UNA “PANDEMIA SILENZIOSA” DA 12MILA MORTI ALL’ANNO - IN ITALIA L'UTILIZZO SMODATO DEGLI ANTIBIOTICI STA CREANDO PATOGENI SEMPRE PIU’ RESISTENTI AI FARMACI E QUESTA "RESISTENZA" PUO' DIVENTARE UNA DELLE PRINCIPALI CAUSE DI MORTE ENTRO IL 2050 (GIA' OGGI 12 MILA PERSONE L'ANNO MUOIONO A CAUSA DELLA RESISTENZA ANTIMICROBICA) - E QUESTI BATTERI NON SONO PIU' CONFINATI AGLI OSPEDALI, DOVE INTERESSANO PRINCIPALMENTE I PAZIENTI FRAGILI: ORA COLPISCONO SOPRATTUTTO INFEZIONI URINARIE E SEPSI...
Estratto dall’articolo di Francesca Paola Iannaccone per "Domani"
La resistenza antimicrobica avanza come una crisi lenta e silenziosa, destinata – secondo diversi rapporti internazionali – a diventare una delle principali cause di morte entro il 2050. In Italia, dove l’uso degli antibiotici rimane elevato in ambito ospedaliero, nella medicina territoriale e in alcuni comparti zootecnici, l’emergenza è già evidente.
A complicare ulteriormente il quadro contribuisce il crescente disinteresse dell’industria farmaceutica verso lo sviluppo di nuovi antibiotici, un settore considerato poco remunerativo e quindi oggetto, negli ultimi anni, di una riduzione consistente degli investimenti. Al Sacco di Milano, il professor Andrea Gori, direttore dell’Unità di malattie infettive, osserva quotidianamente gli effetti di questa tendenza. [...]
«Stiamo vivendo un aumento esponenziale di infezioni sostenute da patogeni non più sensibili agli antibiotici, con una stima di un tasso compreso tra 12-18mila morti all’anno».
Secondo Gori, i batteri resistenti non circolano più soltanto nei reparti specialistici: «I patogeni resistenti non sono più confinati agli ospedali, ma circolano anche nella comunità. Colpiscono soprattutto infezioni urinarie e sepsi. Nei reparti ospedalieri interessano principalmente i pazienti fragili in terapia intensiva e in lungodegenza». [...]
L’abuso o l’uso non ottimale degli antibiotici continua a essere un fattore determinante. «Sì, contribuisce direttamente allo sviluppo della resistenza», spiega. La pressione prescrittiva resta significativa soprattutto a livello territoriale. «Sul territorio il consumo è maggiore, in parte per le limitazioni diagnostiche dei medici di medicina generale», osserva. Anche la ricerca appare in difficoltà. «Lo sviluppo di nuovi antibiotici è costoso e ad alto rischio: quando un farmaco sarà pronto tra dieci anni, i patogeni potrebbero essere già cambiati.
Attualmente non ci sono nuovi antibiotici in pipeline, quindi nei prossimi dieci anni non avremo farmaci nuovi». Per il futuro immagina strategie integrate: «Oltre agli antibiotici tradizionali, si stanno valutando nuove strategie: terapia fagica, vaccini contro patogeni multiresistenti e anticorpi monoclonali. È essenziale promuovere l’uso corretto dei farmaci e una prescrizione responsabile, con gli infettivologi presenti anche sul territorio».
12mila decessi l’anno Il quadro nazionale è delineato anche dai dati dell’Istituto superiore di sanità. «Le stime più citate indicano circa 12.000 decessi l’anno in Italia per infezioni resistenti, pari a un terzo del totale europeo», spiega il dottor Fortunato Paolo D’Ancona, dirigente di Ricerca del dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità. «Per i costi si parla di circa 2,4 miliardi di euro l’anno, gran parte legati alle giornate di degenza aggiuntive». Un fenomeno che presenta differenze territoriali significative. «Le regioni con i tassi più elevati si trovano nel Centro-Sud, in particolare Sicilia, Calabria e Puglia», sottolinea D’Ancona.
A pesare sarebbero soprattutto ritardi nell’applicazione delle misure di controllo e l’impatto delle infezioni correlate all’assistenza, stimate in circa 430mila casi l’anno, «di cui il 40 per cento riguarda batteri resistenti». Il Piano nazionale di contrasto all’antimicrobico-resistenza (Pncar), attivo dal 2017, ha permesso di stabilizzare alcune tendenze senza però invertire completamente la curva. «Alcune resistenze sono stabili o in lieve diminuzione, come la Klebsiella pneumoniae resistente ai carbapenemi», afferma D’Ancona, «ma la circolazione dei batteri multiresistenti continua». Le cause, in parte strutturali, rimangono note: una popolazione sempre più anziana e fragile, l’uso improprio degli antibiotici e la frammentazione dei servizi territoriali.
Per D’Ancona serve un approccio coordinato: «Il Pncar agisce su più fronti: serve un impegno coordinato delle istituzioni, investimenti mirati, indicazioni chiare e governance efficace. Le regioni hanno istituito un tavolo interregionale, che coinvolge salute umana, veterinaria e ambiente, per condividere esperienze e garantire uniformità delle strategie». La sostenibilità economica dell’innovazione terapeutica resta un nodo irrisolto. Gli antibiotici, pur essendo essenziali, generano ricavi contenuti perché devono essere impiegati con prudenza e per periodi molto brevi. Per affrontare questa “pandemia silenziosa” occorre considerare gli antibiotici beni essenziali di salute pubblica, da tutelare con politiche adeguate e non affidate solo al mercato» [...].
batteri che resistono agli antibiotici
antibiotici
antibiotici
batteri resistono agli antibiotici



