TOTO’ D’ARABIA - LO “SCEICCO” CHE VUOLE ENTRARE NELLA AS ROMA HA UN FRATELLO A NABLUS CHE VENDE CHINCAGLIERIA NEL BAZAR E DI ADNAN DICE: “HA RELAZIONI E CONOSCENZE CON I PRINCIPI SAUDITI” - NESSUNA NOTIZIA SUL PRESUNTO “TESORO DI FAMIGLIA” NEGLI STATI UNITI - NERVI A FIOR DI PELLE NEL CERCHIO TRAGICO DI QADDUMI: LICENZIATO IN TRONCO IL “CONSULENTE” GIGI MONCALVO DOPO LE CRITICHE A UNICREDIT E AGLI AMERICANI…

1 - IL FRATELLO DELLO «SCEICCO» VENDE COLLANINE NEL BAZAR
Davide Frattini per il "Corriere della Sera"

La bottega sta in uno dei vicoli più stretti del mercato, dodici metri quadri affollati di rosari islamici in plastica, accessori per narghilè, bastoni intarsiati, chitarre e oud, mini riproduzioni della moschea Al Aqsa a Gerusalemme, tabacco da rollare, collanine colorate, peluche. Dei quattro figli maschi solo Azzam è rimasto qui dove il padre ha passato le giornate, gli altri hanno lasciato Nablus e lo scompiglio della Città Vecchia.

Allam lavora in Arabia Saudita, Issam vive a Ramallah, Adnan si è infilato in una trattativa che comincia a ricordare le contrattazioni senza fine di questo bazar palestinese: è lui lo «sceicco» che proclama di voler entrare come socio nella Roma, che chiede di diventarne il vicepresidente e che ha fino al 14 marzo per dimostrare di poter sborsare almeno 50 milioni di euro.

La cifra non sembra sbalordire Azzam e i suoi vestiti impolverati, anche se non vede il fratello maggiore da una ventina d'anni. «Non è venuto al funerale di nostro padre, morto nel 1990, perché gli israeliani avevano imposto il coprifuoco in città. Così ha fatto visita alla mamma un po' di tempo dopo». Da allora si sentono due-tre volte alla settimana, via telefono o Facebook. «Ha cominciato a raccontarmi della sua passione per la squadra di calcio, mi ha raccomandato di guardare le partite in televisione, io sono tifoso solo della nazionale palestinese».

Adnan Adel Aref sta andando avanti nell'operazione. Ieri ha inviato un comunicato all'agenzia Ansa per smentire «qualsiasi comunicazione fatta a mio nome sul presidente James Pallotta, su UniCredit, sulla società e sulla squadra. La persona che ha parlato non è il mio portavoce e non condivido nulla di quanto è stato detto». La persona che ha parlato è Gigi Moncalvo, ex direttore della Padania, intervenuto come «consulente» del palestinese.

La casa di famiglia sta in cima a una collina, quartiere di Rafidia. È stata costruita un paio di piani alla volta, quando c'erano i soldi per comprare il cemento e pagare i muratori: la prima parte nel 1964, le altre stanze hanno dovuto aspettare fino al 1996. Ormai è circondata da palazzoni e cantieri, che portano l'ombra e portano via la vista sulla vallata. Il giardino - «dove siamo cresciuti e giocavamo insieme» - è chiuso da un muretto, le stanghe arrugginite spuntano dal cemento.

Azzam, 43 anni, ripete con orgoglio il proprio cognome perché i Qaddumi sono un clan potente di queste zone. Quando deve entrare nei dettagli di quali parenti conosca, parla del più noto - Faruq che è stato tra i fondatori dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina ed era vicino a Yasser Arafat - come di un cugino molto lontano e molto poco frequentato (un clan può essere composto da centinaia di famiglie).

Adnan ha raccontato al quotidiano Il Tempo di «essere stato ripudiato» da giovane e di aver perso «i diritti e il sostentamento», perché aveva annunciato di volersi sposare in Italia e si era rifiutato di obbedire al padre che gli ordinava di tornare in Cisgiordania. «Nostro padre non era contrario al matrimonio, gli chiedeva di fissare le nozze al più presto, da musulmano non poteva accettare che convivesse».

Azzam non sa come commentare le affermazioni sulla «parte di eredità presente in America» e congelata dopo gli attacchi dell'11 settembre 2001 (sempre lo «sceicco» al Tempo): «Non abbiamo affari con gli Stati Uniti. Io addirittura non ho mai aperto un conto corrente, non mi fido delle banche e tengo i soldi a casa».

Della presunta ricchezza di Adnan dice solo «perché vi stupite? Ha relazioni e conoscenze con principi sauditi». Eppure l'ultima volta che il fratello ha inviato denaro dall'Italia è stato un anno fa. «Ha mandato 2.700 dollari per nostra madre che vive con me. Ma è stato così complicato recuperarli per i ritardi burocratici che gli ho chiesto di non farlo più. Noi non abbiamo bisogno di soldi, ho la mia auto nuova (un'utilitaria blu metallizzata), posso comprare quel che mi serve».

Adnan ha frequentato la scuola superiore Qadri Tuqan a Nablus e dopo il diploma ha studiato Chimica farmaceutica in una università irachena. A Perugia è arrivato nel 1980. «Questa resta casa sua, il suo appartamento e quelli degli altri fratelli e sorelle (siamo otto in tutto) che non vivono qui sono chiusi a chiave. Se dovesse aver bisogno, può tornare quando vuole».

2 - LA ROMA SI INFURIA, LO SCEICCO «LICENZIA» IL SUO PORTAVOCE
Gianluca Piacentini per il "Corriere della Sera - Edizione Roma"

La vicenda dell'ingresso nella Roma dello sceicco Adnan Adel Aref al Qaddumi al Shtewi somiglia sempre di più ad una telenovela. E, come tale, ieri si è arricchita di un nuovo capitolo. Erano ancora fresche le dichiarazioni di Gigi Moncalvo, che come portavoce di al Qaddumi aveva parlato di «passo indietro» da parte della Roma e di «comunicazione assente» tra la proprietà americana e UniCredit, quando è arrivata la retromarcia.

«Smentisco qualsiasi comunicazione fatta a mio nome sul presidente Pallotta, su UniCredit, sulla società e sulla squadra - sono le parole dette all'Ansa e non all'Adn Kronos del consigliere d'amministrazione giallorosso Pippo Marra, che prima di ieri era stata l'agenzia di riferimento dello sceicco -. La persona che ha parlato non è il mio portavoce e non condivido nulla di quanto è stato detto».

Probabilmente un atto dovuto, richiesto a gran voce dalla Roma, arrabbiata (eufemismo) per le esternazioni dell'ex direttore della Padania, «sacrificato» per mantenere buoni i rapporti tra le parti. «Non ci saranno ulteriori comunicazioni - ha proseguito al Qaddumi - e adesso voglio lavorare in tranquillità. Al momento opportuno sarà fatto il necessario. Spero che ora si fermino tutte queste chiacchiere che stanno facendo male a me, alla mia famiglia e alla Roma».

Lo sceicco, quindi, continua a lavorare per assolvere all'impegno preso firmando il contratto preliminare con la società giallorossa e ha tempo fino al 14 marzo per dimostrare a James Pallotta di avere la disponibilità necessaria (circa 50 milioni di euro) per entrare nella Roma.

E se la trattativa dovesse fallire, l'attuale proprietà può continuare a garantire investimenti? Ieri la società ha risposto alla domanda posta da Rete Sport, rassicurando i tifosi giallorossi. «La continuità aziendale - è stato il messaggio in un primo momento attribuito al direttore generale Franco Baldini - è garantita anche senza l'ingresso di altri investitori».

La domanda più spinosa, però, rischia di essere quella contraria: se la trattativa dovesse concretizzarsi, come faranno a convivere tre anime - americani, banca e sceicco - così differenti? Soprattutto di questo si parlerà nel Cda in programma oggi pomeriggio a Trigoria. In teoria i punti all'ordine del giorno sarebbero la cooptazione di Italo Zanzi al posto di Mark Pannes nel consiglio di amministrazione, l'approvazione della semestrale e la discussione della situazione finanziaria della società. C'è però la voce «eventuali e varie», che di solito si usa per le questioni meno importanti. Stavolta, vista la presenza di Paolo Fiorentino (dal vivo o in conference call) che vorrà essere aggiornato sulla «questione araba», non sarà così.

 

 

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