERE PRESIDENTE E AD - L'OBIETTIVO: TRASFORMARE TIM IN UNA PUBLIC COMPANY E RIVENDERE I TITOLI QUANDO SARANNO CRESCIUTI - UN BOLLORÉ INDEBOLITO SARÀ UN AVVERSARIO PIÙ FACILE PER BERLUSCONI, COSTRETTO A TRATTARE SU MEDIASET

  1. ASSALTO A TIM: ORA SILVIO TIFA PER ELLIOT CHE SFIDA BOLLORÉ

Estratto dall’articolo di Stefano Feltri e Carlo Tecce per ‘il Fatto Quotidiano

 

(…)

 

SCARONI BERLUSCONI 1

Elliot compra, sfratta Bolloré, trasforma l' azienda in una public company all' americana senza alcun socio-padrone e rivende quando il titolo sarà salito: questo è il piano.

 

(…)

 

Elliot è un fondo americano, molto attivo in Italia e tangente a tutto il mondo berlusconiano: ha finanziato con 300 milioni Yonghong Li, acquirente del Milan da Berlusconi. E poiché il misterioso finanziere cinese è in difficoltà, Elliot rileverà la squadra, dove ha già messo in cda un suo uomo, l' ex ad dell' Eni, Paolo Scaroni, imputato per corruzione internazionale e oggi vicepresidente della banca Rothschild.

 

paul singer fondo elliott

Anche le mosse di Elliot su Tim si reggono su uomini che, come Scaroni, sono di area di centrodestra e stimati da Berlusconi: a occuparsi delle pratiche sul golden power c' è Antonio Catricalà, ex viceministro dello Sviluppo e sottosegretario a Palazzo Chigi, con la giurista Luisa Torchia. Secondo fonti vicine al dossier, Elliot avrebbe già in programma di mettere in cda di Tim lo stesso Scaroni e Paolo Dal Pino, che già dieci anni fa ha mancato di poco la poltrona di ad Telecom. Advisor dell' operazione è la società di consulenza Vitale & C.

 

Poiché è ragionevole pensare che Elliot abbia già coalizzato un fronte anti-francese, Bolloré e Vivendi saranno messi in minoranza all' assemblea dei soci il 24 aprile e non potranno più esprimere presidente e ad, oggi manager Vivendi, Arnauld de Puyfontaine e l' israeliano Amos Genish.

vincent bollore

 

Indebolito anche dall' ostilità in Francia della presidenza di Emmanuel Macron, un Bolloré dimezzato sarà un avversario molto più agevole per Berlusconi. Il finanziere bretone sarà costretto a trattare, ma non più da una posizione di forza: nel bilancio di Vivendi le azioni di Tim sono in carico con un prezzo di acquisto medio di 1,1 euro mentre in Borsa valgono 0,77 centesimi, nonostante il rialzo del 6 per cento ieri.

 

(…)

 

  1. DAL PINO E SABELLI

Estratto dall’articolo di Rosario Dimito per ‘Il Messaggero

 

PAOLO DAL PINO

In base allo statuto, Elliott potrà chiedere l' integrazione dell' ordine del giorno entro 30 giorni; dato che i termini per presentare una propria lista per il nuovo cda prevedono invece 40 giorni, entro il 15 marzo si saprà chi sarà chiamato, nelle intenzioni del fondo Usa, a dare la scossa all' ex incumbent. Secondo quanto risulta al Messaggero, il candidato ceo sarebbe Paolo Dal Pino, profondo conoscitore di Tim avendone guidato le attività in Brasile ed ex ceo di Wind; nella squadra come presidente anche Rocco Sabelli, già ceo del gruppo al tempo di Roberto Colaninno, e Paolo Scaroni, storicamente vicino al fondo statunitense.

 

 

  1. IL FONDO AVVOLTOIO DI SINGER
  2. Gianluca Paolucci per la Stampa

 

La domanda che ieri circolava più insistentemente sulla chat dei trader di Borsa era: dove si fermerà questa volta Elliott?

ROCCO SABELLI

 

La quota rastrellata dal fondo di Paul Singer per ora è di poco inferiore al 5% di azioni ordinarie, più un pacchetto di titoli di risparmio. Soglia che non fa scattare l' obbligo di comunicazione, ma il fondo ha tenuto comunque a far sapere, dopo le indiscrezioni di Bloomberg nella notte di ieri, di aver studiato per mesi il dossier Tim, spendendo «tempo e risorse significative».

 

Guardando alla storia del fondo, che ha 34 miliardi di asset in gestione, questa affermazione sembra preparare a una vera e propria offensiva di quelle che hanno reso celebre Elliott e ancora più ricchi i suoi sottoscrittori. Anche a costo di aspettare anni e investire in avvocati quanto in titoli.

 

Il caso più clamoroso è quello dei bond argentini, rastrellati a prezzi stracciati dopo il default di Buenos Aires del 2001 e che - dopo quindici anni e una lunga serie di battaglie legali - hanno reso 2,4 miliardi di dollari, quasi quattro volte l' investimento iniziale. Nel 2016 ha dato l' assalto a Samsung, chiedendo una serie di azioni tra le quali una profonda revisione della governance del colosso coreano della telefonia. Alcune delle richieste - compreso un aumento dei dividendi - sono state accolte. E il titolo nel frattempo è salito di circa il 50%.

yonghong li

 

In Italia Elliott si è guadagnato i titoli dei giornali per il finanziamento di Li Yonghong, che senza i 300 milioni di Singer non avrebbe potuto chiudere l' affare. Per averli, Li paga quasi 35 milioni all' anno, pari a un interesse dell' 11,5% e ha dovuto dare in pegno l' intero capitale della società che lui ha comprato da Fininvest valorizzandola 740 milioni di euro. Se va bene, Elliott guadagna un bel po' di soldi. Se va male e Li non paga, si prende con 300 milioni tutto il Milan.

 

Meno mediatico il caso di Ansaldo Sts, che vede il fondo contrapposto a Hitachi. Il sospetto è quello di una vendita non proprio limpida da parte di Finmeccanica al gruppo giapponese. In attesa che la questione venga risolta nelle aule di tribunale, Elliott ha rastrellato il 30% e bloccato il delisting della società italiana. Sempre in Italia è presenta anche nella ricca partita dei crediti deteriorati delle banche, con una partecipazione nel Credito fondiario.

AMOS GENISH

 

Poca cosa, rispetto all' altra grande battaglia che vede da mesi impegnato Elliott: l' assolto al più grande operatore minerario del mondo, l' australiano Bhp Billton. La modalità è pressoché identica da Ansaldo a Bhp: viene individuata una società con quotazioni insoddisfacenti e preme per ottenere cambi strategia, blocco di operazioni straordinarie cambi di manager. Fondo «attivista» - come si presenta - o «avvoltoio» - come lo definiscono i suoi detrattori poco conta.

 

bhp_billiton

Quello che conta è che quando Elliott scommette sulla crescita di un titolo di solito ci guadagna un sacco di soldi. Se per di più ci tiene a sottolineare di aver studiato la società «per mesi» e spendendoci tempo e denaro, per Tim e per il suo socio Vivendi si preparano tempi piuttosto intensi.

 

 

 

 

Ultimi Dagoreport

giorgia meloni giovanbattista fazzolari sergio mattarella

DAGOREPORT – COME MAI NEGLI ULTIMI TEMPI È DIVAMPATO UN AMOUR FOU DI MELONI E FAZZOLARI PER MATTARELLA? LE LODI DELLA STATISTA DELLA SGARBATELLA PER IL DISCORSO DI FINE ANNO VENGONO INFIOCCHETTATE (“UN GRANDE CHE CI UNIFICA”) DAL “GENIO” DI PALAZZO CHIGI – DAL PREMIERATO ALLA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE, NON SI CONTANO I MOTIVI DI ASPRO ATTRITO TRA L'ARMATA BRANCA-MELONI E IL COLLE. MA, ALLA FINE, MELONI E FAZZOLARI SI SONO RESI CONTO CHE LA POPOLARITÀ CHE INCONTRA SERGIONE È TALE CHE È MASOCHISTICO SCHIERARSI CONTRO – ESSI’: LA GIORGIA E IL GIOVANBATTISTA SONO SCALTRI NELLA GESTIONE DEL POTERE. QUANDO SI TROVANO DAVANTI A UN OSTACOLO DURO DA SUPERARE, RICORRONO AL SAGGIO DEMOCRISTIANESIMO ANDREOTTIANO: IL NEMICO NON SI COMBATTE MA SI COMPRA O SI SEDUCE...

dagospia 25 anni

DAGOSPIA, 25 ANNI A FIL DI RETE - “UNA MATTINA DEL 22 MAGGIO 2000, ALL’ALBA DEL NUOVO SECOLO, SI È AFFACCIATO SUI COMPUTER QUESTO SITO SANTO E DANNATO - FINALMENTE LIBERO DA PADRONI E PADRINI, TRA MASSACRO E PROFANO, SENZA OGNI CONFORMISMO, HAI POTUTO RAGGIUNGERE IL NIRVANA DIGITALE CON LA TITOLAZIONE, BEFFARDA, IRRIDENTE A VOLTE SFACCIATA AL LIMITE DELLA TRASH. ADDIO AL “POLITICHESE”, ALLA RETORICA DEL PALAZZO VOLUTAMENTE INCOMPRENSIBILE MA ANCORA DI MODA NEGLI EX GIORNALONI - “ET VOILÀ”, OSSERVAVA IL VENERATO MAESTRO, EDMONDO BERSELLI: “IL SITO SI TRASFORMA IN UN NETWORK DOVE NEL GIOCO DURO FINISCONO MANAGER, BANCHIERI, DIRETTORI DI GIORNALI. SBOCCIANO I POTERI MARCI. D’INCANTO TUTTI I PROTAGONISTI DELLA NOSTRA SOCIETÀ CONTEMPORANEA ESISTONO IN QUANTO FIGURINE DI DAGOSPIA. UN GIOCO DI PRESTIGIO…”

nando pagnoncelli elly schlein giorgia meloni

DAGOREPORT - SE GIORGIA MELONI  HA UN GRADIMENTO COSÌ STABILE, DOPO TRE ANNI DI GOVERNO, NONOSTANTE L'INFLAZIONE E LE MOLTE PROMESSE NON MANTENUTE, È TUTTO MERITO DELLO SCARSISSIMO APPEAL DI ELLY SCHLEIN - IL SONDAGGIONE DI PAGNONCELLI CERTIFICA: MENTRE FRATELLI D'ITALIA TIENE, IL PD, PRINCIPALE PARTITO DI OPPOSIZIONE, CALA AL 21,3% - CON I SUOI BALLI SUL CARRO DEL GAYPRIDE E GLI SCIOPERI A TRAINO DELLA CGIL PER LA PALESTINA, LA MIRACOLATA CON TRE PASSAPORTI E UNA FIDANZATA FA SCAPPARE L'ELETTORATO MODERATO (IL 28,4% DI ITALIANI CHE VOTA FRATELLI D'ITALIA NON È FATTO SOLO DI NOSTALGICI DELLA FIAMMA COME LA RUSSA) - IN UN MONDO DOMINATO DALLA COMUNICAZIONE, "IO SO' GIORGIA", CHE CITA IL MERCANTE IN FIERA E INDOSSA MAGLIONI SIMPATICI PER NATALE, SEMBRA UNA "DER POPOLO", MENTRE ELLY RISULTA INDIGESTA COME UNA PEPERONATA - A PROPOSITO DI POPOLO: IL 41,8% DI CITTADINI CHE NON VA A VOTARE, COME SI COMPORTEREBBE CON UN LEADER DIVERSO ALL'OPPOSIZIONE?

giorgia meloni ignazio la russa

DAGOREPORT - LA RISSA CONTINUA DI LA RUSSA - L’ORGOGLIOSA  CELEBRAZIONE DELL’ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DEL MOVIMENTO SOCIALE, NUME TUTELARE DEI DELLE RADICI POST-FASCISTE DEI FRATELLINI D'ITALIA, DI SICURO NON AVRÀ FATTO UN GRANCHÉ PIACERE A SUA ALTEZZA, LA REGINA GIORGIA, CHE SI SBATTE COME UN MOULINEX IN EUROPA PER ENTRARE UN SANTO GIORNO NELLE GRAZIE DEMOCRISTIANE DI MERZ E URSULA VON DER LEYEN - DA MESI 'GNAZIO INTIGNA A FAR DISPETTI ALLE SORELLE MELONI CHE NON VOGLIONO METTERSI IN TESTA CHE A MILANO NON COMANDANO I FRATELLI D'ITALIA BENSI' I FRATELLI ROMANO E IGNAZIO LA RUSSA – DALLA SCALATA A MEDIOBANCA ALLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA, DAL CASO GAROFANI-QUIRINALE ALLO SVUOTA-CARCERI NATALIZIO, FINO A PROPORSI COME INTERMEDIARIO TRA I GIORNALISTI DI ‘’REPUBBLICA’’ E ‘’STAMPA’’ E IL MAGNATE GRECO IN NOME DELLA LIBERTÀ D’INFORMAZIONE – L’ULTIMO DISPETTUCCIO DI ‘GNAZIO-STRAZIO ALLA LADY MACBETH DEL COLLE OPPIO… - VIDEO

brunello cucinelli giorgia meloni giuseppe tornatore

A PROPOSITO DI…. TORNATORE – CRISI DEL CINEMA? MA QUALE CRISI! E DA REGISTA TAUMATURGO, NOBILITATO DA UN PREMIO OSCAR, CIAK!, È PASSATO A PETTINARE IL CASHMERE DELLE PECORE DEL SARTO-CESAREO CUCINELLI - MICA UN CAROSELLO DA QUATTRO SOLDI IL SUO “BRUNELLO IL VISIONARIO GARBATO”. NO, MEGA PRODUZIONE CON UN BUDGET DI 10 MILIONI, DISTRIBUITO NELLE SALE DA RAI CINEMA, ALLIETATO DAL MINISTERO DELLA CULTURA CON TAX CREDIT DI 4 MILIONCINI (ALLA FINE PAGA SEMPRE PURE PANTALONE) E DA UN PARTY A CINECITTA' BENEDETTO DALLA PRESENZA DI GIORGIA MELONI E MARIO DRAGHI - ET VOILÀ, ECCO A VOI SUI GRANDI SCHERMI IL “QUO VADIS” DELLA PUBBLICITÀ (OCCULTA) SPACCIATO PER FILM D’AUTORE - DAL CINEPANETTONE AL CINESPOTTONE, NASCE UN NUOVO GENERE, E LA CRISI DELLA SETTIMA ARTE NON C’È PIÙ. PER PEPPUCCIO TORNATORE, VECCHIO O NUOVO, È SEMPRE CINEMA PARADISO…