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LA GERMANIA NON È IMMUNE AI VIZIETTI – IL PAESE FA I CONTI CON LA PARMALAT DI CASA SUA: LA WIRECARD, SOCIETÀ DI PAGAMENTI ELETTRONICI, TRAVOLTA DALLO SCANDALO DEI CONTI FANTASMA NELLE FILIPPINE - ALL'APPELLO MANCANO BEN 1,9 MILIARDI DI EURO, CIRCA UN QUARTO DEL BILANCIO SOCIETARIO – ARRESTATO L'EX AD MARKUS BRAUN, DEFINITO LO “STEVE JOBS TEDESCO” - UNA COLOSSALE FRODE CONTABILE CHE HA COSTRETTO A…

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1. Arrestato ex Ceo della tedesca Wirecard dopo la colossale frode contabile

Da "www.huffingtonpost.it"

È stato arrestato Markus Braun, l’ex amministratore delegato di Wirecard al centro di uno scandalo che sta scuotendo gli ambienti finanziari tedeschi. Il 19 giugno Braun, conosciuto anche come lo “Steve Jobs” tedesco, si era dimesso dopo che la società fintech ha rivelato nei suoi conti un ammanco di 1,9 miliardi di euro.

 

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Questa cifra, che si pensava fosse custodita in due istituti bancari delle Filippine, in realtà non esiste. Si tratta di una colossale frode contabile in quanto la società avrebbe esibito nei bilanci una presunta montagna di liquidità.

Le indagini in corso mostrano che “la condotta dell’accusato giustifica il sospetto di una presentazione imprecisa e di una manipolazione del mercato”, ha dichiarato il pubblico ministero di Monaco di Baviera.

 

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2. Il tracollo della star Wirecard «Una vergogna per la Germania»

Lo scandalo dei conti fantasma, spariti 1,9 miliardi. Nuovo tonfo in Borsa (-44%)

Giuliana Ferraino per il "Corriere Della Sera"

 

Nuove tecnologie, vecchi vizi. E la Germania, alle prese con uno scandalo finanziario miliardario, è costretta a fare i conti con la Parmalat di casa sua. Wirecard, la fintech di Monaco di Baviera specializzata nei pagamenti elettronici, ieri ha ammesso dopo aver quasi azzerato la sua capitalizzazione di mercato nelle ultime 3 sedute di contrattazione in Borsa a Francoforte, che «molto probabilmente» i fondi che si supponeva fossero in conti fiduciari in due banche nelle Filippine «non esistono», lasciando intuire un buco in bilancio da 1,9 miliardi.

 

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Lo scandalo ha spinto a scendere in campo perfino il governatore della banca centrale filippina, che ha dichiarato che «i soldi mancanti non sono mai entrato nel sistema finanziario delle Filippine». Alla fine Wirecard ha ceduto davanti all'ipotesi sempre più concreta di frode e ha ritirato il bilancio 2019, che il revisore Ey non aveva voluto firmare, scatenando il crollo in Borsa la settimana scorsa, con un crollo di oltre l'80% tra giovedì e venerdì, quando il ceo Markus Brown, primo azionista con il 7%, ha annunciato le dimissioni. La società bavarese ha ritirato anche i conti preliminari del primo trimestre di quest' anno, la stima dell'Ebitda per l'intero esercizio e la guidance al 2025 su volume delle transazioni, ricavi ed ebitda.

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Felix Hutfeld, presidente di BaFin, la Consob tedesca, ha definito il caso «un disastro completo e una vergogna per la Germania». Ma lo scandalo si allunga alla stessa BaFin, accusata di aver sempre respinto come speculazioni le voci crescenti su presunte pratiche illecite della fintech, sulle quali aveva acceso un faro un'inchiesta del Financial Times, cominciata fin dal febbraio 2019 sulle sue operazioni in Asia. Come spesso accade, il tempismo dei controllori non coincide sempre è sempre perfetto, così Moody' s solo ieri ha ritirato il rating di Wirecard, mentre la polizia di Monaco ha lanciato un'investigazione criminale.

 

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Il problema è «serio e riguarderà tutti noi», ha ammesso Christian Sewing, ceo di Deutsche Bank, la prima banca tedesca, intervenendo al Financial Summit di Francoforte. Lo scandalo mette a dura prova la fiducia dei risparmiatori. E la difesa del ministro dell'Economia, Olaf Scholz, che si è affrettato ad assolvere le autorità di controllo, affermando che hanno «fatto il loro lavoro», non basta a tranquillizzare gli investitori. Ieri il titolo è precipitato di nuovo in Borsa, perdendo un altro 44%, a 14,35%.

 

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E' un tonfo senza precedenti rispetto al record di 158,85 euro toccato nell'ultimo anno dalle azioni, dopo il volo messo a segno tra l'inizio del 2017 e l'estate 2018, quando il titolo Wirecard è quasi quintuplicato e gli analisti all'unanimità scommettevano su ulteriori aumenti di prezzo. Nel frattempo la capitalizzazione si è ridotta a 1,78 miliardi, dai 17 miliardi di inizio 2019, che l'avevano portata agli stessi valori di Deutsche Bank, il primo gruppo bancario costretto a una drastica ristrutturazione dopo essere finito al centro di innumerevoli scandali.

 

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Il bond da 500 milioni invece scambia al 27% del valore nominale. Fondata nel 1999 per gestire le transazioni per l'industria del porno e dei giochi online, Wirecard è diventata uno dei principali operatori non solo in Germania, ma anche in Asia e in Nord America, dove è entrata nel 2016 rilevando il servizio di carte prepagate di Citigroup. Il suo mestiere: garantire i pagamenti per le transazioni effettuate online da società, incassando un premio per il rischio. All'apice del successo, nel settembre 2018 aveva scalzato dall'indice Dax la Commerzbank, seconda banca in Germania con 150 anni di storia.

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