zuckerberg

VIDEO: L’HARAKIRI DI ZUCKERBERG IN TV - ‘ABBIAMO SBAGLIATO A FIDARCI DI CAMBRIDGE ANALYTICA, CHIEDO SCUSA, SONO PRONTO A TESTIMONIARE DAVANTI AL CONGRESSO’. POI SPACCIA LA SUA MULTINAZIONALE DA 500 MILIARDI PER UNA START-UP MANIPOLABILE DAL PRIMO CHE PASSA: ‘SONO CERTO CHE QUALCUNO STA USANDO FACEBOOK PER INFLUENZARE LE ELEZIONI DI MIDTERM 2018. C’E' UNA SECONDA EDIZIONE DELLO SFORZO DELLA RUSSIA. CI SERVONO NUOVE TATTICHE PER FRONTEGGIARLI’

 

 

  1. ZUCKERBERG CHIEDE SCUSA, 'SOCIAL MEDIA VANNO REGOLATI'

 (ANSA) - "Chiedo scusa e sono disponibile a testimoniare davanti al Congresso americano": lo ha detto Mark Zuckerberg in una intervista alla Cnn, la prima dopo lo scandalo dei dati personali raccolti su Facebook e utilizzati per scopi politici. Zuckerberg ha spiegato di essere disponibile anche all' istituzione di nuove regole per i social network.

 

"Sarò felice di testimoniare davanti al Congresso se è la cosa giusta da fare, ha detto Zuckerberg, che ha ammesso: "Ci sono state molte forze in gioco su Facebook durante le elezioni presidenziali americane del 2016". "Le elezioni di metà mandato il prossimo novembre - ha aggiunto - saranno una sfida, un motivo di grande attenzione per noi".

ZUCKERBERG

 

  1. ZUCKERBERG, È STATO UN ERRORE FIDARSI DI CAMBRIDGE ANALYTICA

 (ANSA) - "E' stato un errore fidarsi di Cambridge Analytica, la società che ha comprato i dati personali di 50 milioni di utenti Facebook utilizzandoli per scopi politici: lo ha ammesso Mark Zuckerberg in un'intervista alla Cnn, parlando di "fiducia intaccata" tra Facebook e i suoi utenti.

 

  1. ZUCKERBERG,VOGLIONO USARCI PER INFLUENZARE ANCORA VOTO

 (ANSA) - Mark Zuckerberg è sicuro che si voglia ancora una volta sfruttare la piattaforma di Facebook per influenzare le elezioni, e lancia l'allarme in vista del voto di metà mandato in cui gli americani rinnoveranno gran parte del Congresso. "Sono certo che qualcuno sta cercando di usare Facebook per influenzarle", ha detto nel corso di una intervista alla Cnn: "Sono certo che c'è una seconda edizione di tutto quello che è stato lo sforzo della Russia nel 2016, ci stanno lavorando. E sono certo che ci sono nuove tattiche che dobbiamo essere sicuri di individuare e fronteggiare".

 

 

  1. MARK ZUCKERBERG ROMPE IL SILENZIO: “ABBIAMO FATTO DEGLI SBAGLI”

Diletta Parlangeli per www.wired.it

 

In un lungo post Mark Zuckerberg ammette “alcuni sbagli”, presenta alcune novità per la gestione dei dati e si giustifica sulla gestione del caso Cambridge Analytica

L AZIONE DI FACEBOOK DOPO CAMBRIDGE ANALYTICA

 “Abbiamo fatto degli sbagli”. Dopo giorni in silenzio, il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg pubblica un lunghissimo post sulla sua piattaforma per fare il punto sullo scandalo Cambridge Analytica. “Ho creato Facebook e alla fine sono responsabile di quello che accade sulla nostra piattaforma“, scrive.

 

La sua versione era attesa da giorni, soprattutto per tranquillizzare Wall Street, dopo il tonfo del titolo di Facebook in Borsa. Zuckerberg si prende tutto lo spazio di cui ha bisogno, per giustificare l’operato della sua azienda. Parte con una precisazione importante: “Abbiamo la responsabilità di proteggere i vostri dati e se non riusciamo, non meritiamo di servirvi. Ho lavorato per capire esattamente cosa è successo e accertarmi che non capiti ancora. La buona notizia è che le azioni più importanti per evitare che questo possa accadere di nuovo oggi sono già state prese anni fa. Ma abbiamo fatto degli sbagli, c’è molto altro da fare”.

Cambridge Analytica

 

Zuckerberg parla di fiducia, un aspetto importante quando si parla di social media: “C’è stato un tradimento del rapporto di fiducia fra Kogan, Cambridge Analytica e Facebook.

Ma si è trattato anche del tradimento del rapporto di fiducia tra Facebook e le persone che condividono con noi i loro dati e si aspettano che noi li proteggiamo. Dobbiamo sistemare questa cosa”.

 

Il ceo di Cambridge Analytica Alexander Nix (Photo by Bryan Bedder/Getty Images for Concordia Summit)

Il fondatore di Facebook racconta la sua versione dei fatti sul caso Cambridge Analytica e poi ammette che “c’è altro che dobbiamo fare”. Nello specifico, il fondatore presenta tre punti: “Primo, controlleremo tutte le app che avevano accesso a molte informazioni prima che cambiassimo le regole”, scrive Zuckerberg “e faremo un’indagine per tutte le app che hanno attività sospette. E se troveremo sviluppatori inadempienti li bloccheremo dalla piattaforma e avviseremo tutti gli utenti vittime di quelle app. Questo include le persone i cui dati sono stati utilizzati in modo inaproppriato da Kogan”.

 

Cambridge Analytica

Secondo punto: Facebook ha finalmente deciso di ridurre i dati che gli sviluppatori esterni possono chiedere agli utenti. Si dovranno limitare a nome, foto profilo e mail. E l’accesso ai dati sarà tolto se l’utente non usa l’app per tre mesi.

 

Terzo punto, forse il più importante: “Vogliamo essere certi che voi capiate a quali app avete dato permesso ad accedere ai vostri dati. Il prossimo mese mostreremo a tutti uno strumento in cima al Newsfeed con le app che avete usato e un modo semplice per revocare il permesso all’accesso ai tuoi dati”. Zuckerberg ci tiene a sottolineare che questo strumento esiste già, nella sezione privacy, ma ammette implicitamente che non è per nulla facile trovarlo. “Ora lo metteremo in cima al Newsfeed per essere certo che tutti lo vedano”, ribadisce. L’azienda ha anche pubblicato un post per spiegare ulteriormente le novità che saranno introdotte.

Cambridge Analytica

 

Per quanto riguarda il caso Cambridge Analytica, Zuckerberg fa capire che le decisioni prese nel 2014 assolvono Facebook da critiche attuali. E per farlo presenta una cronologia che parte nel 2007, quando fu lanciato “Facebook Platform, con l’idea che più app avrebbero dovuto essere social. Il tuo calendario avrebbe dovuto mostrare i compleanni dei tuoi amici, le tue mappe mostrare dove vivono i tuoi amici, e la tua rubrica le foto dei tuoi contatti. Per fare questo, abbiamo permesso alla gente di loggarsi nelle app e condividere chi fossero i loro amici e alcune loro informazioni”.

 

Com’è noto, il ricercatore americano Aleksandr Kogan sfruttò questa funzione per creare un’app con un quiz della personalità, che fu installata da circa 300mila persone, che condivisero i loro dati e quelli dei loro amici, fino a raggiungere il ragguardevole numero di circa 50 milioni di persone.

mark zuckerberg, dustin moskovitz e chris hughes fondatore facebook

 

Zuckerberg si giustifica dicendo che nel 2014 cambiarono le regole: “le app come quelle di Kogan non avrebbero più potuto chiedere i dati di amici degli utenti senza che questi amici avessero autorizzato l’app. Abbiamo anche stabilito che gli sviluppatori dovessero avere la nostra approvazione prima di chiedere dati sensibili alla gente. Queste azioni evitano che oggi qualsiasi app tipo quella di Kogan possa accedere a tutti quei dati”.

A questo punto inizia la parte difficile. Zuckerberg ammette di aver saputo nel 2015, grazie ai giornalisti del Guardian, che Kogan aveva condiviso i dati con Cambridge Analytica “È contro le nostre regole che gli sviluppatori condividano dati senza il consenso delle persone, quindi abbiamo subito bloccato l’app di Kogan dalla nostra piattaforma e chiesto a Kogan e a Cambridge Analytica di certificare formalmente che avevano cancellato tutti i dati acquisiti in modo improprio. Loro ci hanno fornito queste certificazioni”.

 

facebook mobile

Insomma, Zuckerberg sostiene di essersi fidato delle dichiarazioni di Kogan e Cambridge Analytica. “La scorsa settimana abbiamo saputo dal Guardian, dal New York Times e da Channel 4 che Cambridge Analytica potrebbe non aver cancellato tutti i dati che aveva detto. Li abbiamo immediatamente bloccati da ogni nostro servizio. Cambridge Analytica sostiene di aver cancellato tutti i dati e ha accettato di subire un’indagine per confermarlo”.

Di seguito il post originale.

 

 

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