autobus coronavirus

C'È UN TEMA FONDAMENTALE PER LA FASE DUE DI CUI POCHI SI STANNO OCCUPANDO: I TRASPORTI PUBBLICI - LA LETTERA DI UN GRUPPO DI PROFESSIONISTI E RICERCATORI ALLA TASK FORCE DI COLAO. ''MOLTI CITTADINI SALENDO IN AUTOBUS E IN METRO SI CHIEDERANNO: QUANDO È STATO SANIFICATO IL MEZZO? QUANTE PERSONE SONO CONSENTITE A BORDO E QUANTE CE NE SONO? CI SONO MASCHERINE, GEL IGIENIZZANTI? AVRÒ MISURATA LA TEMPERATURA? POSSO ENTRARE SENZA MASCHERINA? POSSO PRENOTARE UN POSTO? POSSO PAGARE A BORDO IN CONTANTI, CON LA CARTA, CON L’APP? LA RISPOSTA È…''

Riceviamo da Matteo d'Aloja, Head of External Relations & Communications di Ghella SpA

 

 

Caro Dago, ecco il link del manifesto che abbiamo pubblicato ieri e trasmesso come lettera aperta alla task force di Vittorio Colao:

trasporto pubblico coronavirus

 

https://www.linkedin.com/pulse/per-dare-un-futuro-al-trasporto-pubblico-serve-coraggio-di-dio

 

“La condizione migliore per riavviare in sicurezza il trasporto pubblico locale (metro, autobus, tram e quant’altro) sarebbe quella di partire da una o più città in cui sperimentare le procedure e tecnologie che abbiamo in mente. Avere il coraggio di scegliere una città laboratorio che permetta una rapida sperimentazione, poi da diffondere uniformemente sul territorio nazionale. Penso a città anche diametralmente diverse come Torino, Brescia, Parma o Latina.” Dichiara Matteo d’Aloja, ideatore dell’iniziativa assieme all’architetto Salvatore (Toti) Di Dio. “Cerchiamo di aiutare le comunità e le amministrazioni pubbliche a ripartire con innovazione ed efficienza, in maniera sostenibile.”

 

Questa lettera è stata inviata alla Task Force del Governo a firma di un primo gruppo di professionisti e ricercatori nell'ambito del design, innovazione dei servizi e delle politiche urbane. 

 

Salvatore Di Dio e Domenico Schillaci (PUSH), Daniela Patti (Eutropian), Silvia Remotti (Paco Design Collaborative), Giuseppe Colistra (GreenShare), Barbara Marcotulli (Absolute People), Simone d’Antonio (URBACT National Point), Vincenzo Di Maria e Claudia Busetto (commonground srl), Raffaele Boiano (FifthBeat) e Matteo d’Aloja (Head of External Relations & Communications di Ghella SpA), Luca Studer (Politecnico di Milano - Laboratorio Mobilità e Trasporti).

 

Chiunque volesse sottoscriverla può scrivere a info@wepush.org.

 

 

Ecco il testo:

 

 

L'attuale gestione dell'emergenza sanitaria ha rivoluzionato le nostre abitudini quotidiane. Uno shock inatteso che secondo molti potrebbe influenzare profondamente la definizione di nuovi comportamenti sociali nel prossimo futuro.

Il ritorno alla "normalità", prima della scoperta di un vaccino, sarà in effetti un ingresso in una "nuova normalità".

strade deserte coronavirus

Molte aziende private si stanno attrezzando per riprogettare i propri processi interni, quelli di comunicazione con i propri clienti e di esperienza di acquisto. Serviranno probabilmente aiuti di carattere economico per ripartire, ma sarà altresì fondamentale affrontare l'incertezza dei prossimi mesi con coraggio e determinazione.

 

Ma come si sta preparando il Pubblico a gestire la "nuova normalità"?

I sistemi sanitari nazionali sono stati i primi ad essere investiti dallo tsunami coronavirus mostrando spesso (escluso forse il caso tedesco) moltissime carenze e un ingiustificabile impreparazione (piani redatti e mai resi operativi) in un ambito dove la prevenzione è fondamentale.

Se per la sanità è stato un trauma da dover gestire in corsa, per gli altri settori della sfera pubblica è diverso: il lockdown sta dando tempo (pochissimo) per prepararsi.

I cambiamenti dovranno essere sostanziali e la Task force nominata dal Governo italiano è al lavoro per progettare questa "nuova normalità". Alcuni pilastri della nostra società come la giustizia, l'educazione e i servizi per la fruizione culturale saranno sicuramente investiti da importanti adattamenti, ma sarà il mondo dei trasporti e soprattutto del trasporto locale (pubblico o in concessione) a subire l'impatto più forte.

 

Il settore della mobilità è, infatti, quello che più di tutti nel mondo sta soffrendo la crisi COVID-19. A differenza di altri, i servizi di trasporto pubblico devono continuare ad operare per garantire l'accessibilità delle nostre città a tutte le classi sociali.

Un diritto, quello di usufruire di "mezzi pubblici", che è pensato per offrire uguali opportunità, tutelando i più deboli e salvaguardando l'ambiente.

Ma già a febbraio l'Unione Internazionale dei Trasporti evidenziava come i trasporti di massa, pur essendo un elemento fondamentale per la tenuta sociale ed economica delle nostre città, al contempo fossero elementi estremamente fragili per il contenimento dell'epidemia.

 

mascherine in metro a milano

A marzo il Ministero dei Trasporti italiano ha emanato alcune linee guida per la sicurezza nei trasporti e nella logistica ed è evidente, visto il poco spazio dato al settore del trasporto locale, che il problema sia molto difficile da affrontare in modo generalizzato. Mentre i sistemi di controllo in stazioni e aeroporti sono già stati progettati e messi alla prova a causa del rischio terroristico, un controllo capillare su ogni singolo bus, tram o metro è materia nuova e necessita di un approccio ad hoc, azienda per azienda. 

Solo in Italia gli operatori sono più di un centinaio, spesso operano in perdita. Nello stesso territorio sono in competizione tra di loro e pochissime di queste aziende sono strutturate per fronteggiare la crisi e, contemporaneamente, la "ricostruzione". Oggi in pieno lockdown, come da indicazioni del Ministero, nei mezzi si entra lontani dal conducente. Non si vendono né si controllano i biglietti a bordo.

 

Basta questo per evitare che i mezzi pubblici diventino luoghi di propagazione del contagio? Probabilmente no. E domani? Cosa accadrà quando riapriranno le scuole, le università, i centri direzionali e le fabbriche?

 

L’equazione "Trasporto pubblico" = "Rischio di contagio" è già nella testa di tutti.

 

Alcune città stanno valutando di sviluppare nuove piste ciclabili e adattamenti dello spazio urbano che possano garantire un’alternativa al trasporto pubblico. Ma il timore è che chi potrà, utilizzerà la propria auto (l'Italia in Europa è seconda solo al Lussemburgo per numero di auto ogni mille abitanti), chi non avrà questo privilegio, sarà inevitabilmente spinto ancora più ai margini della società.

 

Riusciamo a immaginarne le conseguenze? Le strade vuote e l'aria pura dei giorni di quarantena saranno un triste ricordo in un ancora più triste futuro di traffico e aria irrespirabile. Autobus, tram e metro semivuoti a causa delle norme di distanziamento sociale, con dentro gli strati più poveri della nostra società sembreranno inutili e allora si dibatterà su come smantellare il servizio. Si incentiveranno le auto a basse emissioni ed elettriche ma, per garantire a tutti la possibilità di muoversi in sicurezza, si dovrà consentire anche ai modelli più vecchi di circolare. I collegamenti con le periferie e le aree periurbane saranno impossibili, le ZTL non avranno più senso, e in poco tempo ci troveremo seduti al sicuro ognuno dentro la propria auto, paralizzati in un traffico mai visto e in una società sempre più divisa. Se poi alcuni studi sulla correlazione fra coronavirus e inquinamento dovessero essere confermati, il futuro sarebbe addirittura grottesco.

autobus coronavirus

 

Se non proviamo adesso a sostenere i sistemi locali di mobilità sostenibile e di trasporto pubblico stiamo letteralmente innescando una bomba ecologica e sociale.

Le ripercussioni saranno gravi anche sulle politiche per la ripresa economica, basti solo pensare l'impatto nell'ambito del lavoro, della logistica, del turismo.

Pochi giorni fa Giovanni Scarfone dell'azienda dei trasporto di Bergamo, la provincia più colpita d'Italia (e del mondo), ha lanciato la sfida di riprogettare l'offerta di trasporto pubblico al network internazionale di UITP. Dopo l'ultimo dpcm Andrea Gibelli, Presidente Associazione Trasporti, si auspica che il silenzio del Governo su una materia tanto essenziale per la stabilità economica e sociale del paese sia soltanto temporaneo e che lo sforzo fatto per Alitalia sia il preludio per un intervento altrettanto forte sui trasporti locali.

 

Come per le imprese private, non basteranno solo gli aiuti economici per riprogettare l'offerta dei servizi di mobilità.

Sarà necessaria la completa digitalizzazione per limitare al massimo i contatti. Bisognerà ripensare le fermate, i marciapiedi, le file ai tornelli. Le società dovranno essere in grado di comunicare a tutti (operatori e fruitori) velocemente e costantemente, rispondendo con sicurezza a tutte le domande che possono aiutare a costruire fiducia con i passeggeri:

La quasi totalità delle aziende italiane che gestiscono il trasporto locale sono chiamate ad un vero e proprio salto in avanti per ciò che concerne la qualità e complessità del servizio.

E devono farlo in pochissimo tempo, in un periodo di crisi economica e sociale e attraverso il parco mezzi più vecchio d'Europa.

Ma di questa enorme sfida ne sono coscienti in Europa, ed è per questo che una parte della disponibilità degli aiuti per la lotta al coronavirus è indirizzata, in continuità con le politiche in favore della transizione energetica, verso investimenti su trasporti più sicuri ed efficienti.

 

All'Italia, per salvare i trasporti pubblici e disinnescare la bomba, serve coraggio.

autobus coronavirus

Il coraggio di investire nell'innovazione dei sistemi di trasporto pubblico, accessibile e condiviso. Il coraggio di affrontare la mobilità pubblica e sostenibile come esperienza e non semplicemente come equazione fra domanda e offerta. 

Il coraggio di adottare finalmente un approccio contemporaneo alla progettazione dei servizi, attraverso il design, le scienze del comportamento e della comunicazione.

L'assenza all'interno della Task force di profili nell'ambito della mobilità, dell'architettura o del design dei servizi lascia immaginare che, vista la frammentazione e la specificità del problema, tali risorse saranno individuate direttamente sui territori.

 

Se così fosse, task force per la mobilità coordinate centralmente ma operative localmente, potrebbero affiancare le aziende di trasporto pubblico e aiutarle ad essere più agili, affrontare le difficilissime sfide della gestione del servizio e ad imparare più velocemente.

Se così fosse, si potrebbe coinvolgere la rete di progetti URBACT, CIVINET e un'intera nuova generazione di progettisti e ricercatori che da anni in Italia, da Trento a Scicli, lavora attivamente e testardamente nel mondo dell'innovazione dei servizi per le politiche pubbliche e la sostenibilità.

Se così fosse, saremmo felici di dare il nostro contributo.

 

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