UNA RIFORMA FORMATO SINDACO – ECCO A COSA SERVE LA MADIA: A FARE UN DECRETO IN GLORIA DI RENZI: IL DECRETO CANCELLERÀ LA SUA CONDANNA DELLA CORTE DEI CONTI PER ASSUNZIONI “ALLEGRE”

1. RENZI PROVA A CANCELLARSI LA CONDANNA PER DECRETO 

Tommaso Rodano per “il Fatto Quotidiano”

 

   Un articolo “salva-Renzi”. Nel decreto legge Madia sulla pubblica amministrazione, c’è una norma che potrebbe risolvere i problemi del premier con la giustizia amministrativa. Ma da palazzo Chigi assicurando: “È un errore, la faremo sparire”. 

 

federico fabrettifederico fabretti

   Per spiegarla, serve un passo indietro. Tre anni fa l’attuale presidente del Consiglio è stato condannato in primo grado dalla Corte dei Conti di Firenze per danno erariale. La sentenza è del 4 agosto 2011: secondo i giudici contabili, quando era presidente della Provincia di Firenze (tra il 2004 e il 2009), Renzi è stato responsabile dell’assunzione irregolare di quattro persone nello staff della sua segreteria, con contratti a tempo determinato. 

 

   I quattro assunti (con chiamata diretta) sono stati inquadrati in una categoria contrattuale incompatibile con i loro curricula: nonostante non fossero laureati, sono entrati nella segreteria del presidente della Provincia con un contratto di categoria D invece che C. E quindi con stipendi eccessivi, rispetti al grado di preparazione. 

 

Di conseguenza è stato rilevato il danno erariale: la Corte dei Conti ha condannato in primo grado Renzi al risarcimento di 14 mila e 535 euro, il 30 per cento della cifra complessiva di circa 50 mila euro, divisa con gli altri 20 condannati (tra cui figura l’ultimo presidente della provincia di Firenze, Andrea Barducci). 

domenico braccialarghedomenico braccialarghe

 

In attesa della sentenza d’appello prevista in autunno, però, l’illecito amministrativo imputato a Renzi potrebbe essere cancellato grazie a una norma del governo. Nel testo del decreto legge Madia (“misure urgenti per l’efficientamento della pubblica amministrazione e per il sostegno dell’occupazione”), c’è un articolo tagliato su misura per i guai del premier. 

 

   L’articolo 12 della riforma (“Disposizioni sul personale delle regioni e degli enti locali”) introduce un paragrafo da aggiungere all’articolo 90 (secondo comma) del Testo Unico degli Enti Locali del 2000. Recita così: “In ragione della temporaneità e del carattere fiduciario del rapporto di lavoro si prescinde nell'attribuzione degli incarichi dal possesso di specifici titoli di studio o professionali per l'accesso alle corrispondenti qualifiche ed aree di riferimento”. Traduzione: con questa norma negli enti locali (comuni, province e regioni), le assunzioni a tempo determinato possono essere decise in modo discrezionale a prescindere dal percorso professionale e dal titolo di studio dei candidati. 

 

   Tra primo grado e appello, quindi, scomparirebbe la fattispecie che è costata la condanna amministrativa a Renzi. 

 

   Una condanna che il premier, ai tempi della sentenza, definì il frutto di una “ricostruzione fantasiosa e originale”. L’indagine nacque da una denuncia anonima sull’assunzione di Marco Carrai. L’“uomo-ombra” del renzismo, all’epoca ventinovenne, fu sistemato nella segreteria del presidente della provincia di Firenze, nonostante privo del diploma di laurea. Alla fine la nomina di Carrai non sarà ritenuta illegittima dai giudici, ma nel frattempo le indagini avevano fatto emergere le irregolarità in altri quattro contratti a tempo determinato. 

 

L’ex sindaco di Firenze esultò per il forte sconto della sentenza (un risarcimento di “soli” 50 mila euro a fronte degli oltre 2 milioni richiesti dalla procura) e attribuì ai funzionari della provincia la responsabilità delle assunzioni incriminate: “Non si tratta di amici e parenti – commentò Renzi – e se un dirigente ha sbagliato l’inquadramento ce ne assumeremo le responsabilità, ma è difficile accettare l’idea che siano gli amministratori e non i funzionari i responsabili di questi eventuali errori tecnici”. 

 

   Non c’è dubbio, in ogni caso, che un’eventuale conferma in appello della condanna della Corte dei Conti per il presidente del Consiglio sarebbe motivo di forte imbarazzo. 

   Da Palazzo Chigi garantiscono che non c’è nessun trucchetto e spiegano: il presunto aiutino a Renzi è presente solo nella bozza del decreto legge e verrà fatto scomparire dal testo definitivo della riforma del ministro Madia.

 

 

2. ARRIVA IL REGALO AGLI ENTI LOCALI: POTRANNO SCEGLIERSI I DIRIGENTI

Antonio Signorini per “il Giornale”

 

Se non venisse dal Fondo monetario internazionale, sembrerebbe uno sgambetto a Matteo Renzi. Ieri, proprio mentre il presidente del Consiglio e il suo ministro Marianna Madia cercavano di sconfiggere gli scetticismi sulla riforma della Pubblica amministrazione, presentandola come una rivoluzione, l'Fmi ha rilanciato chiedendo all'Italia uno sforzo di modernizzazione che nemmeno il premier rottamatore si può permettere: le gabbie salariali.

 

Gli ispettori del Fondo, che hanno appena terminato la loro missione per valutare lo stato della nostra economia, hanno lasciato in Italia un rapporto nel quale ci chiedono di «promuovere una maggiore flessibilità dei contratti collettivi nazionali». E fin qui è un auspicio tutto sommato accettabile che riguarda il privato. Poi, però, l'Fmi ha chiesto «la differenziazione dei salari pubblici a livello regionale» che «potrebbe contribuire a migliorare il legame tra produttività e salari nel settore privato».

 

Un tabù dal 1969 quando, sull'onda dell'autunno caldo, l'Italia abolì i salari differenziati per aree del paese sulla base del costo della vita. Adottarli oggi porterebbe inevitabilmente i pubblici dipendenti (è inapplicabile al privato) del Sud a guadagnare meno rispetto ai colleghi del Nord. Terreno scivolosissimo per la sinistra e persino per il governo Renzi, tanto che il ministro Pier Carlo Padoan è subito corso ai ripari derubricando l'indicazione a «vecchia proposta» del Fmi superata dalla riforma della Pa già approvata.

 

Riforma che sta suscitando sempre più dubbi. Ad esempio sulla dirigenza degli enti locali il decreto prevede un regalo governatori e sindaci e a quel che resta delle province: uno spoil system in stile Usa. Potranno scegliersi i dirigenti delle amministrazioni durante il loro mandato. Una manna per chi è sempre a caccia di consensi (e quindi di poltrone da distribuire) e di esecutori fedeli.

 

Ieri sera il testo definitivo ancora non c'era. La bollinatura è arrivata in tarda serata e gli uffici di Palazzo Chigi erano impegnati a fare le ultime limature al testo da consegnare al Quirinale. «Venerdì sera Renzi ha presentato in pompa magna la cosiddetta riforma della Pa. Siamo a martedì e di testi neanche l'ombra. Normale?» ha protestato Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, che domani terrà una contro-conferenza stampa per smontare, punto per punto, i provvedimenti del ministro Marianna Madia.

 

Il decreto - quindi il provvedimento che entrerà in vigore sicuramente - prevedere «che la copertura dei posti di responsabili dei servizi o degli uffici, di qualifiche dirigenziali o di alta specializzazione, possa avvenire mediante contratto a tempo determinato». Possibilità che esiste già oggi, a patto che i dirigenti a termine non siano più del 5% del totale. Il governo alza il limite al 30% «dei posti istituiti nella dotazione organica della medesima qualifica». 

 

Saranno selezionati da una commissione composta da «esperti di provata competenza nelle materie di selezione, scelti tra dirigenti dell'amministrazione, docenti e altri professionisti esterni», a patto che non siano politici o sindacalisti. Il limite per le Regioni e delle aziende del Servizio sanitario nazionale è fissato al 10%.

 

Chiaro l'obiettivo: allargare i vincoli sempre più stretti che i precedenti governi hanno messo alle autonomie locali su assunzioni e consulenze. Poi dare la possibilità ai politici locali di scegliersi i dirigenti. Sistema anglosassone che, nella versione italiana, rischia di diventare l'occasione per infornate senza controllo di dirigenti. 

 

E sempre a proposito degli annunci ad effetto ieri sera l'Ansa rilanciava la possibilità che entro la fine dell'anno si debbano rivedere i ticket sanitari con criteri più improntati al reddito, anche per le patologie croniche. Sarebbe questo l'orientamento del gruppo di lavoro sul patto per la salute, formato dal ministro Lorenzin, da otto assessori regionali e da un rappresentante del ministero dell'economia.

 

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