1. IL VERO OBIETTIVO NON È IL QUIRINALE. PRODI E LA MOGLIE HANNO UN SOGNO PLANETARIO: QUELLO DI OCCUPARE LA POLTRONA DELL’ONU COME SEGRETARIO GENERALE 2. SILVIO BANANONI PUNTA SU D’ALEMA, CHE PUÒ GARANTIRE UN SALVACONDOTTO GIUDIZIARIO PER B. 4. TRA I DUE ALLA FINE POTREBBE SALTAR FUORI IL GIURISTA “SOTTILE” GIULIANO AMATO. O MONTI...

La Roma laica e miscredente che frequenta i palazzi della politica ha gli occhi puntati sul Quirinale dove tra un mese arriverà il nuovo inquilino.

L'incertezza sulla fumata bianca potrebbe durare fino al termine della terza votazione delle Camere dopo la quale basta il semplice ballottaggio per designare il nuovo presidente.

Domenica scorsa il direttore del "Corriere della Sera" Flebuccio De Bortoli ha scritto un editoriale per proporre la continuità del mandato a Giorgio Napolitano, ma nello spazio di poche ore gli è arrivata sulla testa la bacchettata del portavoce di Napolitano per smentire questa ipotesi francamente bizzarra.

Detto per inciso, sembra che nel gruppo editoriale del "Corriere della Sera" siano in voga le profezie sbagliate perché anche venerdì nelle edicole e' spuntata la copertina del settimane economico "Il Mondo" con il lancio della candidatura di Ignazio Visco per Palazzo Chigi. E grandi sono state le risate quando dopo poche ore da via Nazionale questa ipotesi è stata spazzata via.

Adesso sono numerosi i giornali che per il conclave dei laici miscredenti e peccatori che siedono in Parlamento indicano i nomi di Romano Prodi, Massimo D'Alema e Giuliano Amato.

Sicuramente si tratta di tre candidature pesanti per la storia che li accomuna come navigatori dentro le due Repubbliche. Se Dante Alighieri fosse vivo non avrebbe alcuna difficoltà a scaraventarli nell'ottavo cerchio dell'Inferno dove il sommo poeta lancia la sua invettiva contro Firenze e denuncia i consiglieri furbi e astuti che servendosi dell'eloquenza, dell'intelletto e del libero arbitrio meritano le fiamme.

Questo giudizio deve fare i conti con le reali ambizioni dei tre candidati ai quali, come vedremo più avanti, se ne deve aggiungere un quarto che per supponenza ritiene che la poltrona del Quirinale sia un atto dovuto.

Prendiamo Prodi per primo. Non c'è dubbio che lo scandalo De Gregorio ha contribuito a mettergli in tasca un credito morale da far valere nei confronti di chi lo vede come un professore di 74 anni che ostenta un apparente distacco nei confronti del potere. In realtà tutta l'esperienza di Prodi dall'Iri alla presidenza del Consiglio ha sempre dimostrato che il potere non è un tortellino con il buco ma una grassa lasagna di cui il professore di Scandiano si è nutrito negli anni. A suo vantaggio viene esibito anche un presunto patto di ferro con il Masaniello di Genova che sarebbe nato addirittura tra l'82 e l'89 quando dall'Iri Prodi governava la Rai e guardava con simpatia Beppe Grillo.

Chi ricorda questi precedenti forse non ha calcolato la dinamite che i grillini hanno portato in Parlamento con la volontà di liquidare per intero le vecchie caste che fino a ieri hanno governato. Di contro, può valere per Romano il riserbo con cui si è mascherato negli ultimi due anni avvicinandosi al povero Bersani con uno sforzo supremo perché a Bologna, in Emilia e in tutta Italia sanno benissimo che il Professore non ha mai avuto particolare stima nei confronti del leader Pd.

Piuttosto può valere l'esperienza internazionale accumulata a partire dal settembre 2008 quando Prodi è stato chiamato a presiedere il gruppo di lavoro Onu-Unione Africana che poi lo ha portato a diventare una sorta di ambasciatore tra i guerriglieri del Mali. A questo incarico bisogna aggiungere la rivendicazione costante di essere un convinto difensore dell'euro e un critico della politica tedesca e della stabilità monetaria che "serve a difendere i propri interessi rispetto ai pigri e cialtroni italiani".

Non più tardi di giovedì scorso il padre dell'euro e dell'Ulivo ha avvertito che comunque ,anche di fronte alla massaia di Berlino, bisogna essere realisti e non pensare di sopravvivere da soli perché - ha dichiarato con un'immagine inconsueta nel suo lessico curiale - "se uno ha il sedere basso non può fare la danza classica...".

Resta il fatto che Prodi fa parte della terna eccellente per il Colle dove potrebbe arrivarci con la duttilità che oggi il suo amico Arturo Parisi (debole in calcoli parlamentari) gli attribuisce citando addirittura il generale De Gaulle che nel '58 alla caduta della Quarta Repubblica francese evitò il colpo di stato dei militari e conquistò l'Eliseo facendoli rientrare nei ranghi.

Arturillo Parisi ,che fino a ieri ha assistito con disgusto allo spettacolo delle primarie e alle convulsioni del Pd ,non ha ancora capito che il vero obiettivo del suo amico storico non è il Quirinale. Nella sua infinita miseria Dagospia è riuscita a raccogliere sui marciapiedi di Bologna la voce che il Professore e la moglie Flavia hanno un sogno planetario. Pare infatti che il desiderio sommo di Prodi sia quello di occupare la poltrona dell'Onu dove come Segretario Generale potrebbe manifestare in pieno la sua visione del mondo che lo ha portato a insegnare in Cina, ad ammirare le economie dei Paesi Emergenti e a creare un anello tra l'Europa e il Mediterraneo.

Forse è questa la ragione per cui il Cavaliere, annebbiato dai fantasmi del carcere, punta le sue carte su Massimo D'Alema, un nemico dal pelo lungo che Berlusconi ha definito una persona di buonsenso dopo le aperture ambigue del lìder Maximo che non ha escluso la possibilità di coinvolgere nel prossimo governo anche il Pdl.

L'obiettivo del Cavaliere "perennemente impedito" è chiaro: solo un uomo come D'Alema che ha bevuto il latte del realismo togliattiano può garantire un salvacondotto e fare quello che Arturillo Parisi ricorda quando De Gaulle bloccò il putsch dei militari.

Pero' sono in molti a pensare che tra i due cardinali, il cattolico Prodi e il laico D'Alema della chiesa comunista, alla fine potrebbe saltar fuori il giurista "sottile" Giuliano Amato.

L'età non gioca a suo favore (ha 75 anni) e la patetica difesa della modesta pensione da 21mila euro non gli ha certamente giovato, ma è l'uomo che fisicamente riassume in se stesso la qualità dell'analisi e la capacità della sintesi. Quando tempo fa su RaiTre ha tenuto una serie di trasmissioni di scarsissima audience dal titolo "Se una farfalla batte le ali...", Amato ha sostenuto la tesi che anche i piccoli cambiamenti possono provocare grandi effetti. E oggi in uno scenario di proporzioni inimmaginabili ,il piccolo professore potrebbe favorire dal Colle piccoli ma significativi cambiamenti provocando "l'effetto farfalla" per normalizzare il Paese.

Con il suo pragmatismo il "dottor Sottile" è visto come l'uomo giusto per mediare con astuzia e intelligenza i conflitti tra i partiti e la società. È un teorico del riformismo che gode peraltro di una credibilità internazionale conquistata nei circoli della finanza angloamericana dove la sua figura preoccupa di gran lunga meno di quei Prodi e D'Alema che non hanno mai fatto mistero di avere un pregiudizio nei confronti della grande finanza e dell'egemonia americana.

Rispetto ai tre candidati in pole position ce ne è un quarto che aspetta la fumata bianca del Quirinale.

È Mario Monti, l'uomo che nell'arco di un anno e mezzo ha conquistato l'Oscar dell'impopolarità per la sua freddezza teutonica e per le scelte del rigore. In queste ore tiene le dita incrociate e spera che Napolitano, dopo il fallimento scontato di Bersani, riesca a trovare una soluzione per Palazzo Chigi che gli eviti di gestire il Governo per un'ordinaria e stanca amministrazione fino a settembre.

A conoscere le sue reali intenzioni e ambizioni sono soprattutto gli amici come Montezemolo e Riccardi che lo hanno seguito nell'avventura autolesionistica delle ultime elezioni. Nel quartier generale di "Italia Futura" l'irritazione nei confronti dell'uomo che ha portato alla sconfitta ed è riuscito a riconsegnare la Lombardia nelle mani della Lega è al massimo. Ma il professore bocconiano se ne fotte altamente di questi pruriti e ritiene di avere diritto a una ricompensa per "il sacrificio" compiuto per mano di Napolitano.

A distanza di un mese la battaglia tra i cardinali, cattolici, post-marxisti e bocconiani è aperta.
E prima della fumata bianca ne vedremo delle belle.

 

FERRUCCIO DE BORTOLI Giorgio Napolitano Ignazio Visco ROMANO PRODI Intervento di Massimo Dalema Giuliano Amato SERGIO DE GREGORIOBEPPE GRILLO E ROMANO PRODI PIERLUIGI BERSANI MASSIMO D ALEMA E SILVIO BERLUSCONIirl33 romano prodi massimo dalema

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