RCS SOS - ‘’LE BANCHE CONCEDONO AD UN'AZIENDA DECOTTA 575 MILIONI DI EURO E LASCIANO A SECCO MIGLIAIA DI IMPRENDITORI!”

1. MAIL
Ma non é una roba matti che concedono ad un'azienda decotta 575 milioni di euro e lascino a secco migliaia di imprenditori!!!!!

Dago grida allo schifo.
A presto

2. ACCORDO CON LE BANCHE CREDITRICI PER RINEGOZIARE IL DEBITO
Da "repubblica.it"

Rcs ha raggiunto l'accordo con le banche creditrici per la rinegoziazione del debito in scadenza a fine anno siglando un finanziamento ('term sheet') per 575 milioni di euro, spalmato su tre linee di credito, con Mediobanca, Unicredit, Intesa, Ubi, Bnl e Bpm. Con l'importante traguardo raggiunto, appreso dall'ANSA da fonti finanziarie, la società si avvia così a riunire domani pomeriggio a Milano il consiglio di amministrazione che dovrà chiudere quindi i lavori sul piano di rilancio e il previsto aumento di capitale da 400 milioni, approvando il bilancio 2012.

Secondo quanto anticipato dal gruppo del Corriere, le trattative riguardavano una linea di credito con scadenza a tre anni, da rimborsare utilizzando parte dei proventi da cessioni, una linea di credito con scadenza finale a cinque anni e un periodo di preammortamento di tre anni e, infine, una linea di credito cosiddetta 'revolving' a cinque anni. Sulla trattativa, dopo la prima importante svolta al vertice tra soci e banche venerdì 5 aprile, la situazione si è definitivamente sbloccata questo mercoledì, quando anche Unicredit ha accettato di sedersi al tavolo della trattativa su tutte e tre le linee e non solo su quella a breve.

Dopo le adesioni da otto soci sui dodici del patto, pronti a farsi carico almeno del 44% dell'aumento di capitale, mancano all'appello il primo azionista Giuseppe Rotelli (16,5%) e Diego Della Valle (8,7%). Entrambi avrebbero scelto di non rispondere all'invito del presidente della società, Angelo Provasoli, di dare un'indicazione sull'adesione o meno all'operazione. L'imprenditore della Tod's in particolare potrebbe non partecipare all'aumento. Si tratterà poi di vedere però se i termini dell'emissione non riapriranno comunque i giochi.

Raggiunto l'accordo sul debito dovrebbero essere andati a posto anche i tasselli sul paracadute che si aprirà dalle banche per quella parte di aumento di capitale che non dovesse venir sottoscritta dai soci o dal mercato. Gli istituti sarebbero pronti a sostenere fino a metà dell'importo - stando alle attese degli ultimi giorni - con un intervento atteso pro quota rispetto alle singole esposizioni, con Unicredit intenzionata a chiamarsi fuori e Intesa che a quel punto sarebbe chiamata a uno sforzo maggiore.

Stanno procedendo poi anche nel weekend le trattative tra il comitato di redazione del Corriere della Sera e i rappresentanti aziendali sulla piattaforma presentata dai giornalisti come controproposta ai 110 esuberi previsti dall'azienda. Intanto il Cdr della divisione Periodici è intervenuto lamentando la chiusura da parte della società alla trattativa sulle dieci testate di cui è annunciata la vendita o chiusura: "Proseguire lungo la strada delle cessioni - ha detto il Cdr - non solo determinerebbe un oggettivo impoverimento anche economico del valore del gruppo", ma significherebbe anche "bruciare inspiegabilmente una parte importante dell'aumento di capitale", se è vero che l'azienda ha previsto una "dote milionaria per attirare l'attenzione di potenziali acquirenti".

Il gruppo ha anticipato già il 27 marzo di aver chiuso l'esercizio con ricavi per 1.598 milioni (-14%), con un margine operativo lordo in calo del 62% a 61 milioni prima delle voci non ricorrenti e a 1,3 milioni (dai 142 milioni del 2011) a valle degli oneri e dei proventi non ricorrenti.

L'indebitamento finanziario netto è migliorato a 846 milioni (era 875,6 milioni a fine settembre, a 981,7 milioni a fine 2011). Il Cda della società domani pomeriggio alzerà così il velo sul risultato netto dell'esercizio, dopo le perdite per 380,5 milioni già raggiunte a fine settembre, dopo 300,9 milioni di svalutazioni dei Quotidiani in Spagna (-25,5 milioni il risultato 2011).

Sempre a fine marzo Rcs aveva annunciato il permanere dello squilibrio finanziario che impone comunque un rafforzamento patrimoniale prospettando un aumento per almeno 400 milioni da realizzarsi entro luglio e per altri 200 milioni da decidersi entro il 2015.

 

Federico Ghizzoni Unicredit TORRE UNICREDITGIUSEPPE ROTELLIDELLA VALLE E MONTEZEMOLO Angelo ProvasoliANGELO PROVASOLI MARIO MONTI E IL CARDINALE TETTAMANZI

Ultimi Dagoreport

donald trump emmanuel macron charles kushner

DAGOREPORT – NEL SUO DELIRIO PSICHIATRICO, DONALD TRUMP STAREBBE PENSANDO DI NON PARTECIPARE AL G7 DI EVIAN, IN FRANCIA, A GIUGNO. SAREBBE UNA RITORSIONE PER L'AMMONIMENTO DATO DA PARIGI ALL’AMBASCIATORE AMERICANO, CHARLES KUSHNER (CHE DEL TYCOON E' IL CONSUOCERO), COLPEVOLE DI AVER DISERTATO UN INCONTRO CON IL MINISTRO DEGLI ESTERI, BARROT, PER FORNIRE SPIEGAZIONI SUI COMMENTI FATTI DALL'AMMINISTRAZIONE AMERICANA SULLA MORTE DEL MILITANTE DI DESTRA, QUENTIN DERANQUE - ANCHE GIORGIA MELONI HA IMBASTITO UNA GUERRA DIPLOMATICA CON MACRON PER LO STESSO MOTIVO. È UNA COINCIDENZA O C’È UNA STRATEGIA COMUNE TRA LA DUCETTA E TRUMP?

giorgia meloni elly schlein giuseppe conte antonio tajani matteo salvini

DAGOREPORT - LA LEGGE ELETTORALE BY MELONI-FAZZO È PRONTA E C’È UNA SORPRESA: SECONDO RUMORS RACCOLTI DA DAGOSPIA, LA RIFORMA NON PREVEDEREBBE IL NOME DEL PREMIER SUL SIMBOLO ELETTORALE, COME INVECE SOGNAVA LA SORA GIORGIA (AVENDO FALLITO IL PREMIERATO, “MADRE DI TUTTE LE RIFORME”, PROVAVA A INTRODURLO DI FATTO) – FORZA ITALIA E LEGA HANNO FATTO LE BARRICATE, E LA DUCETTA HA DOVUTO TROVARE UN COMPROMESSO - MA TUTTO CIO'  NON TOGLIE DALLA TESTA DI GIUSEPPE CONTE, DALL'ALTO DI ESSERE STATO DUE VOLTE PREMIER, LA FISSA DELLE PRIMARIE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO PREMIER DEL CENTROSINISTRA UNITO - ALL'INTERNO DI UN PARTITO, LE PRIMARIE CI STANNO; PER LE COALIZIONI VIGE INVECE IL PRINCIPIO DEL PARTITO CHE OTTIENE PIU' VOTI (VALE A DIRE: IL PD GUIDATO DA ELLY SCHLEIN) - NEL "CAMPOLARGO" INVECE DI CIANCIARE DI PRIMARIE, PENSASSERO PIUTTOSTO A TROVARE I VOTI NECESSARI PER RISPEDIRE A CASA I “CAMERATI D'ITALIA” DELL’ARMATA BRANCA-MELONI…

2026rinascita rinascita goffredo bettini massimo dalema elly schlein nicola fratoianni andrea orlando roberto gualtieri

DAGOREPORT - SINISTRATI, NATI PER PERDERE: INVECE DI CORRERE A DAR VITA A UNA COALIZIONE DELLE VARIE ANIME DEL CENTROSINISTRA, PROPONENDO UN'ALTERNATIVA A UN ELETTORATO DISGUSTATO DALLA DERIVA AUTORITARIA DELL'ARMATA BRANCA-MELONI ALLE PROSSIME POLITICHE DEL 2027, I SINISTRATI CONTINUANO A FARSI MALE E CIANCIANO DI PRIMARIE – ALL'APERITIVO ORGANIZZATO PER LA NUOVA "RINASCITA" DI GOFFREDONE BETTINI, IMPERA L'EGOLATRIA DI SCHLEIN E CONTE: VOGLIONO BATTAGLIARE COL COLTELLO TRA I DENTI, DI GAZEBO IN GAZEBO, PER CHI SARA' IL CANDIDATO A PALAZZO CHIGI, CONFERMANDO LO STATO DI UN CENTROSINISTRA DIVISO E LITIGIOSO – NON SAREBBE MEGLIO ACCORDARSI PRIMA SU 4-5 PUNTI DI PROGRAMMA E, DOPO IL VOTO, NELLA REMOTA IPOTESI DI UNA VITTORIA, SEDERSI AL TAVOLO E SCEGLIERE IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO? CHE COMUNQUE, VIENE NOMINATO DA SERGIO MATTARELLA…

giorgia meloni magistratura giudici

DAGOREPORT – MALEDETTO IL GIORNO CHE E' STATO PROMOSSO 'STO CAZZO DI REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA! - GIORGIA MELONI E' FINITA IN UN CUL DE SAC, ATTANAGLIATA DALL'AMLETICO DUBBIO: METTERCI O NON METTERCI LA FACCIA? - DAVANTI ALLA CRESCENTE RIMONTA DEL "NO", LA DUCETTA SA DI ESSERE L’UNICA A POTER TRASCINARE AL VOTO GLI INDECISI, MA TEME IL CONTRACCOLPO. SE L'ELETTORATO MODERATO, CHE HA GONFIATO DI VOTI FDI FINO AL 30%, NON PARE GRADIRE PER NIENTE LA RISSA INSCENATA DAI NORDIO E APPLAUDE LA SAGGEZZA DEL CAPO DELLO STATO, SERGIO MATTARELLA, LA DESTRA EX MISSINA, GIUSTIZIALISTA PER DNA, STA CON I MAGISTRATI - E POI NON CONTERÀ SOLO CHI LA VINCE, MA SOPRATTUTTO IN QUALE MISURA SARA' LA VITTORIA: 40%? 50%? 60% - COMUNQUE VADA, IL RAPPORTO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI CON LA CASTA DEI MAGISTRATI SARA' PER SEMPRE COMPROMESSO - NORDIO E MANTOVANO POSSONO INVENTARSI TUTTE LE SEPARAZIONI DELLE CARRIERE E I CSM A SORTEGGIO CHE VOGLIONO MA FINCHE' SARA' IN VIGORE L'ART. 112 DELLA COSTITUZIONE, CHE IMPONE L’OBBLIGATORIETA' DELL’AZIONE PENALE, SARA' IMPOSSIBILE METTERE LA GIUSTIZIA SOTTO IL TALLONE DELLA POLITICA...