pagopa

WOW, LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE DIVENTA DIGITALE. E CHI PAGA? I CITTADINI - DIVENTA OBBLIGATORIO IL NUOVO SISTEMA DI PAGAMENTI ELETTRONICI “PAGO PA” PER SALDARE TARI, MULTE E SERVIZI - MA ORA LE COMMISSIONI SONO A CARICO DEGLI UTENTI CHE PRIMA, QUASI SEMPRE, NON AVEVANO COSTI…

Jacopo Orsini per “il Messaggero”

 

PAGOPA

La Pubblica amministrazione si rinnova e punta sul digitale, ma i costi della trasformazione sono a carico dei cittadini. E se i benefici dell'utilizzo delle piattaforme online sono evidenti per chi incassa i tributi e gestisce i servizi, semplificando le procedure e facendo risparmiare soldi, per i contribuenti invece capita che la svolta si traduca in un aumento secco della spesa, senza altri vantaggi, nemmeno di tempo. Una impressione condivisa da tanti utenti che in questi ultimi mesi, per la prima volta, si sono trovati a dover saldare un tributo o un servizio con PagoPa, il nuovo sistema di pagamenti elettronici messo in piedi dallo Stato per rendere più efficienti e trasparenti i versamenti. Non solo agli enti locali, ma anche alle aziende pubbliche, alle Asl, all'Inps, all'Agenzia delle entrate e all'Aci per il bollo auto.

 

LE TRANSAZIONI

Finora ogni amministrazione faceva più o meno come voleva quando si trattava di incassare multe o tasse. Gli accordi, e i costi, sia per il cittadino che per il gestore del servizio o della tassa, potevano dunque variare parecchio. E se un ente sceglieva un solo canale, per esempio le Poste, non c'era alternativa. Quello che avveniva quasi sempre però era che il costo dell'esazione se lo prendeva in carico l'amministrazione.

 

PAGOPA

Da quando il governo ha deciso invece di obbligare tutte le amministrazioni a usare PagoPa - inizialmente la data era stata fissata al primo luglio scorso, poi prorogata al prossimo 28 febbraio - la spesa è stata trasferita sui contribuenti. Si tratta di pochi euro, a volte qualche decina di centesimi, che però su certi pagamenti significano una commissione in percentuale molto alta. E che comunque considerato il volume di transazioni - PagoPa quest' anno si aspetta di gestirne 90 milioni - fanno una discreta cifra. Con una media di 90 centesimi a operazione - ma si può spendere anche più di due euro - si arriva a 81 milioni in un anno.

 

Ma entro il 2023 l'obiettivo è di salire a 350 milioni di operazioni, che per gli intermediari corrispondono a oltre 300 milioni di ricavi. Commissioni che si dividono soprattutto tre soggetti: Sisalpay con la rete gestita dai tabaccai, Poste e banche. «Le piattaforme hanno un costo - dice chiaro Gianfranco Torriero, vice direttore generale dell'Abi, l'associazione che riunisce gli istituti di credito italiani -. Prima di PagoPa il costo del pagamento veniva sostenuto dalla Pubblica amministrazione.

PAGOPA

 

Ora è a carico dell'utente, in ragione del servizio offerto dalla Pa. La percezione è che la richiesta venga dalla banca, ma in realtà è la Pubblica amministrazione che non sostiene più il costo». «Fino al 2016 le tasse si pagavano in alcuni casi con le commissioni e in altri no - fanno notare da PagoPa -. Il cittadino non li vedeva, ma i costi c'erano anche prima. Ora, da Trento a Pachino, tutti hanno lo stesso sistema, le commissioni sono trasparenti e il contribuente può scegliere con chi versare».

 

Insomma, insistono, il sistema è appena partito, si sta adattando e ci saranno amministrazioni che faranno pagare i cittadini e altre che si accolleranno le commissioni. La concorrenza poi, aggiungono, farà scendere i prezzi. Forse. Per ora si paga. «Siamo favorevoli ai pagamenti digitali, anche perché aiutano a combattere l'evasione - sottolinea Luigi Gabriele, presidente di Consumerismo, associazione che ha ricevuto una raffica di segnalazioni contro le commissioni del sistema PagoPa -. Ma devono essere disintermediati, ossia il cittadino deve poter versare i soldi direttamente nelle casse della Pa».

 

IL MAV

PAGOPA

Un caso esemplare è quello della Tari a Roma, arrivata in queste ultime settimane a centinaia di migliaia di residenti. Finora si poteva versare con un bollettino Mav, di solito a costo zero per il contribuente, o con la domiciliazione bancaria, sempre senza pagare nulla. Da quest' anno però il Campidoglio si è dovuto adeguare alle indicazioni del governo e ha trasferito tutto su PagoPa. Risultato: l'amministrazione non ha più alcun problema a ritrovare i pagamenti, che arrivano immediatamente e senza bisogno di doverli andare ad associare a chi ha fatto il versamento.

 

Operazione a volte oggettivamente complicata. Ma il cittadino che non andava a fare la fila alla Posta ed era già abituato a saldare con la banca via web si è trovato costretto a versare un obolo che prima non c'era. Non solo. I circa 100 mila romani che avevano scelto la domiciliazione bancaria, ora dismessa con l'avvento di PagoPa, si devono anche ricordare di effettuare il pagamento.

 

Che in precedenza lo faceva in automatico e gratis l'istituto di credito. In Comune comunque sono già al lavoro per realizzare un sistema che consenta di pagare direttamente all'ente, evitando le commissioni. Ma il volume di transazioni da gestire a Roma è molto imponente e ci vorrà tempo. Anche l'Inps è un ottimo esempio: prima si faceva carico del costo dei bollettini per i versamenti, ora invece la commissione la sborsa il contribuente.

Ultimi Dagoreport

emmanuel macron friedrich merz giorgia meloni donald trump volodymyr zelensky vladimir putin

DAGOREPORT – ET VOILA', ANCHE SULLA SCENA INTERNAZIONALE, IL GRANDE BLUFF DI GIORGIA MELONI È STATO SCOPERTO: IL SUO CAMALEONTISMO NON RIESCE PIÙ A BARCAMENARSI TRA IL TRUMPISMO E IL RUOLO DI PREMIER EUROPEO. E L'ASSE STARMER-MACRON-MERZ L'HA TAGLIATA FUORI – IL DOPPIO GIOCO DELLA "GIORGIA DEI DUE MONDI" HA SUPERATO IL PUNTO DI NON RITORNO CON LE SUE DICHIARAZIONI A MARGINE DEL G20 IN SUDAFRICA, AUTO-RELEGANDOSI COSÌ AL RUOLO DI “ORBAN IN GONNELLA”,  CAVALLO DI TROIA DEL DISGREGATORE TRUMP IN EUROPA - DITE ALLA MELONA CHE NON È STATO SAGGIO INVIARE A GINEVRA IL SUO CONSIGLIERE DIPLOMATICO, FABRIZIO SAGGIO… - VIDEO

barigelli cairo

DAGOREPORT - PANDEMONIO ALLA "GAZZETTA DELLO SPORT"! IL DIRETTORE DELLA “ROSEA” STEFANO BARIGELLI VIENE CONTESTATO DAL COMITATO DI REDAZIONE PER LE PRESSIONI ANTI-SCIOPERO ESERCITATE SUI GIORNALISTI – LA SEGRETARIA GENERALE FNSI DENUNCIA: “I COLLEGHI DELLA 'GAZZETTA' CHE VOGLIONO SCIOPERARE VENGONO RINCORSI PER I CORRIDOI DAI LORO CAPIREDATTORI E MINACCIATI: ‘NON TI FACCIO FARE PIÙ LA JUVENTUS…” - BARIGELLI AVREBBE RECLUTATO UNA VENTINA DI GIORNALISTI PER FAR USCIRE IL GIORNALE SABATO E DIMOSTRARE COSI' ALL’EDITORE URBANETTO CAIRO QUANTO CE L’HA DURO – LA VICE-DIRETTRICE ARIANNA RAVELLI AVREBBE PURE DETTO IN MENSA A BARIGELLI: “STIAMO ATTENTI SOLO CHE NON CI SPUTTANI DAGOSPIA...” - VIDEO

luigi lovaglio giuseppe castagna giorgia meloni giancarlo giorgetti francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi di siena

DAGOREPORT - È VERO, COME SOSTENGONO "CORRIERE" E “LA REPUBBLICA”, CHE L’OPERAZIONE MPS-MEDIOBANCA È “PERFEZIONATA E IRREVERSIBILE”? PIU' SAGGIO ATTENDERE, CON L'EVENTUALE AVANZAMENTO DELL'INCHIESTA GIUDIZIARIA MAGARI (IERI ED OGGI SONO STATI PERQUISITI GLI UFFICI DEGLI INDAGATI), QUALE SARÀ LA RISPOSTA DEGLI INVESTITORI DI PIAZZA AFFARI (GIA' MPS E' STATA MAZZOLATA IN BORSA) - POTREBBERO ANCHE ESSERCI RIPERCUSSIONI SUL COMPAGNO DI AVVENTURE DI CALTARICCONE, FRANCESCO MILLERI, CHE GUIDA L'HOLDING DELFIN LA CUI PROPRIETÀ È IN MANO AI LITIGIOSISSIMI 8 EREDI DEL DEFUNTO DEL VECCHIO - MA IL FATTO PIÙ IMPORTANTE SARA' IL RINNOVO AD APRILE 2026 DELLA GOVERNANCE DI GENERALI (PER CUI È STATA ESPUGNATA MEDIOBANCA) E DI MPS DEL LOQUACE CEO LUIGI LOVAGLIO (VEDI INTERCETTAZIONI) - INFINE, PIÙ DI TUTTO, CONTANO I PASSI SUCCESSIVI DELLA PROCURA DI MILANO, CHE PUÒ SOSPENDERE L’OPERAZIONE DELLA COMBRICCOLA ROMANA FAVORITA DA PALAZZO CHIGI SE INDIVIDUA IL RISCHIO DI REITERAZIONE DEI REATI (DA PIAZZA AFFARI SI MOLTIPLICANO LE VOCI DI NUOVI AVVISI DI GARANZIA IN ARRIVO PER I "FURBETTI DEL CONCERTINO''...)

putin witkoff marco rubio donald trump zelensky

DAGOREPORT – SI ACCENDE LA RIVOLTA DEL PARTITO REPUBBLICANO CONTRO TRUMP - I DANNI FATTI DA STEVE WITKOFF (SOTTO DETTATURA DI PUTIN), HANNO COSTRETTO L’IDIOTA DELLA CASA BIANCA A METTERE IN CAMPO IL SEGRETARIO DI STATO MARCO RUBIO CHE HA RISCRITTO IL PIANO DI PACE RUSSIA-UCRAINA - CON IL PASSARE DELLE ORE, CON UN EUROPA DISUNITA (ITALIA COMPRESA) SUL SOSTEGNO A KIEV, APPARE CHIARO CHE PUTIN E ZELENSKY, TRA TANTE DISTANZE, SONO IN SINTONIA SU UN PUNTO: PRIMA CHIUDIAMO LA GUERRA E MEGLIO È…

giorgia meloni ignazio la russa matteo salvini antonio tajani

DAGOREPORT – LE REGIONALI SONO ANDATE A FINIRE COME NON VOLEVA, SALTELLANDO FUNICULÌ-FUNICULÀ, GIORGIA MELONI: LA "STATISTA DELLA SGARBATELLA", CHE RISCHIA DI NON TORNARE A PALAZZO CHIGI TRA DUE ANNI, ACCELERA SULLA DOPPIETTA PREMIERATO-LEGGE ELETTORALE, MA NON TUTTO FILA LISCIO A PALAZZO CHIGI: SALVINI E TAJANI SPUTERANNO SANGUE PUR DI OPPORSI ALL’INDICAZIONE DEL NOME DEL PREMIER SULLA SCHEDA ELETTORALE, CHE FINIREBBE PER CANNIBALIZZARLI - LA LEGA È CONTRARISSIMA ANCHE AL PREMIO DI MAGGIORANZA ALLA COALIZIONE (CON LA SOGLIA AL 40%, LA LEGA DIVENTEREBBE SACRIFICABILE) – ALTRA ROGNA: IGNAZIO LA RUSSA SCENDE IN CAMPO IN MODALITÀ SCASSA-MELONI: HA RINFOCOLATO LA POLEMICA SU GAROFANI E SE NE FOTTE DEI DIKTAT DELLA DUCETTA (FIDANZA SINDACO DI MILANO? NO, MEJO LUPI; PRANDINI GOVERNATORE DELLA LOMBARDIA? NO, QUELLA È ROBA MIA)

francesco de tommasi marcello viola daniela santanche ignazio leonardo apache la russa davide lacerenza pazzali

DAGOREPORT - CHE FINE HANNO FATTO LE INCHIESTE MILANESI SULLA SANTANCHE', SUL VISPO FIGLIO DI LA RUSSA, SUL BORDELLO DELLA "GINTONERIA" AFFOLLATA DI POLITICI, IMPRENDITORI E MAGISTRATI, OPPURE SULL'OSCURA VENDITA DELLA QUOTA DI MPS DA PARTE DEL GOVERNO A CALTAGIRONE E COMPAGNI? - A TALI ESPLOSIVE INDAGINI, LE CUI SENTENZE DI CONDANNA AVREBBERO AVUTO UN IMMEDIATO E DEVASTANTE RIMBALZO NEI PALAZZI DEL POTERE ROMANO, ORA SI AGGIUNGE IL CASO DEL PM FRANCESCO DE TOMMASI, BOCCIATO DAL CONSIGLIO GIUDIZIARIO MILANESE PER “DIFETTO DEL PREREQUISITO DELL’EQUILIBRIO” NELL’INDAGINE SUL CASO DI ALESSIA PIFFERI – MA GUARDA IL CASO! DE TOMMASI È IL PM DELL’INCHIESTA SUI DOSSIERAGGI DELL’AGENZIA EQUALIZE DI ENRICO PAZZALI, DELICATISSIMA ANCHE PER I RAPPORTI DI PAZZALI CON VERTICI GDF, DIRIGENTI DEL PALAZZO DI GIUSTIZIA MILANESE E 007 DI ROMA - SE IL CSM SPOSASSE IL PARERE NEGATIVO DEL CONSIGLIO GIUDIZIARIO, LA CARRIERA DEL PM SAREBBE FINITA E LE SUE INDAGINI SUGLI SPIONI FINIREBBERO NEL CESTINO - LA PROCURA DI MILANO RETTA DA MARCELLO VIOLA, CON L'ARRIVO DELL'ARMATA BRANCA-MELONI, E' DIVENTATA IL NUOVO ''PORTO DELLE NEBBIE''?